{"id":3252,"date":"2024-07-01T10:30:00","date_gmt":"2024-07-01T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=3252"},"modified":"2024-07-02T23:53:11","modified_gmt":"2024-07-02T21:53:11","slug":"il-topo-di-giugno-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2024\/07\/01\/il-topo-di-giugno-2024\/","title":{"rendered":"Il \u201cTopo\u201d di giugno 2024"},"content":{"rendered":"\n
\"Topo
Una story condivisa sul profilo Instagram di questo blog nel mese di giugno<\/figcaption><\/figure>\n

Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>!
Sembra – e sottolineo sembra! – che si sia finalmente entrati in estate! E lo dico da non amante di questa stagione, ma non ne potevo davvero pi\u00f9 di quel tempo da lupi che ha imperversato nel Nord Italia fino alla met\u00e0 di giugno!
La seconda parte del mese sembra aver portato climi pi\u00f9 consoni al periodo, e va bene cos\u00ec. Ha portato anche gli Europei di Calcio ma, come noto, il mio interesse per il pallone \u00e8 pari a zero anche quando riguarda la Nazionale, per cui non ho neanche partecipato troppo alla patria delusione dell’uscita degli Azzurri dal torneo.
A proposito di Vecchio Continente, giugno ha anche rappresentato la chiamata alle urne per le elezioni del Parlamento Europeo: non \u00e8 questo il luogo per discutere di risultati, aspettative e timori, ma certamente il basso numero di votanti \u00e8 un elemento che pone in essere alcune riflessioni.
Infine, per tornare a temi pi\u00f9 inerenti a questo blog, c’\u00e8 stato anche il novantesimo compleanno di Paperino<\/strong>! I festeggiamenti non sono mancati, specialmente in Italia, ed \u00e8 quindi inevitabile partire da qui per parlare delle storie uscite su Topolino<\/em> nel corso del mese appena concluso.<\/p>\n

Giugno 2024: le storie da Topolino<\/em><\/h2>\n

\"TopoPaperino e l\u2019ombroso<\/strong><\/em>, di Marco Nucci<\/strong> e Giorgio Cavazzano<\/strong> (n. 3576), apre infatti il numero del \u201cTopo<\/em>\u201d di inizio giugno, (quasi) interamente incentrato su Donald Duck.
Nucci decide di celebrare il personaggio in maniera laterale e meno ovvia, caratterizzandolo attraverso il sentimento della paura e raccontando un episodio dai toni inquietanti e vagamente horror collocato negli anni giovanili di Paperino<\/strong>, quando era arruolato in Marina e subito dopo quell’esperienza.
Il riferimento viene dalle DuckTales<\/em> anni Ottanta, che per prime istituzionalizzarono questo elemento derivato presumibilmente dalla blusa che veste da sempre.
Lo stesso sceneggiatore aveva gi\u00e0 citato come fatto canonico questo trascorso marittimo in Road to World Cup<\/em>, ma in questo caso lo rende il perno su cui si regge l’incipit dell\u2019intera trama.
Trama che mi ha avvinto molto, con questo misterioso essere che sembra vedere solo Paperino e che lo perseguita per diverso tempo, condizionandone l’esistenza<\/strong>: un plot invero non proprio originale, dal momento che riprende platealmente quella de Il colombre<\/em>, un racconto di Dino Buzzati<\/strong>. Ammetto di non averlo mai letto, ma il dettagliato riassunto trovato dopo una una rapida ricerca online mi ha effettivamente restituito una vicenda molto vicina a quella imbastita da Nucci, tanto da poterla considerare un vero e proprio adattamento\u2026 non dichiarato.<\/strong> \u00c8 un po’ questo che mi lascia perplesso, non aver citato da nessuna parte l’opera originale dalla quale si \u00e8 partiti per cucire il racconto sul papero protagonista. Non solo \u00e8 assente qualsivoglia indicazione sul numero, ma anche sui social l’autore non ha mai nominato Buzzati, pubblicizzando la storia sul suo profilo Instagram.
Non intuisco il motivo, ma me ne dispiaccio: dichiarare la fonte non avrebbe intaccato il lavoro di adattamento di Nucci, anzi, mentre non citare lo spunto fa perdere un po’ di \u201ccompletezza\u201d all’operazione. A meno che non sia il classico caso di ispirazione involontaria, un’idea che si \u00e8 sedimentata negli anni nella testa dell’autore, dopo averla letta, al punto da non ricollegare pi\u00f9 il fatto di averla fruita paro paro, cosa senz\u2019altro possibile e probabilmente avvenuta pi\u00f9 volte in passato.
Al di l\u00e0 di queste considerazioni, Nucci scrive un ottimo Paperino e il disegno di Giorgio Cavazzano offre una fenomenale sponda al tutto: non sempre in realt\u00e0 il tratto del Maestro \u00e8 impeccabile, qua e l\u00e0 qualche vignetta appare infatti meno riuscita, ma le scene d’atmosfera con la nebbia, i toni soffusi e l’immagine dell\u2019Ombroso sono semplicemente magistrali.<\/strong><\/p>\n

