{"id":3161,"date":"2024-04-11T10:30:00","date_gmt":"2024-04-11T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=3161"},"modified":"2024-07-09T23:50:53","modified_gmt":"2024-07-09T21:50:53","slug":"almanacco-topolino-18-aprile-maggio-giugno-2024","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2024\/04\/11\/almanacco-topolino-18-aprile-maggio-giugno-2024\/","title":{"rendered":"Almanacco Topolino #18 (aprile-maggio-giugno 2024)"},"content":{"rendered":"\n
Il numero primaverile \u00e8 davvero valido e interessante, con un paio di chicche mica male che da sole valgono il prezzo e con proposte generalmente meritevoli. \u00a0<\/p>\n \u00a0<\/p>\n \u00a0<\/p>\n \u00a0<\/p>\n
<\/a>Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>!
Torno con gioia a parlare di una delle testate da edicola – e non solo – attualmente tra le pi\u00f9 valide nel panorama disneyano, nonch\u00e9 quella che pi\u00f9 si avvicina per velleit\u00e0 alle pubblicazioni che nei gloriosi anni Novanta venivano definite \u201cper collezionisti\u201d: Almanacco Topolino<\/em>.
\u00c8 passato pi\u00f9 tempo del solito dal numero precedente, difatti con questo #18 il prodotto passa da bimestrale a trimestrale<\/strong>: sicuramente un peccato, andando di fatto a erodere la dose annuale di albi e quindi di storie estere inedite, ma il mercato evidentemente \u00e8 questo e dobbiamo farci i conti (anzi, probabilmente devono farli in Panini<\/strong> ^^\u2019\u2019 )<\/p>\n
Si apre con un editoriale che preannuncia una suddivisione tematica pi\u00f9 rigida a partire dal prossimo numero, approccio che non mi dispiace affatto ma che fondamentalmente io gi\u00e0 coglievo nelle varie uscite, per cui non capisco bene se e quanto queste intenzioni cambieranno la struttura degli albi futuri.<\/p>\n
<\/a>Le ristampe dal vecchio Almanacco<\/em> sono Zio Paperone e il ritratto sottratto<\/em><\/strong>, di Disney Studio<\/strong>, Luciano Bottaro<\/strong> e Carlo Chendi<\/strong> e Topolino e il conte di Montetristo<\/em><\/strong>, di Abramo-Giampaolo Barosso<\/strong> e Luciano Gatto<\/strong>: due storie nella media di quanto proposto negli anni Settanta dalla testata, ma che il curatore Davide Del Gusto<\/strong> sa contestualizzare in maniera puntuale e piacevole. Ad esempio, nel primo caso spiega come funzionava con le S-code<\/em> – vale a dire soggetti provenienti dall\u2019America appositamente per il mercato internazionale, che venivano poi rielaborati con sceneggiature confezionate nei singoli Paesi di destinazione, Italia in primis, da autori autoctoni – ed evidenzia l\u2019italianizzazione del plot<\/em>: qui gli autori in gioco sono Chendi e Bottaro, e infatti ecco far capolino la cittadina ligure di Rapallo.
La vicenda \u00e8 a tratti surreale – l\u2019introduzione nella quale Paperone fa entrare in casa uno sconosciuto nel cuore della notte non appare molto chiara – e in un paio di passaggi occorre chiedere molto alla sospensione dell\u2019incredulit\u00e0, ma la fantasia immessa nella storia e la comicit\u00e0 che la permea fa perdonare certi voli pindarici, insieme al disegno fenomenale di Bottaro<\/strong>, che si esprime al massimo nei volti di Zio Paperone, Paperino e dei Bassotti, oltre che in certe vedute rapallesi. Notare in tal senso come il segno appaia in tutta la sue espressivit\u00e0 nelle tavole lasciate in bianco e nero.<\/p>\n
<\/a>Per quanto riguarda Il conte di Montetristo<\/em>, mi sono invece annoiato un po\u2019: non si tratta del solito gialletto sciapo di quel periodo, perch\u00e9 i fratelli Barosso hanno invece costruito una trama quasi spionistica, incentrata su un intrigo di corte in un immaginario staterello mitteleuropeo e questo rende l\u2019impianto pi\u00f9 coinvolgente, ma nel complesso la trama procede lentamente e senza particolari guizzi<\/strong>, complice anche il disegno di Luciano Gatto che, pur portato avanti con la consueta pulizia e professionalit\u00e0, non contribuisce a dare scossoni alla resa complessiva della vicenda.
