{"id":2728,"date":"2023-10-03T10:30:00","date_gmt":"2023-10-03T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=2728"},"modified":"2023-10-02T23:19:03","modified_gmt":"2023-10-02T21:19:03","slug":"il-topo-di-settembre-2023","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2023\/10\/03\/il-topo-di-settembre-2023\/","title":{"rendered":"Il \u201cTopo\u201d di settembre 2023"},"content":{"rendered":"\n
Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>! Cos\u00ec non \u00e8 parso per\u00f2 per Topolino<\/em>: il nostro settimanale preferito ha vissuto settembre con lo stesso piglio rilassato e disimpegnato che abbiamo potuto osservare nei mesi di luglio e agosto. Certo, a rifletterci i mascheramenti, i misteri e i rebus appaiono un po\u2019 forzati all\u2019interno della narrazione, lo riconosco, ma tutto sommato riesco a passarci sopra.<\/strong> Ribadisco comunque che la storia costituisce una lettura godibile, e in quest\u2019ottica sicuramente contribuiscono molto i disegni di Bacci: non solo la pulizia del suo tratto, che delinea in maniera chiara e morbida ogni personaggio, e non solo il piacevole equilibrio tra vintage e contemporaneo mantenuto nel design dei personaggi storici qui ripresi, ma \u00e8 proprio la recitazione e la messa in scena che l\u2019artista imbastisce nelle vignette a dare il valore aggiunto al lavoro di un ragazzo che dimostra storia dopo storia di essere un nome ormai di primo piano tra i disegnatori in forza a Topolino<\/em>.<\/strong> Per ora direi che siamo un gradino sotto la prima tranche, ma senza alcun dubbio sempre nettamente al di sopra della pressoch\u00e9 totalit\u00e0 di contenuti visti sul settimanale negli ultimi mesi.<\/strong> I misteri di Paperopoli \u2013 Pico, Paperino e la pagina nascosta<\/strong><\/em>, di Carlo Panaro<\/strong> e Massimo Fecchi<\/strong> (n. 3540), mi permette di ribadire come questo ciclo risulti posticcio e poco riuscito, un pretesto per raccogliere sotto di s\u00e9 storie generiche tanto come tema quanto come valore. Di Paperoga ne basta uno<\/strong><\/em>, di Francesco Vacca<\/strong> e Lucio Leoni<\/strong> (n. 3539), \u00e8 un\u2019altra short-story<\/em> che ha il suo perch\u00e9: Vacca conosce il mestiere e riesce a infonderlo anche in questa breve, per quanto sia essenzialmente una \u201cprova minore\u201d. Lo sceneggiatore ci ha abituato a ben altro, stavolta opta per un\u2019idea folle, vagamente facciniana, nella quale una volta tanto \u00e8 lo stesso Paperoga ad essere vittima\u2026 ma di un\u2019inspiegata \u201cmagia\u201d che gli si ritorce contro. Simpatica, ma nulla pi\u00f9. Paperozius e il vortice della sapienza<\/strong><\/em>, di Rudy Salvagnini<\/strong> e Federico Maria Cugliari<\/strong> (n. 3539), \u00e8 forse la peggior prova di Salvagnini da quando \u00e8 tornato in forza a Topolino<\/em>. Mi spiace dirlo, ma la storia \u00e8 un concentrato di clich\u00e9 ormai consunti e spaventosamente privi di mordente.<\/strong> Si tratta di una breve in costume nella quale i personaggi sembrano recitare stancamente la parte di s\u00e9 stessi senza crederci, lasciandomi seriamente perplesso. A poco servono dunque gli ispirati disegni di Cugliari, qui quasi trasfigurato rispetto al suo lavoro su Dollari di famiglia<\/em>: una linea chiara tratteggia con morbidezza i personaggi e anche le ambientazioni appaiono ricche di dettagli e affascinanti.<\/strong> Peccato che siano al servizio di una storiella dimenticabilissima e che non strappa nemmeno una risata.<\/p>\n Insomma, un mese che ha presentato diverse criticit\u00e0 e che induce a riflettere sull\u2019attuale proposta disneyana. Magari ci sar\u00e0 l\u2019occasione di farlo pi\u00f9 ampiamente in un articolo ad hoc. Negli ultimi mesi ha utilizzato questo spazio finale per spammare alcuni miei contributi usciti sulle pagine del Papersera<\/strong>.
