entry point<\/em>: una lunga avventura di settanta pagine scritta da un Faraci in stato di grazia, capace di restituirci un eroe grintoso, che si trova suo malgrado incastrato in una missione spaziale ma che fa la sua parte senza dimenticare la propria ironia a fare da contraltare alle difficolt\u00e0 in cui si trova coinvolto. Non dico che lo sceneggiatore avesse ritrovato la scrittura dei tempi di PKNA, ma senza dubbio per me era stato in grado di recuperare alcuni modi di scrivere di quel periodo e li aveva coniugati sapientemente con il suo stile del 2023, peraltro supportato da uno dei migliori disegnatori pikappici di sempre.<\/p>\nC’erano tutti i presupposti perch\u00e9 si aprisse un nuovo filone – certo, l’ennesimo degli ultimi anni, ma con una voce diversa dal duopolio Artibani-Sisti, recuperando un altro importante veterano dell’epoca – capace di rilanciare il personaggio verso nuove direzioni\u2026 eppure, dopo un anno di attesa, tutto quello che ci viene offerto \u00e8 una storia di una quarantina scarsa di pagine, che se da un lato ha il merito di continuare il racconto direttamente da dove era terminata la scorsa avventura, dall’altro lo fa in maniera confusa, iper-compressa e ben poco soddisfacente.<\/strong>
Non \u00e8 neanche una questione di filler, come dicono in molti: non ho niente contro i filler, anzi personalmente penso che una serie di avventure autoconclusive sia la migliore declinazione possibile, allo stato attuale, per il progetto. Il problema risiede piuttosto in quello che la storia in questione vuole raccontare, che non \u00e8 ben chiaro: Pikappa e il suo nuovo alleato Kilborg atterrano su un misterioso pianeta nel quale il comprimario sembra essere stato un eroe tempo addietro, e subito si trovano a fronteggiare una ciurma piratesca spaziale che vuole conquistare questo mondo.<\/p>\n
Al di l\u00e0 della semplicit\u00e0 fin troppo estrema del plot<\/em>, che di fatto costituisce il pretesto per una trama di sola azione, i problemi si intravedono nel fatto che del passato di Kilborg non abbiamo saputo nulla di pi\u00f9 in senso stretto<\/strong>, funzione che invece sembrava questo episodio dovesse avere. Si allude, ma senza andare nello specifico e lasciando questa figura un po’ appesa: andava benissimo in Rinascita<\/em> per il tipo di intreccio imbastito, ma in questo caso invece pesa narrativamente.
Non \u00e8 neanche l’elemento peggiore del quadro: gli avversari sono infatti tanto generici quanto ridicoli, nel loro essere alieni\u2026 vestiti come pirati terrestri del Settecento! E come se non bastasse Faraci li caratterizza come cattivi consapevoli di esserlo e di essere ingabbiati nel loro ruolo, assegnato da \u201calte sfere\u201d (l’universo? il destino? l’autore?)<\/strong>
La trovata metanarrativa, tipicamente faraciana, in altri contesti poteva essere apprezzabile ma qui risulta un po\u2019 sprecata, poco contestualizzata e senza nemmeno lo spazio necessario per essere ben sviluppata.
Infine, lo sceneggiatore tenta di inserire nella storia una presunta profondit\u00e0 che per\u00f2, compressa in alcune didascalie di pensiero nell\u2019arco di due pagine, si risolve pi\u00f9 che altro nella retorica spicciola del \u201csiamo tutti eroi nell\u2019affrontare la nostra quotidianit\u00e0\u201d, incollata malamente su una scena in cui suona stonata.<\/p>\n
Cosa funziona, dunque? L\u2019ironia, innanzitutto: ho un debole per le frasette scanzonate alla Spider-Man e Faraci – insieme ad Artibani – \u00e8 tra i migliori in questo campo. Anche qui sfodera dialoghi azzeccati, dinamici, simpaticissimi, di fatto caratterizzando bene il protagonista e il suo nuovo amico.<\/strong>
E poi i disegni, ovviamente: a onor del vero, ho trovato il buon Pastro un po\u2019 meno convincente della sua media e della precedente avventura pikappica, ma l\u2019insieme resta sempre un bel vedere.<\/strong>
Diciamo che non mi ha entusiasmato il character design<\/em> dei pirati n\u00e9 degli abitanti del pianeta, in alcune vignette l\u2019aspetto di Paperinik risulta non sempre ottimale, specialmente nel becco e ogni tanto mi sono sembrate strane le proporzioni dello scudo extransformer; ma in fondo sono dettagli, perch\u00e9 le scene d\u2019azione sono gestite bene come sempre, la griglia \u00e8 splendidamente al servizio del racconto e il ritmo sincopato si avverte molto bene nella scansione delle vignette e soprattutto nella regia.