\"TopoPaperino e la banda del Lupo<\/em><\/strong>, di Francesco Artibani<\/strong> e Lorenzo Pastrovicchio<\/strong> (n. 3576), \u00e8 l’altra grande avventura celebrativa del numero di inizio giugno: Artibani e Pastrovicchio concludono la loro \u201ctrilogia anni Trenta\u201d e dopo Topolino e l’avventura su misura<\/em> e Pippo e i bracciali di Maciste<\/em>, tocca a Paperino vivere una nuova storia sui toni del glorioso passato.
Posso dire di aver trovato questa Banda del Lupo<\/em> la migliore dei tre racconti: c’\u00e8 avventura, dinamismo, gag fisiche spettacolari e umorismo verbale raffinato. Lo sceneggiatore romano riesce ancora una volta a restituire in un prodotto contemporaneo il feeling degli anni d’oro disneyani dimostrando di sapere benissimo quali elementi e soluzioni mettere in campo senza ottenere qualcosa di ingessato ma al contrario dando un’impostazione fresca e coinvolgente anche per i giovani lettori del 2024.<\/strong>
La trovo pi\u00f9 riuscita delle gi\u00e0 ottime precedenti perch\u00e9 mai come stavolta si avverte quel senso di coesione completa tra personaggi e universi narrativi, i cui confini erano effettivamente sfumati all’epoca: Paperino interagisce con il capitano Setter, con il meccanico Musone e con Lupo, che erano comprimari delle strisce di Mickey Mouse disegnate da Floyd Gottfredson<\/strong>. Ma, dando per assodato che il Trio mettesse spesso in piedi attivit\u00e0 insieme, cosa vietava che amici di Topolino lo coinvolgessero in qualche situazione proprio mentre era al lavoro con i suoi due compari?
In quest’ottica non stona quindi nemmeno la presenza di Qui, Qui, Qua, deliziosamente interpretati secondo la visione meno assennata degli esordi rispetto a quella che sarebbe subentrata successivamente, anche passando per le avventure intorno al mondo con Zio Paperone e per l’arruolamento nelle Giovani Marmotte.
L’affresco \u00e8 quello genuino di quella che una volta veniva definita \u201cBanda Disney\u201d, e tutto funziona come un orologio<\/strong>: nonostante si tratti di una storia apparentemente corale, inoltre, Artibani riesce a tenere comunque Paperino nel cuore del racconto, dandogli diverse scene d’azione, rendendolo il personaggio pi\u00f9 attivo del terzetto di eroi e facendo s\u00ec che fosse un elemento a lui direttamente collegato – i nipotini in pericolo – la molla che mette in moto la missione dei protagonisti.
Il Pastro dal canto suo si diverte e diverte i lettori con scene che sembrano provenire da un cartone animato per il dinamismo e per alcune situazioni surreali che l’artista rende efficacemente su carta, non facendole stonare con l’insieme.<\/strong> Per quanto riguarda la resa del design anni Trenta dei personaggi mi allineo con gli sperticati complimenti gi\u00e0 fatti nelle precedenti occasioni: il disegnatore sembra avere un’inclinazione naturale ad un tratto cos\u00ec smaccatamente e dolcemente classico che, unita alla propensione parallela a un segno pi\u00f9 roboante e moderno, rende Lorenzo un autore davvero eclettico. I suoi Mickey, Donald e Goofy classici sono tutt’altro che ingessati o cristallizzati nel tempo, ma ancora magnificamente vivi e pulsanti.
Menzione doverosa anche per Andrea Stracchi<\/strong>, che ricorre a una palette seppiata e tenue che catapulta felicemente il lettore in quel tempo che fu, come se si stesse leggendo un vecchio albo che ristampa un’avventura del passato.<\/p>\n

\"TopoTutti i lavori di Paperino<\/strong><\/em>, di Tito Faraci<\/strong> e Enrico Faccini<\/strong> (n. 3576), si pone come una summa della serie Gli allegri mestieri di Paperino<\/em>, realizzata proprio dai due autori. Ma qualunque cosa potreste aspettarvi dalla lettura, non sarete mai pronti al florilegio di delirio, surrealt\u00e0 e nonsense<\/em> che sprigiona questa storia, nella quale, a causa di un genio della lampada \u201ctrollone\u201d, il protagonista si trova a dover espletare 90 lavori, uno per vignetta e uno pi\u00f9 assurdo dell’altro. \u00c8 fumetto all’ennesima potenza nella sua forma pi\u00f9 pura, nel quale la sinergia tra sceneggiatore e disegnatore \u00e8 massima e permette di avere singoli riquadri autosufficienti e davvero spassosi, che per\u00f2 spesso rilanciano il loro risultato comico grazie a rimandi e collegamenti con quelli che li precedono o li seguono.<\/strong>
Un modo giocoso, smaliziato e sorprendente per festeggiare il buon Paperino partendo da un tema – quello del lavoro – che in varie maniere ha sicuramente caratterizzato questa figura. La fantasia dello sceneggiatore e il suo gusto per il paradosso sono a briglia sciolta, e il disegnatore segue benissimo l\u2019andazzo delineando le giuste espressioni sul volto del protagonista.
Una chicca.<\/p>\n