Settembre \u00e8 ormai alle spalle, con tutto il suo carico di \u201cback to<\/em>\u201d alla vita normale, passata la sbornia di ferie e vacanze estive.
Personalmente \u00e8 stato un mese piuttosto faticoso, soprattutto nella sua seconda parte, a rimarcare il fatto che non si scherza pi\u00f9 e che il periodo pi\u00f9 \u201cslow<\/em>\u201d \u00e8 definitivamente tramontato, almeno fino a quello natalizio.<\/p>\n
Anche in queste ultime settimane ho infatti notato che tra le pagine del \u201cTopo<\/em>\u201d abbondavano storie singole e autoconclusive in luogo di avventure articolate e in pi\u00f9 parti. Non che ci sia nulla di male, beninteso, non fosse che\u2026 per la maggior parte si \u00e8 trattato di storielle piuttosto povere e poco coinvolgenti.<\/strong>
Nel suo pi\u00f9 recente editoriale Alex Bertani<\/strong> promette un autunno carico di cose fighe e progetti ambiziosi: io resto sintonizzato e valuter\u00f2 il concretizzarsi di questi annunci (immagino che l\u2019imminente Lucca Comics<\/strong> dovrebbe essere la prima cartina di tornasole in tal senso), ma intanto mi concentro sul men\u00f9 offerto nel nono mese del 2023.<\/p>\nSettembre 2023: le storie da Topolino<\/em><\/h2>\n
Operazione Zeus \u2013 Nel profondo<\/strong><\/em>, di Marco Gervasio<\/strong> e Emmanuele Baccinelli<\/strong> (n. 3537), conclude l\u2019unica saga proposta nell\u2019estate di quest\u2019anno, legata al relativo concorso a premi.
Al di l\u00e0 del contest<\/em> e dei nei narrativi che individuavo nello scorso post, il finale riesce nell\u2019impresa di tenere tutto insieme in maniera coerente, offrendo ai lettori perlomeno un\u2019avventura dai toni avvincenti e nutrita da un folto cast<\/strong>, che riesce cos\u00ec a differenziarsi da altre simili.
Recuperare il pirata Orango non risulta infatti una mossa gratuita e puramente amarcord<\/em>, come purtroppo avvenuto in passato con questo villain<\/em>, perch\u00e9 viene inserita in una trama che giustifica la sua presenza. Anche la caratterizzazione che gli d\u00e0 Gervasio \u00e8 centrata, nonostante qualche scivolone (l\u2019allergia ai gatti\u2026) che ne minano un po\u2019 l\u2019austerit\u00e0, ma nel complesso il personaggio ne esce in maniera degna. Stesso discorso per Musone e il capitano Setter, che appaiono abbastanza fedeli alle loro origini delle strisce gottfredsoniane e vengono utilizzati in maniera adatta al loro ruolo. Certo, Setter ha un peso specifico marginale, ma in fondo era cos\u00ec anche nelle sue apparizioni storiche dove rimaneva dietro le quinte dopo aver affidato la missione di turno a Topolino. Sono stato felice di rivedere in azione queste figure e spero che l\u2019occasione serva come trampolino di lancio per un loro progressivo reinserimento in nuove storie.<\/p>\n
Mi risulta un po\u2019 pi\u00f9 difficile riconoscere un inserimento naturale dei paperi all\u2019interno di quella che altrimenti sarebbe un\u2019avventura semplicemente topesca.<\/strong> Il secondo episodio \u00e8 quasi un corpo estraneo all\u2019interno della vicenda, e giusto Paperinik ha un minimo di spazio nel combattimento finale (ma niente che non avrebbero potuto risolvere Topolino, Pippo, Musone e gli altri\u2026 si sarebbe anche evitata la spiegazione fin troppo sintetica e stiracchiata di come il vendicatore mascherato riesca a trovare la base di Orango).
