{"id":3050,"date":"2024-03-28T10:30:00","date_gmt":"2024-03-28T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=3050"},"modified":"2024-07-09T23:51:38","modified_gmt":"2024-07-09T21:51:38","slug":"ode-alledicola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2024\/03\/28\/ode-alledicola\/","title":{"rendered":"Ode all\u2019edicola"},"content":{"rendered":"\r\n
Ah, l’edicola! In una situazione del genere, a pagarne lo scotto \u00e8 stato certamente anche il comparto fumetto<\/strong>, in particolare per i due editori che pi\u00f9 di tutti hanno puntato sull’edicola come veicolo di distribuzione primario – se non esclusivo – della propria produzione made in Italy<\/em>: Disney<\/strong> (gestita dal 2013 da Panini<\/strong>) e Bonelli<\/strong>. Il Bramo ragazzino ci si recava per cercare quel volume one-shot<\/em> pubblicizzato sulle pagine di Topolino<\/em>, oppure per prendere il nuovo numero di un periodico nei mesi in cui i genitori acconsentivano a quella spesa in pi\u00f9, magari in occasione del compleanno o dell’estate. Spesso, poi, alcune uscite pi\u00f9 di nicchia arrivavano in un\u2019edicola e non in un\u2019altra, cos\u00ec partiva il \u201cgiro delle sette chiese\u201d \ud83d\ude1b da un giornalaio all\u2019altro<\/strong>: quello in piazza, quello sul ponte, quello della stazione, quello nel quartiere pi\u00f9 lontano da casa e cos\u00ec via. Seguire il fumetto Disney con un certo criterio era quindi un po\u2019 una caccia al tesoro: per certi versi frustrante e impegnativa, per altri qualcosa di ingaggiante e divertente, essa stessa parte dell\u2019esperienza di collezionista.<\/strong>
\u00c8 difficile spiegare come un normalissimo esercizio commerciale possa emanare sensazioni cos\u00ec pervasive e affettive<\/strong>, specialmente a chi non ha mai frequentato questo luogo con una certa regolarit\u00e0.
Ma in realt\u00e0 l’abitudine di comprare ogni mattina il quotidiano dal proprio giornalaio di fiducia \u00e8 stata a lungo un rito importante per l’italiano medio tanto quanto quello del caffettino a inizio giornata.
Consuetudine che, pur permanendo ancora oggi, si \u00e8 di certo drasticamente ridotta<\/strong>: con l’avvento di internet, dei siti ufficiali dei giganti dell\u2019informazione e poi dei social network sempre pi\u00f9 persone hanno sostituito con i nuovi media l’acquisto e la lettura dei giornali, in maniera ancora pi\u00f9 marcata di quanto avvenuto decenni orsono con l\u2019avvento dei telegiornali per informarsi.<\/p>\r\n
<\/a>Questo, peraltro, \u00e8 solo uno degli elementi che ha portato alla crisi delle edicole, in corso ormai da un buon ventennio e in via di esponenziale peggioramento.<\/strong> Tanti altri sono stati i fattori che hanno concorso a questo declino: il fatto che anche supermercati e ipermercati abbiano avuto la possibilit\u00e0 di vendere materiale editoriale, per esempio, insieme a una certa sfiducia verso l’operato dei giornalisti e a un diffuso disinteresse nei confronti della carta stampata, che ha ovviamente riguardato non solo i quotidiani ma anche rotocalchi e settimanali.