\"UncleArriviamo a quella che si pu\u00f2 considerare l\u2019evento del mese, e questo tanto in Italia quando negli Stati Uniti d\u2019America: Zio Paperone e il decino dell\u2019infinito<\/em><\/strong>, di Jason Aaron, Francesco D\u2019Ippolito, Vitale Mangiatordi, Paolo Mottura, Alessandro Pastrovicchio, Giada Perissinotto<\/strong> (n. 3579), \u00e8 la prima storia Disney pubblicata da Marvel Comics<\/strong>, la storica casa editrice di supereroi quali Spider-Man, Thor, Fantastici Quattro e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, diventata ancora pi\u00f9 famosa da quindici anni a questa parte grazie al Marvel Cinematic Universe<\/strong> sul grande schermo, che la Disney, fiutando l\u2019affare, acquist\u00f2 in toto.
Per chi volesse leggere le mie considerazioni a caldo, pochi giorni dopo l\u2019annuncio di questo evento, pu\u00f2 andare a rivedere questo mio post<\/a>.
Il fumetto \u00e8 stato pubblicato in USA il 19 giugno e dopo appena una settimana \u00e8 gi\u00e0 sbarcato nel Bel Paese, con un primo passaggio proprio su Topolino<\/em>, in attesa di future edizioni ad hoc che renderanno maggior giustizia all\u2019operazione e che tenteranno di monetizzare il pi\u00f9 possibile l’evento.
Trovo per\u00f2 molto intelligente aver voluto indirizzare il debutto italiano della storia sul pocket, al di l\u00e0 dei limiti che questo ha comportato: una coraggiosa riconferma della centralit\u00e0 della testata ammiraglia nel panorama Disney-Panini<\/strong>, che non c\u2019\u00e8 stata per altre produzioni estere (Darkwing Duck, I misteri di Parigi<\/em>) ma che ha perfettamente senso visto il forte richiamo mediatico di questa iniziativa e dello sceneggiatore coinvolto, elementi che hanno portato all\u2019acquisto del settimanale lettori insospettabili mossi dalla curiosit\u00e0.<\/p>\n

Passando alla storia in s\u00e9, personalmente non mi ha convinto nonostante le premesse mi intrigassero: niente di nuovo, a onor del vero, specialmente con l\u2019indigestione di multiverso fatta negli ultimi anni nell\u2019entertainment<\/em>, ma rimane un tema che continua a esercitare un grande fascino su di me, un po\u2019 come i viaggi nel tempo\u2026 non ne ho mai abbastanza ????
I problemi risiedono per\u00f2 in alcuni specifici fattori, gi\u00e0 evidenziati da diversi commentatori italiani: l\u2019iper-compressione narrativa, un Paperone figlio di una visione troppo particolare e ristretta, una retorica sbattuta in faccia senza un minimo di finezza e pressoch\u00e9 totale assenza di comicit\u00e0.<\/strong><\/p>\n

\"UncleJason Aaron \u00e8 sicuramente un appassionato di fumetto Disney e del personaggio di Zio Paperone, ma la sua conoscenza si limita giocoforza alla versione di Carl Barks<\/strong> e di Don Rosa<\/strong>, sostanzialmente le uniche veramente note in America: questo, agli occhi di un lettore italiano, diventa un limite perch\u00e9 sappiamo tutti bene quante interpretazioni e visioni ha avuto il personaggio e quanto quindi questo elogio del fronte barksian-rosiano (filtrata soprattutto dall\u2019elegia del fumettista del Kentucky) suoni un po’ eccessivo e unilaterale.
Bench\u00e9, al netto di ci\u00f2, non si possa negare che Aaron tratteggi una figura davvero tosta e figa, vincente ed eroica, che tiene la scena e che esalta per la determinazione e per alcune linee di dialogo<\/strong>: uno Zione centrale all’interno di una vicenda cucita addosso alla sua storia e alla sua essenza, con un taglio effettivamente marvelliano al fumetto Disney, che si farebbe anche apprezzare come alternativa\u2026 se fosse sorretta dal giusto spazio narrativo. La trentina abbondante di pagine a disposizione invece \u00e8 una quantit\u00e0 drammaticamente scarsa per poter sviluppare con i giusti modi la vicenda che lo sceneggiatore ha voluto imbastire<\/strong>: una mega-crisi che coinvolge dimensioni parallele e un Paperone corrotto e cattivo necessiterebbe di ben altra foliazione, l’ideale sarebbe stata una mini di quattro spillati in formato comics<\/em>, quindi da 22 pagine ciascuno e magari con il primo pure pi\u00f9 lungo\u2026 pigiare tutto in un’unica uscita, invece, porta a saltare sostanzialmente il secondo atto, portando dal punto A al punto C senza avere modo di mostrare con tutti i crismi la situazione, in particolare i viaggi del nostro Zione nelle varie realt\u00e0 per reclutare altri s\u00e9. Non a caso abbondano le didascalie, a un certo punto, modo furbo di ovviare a queste mancanze cercando di creare a parole quel pathos che non sempre si ricava dallo svolgimento in s\u00e9 e per s\u00e9. Un grosso \u201clo dimo\u201d, per dirla alla Boris<\/em>.<\/p>\n