Comprendo la volont\u00e0 di mescolare sempre pi\u00f9 i due universi, e la approvo, ma se per giuste esigenze di scrittura non c\u2019\u00e8 modo di dare spazio a entrambi credo che si possa farne a meno.<\/p>\n
Interessante come sempre, inoltre, la struttura delle tavole: a efficaci splash page si alternano griglie pi\u00f9 consuete ma con vignette di forme diverse e bordi che seguono direzioni inconsuete. Tali scelte dettano bene il ritmo di lettura favorendo il risultato finale.<\/p>\n
Per una saga che termina, eccone una che inizia: Gli Evaporati 2<\/em>, epp. 1-2-3<\/strong>, di Bruno Enna<\/strong> e Davide Cesarello<\/strong> (nn. 3538-3539-3540), segna l\u2019inizio della seconda stagione di un progetto che lo scorso marzo ha destabilizzato ogni presunto fondamento del fumetto Disney, dimostrando un\u2019altra volta che con questi personaggi si pu\u00f2 raccontare di tutto, se si usano i dovuti modi e se c\u2019\u00e8 dietro un autore con la A maiuscola. Bruno Enna rientra senz\u2019altro nella categoria e anche stavolta sembra essere molto in parte. Purtroppo tanti elementi su cui poteva giocare nella season 1<\/em> non sono pi\u00f9 sfruttabili, ma al mistero sulla natura della nebbia si sostituisce in maniera convincente il fattore pi\u00f9 prettamente sci-fi<\/em> e un interessante rielaborazione dei rapporti fra i personaggi.<\/strong> L\u2019alleanza tra Topolino e Gambadilegno ne \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 immediato, ma anche la versione fredda e senza scrupoli di Macchia Nera ha il suo perch\u00e9.
Fino ad ora non mi convince del tutto l\u2019identit\u00e0 dell\u2019avversario di Enigm che ha interesse a mantenere attivo l\u2019attuale status quo post-apocalittico, ma confido che con gli ultimi due episodi tutto trovi maggiore sostanza.<\/p>\n
Prosegue senza alcuna inflessione il lavoro di Davide Cesarello e Irene Fornari<\/strong> ai disegni e ai colori. I Topolino, Minni, Gambadilegno e Macchia Nera di Cesarello sono fantastici, fortemente evocativi e dotati di diversi dettagli interessanti, mutuati gi\u00e0 dalla prima stagione: gli abiti e le acconciature in primis, ma anche la maturit\u00e0 che riesce a infondere nei loro sguardi \u00e8 notevole.<\/strong> Il tratto vagamente \u201cdeformed<\/em>\u201d che utilizza per altri personaggi come Pippo o Sgrinfia si presta bene alle sensazioni che la trama trasmette e i colori di Fornari rendono bene i toni delle varie situazioni e ambienti, dal giallognolo malato della realt\u00e0 annebbiata ai colori pi\u00f9 accesi della Dimensione Quantistica, fino alle tonalit\u00e0 pi\u00f9 scure della prigione in cui \u00e8 relegato Enigm.
Mancano ancora due tasselli per concludere questa Gli Evaporati 2<\/em> e l\u2019intera saga, quindi non mi sbilancio ulteriormente e rimando le considerazioni finali al post del mese prossimo \ud83d\ude09<\/p>\n
Newton Pitagorico e il questionabile Que<\/strong><\/em>, di Andrea Malgeri<\/strong> (n. 3537), segna l\u2019esordio dell\u2019autore alla scrittura, dopo una decina abbondante di storie che lo vedevano ai soli disegni.
Un debutto ambizioso, dal momento che la trovata alla base \u00e8 di sapore addirittura\u2026 metanarrativo!
Malgeri riprende infatti una vignetta di Tony Strobl<\/strong> divenuta famosa perch\u00e9, per errore, il disegnatore raffigur\u00f2 quattro nipotini invece dei canonici tre in un\u2019avventura delle Giovani Marmotte.
