Love needs space: gli amori spaziali di Simone Pace

Love needs space: gli amori spaziali di Simone Pace
Simone Pace realizza "Love needs space", un interessante webcomic che racconta in brevi strisce online storie d'amore ambientate nello spazio.

Il webcomic breve ha, solitamente, sviluppato una tematica di stampo umoristico, coerentemente del resto con la tradizione preesistente della strip conclusiva cartacea. Naturalmente, tale forma, in presenza di personaggi ricorrenti, può consentire un approfondimento psicologico degli stessi anche particolarmente intenso (la lezione dei Peanuts di Schulz, in fondo), ma il fumetto avventuroso ha preferito, anche sul web, una dimensione più ampia.

Questo nuovo fumetto di Simone Arsenio Pace, che è possibile leggere qui, è quindi particolarmente intrigante. Pur nella rigorosa forma breve delle quattro vignette canoniche, Love Needs Space sviluppa ogni volta una storia perfettamente conchiusa in sé stessa, con personaggi ogni volta diversi e con una narrazione differente. Comune resta il tema: l’amore, da un lato, e la fantascienza spaziale classica, dall’altro. Combinati, del resto, questi due elementi creano un secondo pia83862415_10222294084891743_4481535169190166528_nno di significato nel titolo, che rimanda all’esigenza di “spazio” all’interno delle relazioni: e quasi sempre, infatti, le disfunzionalità di queste relazioni stellari sta nell’incapacità di uno (o più) dei membri dell’equazione di rispettare gli spazi – fisici e psicologici – dell’altro.

Poste queste regole rigorose, è sorprendente come Simone Pace riesca a inanellare una quantità incredibile di minuziose ma perfette novelle spaziali, che fanno pensare ai grandi maestri americani della science fiction breve, su tutti il magistrale Frederic Brown, l’autore del famosissimo Sentinella, o di La risposta e altri fulminanti raccontini futuribili. La genialità di Brown sta nell’ideare dei perfetti colpi di scena finali, una “estetica del rovesciamento” che ritorna anche in una serie televisiva quale Ai confini della realtà, in una dimensione più lunga (e, qui, per opera anche di Richard Matheson, che collaborò alla serie).

Il gioco di ribaltamento di Simone Pace è spesso più sottile – anche perché deve essere ancora più icastico, nel suo “minuscolo spazio vitale”: non manca il finale a sorpresa, a volte, ma spesso si tratta di un cambio di prospettiva nella situazione, piuttosto che di un nuovo elemento che viene introdotto.

Il segno dell’autore si basa anche qui su stilemi nettamente riconoscibili dell’autore: una linea di contorno netta e pulita che identifica spazi colorati a campiture piene, con colori sgargianti elegantemente accostati, in un tratto cartoonistico moderno che crea un gustoso contrasto con le situazioni presentate, spesso drammatiche. Il segno è quello presente già in opere precedenti: si veda Kersos, per Wilder, un raffinato e complesso racconto mitologico su sceneggiatura di Michele Monteleone.

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Tuttavia, la forma breve, il racconto che si sviluppa in poche vignette con una sua chiusura interna, l’uso del colore e l’eleganza calligrafica del segno sono tutti elementi che ricordano – riletti in una chiave ovviamente moderna – gli stilemi di un grande maestro della tradizione italica: Antonio Rubino. Nelle sue storie l’invenzione è ancora più fantastica che fantascientifica, e segnata dallo stile comico del fumetto dell’epoca.

Non sappiamo quanto questa vicinanza sia intenzionale: ma potrebbe essere anche un influsso più indiretto giunto per i complessi meccanismi della ricezione iconografica. Quello che resta certo è che Love Needs Space si qualifica come uno dei più intriganti webcomics di questa nuova decade agli inizi, che speriamo possa avere successivi sviluppi.

Intervista a Simone Arsenio Pace

Abbiamo quindi voluto parlarne direttamente con il suo autore, che ha fornito alcune illuminanti chiavi di lettura.

Come nasce l’idea di Love Needs Space?
Da un momento di sofferenza, come tutte le migliori idee. Una spinta curiosa che parte dallo stomaco e arriva alla mano e c’entra veramente poco con il cervello.
La sofferenza va domata e integrata nella quotidianità, spogliata della sua pericolosità. Come si doma? Secondo me dandole un volto, trasformandola in una storia. La sofferenza mi chiede di essere raccontata e io ci provo.

84442663_10222320551993404_7848546322436063232_nUna fonte di ispirazione sembrerebbe essere certa fantascienza anni ’50.
C’è questo rimando, ci sono altri spunti?
Non credo ci sia in particolare un rimando, almeno non un rimando cosciente. È sempre difficile il discorso dei riferimenti, perché un autore ne ha milioni e nessuno insieme. Io posso dire di avere una conoscenza della fantascienza come genere piuttosto modesta, ma ho un’idea precisa di cosa la fantascienza suscita in me e provo a restituirla ai lettori. La fantascienza è la massima realizzazione del romanticismo.

Dal punto di vista visivo il tuo percorso appare vicino, con esiti personali, a un certo neopop a fumetti che oggi si va affermando in molti nuovi autori. Io ci vedo ad esempio qualcosa di Mattioli. Ti ritrovi o hai altre fonti?
Stesso discorso della domanda precedente. Amo Mattioli, ma non so se lo annovererei tra le mie dirette influenze. Se devo pensare ad un autore che considero una guida sui design fantascientifici mi viene molto più in mente Toriyama, ma è giusto dire che c’è del Toriyama nel mio stile? Forse l’ho mangiato e digerito, ma quando guardiamo un essere umano carnivoro vediamo della mucca o del porco?

Il tema appare certo l’amore “spaziale”, ma anche l’elemento dello “spazio”, della distanza in una relazione. Oltre al bel calembour che si crea, c’è una ragione precisa per questo taglio piuttosto specifico che emerge in molte storie?
Soffro molto l’idea classica di relazione, ma ne amo l’afflato romantico. Sono convinto che l’amore sia il racconto delle gesta che precedono la relazione. Cosa viene dopo? La strategia, il tatticismo, la diplomazia politica e l’accordo che tiene unite due persone. L’amore è l’inquietudine, è la vergogna e l’energia che ti consuma. Lo spazio genera sofferenza, è l’amore non corrisposto che ha bisogno di spazio per divampare e crescere. Forse anche in una relazione gli individui hanno bisogno del loro spazio a volte, ma non mi interessa molto parlarne in realtà.

La cosa sorprendente è come narrazioni brevissime riescano qui a strutturare un racconto breve ma a volte tutt’altro che banale. Che difficoltà ha comportato questa esihenza di estrema compattezza delle storie?
Grazie! Mi sono convinto che Instagram sia una piattaforma per veicolare contenuti come qualunque altra e bisogna creare storie che si adattino alla piattaforma. Agli inizi del ventesimo secolo, in America, i fumetti prosperavano sui giornali stampati ed erano pensati per quel contenitore, oggi lo stesso discorso si può fare con i social. La mia sfida, è stata quella di provare a racchiudere nello spazio di instagram un universo che ha un inizio e uno svolgimento appena percepibili. Forse in parte ci sono riuscito, ma spingerò molto di più su questo punto.

Quali sono i possibili sviluppi futuri del progetto?
Non te lo so dire finché non mi innamorerò di nuovo di una persona che saprà farmi soffrire. Inizia a diventare davvero difficile.

Ringraziamo di cuore Simone Arsenio Pace per la disponibilità dimostrata.

Intervista raccolta via email nel marzo 2020

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