Ho qualche perplessit\u00e0 anche sulla scelta delle copie paperonesche messe in campo: con l’eccezione dell’avversario e di un Paperone spaziale-futuristico, gli altri sono versioni del passato del nostro Zione, in un gigantesco omaggio alla $aga<\/em> di Don Rosa!<\/strong> La mitologia alla base del multiverso permette anche il movimento indietro nel tempo, ma in questo caso \u00e8 decisamente sbilanciato rispetto a quello che sulla carta dovrebbe essere il cuore di un’operazione del genere.
Sul repentino finale, inoltre, tutto si risolve con motivazioni cos\u00ec smielate – che a causa del poco spazio sono pure sbattute in faccia al lettore in maniera pedissequa e decisamente didascalica – da lasciare fastidiosamente interdetti.<\/strong><\/p>\n

I fan disneyani hanno spesso criticato tantissimi sceneggiatori italiani, responsabili di storie snervanti, noiose, blande, riempitive o addirittura sbagliate, ma certamente la loro conoscenza a tutto tondo di questo universo e il sistema ormai formalizzato da decenni con vari e continui aggiustamenti permettono nella maggior parte dei casi risultati pi\u00f9 quadrati di questo.
Aaron vince sotto il profilo dell’idea, della sfrontatezza, dei dialoghi, dell’attenzione nei confronti del personaggio di Paperone, delle atmosfere<\/strong>, in definitiva di quella allure<\/em> supereroistica americana che sa gestire indubbiamente bene e che in una certa misura riesce anche a distillare nella narrazione disneyana; soprattutto riesce ad allontanarsi dall’immagine pucciosa che i personaggi Disney hanno in USA recuperando invece quel poco di buon fumetto paperoniano d’avventura a cui ha avuto accesso. Ma i diversi e troppi limiti evidenziati rendono questo esperimento poco riuscito, poco a fuoco e poco centrato.<\/strong><\/p>\n

\"TopoTutt’altro discorso sotto il profilo dei disegni<\/strong>: un parterre di artisti italiani d’eccezione d\u00e0 lustro a una sceneggiatura altalenante, peraltro con una divisione molto intelligente dei compiti<\/strong>.
Al primo capitolo si dedica Paolo Mottura, che col suo approccio solenne e pittorico rende perfettamente questa introduzione un po’ cupa e inquietante.
Nella seconda parte subentra Francesco D\u2019Ippolito, che si scatena in scene frenetiche nelle quali – come gi\u00e0 in Ducktopia<\/em> – ha modo di sovvertire la griglia della pagina con soluzioni interessantissime e ritmate.
Terzo tassello per Alessandro Pastrovicchio e Vitale Mangiatordi, matite fluenti e dinamiche particolarmente adatte ad illustrare l’articolato scontro tra i vari Paperoni e il Paperone Supremo, all’interno di vignette dettagliate e movimentate.
Per l’epilogo interviene infine Giada Perissinotto: ottima scelta perch\u00e9 il suo stile vellutato, dolce e morbido \u00e8 funzionale a questa breve coda conclusiva nella quale \u00e8 tornata l’armonia tra i personaggi.
Ottima e moderna \u00e8 anche la colorazione, accesa ma ammantata anche di ombre e di luci pi\u00f9 dark per le scene maggiormente intense.<\/strong><\/p>\n

In definitiva si tratta per me di un’occasione mancata e solo parzialmente positiva: sar\u00e0 interessante capire il riscontro presso i lettori americani di comics<\/em>, che acquisteranno l’albo per curiosit\u00e0 o attratti dal nome di Jason Aaron e molto probabilmente a digiuno da fumetti Disney. Io spero in un buon successo, onestamente, perch\u00e9 potrebbe essere una buona cosa il rilancio di una produzione originale made in USA dopo anni di nulla. E non parlo dei What If<\/em> di imminente pubblicazione, sorta di parodie di Wolverine e di Thor, ma di storie originali con questi personaggi dati in mano a fumettisti di prim’ordine nel panorama statunitense.
Al di l\u00e0 del risultato di Infinity Dime<\/em>, dai e dai potrebbe anche emergere qualcosa di buono.
Sarebbe un futuro e un’alternativa intriganti, secondo me, e da tenere d’occhio.<\/p>\n