Ironicamente gli appassionati hanno battezzato il fantomatico quarto fratello come Que, e partendo da questo spunto l\u2019autore ha pensato di inserire questo episodio all\u2019interno della narrazione, rendendo Que una GM simile ai nipotini finita a suo tempo in una fotografia. Ma questa spiegazione non convince Newton, che tira in ballo dimensioni parallele e conseguenti disastri assortiti.
Malgeri dimostra di aver compreso benissimo il personaggio, sulla scia di quanto brillantemente impostato da Marco Nucci, e presenta una storia folle e movimentata quanto basta per divertire in maniera leggera e con quel tocco nerd che non guasta mai.<\/strong> Inoltre c\u2019\u00e8 un passaggio dalle venature quasi inquietanti che funziona benissimo e offre un quid ulteriore alla storia.
Anche per quanto riguarda i disegni ho trovato il tutto spumeggiante, con quello che \u00e8 forse il lavoro migliore dell\u2019artista fino ad ora<\/strong>: in particolare quando le tavole si riempiono di Que multidimensionali l\u2019estro della matita di Malgeri tocca l\u2019apice, insieme alle espressioni di Qui, Quo, Qua che ben dipingono lo sconcerto dell\u2019aver a che fare con Newton e con le astruse conseguenze delle sue azioni.<\/p>\n
Topolino e la signora del lago<\/strong><\/em>, di Francesco Artibani<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (n. 3540), dovrebbe essere l\u2019ultima storia del ciclo dedicato alla Basilicata, una miniserie caratterizzata da alti e bassi nonostante la guida sicura di Artibani. In quest\u2019occasione siamo dalle parti meno convincenti, dove si rimette in gioco il nonno di Rock Sassi e una strana leggenda leonardesca, invero poco approfondita e gestita in maniera un po\u2019 troppo oscura.<\/strong> Si capisce la volont\u00e0 di lasciare ai lettori la valutazione sulla vera natura della signora del titolo, ma si pecca in assenza di veri e propri elementi che introducano una situazione cos\u00ec grossa. Se si tratta di una leggenda locale, inoltre, la totale mancanza di redazionali a sostegno non aiuta di certo a contestualizzarla in maniera pi\u00f9 precisa, lasciando tutto in un limbo indefinito.
Soldati ai disegni porta lo stile asciutto che gli \u00e8 proprio e che ben conosciamo, ma che non valorizza le ambientazioni in maniera interessante, impoverendo ulteriormente una trama incerta.<\/p>\n
Il \u201cricomincio\u201d dell\u2019Imbianchino Mascherato<\/strong><\/em>, di Corrado Mastantuono<\/strong> (n. 3538), rappresenta un\u2019operazione sorprendente, giacch\u00e9 dell\u2019identit\u00e0 supereroica di Bum Bum Ghigno non c\u2019era pi\u00f9 stata traccia da un decennio abbondante. Invero non l\u2019ho mai trovata una delle idee migliori di Mastantuono, le peculiarit\u00e0 di questo magnifico personaggio mal si prestavano alla necessit\u00e0 di renderlo anche bislacco eroe in costume e pertanto non ne sentivo l\u2019assenza.
Questa reintroduzione, necessaria per il pubblico pi\u00f9 giovane, non riesce a farmi cambiare granch\u00e9 idea rispetto a quanto ho detto poc\u2019anzi: la trama \u00e8 a tratti banale e a tratti infantile, e sfrutta un meccanismo narrativo ormai piuttosto consunto, che non viene reinventato in maniera particolarmente fresca. I lati positivi si rintracciano per assurdo in un certo piglio \u201crealistico\u201d dato dai rapimenti e dalle esplosioni alle aziende di pittura colorata<\/strong>, che ricorda metodi affaristici ben poco puliti che purtroppo nella realt\u00e0 non sono infrequenti.
