{"id":887,"date":"2021-05-04T10:30:00","date_gmt":"2021-05-04T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=887"},"modified":"2024-07-10T00:09:12","modified_gmt":"2024-07-09T22:09:12","slug":"il-topo-di-aprile-2021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2021\/05\/04\/il-topo-di-aprile-2021\/","title":{"rendered":"Il \u201cTopo\u201d di aprile 2021"},"content":{"rendered":"\n
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In leggero ritardo rispetto al solito vi propongo il consueto appuntamento di recap sulle storie pi\u00f9 interessanti uscite su Topolino<\/em> nel corso dell\u2019ultimo mese.
In realt\u00e0 \u00e8 uno slittamento voluto: negli ultimi tempi ho notato come spesso vengano pubblicati volumi interessanti nell\u2019ultima settimana del mese, senza che quindi ci sia per me il tempo tecnico di leggerli, se li compro, o perlomeno di poterli sfogliare dal vivo \/ vederne foto degli interni sul web.
L\u2019idea sarebbe allora di pubblicare sempre questi miei approfondimenti \u2013 quelli per le testate ma, in tandem, anche quelli per Topolino<\/em>, visto che lo stesso problema si pone anche con il settimanale \u2013 all\u2019inizio del mese successivo a quello di riferimento.
Fatemi sapere se anche per voi pu\u00f2 funzionare!<\/p>\nAprile 2021: le storie da Topolino<\/em><\/h2>\n
Le storie a continuazione del mese sono essenzialmente due (se si esclude il nuovo tassello del Paperinik by Gervasio<\/strong>, di cui in aprile \u00e8 uscito solo il primo episodio e che quindi offre troppo poco di cui parlare).
In primis La Banda Bassotti e il furto quasi perfetto<\/em><\/strong> di Silvia Ziche<\/strong> (nn. 3411-3412), che segna il ritorno della fumettista come autrice completa su Topolino<\/em>.
Lo fa con una prova che mi ha spiazzato: a livello di storia ho individuato alcuni spunti e soluzioni che non mi convincono appieno (la presenza di Belinda, la nuova Bassotta, appare un poco gratuita e con una caratterizzazione sovrapponibile a quella di Intellettuale-176, e anche la caratterizzazione di Zio Paperone \u00e8 forse eccessivamente macchiettistica e stilizzata, per quanto ne comprenda i motivi), ma l\u2019artista sfrutta la suddivisione in due tempi per cambiare le carte in tavola in maniera sorprendente e quasi ammirevole per come \u201cprende per il naso\u201d il lettore.<\/strong> Il primo tempo si conclude con la riuscita del piano di Belinda, infatti, ma il modo con cui le cose tornano inevitabilmente al loro posto \u00e8 cos\u00ec folle da fare il giro e risultare ammirevole per la sagacia. Buona parte della riuscita di questo salto mortale narrativo si deve alla verve con cui Ziche imposta scrittura e dialoghi della seconda parte, cos\u00ec come le irresistibili espressioni facciali che dipinge sui Bassotti.<\/strong> Una situazione che \u2013 unita alla sequenza-spiegone del furto \u2013 ricorda peraltro alcuni passaggi visti ne Il Grande Splash<\/em>.
A proposito dei disegni, lo stile \u00e8 quello ormai noto che, dopo aver trovato la propria cifra, negli anni non \u00e8 cambiato molto: tratto sottile, essenziale e quasi stilizzato, che d\u00e0 il suo meglio soprattutto con i visi dei personaggi e le reazioni che riescono a comunicare cos\u00ec bene grazie a piccoli dettagli e agli eccessivi e spassosi spalancamenti di occhi e di bocche.<\/strong><\/p>\n
L\u2019altra lunga avventura \u00e8 Area 15 \u2013 La combo perfetta<\/strong><\/em> di Claudio Sciarrone<\/strong> (nn. 3413-3414), che segna contemporaneamente il ritorno della serie sul club di Qui, Quo, Qua e di Sciarrone come autore unico. Considerando aprile, manca ancora un episodio (in uscita domani), per cui qualche considerazione pi\u00f9 completa la potr\u00f2 fare nel post di maggio, ma a due terzi di storia posso gi\u00e0 provare a dire qualcosa.