Sui colori di Irene Fornari<\/strong> sospendo il giudizio: non se l\u2019\u00e8 certo cavata male, ma mi sembra che manchi qualcosa nell\u2019approccio alla palette pikappica, forse un maggior equilibrio tra ombre ed effetti. Ma la strada cromatica intrapresa \u00e8 quella giusta \ud83d\ude09
\u00c8 il sentiero narrativo, quello che invece mi sembra essersi smarrito\u2026 il futuro \u00e8 tutto da scrivere, e certamente ritroveremo Kilborg nel prossimo sbocco di questa run<\/em>, alla luce del finale. Incrocio le dita.<\/p>\n
Gastone e l\u2019illustre fortunato<\/strong><\/em>, di Marco Nucci<\/strong> e Stefano Intini<\/strong> (n. 3595), \u00e8 una simpatica nucciata sotto diversi aspetti: il suo approccio a Gastone, il recupero della zia creata in I cieli di Farmtown<\/em>, la prosa del racconto fatta di insistite reiterazioni – cos\u00ec come i dialoghi – e una vicenda costruita a tappe.
Questo sia detto nel bene e nel male: per dire, non ho nulla contro lo \u201cuaueggiare\u201d, neologismo buffissimo che penso possa funzionare benissimo con i lettori pi\u00f9 giovani, e trovo anche che il racconto di viaggio sia ben gestito. I tormentoni, per\u00f2, forse a una certa hanno l\u2019effetto di stancare un po\u2019…
Ad ogni modo si tratta di una storia degna di aprire l\u2019albo su cui si trova, proprio per l\u2019afflato itinerante da caccia al tesoro di cui si ammanta e anche grazie alla \u201cstrana coppia\u201d che la affronta<\/strong>, capace di offrire un\u2019interessante variazione sul tema rispetto al solito Zio Paperone.
Sicuramente il suo collegamento \u201ceducational<\/em>\u201d non pesa minimamente, anzi Nucci \u00e8 abile nell\u2019imbastire una trama perfettamente autonoma da qualunque spunto di redazione, e in tal modo particolarmente godibile.
\u00c8 senz\u2019altro aiutato dal suo disegnatore-feticcio, quell\u2019Intini che qui si sbizzarrisce con il suo tratto naif veramente eccezionale e capace di reinterpretare il protagonista in maniera rispettosa del modello ma con quel tocco piacevolmente estroso che lo rende maggiormente cartoon<\/em>, giocando su una fisicit\u00e0 pi\u00f9 tracagnotta e su espressioni volutamente esagerate.<\/strong>
Uno stile libero, capace di distinguersi e che secondo me non viene mai abbastanza celebrato tra gli artisti pi\u00f9 significativi dell\u2019attuale panorama disneyano ma che, in futuro, secondo me potrebbe essere accostato a un Faccini o addirittura a un Bottaro per l\u2019approccio prettamente umoristico e plastico ai personaggi e alle ambientazioni.<\/p>\n
Lord Hatequack presenta: L\u2019ora del terrore – Paperino e il manuale del trovamostri<\/strong><\/em>, di Giulio Gualtieri<\/strong> e Roberto Vian<\/strong> (n. 3596), si pone ahim\u00e8 sulla falsariga della pi\u00f9 recente avventura del ciclo, firmata sempre da Gualtieri: la sensazione di vaghezza permane anche stavolta, infatti, solo leggermente mitigata rispetto a La leggenda del castello nero<\/em>, con una trama pressoch\u00e9 nulla che vorrebbe giocare tutto sulle atmosfere opprimenti.