Sul versante artistico il Masta nazionale ci delizia come sempre con il suo tratto pulito e ricercato, offrendo anche talune soluzioni grafiche piuttosto interessanti (le sei vignette strette che fotografano in continuit\u00e0 i vari momenti della caduta dell\u2019Imbianchino Mascherato, a pag. 138)<\/strong>, anche se in alcune vignette lo stile si semplifica con risultati meno interessanti.<\/p>\n
Pippo, Posidippo e la questione cantina<\/strong><\/em>, di Giorgio Fontana<\/strong> e Lucio Leoni<\/strong> (n. 3538), rimette in gioco il cugino \u201cprecisino\u201d di Pippo, per la seconda volta in mano a Giorgio Fontana che l\u2019ha ripreso dal suo creatore Roberto Moscato<\/strong>.
Mentre nella precedente Il puzzle pi\u00f9 difficile del mondo<\/em>, Posidippo aveva pi\u00f9 il ruolo da comparsa che da comprimario, in questo caso lo sceneggiatore lo utilizza come co-protagonista a tutti gli effetti, e riconferma di saper usare il personaggio in maniera riuscita e divertente, creando simpatici siparietti con Pippo che sanno intrattenere con gusto.<\/strong>
Ho gi\u00e0 avuto modo di dire che trovo la creazione di Posidippo un\u2019intuizione preziosa e geniale e sono contento se riuscir\u00e0 ad affermarsi sempre pi\u00f9 e sempre meglio nel cast topolinese: l\u2019accoppiata a contrasto con il cugino \u00e8 per ora la dimensione ideale in cui esprimersi e permette anche allo stesso Pippo di rilucere.
Ottima pure la riconferma di Leoni ai disegni, che finora si \u00e8 occupato nella quasi totalit\u00e0 dei casi di questa nuova figura pippide: anche stavolta il tratto fluido e composto valorizza la storia, in particolare negli sguardi dei personaggi.<\/p>\n
Panaro imbastisce una trama inutilmente lunga, di scarso interesse dal momento che non riesce mai a coinvolgere veramente il lettore<\/strong>, e che si dimentica ancor prima di averla terminata.
Ahim\u00e8, anche Fecchi non d\u00e0 qui il suo meglio, con vignette che ho trovato spente e ben poco ispirate, e con alcuni volti di Paperino e Pico davvero poco curati, per quanto mi riguarda.<\/p>\n
P<\/strong>aperino in: dollari di famiglia<\/strong><\/em>, di Danilo Deninotti<\/strong> e Federico Maria Cugliari<\/strong> (n. 3537), \u00e8 una breve ricca di potenziale e davvero simpatica! Deninotti tira fuori dal cilindro una piccola perla che, pur non essendo memorabile n\u00e9 originale, riesce a discostarsi dalla banalit\u00e0 di certi clich\u00e9 e offre una vicenda urbana formata da un loop a circuito chiuso in cui la carta vincente sono le caratterizzazioni di Paperino (sornione come non mai) e di un buon Paperone.<\/strong> I disegni di Cugliari possono sulle prime far alzare qualche sopracciglio, ma a ben vedere si prestano bene al tenore di questa vicenda grazie a un\u2019estetica meno convenzionale.<\/p>\n
Leoni torna dopo diverso tempo a disegnare i paperi ed \u00e8 bello rivedere come quello stile sia rimasto pressoch\u00e9 inalterato rispetto a quello che si vedeva a fine anni Novanta nelle inedite dei mensili Paperino<\/em> e Paperinik<\/em> \ud83d\ude42<\/p>\n
Paperina e le risoluzioni risolutive<\/strong><\/em>, di Maya \u00c5strup<\/strong> e Cynthia Campanario Pineda<\/strong> (n. 3538) e Paperino, Zio Paperone e l\u2019avventura zoologica<\/strong><\/em>, di Arild Midthun<\/strong> (n. 3540), sono le due danesi del mese, inserto estivo e \u201calmanacchiano\u201d che personalmente approvo.
La prima storia \u00e8 adorabile, ci restituisce una Paperina vitale, per nulla antipatica, sinceramente innamorata di Paperino al punto da volersi impegnare nell\u2019aiutarlo e nel sollevarlo da alcune incombenze quotidiane. La cura di \u00c5strup \u00e8 anche quella di mostrarci che una giornata standard di Donald \u00e8 tutt\u2019altro che tranquilla e all\u2019insegna della pigrizia<\/strong>, come troppo spesso l\u2019abbiamo intesa in Italia, quasi a protrarre un meme ante litteram.