Risalta l\u2019elemento fortemente contemporaneo della storia: i videogiochi sono al centro della vicenda, e si parla agilmente di guerra di consolle, di influencer, di testimonial sul web per pubblicizzare un prodotto, di utenti fake che abbassano i voti con commenti negativi ecc<\/strong>, tutti elementi fortemente ancorati alla realt\u00e0 odierna e calzanti con la giovane et\u00e0 dei protagonisti, che effettivamente coincide con quella dei gamers popolari della rete.
La prima parte mi \u00e8 risultata un po\u2019 troppo \u201cspezzettata\u201d, come se invece di una trama unitaria si avesse una serie di compartimenti stagni collegati tra loro dallo spunto iniziale<\/strong>, sequenze contraddistinte dall\u2019ambientazione in cui si svolgono (casa di Paperino, Deposito di Zio Paperone, Area 15, laboratori in cui i tecnici PdP stanno sviluppando la consolle).
Un piccolo neo che per\u00f2 si compensa alla grande in primis con l\u2019ottima e moderna caratterizzazione di Qui, Quo, Qua e dei loro amici, ma anche di Paperino e Paperone, e con una gestione fresca e credibile dei loro rapporti interpersonali e delle loro emozioni<\/strong> (in particolare di Quo, vero protagonista della storia), elementi per i quali Sciarrone aveva dimostrato di saperci fare gi\u00e0 in Foglie rosse<\/em><\/a>
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Nel secondo tempo l\u2019aspetto della trama trova maggiore solidit\u00e0, ma si avverte il suo essere un episodio di mezzo, girando un po\u2019 a vuoto e ribadendo situazioni gi\u00e0 esposte (gli allenamenti di Quo, le trame di Rockerduck), sbloccandosi solo verso la fine con il cliffhanger<\/em> che porta direttamente alla conclusione, su cui ho grandi aspettative.
\u00c8 per\u00f2 degna di nota la caratterizzazione volitiva, ma al contempo malleabile e comprensiva, di Zio Paperone: un modo di vederlo e descriverlo pi\u00f9 \u201cumano\u201d del solito, ma senza per questo ricorrere alla nostalgia o alla bont\u00e0 nascosta.
Anche i disegni spiccano: si tratta forse delle tavole migliori dell\u2019artista coi paperi da molti anni a questa parte, facendo un passo oltre anche alle storie di PKNE e allineandosi con i felici risultati visti coi Topi in Foglie rosse<\/em> e Fast Track Mickey<\/em>.<\/strong> Paperone \u00e8 uno spettacolo (compreso l\u2019omaggio al quadro di Carl Barks<\/strong>), Paperino non \u00e8 da meno, l\u2019aspetto sbarazzino e contemporaneo dei nipotini azzeccato. Il lavoro sui personaggi \u00e8 davvero ammirevole, cos\u00ec come la gestione delle vignette sulla pagina (vedi sesta e penultima tavola del primo episodio).<\/p>\n
Guardando alle storie singole, rilevo con gioia la presenza di ben due nuove prove di Vito Stabile.
Pianeta Paperone \u2013 Mai pi\u00f9 limousine<\/em><\/strong> di Vito Stabile<\/strong> e Marco e Stefano Rota<\/strong> (n. 3411) segna la pubblicazione del secondo episodio di questo ciclo dedicato a oggetti della vita dello Zione solitamente marginali ma che ora vengono valorizzati.
\u00c8 il turno della celebre autovettura di Paperone, con la quale dimostra di avere un legame pi\u00f9 stretto del previsto, al punto da voler fare qualunque cosa per riottenerla dopo essersene liberato in un impeto di modernizzazione.