\"TopoPer festeggiare Paperinik, che in questo giugno ha celebrato i suoi 55 anni, il settimanale gli dedica una storia che si sdoppia, perch\u00e9 vista da due punti di vista diversi: in Gli anni ruggenti della 313<\/em><\/strong>, di Fabio Michelini<\/strong> e Emmanuele Baccinelli<\/strong> (n. 3577) e Paperinik e il furto storico<\/strong><\/em>, di Marco Gervasio<\/strong> e Emmanuele Baccinelli<\/strong> (n. 3577), \u00e8 in realt\u00e0 la macchina di Paperino\/Paperinik ad avere una certa centralit\u00e0, individuata come elemento comune tra le due identit\u00e0 del personaggio.
La 313 viene infatti riconosciuta come auto d\u2019epoca e perci\u00f2 finisce nel mirino dei Bassotti, novelli ladri di macchine antiche che hanno acquisito di conseguenza un certo valore.
Nella versione di Michelini il veicolo \u00e8 dotato di una sua coscienza, come gi\u00e0 visto nella seminale Paperino e il segreto delle 313<\/em> dove lo sceneggiatore campano ci aveva mostrato la \u201cscintilla di vita\u201d che la contraddistingue grazie al legame speciale con il suo padrone, e questa sua individualit\u00e0 \u00e8 quella che le consente di risolvere la situazione in cui \u00e8 finita.
La visione di Gervasio riporta invece la vicenda su binari pi\u00f9 concreti: per evitare che i lestofanti scoprano i congegni di Paperinik installati sulla vettura, il papero mascherato decide di intervenire con una manovra che include il classico robot-sosia e spiegando in maniera pi\u00f9 \u201ctecnica\u201d il movimento indipendente che la 313 compie a un certo punto, nel climax della trama.<\/p>\n

\"TopoPosso dirmi un po\u2019 disorientato da questo approccio? Capisco che l\u2019idea alla base della stessa storia vista sotto due angolazioni diverse porti a dover spiazzare e dare punti di vista diversi e sorprendenti, fa parte del meccanismo\u2026 ma in questo caso specifico si va praticamente a rinnegare quanto visto nella storia d\u2019apertura, sconsacrando quindi l\u2019ottica pi\u00f9 poetica e allegorica data da Michelini e che appunto ha dei natali ormai consolidati.<\/strong> Il tenore del \u201clato B\u201d paperinikiano poi \u00e8 piuttosto low profile<\/em>, con un\u2019avventura che si trascina piuttosto stancamente e con poche opportunit\u00e0 di valorizzare davvero il vendicatore mascherato; l\u2019uso stesso del pupazzo appare un po\u2019 eccessivo e \u201cstressato\u201d nelle sua modalit\u00e0, incrinando ancora di pi\u00f9 il tutto.
Personalmente ho quindi prediletto il \u201clato A\u201d di Michelini che, pur non brillando particolarmente e risultando a tratti forse un po\u2019 troppo infantile, tenta un approccio allegorico e sentito che mi ha convinto maggiormente.<\/strong>
Non ho infine che elogi per il prode Bacci, che qui compie un nuovo esercizio di stile nel dover illustrare due storie parallele che in alcune tavole ripetono le stesse scene: l\u2019artista riesce infatti a connotare in maniera diversa e con naturalezza l\u2019una e l\u2019altra, offrendo vibes<\/em> pi\u00f9 distese nella prima e pi\u00f9 concitate nella seconda<\/strong>, dimostrando di sapere bene come muoversi e come intendere i toni delle sceneggiature su cui lavora. Questo, unito a una mano sempre pi\u00f9 felice nel raffigurare i personaggi, Paperino\/Paperinik in particolare, e gli ambienti – il rifugio del papero mascherato \u00e8 rappresentato con una dovizia di particolari e un gusto per inquadrature, profondit\u00e0 e prospettiva quasi commoventi nella capacit\u00e0 cos\u00ec cristallina di visualizzare in maniera coinvolgente quel preciso scorcio<\/strong> – fa s\u00ec che Baccinelli si confermi come uno degli artisti pi\u00f9 completi e dotati in assoluto della sua generazione.<\/p>\n

\"TopoTopolino e l\u2019isola che non c\u2019\u00e8<\/em><\/strong>, di Giorgio Salati<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (nn. 3578-3579), si presenta come un\u2019avventura lunga e ambiziosa, che strizza l\u2019occhio abbastanza palesemente a Il signore delle mosche<\/em> e soprattutto alla serie TV Lost<\/em>, mio grande amore da appassionato di serialit\u00e0 televisiva.
Manca ancora un episodio alla conclusione e pertanto non mi voglio sbilanciare troppo, tirer\u00f2 le fila nel pezzo del prossimo mese, ma con 4 episodi su 5 all\u2019attivo qualcosa la posso gi\u00e0 dire.
Si tratta innanzitutto di una buona narrazione: in questo contesto Salati mostra di conoscere bene il mestiere imbastendo un intreccio solido e con gli elementi intriganti al punto giusto<\/strong>, i cliffhanger<\/em> ben giocati e un ritmo funzionale alla vicenda e alle sensazioni che vuole generare.<\/p>\n

Si mette anche \u201cnei guai\u201d introducendo un folto numero di comprimari inediti, da gestire peraltro in aggiunta ai \u201csoliti noti\u201d, ma grazie alla foliazione a disposizione riesce a dare spazio a ciascuno di loro.
Le manca per\u00f2 qualcosa per spiccare, allo stato attuale: un fastidioso senso di deja-vu, alcuni personaggi meno interessanti di altri, qualche momento nella parte centrale un po’ pi\u00f9 scarico e meno coinvolgente minano il gradimento complessivo<\/strong>\u2026 niente che mini drammaticamente la fruizione, ma sono fattori che la rendono semplicemente una lettura simpatica e nella media.<\/p>\n