Scrittura fresca, veloce, divertente, credibile, contemporanea, con personaggi dotati di personalit\u00e0 e tridimensionalit\u00e0<\/strong>: pi\u00f9 Maya \u00c5strup per tutti!
Per quanto riguarda L\u2019avventura zoologica<\/em>\u2026 il buon Midthun ha fatto di meglio, tra quanto ho letto dell\u2019ottimo autore: la trama appare invero un po\u2019 troppo sconclusionata per i miei gusti, e l\u2019eccessiva brevit\u00e0 in cui \u00e8 costretta non aiuta a chiarire la stranezza di alcuni passaggi<\/strong>, che sulle prime non risultano nient\u2019affatto chiari. A tratti troppo semplicistica, la storia non mi ha convinto se non per i fantastici disegni dello stesso Midthun, che con il suo tratto affilato ed elegante rende vignette, personaggi e ambientazioni una sinfonia artistica.<\/strong>
Nient\u2019affatto male nemmeno la giovane Pineda nell\u2019avventura di Paperina, che avevo gi\u00e0 glorificato in occasione del suo primo passaggio sul settimanale l\u2019anno scorso e che qui riconferma innegabili doti nel disegno disneyano, con un ottimo lavoro su espressioni e design dei paperi.<\/p>\n
Zio Paperone e il solid cloud<\/strong><\/em>, di Fabio Michelini<\/strong> e Blasco Pisapia<\/strong> (n. 3539), \u00e8 una storia strana: alla prima lettura non ne ho pensato affatto male, ritenendola un\u2019onesta avventura paperonesca come tante ma che saltuariamente \u00e8 anche bello ritrovare nella sua semplicit\u00e0. Il tocco classico in effetti \u00e8 atteso quando alla sceneggiatura si trova un veterano come Fabio Michelini.
Ad una seconda lettura, per\u00f2, qualcosa ha funzionato meno e sono emerse alcune magagnette<\/strong>: niente di drammatico, ma semplicionerie che hanno intaccato un po\u2019 la fruizione. Il motivo che spaventa Paperino e lo spinge a premere il bottone che annulla lo stipamento nel cloud virtuale degli oggetti dei paperopolesi \u00e8 in realt\u00e0 risibile e mal spiegato, oltre ad essere troppo repentino. Anche aver dato a Donald l\u2019improvvisa passione della lettura che lo assorbe totalmente sembra un elemento gratuito e forzato, nemmeno cos\u00ec necessario ai fini della narrazione.
L\u2019idea alla base, per quanto un po\u2019 banale, resta comunque sufficientemente forte da poter essere intrigante e simpatica, ma viene intaccata dallo sviluppo impostato.<\/strong>
Anche il tratto filo-barksiano di Pisapia sembra aver subito qualche inaspettato contraccolpo: non ho mai nascosto di non digerire il tratto dell\u2019artista sul cast topolinese, mentre per quanto concerne i paperi gli ho sempre riconosciuto un piglio \u201cpersonalmente classico\u201d, magari tecnicamente non ineccepibile ma non privo di un suo fascino.