Come sempre lo sceneggiatore azzecca in pieno la caratterizzazione del suo personaggio favorito: a fine lettura mi sono soffermato a pensare al gusto di aver letto una nuova vicenda di quel vecchio pazzo di Paperone, disposto a ingaggiare una sfida con il suo acerrimo rivale, in campo nemico, solo per una questione di principio.<\/strong>
Anche stavolta, come nelle precedenti occasioni, il tratto del decano Marco Rota, coadiuvato dal figlio Stefano, contribuisce a trasmettere gli echi classici della sceneggiatura di Vito. Ritrovo il tratto incerto de L\u2019identit\u00e0 perduta<\/em>, che mi sembrava attenuato nelle incursioni successive, effetto probabilmente di un\u2019inchiostrazione non molto sicura, ma si tratta di sbavature che non pesano eccessivamente sulla resa estetica complessiva<\/strong>, che continuo a valutare come una variante assai piacevole rispetto allo stile contemporaneo, regalando un sapore raffinato all\u2019avventura.<\/p>\n
Zio Paperone e la scoperta di Paititi<\/strong><\/em> di Vito Stabile<\/strong> e Alessandro Perina<\/strong> (n. 3413) affonda invece le mani in una classica caccia al tesoro paperoniana con tutti i crismi del genere, come non se ne vedevano pi\u00f9 da diverso (troppo) tempo su Topolino<\/em>.
Senza scomodare sempre Carl Barks o Rodolfo Cimino<\/strong>, non bisogna dimenticare che una volta si trattava di un genere molto popolare e adottato da molti sceneggiatori, che quindi poteva conoscere varie interpretazioni. Vito, da bravo fan di questo tipo di avventure, attinge dal mood degli autori classici col suo tocco e la sua sensibilit\u00e0, capace di miscelare certe influenze con altri stimoli pi\u00f9 moderni.<\/strong> Non \u00e8 un caso che Paititi sia da una parte una leggenda realmente esistente (come lo erano le Citt\u00e0 di Cibola, il vello d\u2019oro e tanti altri soggetti barksiani) ma anche un elemento narrativo gi\u00e0 sfruttato nei videogiochi di Tomb Raider<\/em>, a dimostrazione di come questo tipo di racconto non invecchi n\u00e9 perda di fascino.
La sceneggiatura intreccia poi il tema con un elemento pi\u00f9 puramente affaristico \u2013 il parco-avventura di Paperone da rivitalizzare \u2013 facendo convergere i due aspetti in maniera armonica.
La parte centrale per\u00f2 \u00e8 tutta per il gusto della ricerca, della scoperta di qualcosa di antico e perduto: si respira il vecchio DuckTales<\/em>, si respira Indiana Jones e si respirano sensazioni affascinanti durante la quest<\/em>, e al contrario di quanto accadde in Zio Paperone e l\u2019identit\u00e0 perduta<\/em> la struttura narrativa riesce a dare il giusto spazio alle fasi del viaggio che portano al rinvenimento della meta ambita.<\/strong> Unico elemento che risulta forse un po\u2019 piatto \u00e8 il collega miliardario che accompagna Paperone e Paperino, che serve solo come elemento di contrasto rispetto al protagonista con il suo atteggiamento a lui antitetico, ma nulla che depotenzi il risultato complessivo.
Alessandro Perina ai disegni fa un gran bel lavoro coi personaggi, ritrovando la loro rotondit\u00e0 e piacevolezza in certi sguardi particolarmente azzeccati, e spiccando con una fantastica splash-page per Paititi che impreziosisce davvero la storia.<\/strong> Molto buoni anche gli altri sfondi raffigurati per contestualizzare il viaggio e la mitica citt\u00e0 d\u2019oro.
Soddisfattissimo!<\/p>\n
Con Topolino, Pippo e la scalata del secolo<\/strong><\/em> di Fausto Vitaliano<\/strong> e Paolo Mottura<\/strong> (n. 3410) si torna a leggere sulle pagine del settimanale il nome dello sceneggiatore, che da qualche tempo si vede meno spesso di una volta. Per l\u2019occasione si ricostituisce il sodalizio che aveva dato vita a On the road<\/em>, che ricordo sempre con piacere.
Questa nuova storia dei due autori non \u00e8 da meno: i protagonisti sono anche in questo caso Topolino e Pippo, anche in questo caso non sono strettamente i \u201cnostri\u201d ma una loro versione alternativa, e anche in questo caso vengono immersi in un contesto remoto e avventuroso.