In realt\u00e0 purtroppo mi \u00e8 piuttosto parso che si girasse a vuoto in almeno un paio di passaggi, con una conclusione che arriva troppo presto e buttando quasi in burletta quanto preparato nel corso della storia.<\/strong>
Il senso di vuoto \u00e8 accentuato dai disegni di Vian, che in questa sua fase artistica lavora fortemente di sottrazione lasciando ampi spazi nelle vignette, rinunciando ai dettagli di sfondo, anche grazie a un tratto particolarmente netto e sottile. Tratto che incide anche sull\u2019aspetto dei Paperi<\/strong>, Donald in testa, che appaiono qui in una versione quasi underground o abbozzata, per certi versi respingente; valga il discorso fatto un mese fa per Il ritorno degli acchiappafantasmi<\/em>, per cui lo stile dovrebbe effettivamente accompagnare degnamente le nuance di horror ma che nel complesso non risulta cos\u00ec efficace o apprezzabile, almeno per quanto mi riguarda.<\/p>\n
I cimeli raccontano – Zio Paperone e la paglietta<\/strong><\/em>, di Marco Bosco<\/strong> e Marco Palazzi<\/strong> (n. 3593), non raggiunge l\u2019ottima prova precedente della serie, ma \u00e8 comunque un buon racconto senza dubbio migliore dei primi due episodi del ciclo.
Bosco mette insieme le versioni giovani di Paperone e Pico de Paperis per narrare di un simpatico episodio del passato in cui il protagonista risalta degnamente e che scorre molto bene<\/strong>, anche per quanto riguarda i disegni puliti di Palazzi; lo sceneggiatore piemontese si attesta su questa buona media anche in Amelia e la soluzione intelligente<\/strong><\/em>, di Marco Bosco<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (n. 3594), nella quale l\u2019elemento scientifico – supportato dai consulenti che garantiscono il marchio Comics&Science<\/strong> – si amalgama bene con la trama, parlando di un tema caldo come l\u2019intelligenza artificiale e applicandolo alla magia, chiamando coerentemente in causa oltre alla fattucchiera che ammalia anche la strega esperta Roberta.<\/p>\n
Sempre a proposito di Comics & Science, l\u2019autore se la gioca bene anche in Pico de Paperis e il segreto del papiro<\/strong><\/em>, di Marco Bosco<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (n. 3596), dove il tuttologo per antonomasia torna in primo piano, accompagnato da Archimede, per aiutare Paperone e Rockerduck in una caccia al tesoro in seguito alla decifrazione di un antico papiro tramite le moderne tecnologie tomografiche: spunto assai valido e interessante, ben coniugato in un\u2019avventura forse un po\u2019 piatta ma con alcune gag ben centrate, specie nel finale.<\/strong>
In entrambe queste due storie del ciclo Soldati se la cava bene, sfoggiando il suo solito stile senza particolari guizzi (che le storie in questione in fondo non richiedevano) ma con il merito di offrire un disegno chiaro e sicuro; rimane un tratto che non mi appaga particolarmente.<\/p>\n
Zio Paperone, le GM e lo spirito alpino<\/strong><\/em>, di Alessandro Sisti<\/strong> e Simona Capovilla<\/strong> (n. 2594) e Zio Paperone e l\u2019opera inattesa<\/em><\/strong>, di Alessandro Sisti<\/strong> e Simona Capovilla<\/strong> (n. 3597) sono due storie distinte\u2026 ma paiono una la fotocopia dell\u2019altra<\/strong>: lo Zione e i nipoti in gita in Italia, Rockerduck sulle loro tracce, il protagonista che se ne accorge e furbescamente svia le mire dell\u2019avversario, il tutto come scusa per parlare di un tema specifico, le bellezze naturalistiche di Cuneo da una parte e le qualit\u00e0 di Giacomo Puccini<\/strong> dall\u2019altra. Il fatto che anche la disegnatrice sia la stessa accentua questa sensazione di \u201cricalco\u201d, peraltro di un plot<\/em> gi\u00e0 di suo non certo eccezionale e sviluppato in entrambi i casi in maniera piuttosto noiosa e didascalica.<\/strong> Nell\u2019omaggio pucciniano, peraltro, Sisti scomoda anche Adalbecco Quagliaroli e nipotina direttamente da quel ciclo di storie italiane inaugurato da Bruno Enna, ma senza che il loro ruolo incida significativamente sullo sviluppo.