Stavolta ci sono alcune vignette e taluni passaggi poco riusciti, nei quali i personaggi appaiono quasi trasfigurati, con becchi dalla foggia inconsueta e altre strane proporzioni.<\/strong>
Non lo ritengo un brutto lavoro in toto, beninteso, ma un gradino sotto a sue precedenti prove \u201cpapere\u201d.<\/p>\n
I pionieri del volo \u2013 Topolino e Orazio in: Il primo volo non si scorda mai<\/strong><\/em>, di Sergio Cabella<\/strong> e Fabrizio Petrossi<\/strong> (n. 3537), dovrebbe essere, a quanto pare, l\u2019episodio pilota di una nuova serie aperiodica che indaghi i primi passi nelle tecniche dei veicoli aerei. Un soggetto potenzialmente interessante, che per\u00f2 in questa storia non trova pieno compimento risultando abbastanza noioso a causa di una narrazione poco coinvolgente<\/strong> che si fossilizza sulla presentazione di un velivolo da parte di Topolino e Orazio all\u2019Esposizione Internazionale di Milano del 1906. Ritmi lenti, eccessivo soffermarsi su note tecniche e un tentativo poco riuscito di imbastire tensione tra i concorrenti e tra la stessa coppia di protagonisti donano scarso appeal all\u2019avventura, complici anche i disegni di un Petrossi \u201cbasic<\/em>\u201d che, pur facendo trasparire le qualit\u00e0 del suo stile, \u00e8 lontano anni luce dalle fantasmagorie che ha messo su carta nei lavori per Gl\u00e9nat.<\/strong><\/p>\n
Sogni d\u2019oro, Zio Paperone<\/strong><\/em>, di Marco Bosco<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (n. 3538), segna il nuovo tassello delle storie scientifiche in collaborazione con scienziati che fanno da consulenti alla redazione.
Purtroppo anche stavolta, come in altri casi analoghi, Bosco non riesce a incanalare nel modo migliore il tema \u201castrofisico\u201d all\u2019interno della trama, riducendo il tutto a un\u2019ennesima scampagnata spaziale dello Zione alla ricerca di tanto oro. Mi ha perso gi\u00e0 alle prime pagine e mi sono trovato a trascinarmi stancamente fino alla fine. I concetti reali espressi nella parte centrale sono suggestivi ed espressi in maniera chiara, ma vengono messi al servizio di una spunto risibile.<\/strong>
Su Soldati valgono le parole gi\u00e0 spese sopra: solido professionista, ma caratterizzato come sempre da un tratto fin troppo convenzionale e che personalmente, ahim\u00e8, mi dice poco.<\/p>\n
Per concludere sullo stesso triste tenore cito infine Manetta e Rock Sassi in: foresta d\u2019asfalto<\/strong><\/em>, di Matteo Venerus<\/strong> e Giuseppe Zironi<\/strong> (n. 3539), avventura che vorrebbe riprendere l\u2019afflato degli esordi di questa coppia di ispettori ma risultando assolutamente lontana da quei toni. La trama procede in maniera sconclusionata, e l\u2019inserimento della guardia forestale che dovrebbe aiutare i protagonisti a catturare il ladro che imperversa per Topolinia non aiuta affatto a dare un senso e un compimento alla vicenda. Manetta e Sassi scimmiottano le versioni peggiori di s\u00e9 stessi<\/strong>, figurando come due babbei completamente allo sbando\u2026 e certo, in particolare il primo non ha mai brillato per sagacia, ma nei momenti migliori della sua carriera veniva dotato di un\u2019aura che giustificava e in qualche modo approfondiva in modo quasi poetico quell\u2019indolenza e quell\u2019inadeguatezza. Nel lavoro di Venerus tutto ci\u00f2 viene meno e quello che rimane \u00e8 \u201cscemo e pi\u00f9 scemo\u201d.
Zironi con le sue matite d\u00e0 un tocco di classe alla messa in scena<\/strong>, e salva un po\u2019 la situazione immettendo qualche inflessione da hardboiled<\/em>, ma anche per quanto lo riguarda questa storia non rientra tra le prove pi\u00f9 riuscite: in qualche passaggio il suo caratteristico tratto sporco si fa poco chiaro<\/strong>, sia nei personaggi che nella rappresentazione di quanto accade, e questo contribuisce in parte al mancato godimento della narrazione.<\/p>\n
Per ora, grazie come sempre a chi mi ha letto, e alla prossima!<\/p>\nBONUS TRACK<\/h2>\n
Stavolta torno a \u201cgiocare in casa\u201d a rilancio alcuni miei pezzi a tema disneyano usciti sulle colonne de Lo Spazio Bianco<\/strong>:<\/p>\nPK tra filler e sottotrame mal risolte: troppo vicini<\/a><\/blockquote>