Non \u00e8 un caso che molti punti vendita, per tentare di sopravvivere, si siano aperti alla vendita di oggettistica varia.<\/p>\r\n
Di fronte alla tempesta perfetta, la soluzione dei due colossi \u00e8 stata quella di esplorare altre realt\u00e0 per la vendita degli albi: dapprima la fumetteria e poi la libreria, con la conseguente creazione di prodotti ad hoc nel formato, nella presentazione cartotecnica e chiaramente nel prezzo.<\/p>\r\n
<\/a>Ma, per quanto entrambe siano luoghi idonei per la vendita di fumetti, anche se sotto aspetti diversi tra loro, non possono sostituire l’atmosfera che regalava l’edicola e che inevitabilmente i lettori non hanno pi\u00f9 modo di ritrovare nemmeno nei giornalai superstiti.<\/strong>
Un luogo forse meno attento alle necessit\u00e0 di un lettore appassionato ed esigente, ma non per questo improprio o inadatto<\/strong>: in particolare per chi come me \u00e8 cresciuto in provincia, senza la possibilit\u00e0 di accedere a negozi specializzati dei grandi centri e in un’epoca in cui l\u2019e-commerce<\/em> era fantascienza, l’edicola era uno scrigno ricco di tesori, sorprese e gioia.<\/p>\r\n
Altre volte ci andavo semplicemente per vedere cosa ci fosse di nuovo sugli scaffali: scaffali affollati di un’offerta importante anche sotto il solo profilo disneyano<\/strong>, grazie a quella spinta iniziata proprio con gli anni Novanta a creare numerose nuove testate parallele.<\/a>
Non c’erano pagine social o cataloghi specializzati per annunciare nuove pubblicazioni, per cui la sorpresa era dietro l’angolo, anche nei punti vendita di cittadine medio-piccole: si entrava e ci si trovava di fronte a un ampio settore dedicato ai comics<\/em>, con numerose copie per albo e con un\u2019ampia scelta di prodotti Disney, tra uscite regolari e strenne tanto saltuarie quanto preziose.<\/p>\r\n
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Fa specie pensare che delle cinque edicole che c\u2019erano nella mia cittadina quando bambino ne \u00e8 rimasta oggi una sola, stoica come non mai, resistendo tra tutte le difficolt\u00e0 del caso. Un solo punto vendita in un centro abitato di circa 15.000 abitanti.<\/p>\r\n
<\/a>Ad ogni modo ricordo ancora vividamente quando nel giugno del 2000 beccai a sorpresa il mitico Paperdinastia<\/em><\/a><\/strong>, senza sapere minimamente di cosa si trattasse ma attratto dall\u2019effetto marmoreo e austero della copertina: lo comprai e nulla fu pi\u00f9 come prima, dal punto di vista della mia esperienza di lettore disneyano.
Oppure quando tornai pi\u00f9 e pi\u00f9 volte per diversi giorni consecutivi nella mia edicola di riferimento, nel febbraio 2001, perch\u00e9 non si decideva ad arrivare Paperfestival<\/em><\/strong><\/a>, un vattelapesca qualunque in tema con il Festival di Sanremo su cui, chiss\u00e0 perch\u00e9, mi ero fissato!
Altri acquisti fulminanti e quasi casuali furono Tesori Tre – Storie di fantasmi e altro<\/em><\/strong><\/a> in un freddo inizio dicembre del 2000 – importantissimo tassello nella mia iniziazione a Carl Barks<\/strong> – e il brossurato di MM – Mickey Mouse Mystery Magazine: Le origini<\/em><\/strong><\/a>, che mi introdusse al mondo di Anderville spingendomi anni dopo a recuperare gli spillati originali.
E come dimenticare lo Speciale 00<\/em> di PKNA,<\/strong><\/a> che mi fece per la prima volta toccare con mano l\u2019universo pikappico?<\/p>\r\n
<\/a>Poi ci fu il battesimo delle testate cult<\/em> degli anni Novanta e Duemila<\/strong>: Zio Paperone<\/em><\/strong> e I Maestri Disney<\/em><\/strong>. Inizialmente erano pubblicazioni che da me non arrivavano, ma ad un certo punto il vento cambi\u00f2: nel gennaio 2002 trovai per puro caso nell\u2019edicola da me pi\u00f9 distante il n. 23 di MD (dedicato a Giovan Battista Carpi<\/strong>), e da l\u00ec fortunatamente il giornalaio in questione continu\u00f2 a riceverlo.
Per ZP la questione era pi\u00f9 complessa: lo rintracciavo soltanto nell\u2019edicola all\u2019interno di un centro commerciale a una ventina di chilometri da me, dove una volta ogni mese e mezzo circa i miei andavano a fare la spesa. Se li accompagnavo, ne approfittavo per una capatina l\u00ec e per recuperare numeri random del mensile, anche grazie alle Raccolte<\/em><\/strong> che incollavano insieme tre vecchi albi della serie.<\/p>\r\n
Quando si trovava qualcosa di particolarmente ostico era quasi un risultato eroico, considerando le limitate possibilit\u00e0 alternative per ottenere quel singolo volume.<\/p>\r\n