{"id":3706,"date":"2025-03-06T10:30:00","date_gmt":"2025-03-06T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=3706"},"modified":"2025-03-05T23:10:08","modified_gmt":"2025-03-05T22:10:08","slug":"il-topo-di-febbraio-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2025\/03\/06\/il-topo-di-febbraio-2025\/","title":{"rendered":"Il \u201cTopo\u201d di febbraio 2025"},"content":{"rendered":"\n
Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>!
Il mese pi\u00f9 corto dell\u2019anno \u00e8 pure il pi\u00f9\u2026 canoro, se mi passate il termine.
E anche se Topolino<\/em> non celebra pi\u00f9 come un tempo il Festival di Sanremo, \u00e8 indubbio che la kermesse musicale italiana per eccellenza ha saputo tenere banco anche quest\u2019anno sui media, non solo quelli tradizionali, sintomo di un lavoro virtuoso intrapreso negli scorsi anni che continua a raccogliere i suoi frutti.
Canzoni e tormentoni a parte, da un punto di vista meno leggero il mese non si \u00e8 concluso nel migliore dei modi, sotto il profilo di geopolitica internazionale\u2026 la speranza \u00e8 che si riesca a tornare su toni pi\u00f9 distesi e che si possa progredire cercando di rilanciare il meglio dell\u2019umanit\u00e0.
E il \u201cTopo<\/em>\u201d? Si difende bene, direi, con quattro numeri piuttosto buoni: let\u2019s go<\/em>!<\/p>\nFebbraio 2025: le storie da Topolino<\/em><\/h2>\n
Le isole della cometa \u2013 Flight 011, Flight 012<\/em><\/strong>, di Pietro B. Zemelo<\/strong> e Nico Picone<\/strong> (nn. 3611-3612): con questi due episodi si conclude la seconda stagione della serie\u2026 e forse la serie in toto? Difficile dirlo, anche se certamente ci sono alcuni fili che potrebbero essere riannodati e rilanciati per il futuro.
Palesemente questi due cicli sono sostanzialmente la genesi delle nuove Comete, composte da Mick, Dippo, Babou e le due Minni gemelle, con Salud e il Prof. come mentori. Sarebbe quindi interessante in futuro vedere se la squadra si costituisce a tutti gli effetti e a quali avventure andr\u00e0 incontro, e mi piacerebbe molto perch\u00e9 confermo che a me questo progetto \u00e8 piaciuto davvero tanto.<\/strong>
Come gi\u00e0 scritto il mese scorso<\/a>, il secondo arco narrativo soffre forse un po’ l’esigenza di spiegare determinate cose e il non riuscire sempre a farlo nel migliore dei modi, ma al di l\u00e0 si questo ci ho visto avventura, gusto per la narrazione intricata e intrigante, bella costruzione dei personaggi e buona gestione dei loro rapporti.
Il penultimo episodio \u00e8 una bomba e raccoglie ottimamente tutte queste istanze; mi spiace invece rilevare che l’ultimo mi ha un po’ deluso, presentando una risoluzione finale non esaltante che ha depotenziato retroattivamente un po’ tutta la stagione nel suo complesso.<\/strong> \u00c8 un peccato, perch\u00e9 con qualche accortezza in pi\u00f9 di sarebbe evitato un confronto spento tra protagonisti e antagonisti e si sarebbe arrivati alle ultime tavole con maggiore soddisfazione.
Il primo ciclo rimane quindi – ancorch\u00e9 bisognoso del suo seguito – un tassello pi\u00f9 coeso e qualitativamente coerente: motivo in pi\u00f9 per desiderare di rivedere questi personaggi e questo arcipelago, che mi \u00e8 entrato nel cuore come ambientazione, riuscendo cos\u00ec a correggere la rotta.
Picone ai disegni invece continua a spaccare alla grandissima, questa saga \u00e8 la sua consacrazione di artista<\/strong> e il difficile per lui sar\u00e0 mantenere questi standard nei prossimi impegni disneyani. Davvero complimenti.<\/p>\n
Le maschere: Atto primo – Atto Secondo<\/em><\/strong>, di Andrea Malgeri<\/strong> (nn. 3613-3614), non \u00e8 ancora conclusa ed \u00e8 gi\u00e0 meravigliosa!
Malgeri, tutto sommato alle prime armi come autore disneyano, sforna all’improvviso una storia curata sia nei testi che nei disegni che si rivela particolarmente ispirata e avvincente.
L’ambientazione carnevalesca \u00e8 tanto necessaria alla trama quanto per nulla pretestuosa o vincolante, narrando – sullo sfondo dei festeggiamenti nella Venezia d’altri tempi – di un gruppo di teatranti che sfruttano le proprie abilit\u00e0 per vendicare le ingiustizie, coperti da maschere e costumi che ne celano le identit\u00e0. Tra Zorro e i moderni supereroi, i Piumati contrastano i soprusi dei Bassotti, nei panni di bieche guardie cittadine, e aiutano il sempliciotto Doge a trovare s\u00e9 stesso e il coraggio.