Esco molto soddisfatto dalla lettura. La trama parla di grandi imprese, dello spirito con cui ci si mette in gioco, di rispetto e amore verso l\u2019ambiente che ci ospita, e i protagonisti sono ben scritti. I disegni sono raffinati e cesellati, con alcune tavole veramente magistrali (quelle dall\u2019effetto slavato) e altre decisamente intense (quelle con la bufera di neve).<\/strong>
Un lungo racconto (in due tempi, ma in un unico numero) di coraggio e di amicizia, dove l\u2019umorismo tipico dell\u2019autore non \u00e8 invadente ma accompagna coerentemente l\u2019azione.<\/p>\n
Topolino Giramondo \u2013 Topolino e i sentieri in cima al mondo<\/strong><\/em> di Giuseppe Zironi<\/strong> e Gabriele Panini<\/strong> (n. 3412) costituisce la seconda storia \u201cdi montagna\u201d del mese, un setting evidentemente foriero di suggestioni per gli autori. Si tratta anche del nuovo episodio del ciclo dedicato a Topolino in versione reporter internazionale: stavolta, ripercorrendo il cammino di Marco Polo, incappa in un villaggio i cui abitanti sono vessati da un gruppo di malviventi.
L\u2019attacco iniziale \u00e8 intrigante nel mostrare il protagonista in difficolt\u00e0, a cui si affianca la delicatezza con cui decide di aiutare la famiglia che l\u2019ha ospitato, dapprima assecondando la richiesta di un basso profilo, e successivamente intervenendo attivamente al seguito di un\u2019intraprendente ragazzina del posto.<\/strong> Il team Zironi-Panini si dimostra ancora una volta vincente, quindi, anche se la risoluzione finale risulta un po\u2019 troppo \u201cfacile\u201d per come viene gestita, con qualche ingenuit\u00e0 di troppo da parte dei criminali che cozza con il carattere dimostrato nelle pagine precedenti. Ci\u00f2 non toglie comunque valore alla storia in generale e all\u2019atmosfera di cui \u00e8 portatrice. Adoro in particolare il profilo del Mickey di queste avventure, molto pi\u00f9 tridimensionale e meno \u201cgranitico\u201d (nelle azioni e nelle convinzioni) rispetto a tante altre situazioni: anche i disegni fanno la loro parte, perch\u00e9 nelle matite di Zironi il personaggio appare dinamico e scattante, grazie al segno netto e sottile, ma la raffigurazione del volto tradisce i timori e le riflessioni che lo animano.<\/strong> Molto belli, come sempre, i paesaggi incontaminati che ci vengono offerti, mostrando suggestivi scorci di questa parte dell\u2019Asia.<\/p>\n
Paperino e l\u2019ultima voce della lista<\/strong><\/em> di Francesco Vacca<\/strong> e Francesco Guerrini<\/strong> (n. 3410) \u00e8 la seconda storia pubblicata di questo sceneggiatore, approdato da poco su Topolino<\/em>. Si tratta di una prova di livello, che parte da un clich\u00e9 (negli ultimi anni trattato poco) come quello della lista dei debiti di Paperino per elaborare una trama nella quale il buon Donald riscopre l\u2019intraprendenza che gli \u00e8 propria \u2013 a dispetto di certe interpretazioni italiane che troppo spesso indugiano solamente su pigrizia&sfortuna \u2013 ma che, come da copione, lo fa esagerare e di conseguenza combinare pasticci. Il ritmo \u00e8 serrato e parte del divertimento e il finale si riallaccia allo spunto di partenza con un approccio molto pi\u00f9 \u201cdi cuore\u201d di quanto ci si potesse aspettare.<\/strong> Per farlo si va forse incontro a una leggera \u201cforzatura logica\u201d, che per\u00f2 accetto senza particolari mal di pancia perch\u00e9 finalizzata al compimento di un discorso interessante.
Vacca ha la fortuna di vedere la sua sceneggiatura disegna da Guerrini: l\u2019artista d\u00e0 ancora campo libero al proprio estro, che oltre a emergere nel charater design<\/em> affascinante per protagonisti e comprimari \u2013 fatto di dettagli, di uno stile articolato e curato maniacalmente \u2013 offre anche ottimi sfondi e un bell\u2019uso della griglia, in particolare in una tavola centrale assai fantasiosa.<\/strong><\/p>\n
Pippo e la tettoia indispensabile<\/strong><\/em> di Rudy Salvagnini<\/strong> e Cristian Canfailla<\/strong> (n. 3411) \u00e8 una breve, ma degna di nota per ben due motivi: la mano di Salvagnini ai testi, in grado di riportare con freschezza il suo humour, particolarmente azzeccato per Pippo, e l\u2019esordio di un nuovo disegnatore.