\"TopoIn questa considerazione rientrano anche i disegni di Giampaolo Soldati, che non ho mai nascosto di non amare: a onor del vero in quest’occasione se la cava anche leggermente meglio del solito, specialmente per quanto riguarda le ambientazioni e i nuovi ingressi, caratterizzati da un discreto character design<\/em>.
Topolino, Minni, Orazio e Clarabella, invece, vengono visualizzati con il consueto stile dell’autore, che tende a una certa piattezza.
Il suo tratto spicca per\u00f2 quando nel terzo e quarto episodio viene chiamato a visualizzare i fantasmagorici sfondi ricchi di fantasia immaginati dallo sceneggiatore<\/strong>, davvero d’effetto e immersivo anche grazie all’efficace colorazione di Irene Fornari<\/strong>.
Giudizio definitivo rimandato al mese prossimo, come si diceva, ma per intanto non mi posso lamentare.<\/p>\n

\"TopoZio Paperone e la giocodenarite contesa<\/em><\/strong>, di Vito Stabile<\/strong> e Francesco Guerrini<\/strong> (n. 3578), \u00e8 una di quelle storie capaci di riappacificarmi con un personaggio ormai da troppo tempo usato malamente o superficialmente.
Stabile, che lo ama visceralmente, non si stanca mai di ricordarci che per riscoprirlo nella sua essenza, variet\u00e0 e importanza basta semplicemente andare a riguardare la lezione del suo creatore, Carl Barks. Settant\u2019anni dopo \u00e8 ancora tutto l\u00ec<\/strong> e riprendendo in mano le storie e le idee dell\u2019Uomo dei Paperi c\u2019\u00e8 quanto serve per impostare infinite avventure diverse e originali bench\u00e9 sempre rispettose delle caratteristiche vere e fondanti di Zio Paperone, ma – diversamente da Jason Aaron – con una consapevolezza dell’ecosistema paperoniano costituito successivamente.
Questa Giocodenarite contesa<\/em> ne \u00e8 un perfetto esempio: valorizzare quella passione feticista dello Zione per il denaro, capace di giocarci e di accudirlo in varie maniere, \u00e8 un\u2019idea sana che diventa una mossa raffinata nel momento in cui decide di usare l\u2019argomento come terreno di scontro tra il miliardario paperopolese e il suo \u201cdoppio malvagio\u201d Cuordipietra Famedoro.<\/strong> \u00c8 infatti un ottimo modo per rivitalizzare la sfida tra i due ricconi in maniera diversa quel tanto che basta a costituire una simpatica e riuscita variazione sul tema, capace di intrattenere e di divertire nell\u2019uso spontaneo e genuino di Uncle Scrooge.
Vito Stabile si conferma quindi uno dei pi\u00f9 felici cantori contemporanei di Paperon de\u2019 Paperoni, ma buona parte della riuscita della storia \u00e8 da riconoscere anche a Guerrini, che fa davvero la differenza nel visualizzare gli spunti dello sceneggiatore con il suo tratto non convenzionale ma al contempo fortemente radicato nella classicit\u00e0 pi\u00f9 felice.<\/strong> Le espressioni che ritrae sul becco di Paperone o sul grugno di Famedoro sono sempre ottimamente calibrate, mentre gli sfondi sono particolareggiati e curati – quasi barocchi – fin negli angoli di ogni vignetta.
Grandi applausi per l\u2019amico Vito, quindi, che nel giro di pochi mesi inserisce un\u2019altra palla in buca dopo l\u2019altrettanto riuscita Zio Paperone e la terribile Banda Bassotti<\/em>.
Vi rimando, per completezza,
all\u2019intervista-doppia effettuata da Simone Cavazzuti<\/strong> per il suo blog L\u2019eco del Mondo<\/strong><\/em> ai due autori proprio in occasione dell\u2019uscita di questa storia.<\/a><\/p>\n

\"TopoPer Pianeta Paperino \u2013 Quale nipotino?<\/em><\/strong>, di Vito Stabile<\/strong> e Marco e Stefano Rota<\/strong> (n. 3577), invece ho giocoforza meno elogi da dispensare, nonostante sia una delle due storie migliori della miniserie, per quanto mi riguarda.
Miniserie che non ho mai nascosto di aver gradito poco, specialmente se confrontata con la sorella maggiore Pianeta Paperone<\/em>: per lo Zione Stabile ha trovato la chiave giusta in questo lungo ciclo di brevi focalizzate di volta in volta su determinati aspetti del personaggio, mentre la medesima operazione, applicata a Paperino, per qualche motivo \u00e8 riuscita decisamente meno bene.<\/strong> Delle sei storie di cui si compone, mi hanno convinto veramente solo la prima – cio\u00e8 quella sulle frittelle – e quest\u2019ultima, dove grazie a uno stratagemma narrativo tanto semplice quanto azzeccato riesce a spiegare senza retorica spicciola l\u2019affetto di Paperino nei confronti di Qui, Quo, Qua<\/strong>, peraltro dipinti non come gli assennati paperi in miniatura a cui siamo abituati ma come dei ragazzini fallibili e un po\u2019 pasticcioni, com\u2019\u00e8 giusto per individui della loro et\u00e0.
Il tallone d\u2019Achille rimangono i disegni dei Rota: mentre il tratto d\u2019antan<\/em> del maestro continua ad avere un suo perch\u00e9 e una sua funzionalit\u00e0 con Scrooge, per qualche arcano motivo non funziona allo stesso modo in queste brevi paperinose, rendendo la lettura pesante e togliendo molto del brio e del dinamico delle sceneggiature.<\/strong> Cos\u00ec accade anche in questo caso e nonostante si trattasse di una trama piuttosto posata, il tratto e l\u2019inchiostrazione affossano una parte del gradimento della storia.<\/p>\n

