{"id":3762,"date":"2025-04-22T10:30:00","date_gmt":"2025-04-22T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=3762"},"modified":"2025-04-01T23:32:31","modified_gmt":"2025-04-01T21:32:31","slug":"almanacco-topolino-22-aprile-maggio-giugno-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2025\/04\/22\/almanacco-topolino-22-aprile-maggio-giugno-2025\/","title":{"rendered":"Almanacco Topolino #22 (aprile-maggio-giugno 2025)"},"content":{"rendered":"\n
Passando alle inedite, devo dirmi maggiormente soddisfatto rispetto all\u2019uscita precedente. Tornando alle inedite, sono tutte molto buone: Paperino e il ladro di avventure<\/em><\/strong> di Kari Korhonen<\/strong> e Wanda Gattino<\/strong> \u00e8 sicuramente il clou della selezione, considerando la sua vena citazionista e il suo essere fermamente radicata nell\u2019immaginario barksian-donrosiano (\u2026 donrosiano in particolare, se non altro per attitudine \ud83d\ude1b )
<\/a>Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>!
Rieccomi a parlare di Almanacco Topolino<\/em><\/strong>, la testata antologica da edicola a mio avviso pi\u00f9 interessante dell\u2019attuale panorama disneyano.
Se \u00e8 pur vero che, da quanto ho visto leggendo in rete, I Grandi Classici Disney<\/em> sembra essersi ripresa dall\u2019impasse conosciuta nel primissimo periodo di gestione Gaspa e riesca a offrire un men\u00f9 pi\u00f9 attento a storie d\u2019epoca e con un maggior apparato editoriale, ha pur sempre meno appeal ai miei occhi di Almanacco<\/em>, il quale ha diverse e pi\u00f9 frecce da scoccare nella sua impostazione di base, che \u2013 complice anche il formato maggiore \u2013 lo avvicina molto allo Zio Paperone<\/em> anni Novanta e Duemila, ideale nume tutelare di questo progetto pur con le fondamentali varianti che contraddistinguono i due periodici.<\/p>\n
<\/a>Un punto in comune \u00e8 l\u2019attenzione verso l\u2019animazione disneyana<\/strong>, che in entrambi i casi viene approfondita e valorizzata al pari dei fumetti e di tutto il resto del macrocosmo Disney.
Non a caso, in questo numero di Almanacco<\/em> viene presentata la riduzione fumettistica firmata da Walt Kelly<\/strong> de I tre caballeros<\/em>, storico lungometraggio a scrittura mista del 1944 nel quale Paperino viveva un\u2019avventura sudamericana in compagnia di Jos\u00e8 Carioca e Panchito Pistoles.
Inevitabilmente perdente in un confronto col film di partenza, l\u2019adattamento riesce comunque a trasmettere lo spirito libero e guascone della pellicola, che trova la sua forza nel terzetto di improbabili protagonisti e nel loro approccio alla vita particolarmente naif<\/em>.<\/strong>
Riusciti sono anche i raccontini, gi\u00e0 presenti nell\u2019opera originale, dai quali Paperino apprende usanze e leggende del Sud America, con un effetto certamente poco unitario ma comunque non troppo stridente, tant\u2019\u00e8 vero che la lettura risulta comunque scorrevole e per nulla farraginosa, anche a dispetto degli anni sul groppone.
Il valore di questa ristampa \u00e8 soprattutto simbolico, da \u201cchicca boschiana\u201d<\/strong> diciamo, visto che la storia non veniva riproposta da una decina d\u2019anni (ma in quell\u2019occasione nel formato ridotto dei Grandi Classici<\/em>), nonch\u00e9 dalla solida introduzione del curatore Marco Travaglini<\/strong>, che riesce a contestualizzare in primis la pellicola originale con un doveroso e competente excursus sui pionieristici anni degli Studios di Walt Disney<\/strong> e in seconda battuta il fumetto e l\u2019autore.<\/p>\n
<\/a>Le altre due ristampe, come di prassi, sono invece italiane e provengono dall\u2019archivio dello storico Almanacco Topolino<\/em>: poste entrambe in apertura dell\u2019albo, appaiono molto classiche e quindi ottimi esempi del fumetto disneyano degli anni Settanta.