Ahim\u00e8, anche Capovilla non brilla: ne avevo un buon ricordo per le diverse storie con Newton e per il lodevole lavoro sull\u2019episodio \u201cnatalizio\u201d di Cornelius<\/em>, ma ora mi sembra di intravedere una leggera involuzione nel tratto che va a banalizzare l\u2019aspetto dei personaggi.<\/strong> Spero si tratti di una defaillance<\/em> momentanea, magari dovuta a scadenze strette, e che questa fase venga presto superata.<\/p>\n
Un Rockerduck pedinatore \u00e8 presente anche in Zio Paperone alla ricerca della melaurea perduta<\/em><\/strong>, di Matteo Venerus<\/strong> e Giada Perissinotto<\/strong> (n. 3597), ma in questo caso i risultati sono migliori: Venerus gioca sul sicuro rinverdendo quel caposaldo che sono le cacce al tesoro paperoniane e lo fa con arguzia, rendendo l\u2019oggetto del desiderio un frutto raro e dalle nuance dorate. L\u2019insieme funziona, il team-up con la papera fruttivendola d\u00e0 una marcia in pi\u00f9, le atmosfere sono ben giocate e nel complesso la lettura fila bene, complici anche i disegni vellutati di Perissinotto, che conferisce una vitalit\u00e0 fenomenale al suo Paperone, cos\u00ec come alla regia delle tavole.<\/strong> Ci sono molte vignette che godono di inquadrature meno ovvie della norma, sempre ricercate e studiate, donando freschezza all\u2019apparato visivo e di conseguenza all\u2019opera nel complesso. Peraltro, in alcuni frangenti, il suo modo di rappresentare Paperone – in particolare il volto – mi ricorda quello del Claudio Sciarrone di vent\u2019anni fa, il che da parte mia \u00e8 decisamente un complimento.<\/p>\n
Topjorn, i vichinghi perbene e la biennale barbarica<\/strong><\/em>, di Roberto Gagnor<\/strong> e Andrea Malgeri<\/strong> (n. 3596), non prosegue la striscia positiva degli ultimi due mesi per lo sceneggiatore piemontese: senza la verve della coppia formata da Paperino e Paperoga, infatti, la comicit\u00e0 demenziale di Gagnor risulta qui meno azzeccata, e cos\u00ec mi ritrovo una storia non-sense<\/em> senza la minima coordinata per godermi la boutade messa in piedi.<\/strong> Tant\u2019\u00e8 vero che quasi nessuna gag mi ha fatto ridere, specialmente quando ricorre al tormentone dei verbi coniugati a caso.
Malgeri ai disegni fa un buon lavoro, anche se rispetto alle sue ultimissime prove e a precedenti storie con Topolino & Co., qui mi \u00e8 sembrato meno ispirato: forse il problema era dato solo dai costumi particolari e dagli accorgimenti che andavano a modificare anche il viso e l\u2019aspetto generale dei personaggi (i baffi, ad esempio), su cui l\u2019artista non ha saputo prendere del tutto le misure per rendermeli riusciti, ma in ogni caso non mi ha convinto del tutto.<\/p>\n
Paperino e la caccia al tesoro nei secoli<\/strong><\/em>, di Gorm Transgaard<\/strong> e Andrea Freccero<\/strong> (n. 3595), costituisce la quota danese di turno, con un plus rispetto alla norma: i disegni del \u201cnostro\u201d Freccero, che per l\u2019occasione parrebbe averne rielaborato l\u2019aspetto grafico ai fini della pubblicazione sul \u201cTopo<\/em>\u201d. A onor del vero non \u00e8 ben chiaro in cosa consisterebbero questi interventi, a meno che non si intenda l\u2019aver confezionato le tavole su tre strisce invece che su quattro come – immagino – apparve in Nord Europa.