Canfailla ho gi\u00e0 avuto modo di apprezzarlo sul volume Bobby Sombrero<\/em> (che ho anche recensito su Lo Spazio Bianco<\/a>) e fin da allora avevo potuto ammirare lo stile ricco di influenze disneyane dell\u2019autore. Mi fa piacere trovare conferma in questa storia, dove Topolino e Pippo appaiono esteticamente piacevolissimi, caratterizzati da un tratto dolce, morbido e tondeggiante che in pi\u00f9 occasioni ricorda Massimo De Vita, probabile ispirazione a cui ha guardato l\u2019artista.<\/strong> Non da meno risultano le ambientazioni, inconfondibilmente umoristiche ma ricche di accorgimenti e dettagli.
Un ottimo esordio, una nuova matita guizzante che confido possa realizzare tantissime altre belle tavole disneyane nei prossimi mesi: intravedo un bel talento.<\/p>\n
Curioso esperimento con Topolino\/Pluto e il trionfo della macchia<\/em><\/strong> di Alessandro Sisti<\/strong> e Blasco Pisapia<\/strong> (n. 3414): una stessa storia vista da due punti di vista diversi, quello di Mickey e del suo fidato animale da compagnia. Non \u00e8 la primissima volta che si vede un giochetto del genere sul \u201cTopo<\/em>\u201d, ma stavolta viene posta l\u2019attenzione su questo espediente perch\u00e9 serve per celebrare i 90 anni dalla nascita di Pluto. La storia non \u00e8 da buttare, anche se Sisti ha realizzato ben di meglio: ci si perde in alcuni clich\u00e9, ci si dilunga troppo in alcuni passaggi, ci sono ben poche sorprese per il lettore pi\u00f9 navigato (e forse anche per quelli\u2026 di acqua dolce \ud83d\ude1b ) e la doppia versione della stessa indagine non brilla particolarmente, visto che pi\u00f9 di met\u00e0 tavole sono identiche e si differisce perlopi\u00f9 nei balloon di pensiero di Pluto che vengono aggiunti alla bisogna. Questo senza voler smontare la complessit\u00e0 che in fase di sceneggiatura ci sar\u00e0 sicuramente stata nell\u2019impostare la storia secondo criteri cos\u00ec particolari, ma il risultato finale non appare cos\u00ec \u201crivoluzionario\u201d.<\/strong>
Come gi\u00e0 ebbi a dire, poi, non mi piace il tratto di Pisapia sui Topi, in particolare proprio con i personaggi che mi appaiono squadrati, sformati e quasi abbozzati. Questa nuova prova non \u00e8 quella che mi fa cambiare idea, ma anzi la riconferma. Not my cup of tea<\/em>, come stile; assurdo come il mio parere cambi quando sono di scena Paperino e Zio Paperone, invece.<\/p>\n
Infine segnalo due begli episodi della serie Miao: cronache feline<\/strong><\/em>. Abracadabra<\/em><\/strong> (n. 3410) di Enrico Faccini<\/strong> come autore unico e Cosa sognano i gatti?<\/strong><\/em> (n. 3413) di Roberto Gagnor<\/strong> e Faccini ai disegni, sono entrambe due brevi briose e divertenti. Iniziavo a pensare che questo progettino su Malachia stesse durando un po\u2019 troppo, saturando l\u2019idea di base, ma queste due ultime prove<\/strong> (e anche la precedente con Paperinik come guest-star, di cui vi ho parlato il mese scorso<\/a>) dimostrano che con lo giusto stimolo l\u2019idea regge ancora molto bene regalando un paio di minuti di spensieratezza.<\/strong>
Nel primo caso il piglio surreale tipico di Faccini porta Malachia in una situazione quasi lisergica e simile per certi versi a un viaggio nel Paese delle Meraviglie, nel secondo Gagnor dimostra ancora come il suo modo di raccontare sia funzionale a questo contesto scrivendo di una serie di sogni concatenati nei quali il protagonista cerca la propria dimensione ideale; lo spunto sfocia in un finale abbastanza poetico che mi ha soddisfatto.<\/p>\n
L\u2019appuntamento \u00e8 quindi fra pochi giorni con il post dedicato alle varie testate di aprile.
Ciao!<\/p>\n\n\n\n