Zio Paperone e il deposito colabrodo<\/em><\/strong> di Michele Gazzarri<\/strong> e Giorgio Bordini<\/strong> parla dell\u2019ennesima trovata dello Zione per salvaguardare i propri denari dalle mire dei Bassotti, e di conseguenza dell\u2019ennesimo piano dei banditi per gabbarlo, mentre Topolino e il ladro artistico<\/strong><\/em> di Disney Studio<\/strong> e Sergio Asteriti<\/strong> \u00e8 un giallo standard con Mickey protagonista \u2013 che tra l\u2019altro non esita a definirsi detective a tutti gli effetti \u2013 ma che funziona in maniera migliore e meno sclerotizzata della media di questo tipo di avventure del periodo<\/strong>, complice la presenza di Minni come spalla, forse, o di una trama un po\u2019 pi\u00f9 ragionata. I disegni di Asteriti sicuramente contribuiscono all\u2019apprezzamento dell\u2019opera, considerando che ci troviamo in quella fase della sua carriera in cui a mio parere l\u2019artista si esprimeva al meglio.<\/strong><\/p>\n
Se ricordate, infatti, in quell\u2019occasione mi lamentai della presenza di una sola storia estera al suo debutto italiano, per quanto lunga<\/a>: stavolta ne figurano invece ben tre, anche se ovviamente pi\u00f9 brevi.
Parliamoci chiaro: pur non avendo contato e confrontato il numero di pagine riservate alle inedite, sono consapevole che probabilmente il totale si avviciner\u00e0 nei due casi, ma diciamo che a livello di percezione c\u2019\u00e8 un effetto migliore, e una variet\u00e0 maggiore, nel vedere pi\u00f9 di una sola avventura nuova.<\/strong>
Poi ok, se parliamo do colpo d\u2019occhio, il sommario che si esaurisce gi\u00e0 a met\u00e0 della sua facciata mette un po\u2019 di tristezza, ma sono consapevole della lunghezza di The Three Caballeros<\/em> e quindi ci sono passato sopra.<\/p>\n
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Con gli anni il mio gradimento nei confronti di questo tipo di storie \u00e8 stato altalenante: sono passato dal nerd incallito post-lettura della $aga<\/em> che bramava questo tipo di riferimenti a pi\u00e8 sospinto al lettore pi\u00f9 attento alla qualit\u00e0 di testi e disegni rispetto al futile e fine a s\u00e9 stesso \u201csfrugugliamento\u201d delle tematiche e dei personaggi pi\u00f9 reconditi della narrativa papera americana, adottata poi convintamente in Nord Europa.
Attualmente per\u00f2, in particolare in seguito ai Diari di Paperone<\/em> di Kari Korhonen e a certe strizzatine d\u2019occhio soft e made in Italy<\/em> (Artibani, Stabile: sto pensando a voi), sono tornato a recepire pi\u00f9 positivamente questa branca di storie scendendoci a patti e ritengo che abbiano comunque un loro perch\u00e9, se gestite con criterio.<\/strong> Di pi\u00f9, rilanciando la gi\u00e0 citata analogia con lo storico Zio Paperone<\/em>, trovo che sia del tutto salutare che l\u2019attuale incarnazione di Almanacco Topolino<\/em> si dedichi a riproporle con particolare solerzia e zelo, avendo peraltro la possibilit\u00e0 di tracciare i vari collegamenti e far luce sui numerosi riferimenti \u201cnobili\u201d di cui questa produzione si fa carico.<\/strong>
Korhonen ha trovato una buona formula, non solo con la serie dei Diari<\/em>, ma anche con operazioni come questa, che parte con il pretesto di una serie TV che ha biecamente sfruttato le avventure vissute dai Paperi negli anni d\u2019oro per le proprie sceneggiature, prosegue con un viaggio avventuroso e ben scritto di Paperino e Qui, Quo, Qua nella giungla accompagnati da un pauroso Gastone sulle tracce di uno scomparso Zio Paperone e arriva al finale coi petardi, ponendosi come possibile primo tassello di un ciclo che faccia reincontrare il cast con Ortensia de\u2019 Paperoni, la madre di Paperino.
Oltre al nerdismo basic<\/em>, comunque, la sceneggiatura \u00e8 ricca di umorismo, i personaggi sono descritti benissimo, l\u2019avventura la fa da padrona e c\u2019\u00e8 pure tanto cuore<\/strong>; Gattino ai disegni, infine, presenta tavole molto curate e dal tratto morbido, e personalmente sono contento che sia stato coinvolto un disegnatore come lui piuttosto che vedere lo stesso Korhonen anche alle matite.<\/p>\n