Ad ogni modo il tratto dell\u2019artista \u00e8 sempre piacevole e, pur non raggiungendo per ovvi motivi la raffinatezza sfoderata per Sandopaper<\/em>, rappresenta il perfetto equilibrio tra sobriet\u00e0 e dinamismo, connubio sontuosamente disneyano.<\/strong>
La trama\u2026 poco da dire al riguardo. Come spesso accade in casa Egmont<\/strong>, si tratta di uno spunto pretestuoso per imbastire un\u2019avventura certamente movimentata ma poco giustificata e nemmeno molto interessante.<\/p>\n
Paperino e il nuovo hobby di Paperoga<\/strong><\/em>, di Rudy Salvagnini<\/strong> e Valerio Held<\/strong> (n. 3595) e Gli allegri mestieri di Paperino – Una lieve influenza<\/em><\/strong>, di Tito Faraci<\/strong> e Enrico Faccini<\/strong> (n. 3597), mettono in scena due aspetti peculiari del buon Donald: il lato dispettoso e quello indolente ma facilmente condizionabile una volta blandito. Salvagnini omaggia ancora una volta i suoi amati horror movies<\/em> con una pantomina innocua ma simpatica, Faraci continua il fortunato ciclo degli Allegri mestieri<\/em><\/strong> – che evidentemente, al contrario di quanto presumevo, non \u00e8 ancora terminato – spernacchiando il mondo degli influencer digitali con una risoluzione che il lettore un minimo attento sgama prematuramente ma che nondimeno risulta riuscita e divertente.<\/p>\n
Manetta il procrastinatore<\/em><\/strong>, di Giovanni Eccher<\/strong> e Blasco Pisapia<\/strong> (n. 3597), \u00e8 la seconda opera disneyana del bonelliano Eccher, ancora a Topolinia e ancora nel mondo \u201ccrime<\/em>\u201d della citt\u00e0. Stavolta si concentra sul commissariato e in particolare sul nostro ispettore preferito, che come tanti di noi \u00e8 vittima delle molteplici distrazioni che il web offre costantemente, dai video stupidi a ricerche online a catena, interrompendo continuamente il rapporto che dovrebbe consegnare a stretto giro. Rispetto alla prima prova, in questo caso ho trovato il tutto pi\u00f9 centrato: \u00e8 una mera riempitiva, forse anche troppo allungata per il proprio scopo, ma diverte e intrattiene, con una punch-line finale particolarmente azzeccata.<\/strong>
Peccato per i disegni di Pisapia, che continuo ad apprezzare poco per quanto riguarda la met\u00e0 topolinese del cielo disneyano: anche se l\u2019assenza di \u201ctopidi\u201d rende meno problematica la situazione, anche i canidi come Manetta, Rock Sassi e Basettoni non spiccano, risultando in alcune vignette un po\u2019 ingessati.<\/p>\n
Un magico mondo alla fattoria – La principessa nella torre<\/em><\/strong>, di Davide Aicardi<\/strong> e Giulia Lomurno<\/strong> (n. 3593), Fumetti muti: Don\u2019t worry, Bum happy – Lastre e flash<\/em><\/strong>, di Corrado Mastantuono<\/strong> (n. 3595), Pippo in: Domande e risposte<\/strong><\/em>, di Tito Faraci<\/strong> e Giulia La Torre<\/strong> (n. 3506), sono le tre brevi per me pi\u00f9 significative del mese.
La prima, in particolare, mi ha fatto ridere di gusto nel suo tenere il piede tra la realt\u00e0 e la fantasia del Paperotto: come gi\u00e0 detto per le due precedenti, l\u2019idea della serie mi pare lieve al punto giusto per fare breccia nel mio cuore da sognatore e questo episodio in particolare risulta spassoso e paradossale quanto basta<\/strong>, complici i disegni di Lomurno che appaiono aver \u201ccapito\u201d veramente il mood<\/em>.
Il nuovo capitolo dei \u201cfilm muti su carta\u201d con Bum Bum protagonista si muove sulla falsariga di quanto gi\u00e0 visto in passato, anche se forse stavolta, oltre allo sfoggio artistico, Mastantuono \u00e8 riuscito a impreziosire il tutto con una trovata abbastanza folle da farmi sorridere al fianco del buon Ghigno: il doppio senso della lastra \u00e8 giocato nel modo giusto e funziona alla grande nell\u2019ultima vignetta.<\/strong>
La breve pippesca firmata da Faraci, infine, si gioca tutta sull\u2019umorismo verbale dell\u2019autore e sullo sfott\u00f2 ai vari dispositivi a comando vocale stile Alexa: un paio di battute funzionano, ma nel complesso passa abbastanza sottotraccia.<\/strong><\/p>\nBene, direi che per questo mese \u00e8 tutto.
Alla prossima!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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