Il plot twist<\/em> dell’ultimo episodio \u00e8 intrigante e giocato molto bene, cos\u00ec come il racconto nel suo complesso. C’\u00e8 cuore, c’\u00e8 sostanza, c’\u00e8 avventura, c’\u00e8 una tematica di rivalsa e giustizia gestita in modo tutt’altro che pedante: ci si affeziona a questi personaggi, al loro background e alla loro missione, cos\u00ec come si empatizza con il Doge.<\/strong><\/p>\n
Anche per quanto riguarda lo stile di disegno di Malgeri, ho solo lodi: a un segno piuttosto classico sull’aspetto dei personaggi non corrisponde lo scimmiottamento di vecchi approcci, bens\u00ec una matita decisamente dinamica e fresca, che sembra aver trovato un ottimo equilibrio tra andamento standard e ricercato. Ci ho visto un pizzico di Barks, un’oncia di Carpi e un po’ di tratto personale.<\/strong> Molto riuscite sono anche le ambientazioni, con la laguna ammantata di quella atmosfera magica che \u00e8 un elemento intrinseco di Venezia ma che si sposa ancora meglio con il periodo del Carnevale; risulta tutto azzeccato, anche nei colori allegri ma tenui.
Infine ho apprezzato anche la regia, ravvivata da diverse inquadrature interessanti e ben studiate, e la gabbia<\/strong>: molti contorni delle vignette sono arabescati, con cornici fantasiose e festose che si inseriscono coerentemente al contesto e accompagnano in particolare i passaggi con le canzoni di scena (altra genialata non facile da rendere su carta, che infatti \u00e8 l’elemento che scricchiola di pi\u00f9 ma che regge quel tanto che basta), ed \u00e8 presente una struttura congiante per la disposizione dei riquadri, con alcune pagine su quattro strisce e qualche splash-page.
Il prossimo mese ne riparliamo alla luce dell’ultimo episodio.<\/p>\n
Topolino, Pippo e la lunga notte dello sghignazzatore<\/em><\/strong>, di Marco Nucci, Niccol\u00f2 Testi<\/strong> e Andrea Maccarini<\/strong> (n. 3611), \u00e8 la prima storia scritta a quattro mani dai due compa\u00f1eros<\/em> toscani \ud83d\ude09 sodalizio che nello spirito mi ha ricordato quella manciata di storie co-firmate da Tito Faraci e Francesco Artibani sul finire degli anni Novanta.
La storia in s\u00e9 non \u00e8 clamorosa o chiss\u00e0 che, \u00e8 una piacevole lettura che ha il difetto di apparire un po’ frammentata e ripetitiva<\/strong> nel mostrare a m\u00f2 di scaletta gli effetti della visita di un fantasma nel maniero di Pippo. Al netto di questo, i dialoghi sono solidi e iconici, i personaggi sono scritti bene e l’atmosfera – anche grazie allo stile irrequieto di un buon Maccarini – funziona efficacemente.
Diciamo che di ciccia, sotto, ce n’\u00e8 un po’ pochina, ma la storia non \u00e8 lunghissima e quindi il \u201ctrucco\u201d regge.
Parte di questo gioco di illusionismo sta anche nel finale a sorpresa, che Nucci ha gi\u00e0 usato in alcune delle sue prove pi\u00f9 oniriche e sperimentali (Newton Pitagorico e gli incubi dell’incubatrice<\/em> e Tutto accadde alla fattoria<\/em>): un ribaltamento di prospettiva che lo sceneggiatore sa usare dannatamente bene, ma che tende a fare ricordare l’avventura solo in funziona di questo colpo di teatro tralasciando quello che \u00e8 venuto prima, spesso un po’ troppo in funzione di quella rivelazione.<\/strong>
Ci pu\u00f2 stare, ovviamente, \u00e8 lecito e non condanno tale approccio, anche alla luce degli altri punti a favore che pure ho indicato; per\u00f2 ne vedo anche i limiti.<\/p>\n
Si SanVa chi pu\u00f2: L\u2019idea, Il piano, L\u2019evento<\/em><\/strong>, di Sergio Badino, Alessandro Perina, Marco Mazzarello<\/strong> e Luca Usai<\/strong> (n. 3612), \u00e8 una simpatica storiella in tre fasi dedicata a San Valentino. Anche quest’anno se ne occupa Badino, ma rispetto all’anno scorso il risultato \u00e8 meno interessante. Qualche citazione storpiata di troppo e una costruzione priva di stimoli restituisce una prova un po’ smorzata perch\u00e9 piatta in quello che racconta.<\/strong> Si dice spesso che \u00e8 il come a fare la differenza, e sicuramente lo sceneggiatore ci mette del suo per cercare di variare il men\u00f9, ma nella pratica \u00e8 tutto abbastanza dimenticabile. Ai disegni, fenomenale Perina e molto buono Usai; fa un vistoso passo indietro Mazzarello che, mai come stavolta, patisce il risultato ibrido tra il suo stile e la lezione frecceriana con esiti non convincenti.<\/p>\n