\"TopoPer restare a tema Donald Duck, Sveglia, Paperino!<\/em><\/strong>, di Danilo Deninotti<\/strong> e Federico Franz\u00f2<\/strong> (n. 3578), mi ha invece positivamente sorpreso: sia chiaro, non \u00e8 niente di che, una storia qualunque e nella media, ma rispetto alla produzione standard di Deninotti mi pare che qui l\u2019autore sia riuscito a trasmettere quell\u2019umanit\u00e0 e quell\u2019affetto che intercorrono tra Paperino e i nipotini. La trama \u00e8 semplice ma, collocandola in maniera sensata all\u2019interno della quotidianit\u00e0 del personaggio e giocandola molto sui sentimenti di sincera preoccupazione di Qui, Quo, Qua, nei confronti del loro zietto, trova quel guizzo che la rende efficace e riuscita.<\/strong> Un taglio differente da quello di Stabile ma egualmente a fuoco.
Franz\u00f2 ai disegni non eccelle, al punto da farmi sospettare che si tratti di una storia rimasta nel cassetto della redazione per qualche tempo: il tratto sembra infatti fare passi indietro rispetto a quanto visto nel passato recente dell\u2019artista, recuperando quell\u2019aspetto pi\u00f9 grezzo del primo periodo.<\/p>\n

\"TopoPaperino e il cronopasticcio<\/strong><\/em>, di Knut N\u00e6rum, Tormod L\u00f8kling<\/strong> e Arild Midthun<\/strong> (n. 3577), offre la \u201cquota Egmont<\/strong>\u201d dell\u2019interpretazione paperinesca. \u00c8 un Paperino un po\u2019 incosciente, piuttosto attivo e intraprendente, capace di violare con nonchalance<\/em> le leggi del tempo al solo scopo di non saltare un appuntamento con Paperina.<\/strong> Il terzetto di autori nordeuropei si diverte nell\u2019utilizzare con arguzia tutti gli imprevisti dietro l\u2019angolo dei viaggi temporali per complicare ripetutamente la situazione, fino ad un epilogo decisamente migliore di quanto le premesse potevano far intendere.
Continuo a trovare azzeccata la possibilit\u00e0 di ospitare su Topolino<\/em> questo tipo di avventure estere, ottime per dare una visione a 360\u00b0 dei personaggi Disney, Paperino in particolare, mostrando l\u2019approccio che una scuola diversa da quella italiana riesce ad applicare.<\/strong> Da quando la scelta \u00e8 diventata pi\u00f9 attenta a quali storie e quali fumettisti includere, poi, l\u2019operazione si \u00e8 fatta pi\u00f9 riuscita e sensata, come in questo caso: il Paperino che agisce in questa Cronopasticcio<\/em> \u00e8 vitale, mantiene alcuni aspetti barksiani, \u00e8 pigro ma anche propositivo, ha un legame speciale con i propri famigliari e smuove mari e monti per dare il meglio di s\u00e9, quando riconosce di aver sbagliato; con la meravigliosa postilla per cui ci sono comunque situazioni in cui sbaglia ma rimane fermamente convinto di essere nel giusto, e pertanto non solo non mette in campo azioni per rimediare ma si impunta, in una spirale autodistruttiva.<\/strong>
Eleganti sono poi i disegni di Midthun, bench\u00e9 penalizzati dal formato pocket che restringe le vignette disposte su quattro strisce: problema invincibile, ahim\u00e8, a meno di non tornare a rimontare le storie come si faceva decenni fa, ma rovinando cos\u00ec irrimediabilmente il ritmo narrativo e i giri-pagina pensati originariamente. Meglio allora aguzzare la vista per godere dei tanti dettagli che l\u2019artista norvegese inserisce nelle proprie tavole, comprese le calzanti espressioni sul volto del protagonista, la plasticit\u00e0 della sua figura papera e la capacit\u00e0 di caratterizzare comprimari con un design sempre curato e mai banale o piatto.<\/strong><\/p>\n