Interessante per\u00f2 l\u2019articolo introduttivo del curatore, che offre una buona panoramica su altre trame simili, sulle atmosfere narrate dai Barosso e su precedenti ruoli di Gambadilegno vicini a quello ricoperto in questa circostanza.<\/p>\n
<\/a>Passando alle inedite dell\u2019albo, Zio Paperone in: il figlio del Klondike<\/em><\/strong>, di Lars Jensen<\/strong> e Miguel Fernandez Martinez<\/strong> e Zio Paperone in: due per uno<\/em><\/strong>, di Lars Jensen<\/strong> e Daan Jippes<\/strong> sono accomunate dal presentare il cugino di Paperone, Douglas de\u2019 Paperoni, co-protagonista di una manciata di storie Egmont<\/strong>. Davide Del Gusto si premura di delinearne un profilo e di elencare le storie in cui il personaggio era precedentemente apparso, anche se purtroppo non vengono specificate le relative edizioni italiane nelle quali reperirle, delegando implicitamente tale ricerca al singolo lettore curioso con l\u2019ausilio di Inducks<\/strong>. Sono per\u00f2 preziosi i riferimenti barksiani individuati nella prima delle due avventure qui ospitate, utili a facilitare i necessari paralleli.
Il figlio del Klondike<\/em> \u00e8 infatti un’articolata avventura in due tempi nella quale gli echi della corsa all’oro vengono rivisti nella contemporaneit\u00e0, dal momento che appena fuori Paperopoli sembra essersi trovato un ricco filone aurifero grazie alla scoperta iniziale di Douglas. Questo impedisce l’ormai consunto siparietto sulla nostalgia canaglia dello Zione e porta piuttosto a uno sviluppo ben gestito e inaspettato nel finale.<\/strong> Le gi\u00e0 richiamate citazioni da Carl Barks<\/strong>, per la precisione a La Stella del Polo<\/em>, sono forse un po’ gratuite ma comunque simpatiche e anche divertenti, in particolare vedendo chi sostituisce Doretta Dorem\u00ec in questa occasione!
Molto buoni i disegni, ovviamente sulla linea barksiana come Egmont comanda ma non privi di personalit\u00e0.
Due per uno<\/em> \u00e8 invece una breve che gioca tutto sull\u2019avarizia dei due cugini che, nel tentativo di sfruttare un’offerta dal barbiere per spuntarsi gratis le basette, ricevono invece una bella lezione. Simpatica lettura da decompressione, insomma, elevata dal tratto sontuoso di un Jippes fenomenale.<\/p>\n
<\/a>L\u2019albero genealogico dei paperi: Patrizio de\u2019 Paperoni trova l\u2019amore<\/em><\/strong> + I mesi perduti del Duca Bambaluc de\u2019 Paperoni<\/strong><\/em>, di Kari Korhonen<\/strong>, sono gli ultimi due episodi disponibili della serie, arrivando cos\u00ec in pari con quanto pubblicato in Nord Europa.
Sono entrambe solide storie che, a dispetto delle poche tavole, riescono a delineare un buon profilo di Patrizio e della sua dolce met\u00e0 nel primo caso – caratterizzati da una comica parsimonia estrema come stile di vita – e a raccontare un interessante spaccato di vita del Duca Bambaluc nel secondo, spiegando altres\u00ec il motivo del cappuccio che lo ha sempre contraddistinto nelle rare illustrazioni che lo hanno ritratto in prodotti Disney del passato.
Delle piccole narrazioni piacevoli e indolori, le definirei, caratterizzate come sempre dal tratto rigido e underground di Korhonen che si sta facendo man mano pi\u00f9 smussato.<\/strong><\/p>\n
<\/a>Lilli e la foresta incantata<\/em><\/strong> di Del Connell<\/strong> + Le tre fate buone e il ladro misterioso<\/strong><\/em> di Carl Fallberg<\/strong>, entrambe per i disegni di Al Hubbard<\/strong>, sono quelle chicche a cui accennavo all’inizio.
La rubrica Classici Made in USA<\/strong> \u00e8 infatti dedicata proprio a Hubbard, con un articolo che ho trovato ahim\u00e8 troppo breve per riuscire a raccontare pienamente l’importanza di questo artista e l’ampiezza della sua carriera<\/strong>, nonostante Del Gusto riesca in ogni caso a mettere in luce i punti pi\u00f9 significativi del profilo. Ci si concentra sull’attivit\u00e0 dell’artista nel disegnare i classic characters<\/em>, vale a dire i personaggi provenienti dall’animazione disneyana, e per tal motivo la scelta di queste due storie si configura come particolarmente calzante.
Tra l’altro, per via dei loro protagonisti, sono opere che hanno anche goduto di uno scarsissimo numero di ristampe, rendendole quindi delle rarit\u00e0 interessanti: un po’ quello che cercava di fare appena possibile Luca Boschi, su Zio Paperone<\/em> ai tempi e pi\u00f9 recentemente sui \u201csuoi\u201d Grandi Classici<\/em>.
Le trame sono piuttosto semplici, quando non ingenue o pretestuose, ma riescono sempre a intrattenere: con la foresta incantata abbiamo la scusa di un vero e proprio crocevia di tantissimi personaggi provenienti da vari lungometraggi Disney<\/strong>, che Lilli pu\u00f2 quindi incontrare senza soluzione di continuit\u00e0 in una sorta di benvenuto per lei in questo universo fantastico.<\/p>\n