\"TopoPippo garage sale<\/strong><\/em>, di Tito Faraci<\/strong> e Alessandro Perina<\/strong> (n. 3577), conferma il periodo di rinascita di Tito Faraci come sceneggiatore disneyano. Dopo diversi anni in cui compariva sul \u201cTopo<\/em>\u201d solo con sporadiche storielle di poche pagine quasi mai convincenti o davvero divertenti come ambivano a essere, e successivamente con miniserie prive di smalto (come quella su Fiuto Joe), nell\u2019ultimo annetto l\u2019autore sembra aver ritrovato la quadra: un paio di brevi un pelo pi\u00f9 a fuoco, lo spassoso ciclo de Gli allegri mestieri di Paperino<\/em> con il suo apice nell\u2019extra Tutti i lavori di Paperino<\/em> di cui ho parlato pi\u00f9 sopra, l\u2019ottima Il mistero del Monte Orso<\/em> e la magistrale PK – Rinascita<\/em> sono tasselli che sembrano riportare Faraci ai fasti degli esordi, mutatis mutandis e detto con ogni cautela (anche perch\u00e9 invece, in questo stesso mese, Paperino e Paperoga space team<\/em> sembra segnare un passo indietro\u2026)
Questo preambolo per dire che anche una storia apparentemente anonima come Pippo garage sale<\/em>, che sulle prime pu\u00f2 anche sembrare inutilmente pi\u00f9 lunga di quanto il soggetto non richiederebbe, ha un suo perch\u00e9, \u00e8 una lettura godibile, briosa, sinceramente divertente e che rende perfettamente giustizia al protagonista<\/strong>, nell\u2019ottica tutta speciale che lo sceneggiatore gli ha sempre dato, in una linea ideale che va da Il genio nell\u2019ombra<\/em> a Il brontolatore estivo<\/em>. \u00c8 Pippo, con la sua peculiare personalit\u00e0, a reggere brillantemente l\u2019impalcatura narrativa, cosicch\u00e9 anche il climax finale, che dalle premesse parrebbe esagerato e fuori tema, si riconduce a quella soavit\u00e0 dell\u2019assurdo che rientra nella poetica pippesca come intesa da Faraci.<\/strong>
Perina poi asseconda tutto questo con il suo tratto morbidissimo e delizioso, una delle sue migliori prove recenti insieme alla storia sulla Via Appia (anche perch\u00e9, per inciso, negli ultimi tempi lo sto apprezzando maggiormente con i Topi che con i Paperi).
Topolino e Pippo sono \u201ca modello\u201d, perfettamente equilibrati ma non per questo ingessati, tutt\u2019altro<\/strong>: appaiono spontanei, dinamici, armonici grazie a un tratto guizzante che fa pensare a un autore con ancora molta freschezza nella matita e molti assi ancora da giocare, perfettamente padrone del contesto e dei caratteri topolinesi.
La maestria si coglie anche da cose come il modo in cui ritrae la soffitta di Pippo o il mercatino a cui l\u2019allampanato amico di Topolino accetta di partecipare, con quell\u2019allegra accozzaglia di ciarpame.<\/strong> Infine, il segno di Perina si presta molto bene anche a situazioni pi\u00f9 concitate e meno urbane, come quando un robot gigante minaccia la citt\u00e0, attingendo a nuance<\/em> che possono ricordare Il gigante di ferro<\/em> e che rifulgono di una regia attenta e rodata.<\/p>\n

\"TopoPaperino e il Grand Mirror Hotel<\/strong><\/em>, di Bruno Sarda<\/strong> e Marco Palazzi<\/strong> (n. 3579), per concludere, riprende il ciclo degli edifici paperopolesi che narrano le loro vicende in prima persona che, come ricorderete, non mi ha mai detto granch\u00e9. Cos\u00ec \u00e8 anche per questo episodio, la cui lettura scorre bene e che risulta scritto con mestiere e mano sicura da Sarda, ma che si fa dimenticare in fretta a causa di un plot poco coinvolgente. Buoni i disegni di Palazzi.<\/p>\n

Bene, direi che per questo mese \u00e8 tutto.
Avrete visto che ultimamente scarseggiano pezzi extra sul blog, ma purtroppo il tempo \u00e8 tiranno\u2026 per i prossimi \u201cIn gabbia!\u201d<\/strong><\/em>, per esempio, occorrer\u00e0 aspettare almeno settembre. A luglio arriver\u00e0 per\u00f2 la recensione del nuovo Almanacco<\/em> e probabilmente anche una tardiva analisi del n. 100 dei Grandi Classici Disney<\/em>, ma per il resto – al netto dei consueti pezzi mensili sulle storie di Topolino<\/em> – sono ufficialmente in modalit\u00e0 estiva ????
Alla prossima!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Facciamo una panoramica delle storie uscite sui \u201cTopolino\u201d di giugno secondo il punto di vista del nostro Bramo!<\/p>\n","protected":false},"author":327,"featured_media":3270,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il \u201cTopo\u201d di giugno 2024 - Lo Spazio Disney","description":"Facciamo una panoramica delle storie uscite sui \u201cTopolino\u201d di giugno secondo il punto di vista del nostro Bramo!"},"footnotes":""},"categories":[11,130],"tags":[206,36,32,160,25,97,212,33,19,42,29,4,61],"class_list":["post-3252","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiacchiere","category-topolino-magazine","tag-arild-midthun","tag-emmanuele-baccinelli","tag-francesco-artibani","tag-francesco-guerrini","tag-giorgio-cavazzano","tag-giorgio-salati","tag-jason-aaron","tag-lorenzo-pastrovicchio","tag-marco-gervasio","tag-marco-nucci","tag-tito-faraci","tag-topolino-magazine","tag-vito-stabile"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3252","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/users\/327"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3252"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3252\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}