{"id":2299,"date":"2023-03-06T10:30:00","date_gmt":"2023-03-06T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=2299"},"modified":"2024-07-09T23:57:56","modified_gmt":"2024-07-09T21:57:56","slug":"marco-nucci-supremacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2023\/03\/06\/marco-nucci-supremacy\/","title":{"rendered":"Marco Nucci supremacy"},"content":{"rendered":"\n
\"\"
Foto tratta da topolino.it. \u00a9 degli aventi diritto<\/figcaption><\/figure>\n

Lo confesso: agli inizi ero tra i Nucci-scettici.
Ricordo bene come le prime storie apparse su Topolino<\/em> con la firma di Marco Nucci<\/strong> ai testi furono accolte da un certo numero di lettori: con forte entusiasmo e una grande fiducia su quello che avrebbe potuto portare sul settimanale questo nuovo nome.
Io, invece, pur avendo apprezzato tra la fine del 2019 e l\u2019inizio del 2020 Zio Paperone e il giro del mondo in 80 secondi<\/em><\/a> e Le Giovani Marmotte in: un\u2019indagine da manuale<\/em><\/a> e riconoscendone sicuramente una certa freschezza, guardavo con una certa cautela alla new entry<\/em>, valutando e soppesando con attenzione.
Non riuscivo, insomma, a farmi trascinare dall\u2019entusiasmo che invece avvolse una parte del pubblico che si esprimeva online.<\/strong>
Topolino e la questione di Galateo<\/em><\/a> segn\u00f2 invece un vero e proprio allarme rosso, per me: ricordo che quella avventura mi deluse, ancor di pi\u00f9 perch\u00e9 aveva un buonissimo spunto, carico di potenziale umoristico, che non veniva per\u00f2 sviluppato nel modo migliore nonostante la presenza della coppia Manetta-Rock Sassi. In particolare il finale affrettato e piatto mi aveva fatto storcere decisamente il naso.<\/p>\n

\"\"Insomma, sentimenti contrastanti nei primi passi di Marco Nucci sul \u201cTopo<\/em>\u201d.
C\u2019\u00e8 da dire che conoscevo gi\u00e0 l\u2019autore in ambito extra-Disney: avevo infatti letto i suoi articoli a corredo della collana Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi<\/em>, che ristampava in eleganti cartonatini economici da edicola alcuni dei numeri pi\u00f9 celebri e importanti dell\u2019Indagatore dell\u2019Incubo sceneggiati dal suo creatore.
Nucci gestiva i redazionali e curava le interviste ai disegnatori, condotte in maniera \u201claterale\u201d rispetto a contributi del genere, quasi naif: un termine, questo, che mi sono trovato ad associare spesso al successivo operato dello sceneggiatore.<\/strong><\/p>\n

Tornando alle storie che hanno inaugurato la presenza di Marco Nucci su Topolino<\/em>, iniziavo a pensare che forse non era cos\u00ec necessario interrogarsi troppo sul valore o meno del suo lavoro: era un fumettista come tanti altri, avrei goduto delle storie che mi avrebbero convinto e avrei dimenticato velocemente quelle meno interessanti per me.
Senonch\u00e9, nella primavera del 2020, il direttore di Topolino<\/em> Alex Bertani<\/strong> \u2013
ospite del mio amico Fabio<\/strong> in una live del The Fisbio Show<\/em><\/strong><\/a> \u2013 punt\u00f2 i riflettori su Nucci, indicandolo come un autore in crescita e che si sarebbe rivelato centrale nell\u2019immediato futuro di Topolino<\/em>, con due progetti piuttosto corposi gi\u00e0 affidatigli.
Da appassionato di fumetto Disney, e da persona interessata a seguire l\u2019andamento del pocket, una dichiarazione d\u2019intenti del genere non poteva che spingermi a continuare ad attenzionare questa nuova leva, a cui venivano gi\u00e0 affidate lunghe saghe a pochi mesi dall\u2019esordio.
Al contempo avevano gi\u00e0 cominciato ad apparire le sue storie con Newton Pitagorico, <\/strong>ciclo leggero e simpatico di cui inizialmente non colsi il potenziale, giudicandolo con sufficienza, ma che con il passare dei mesi riuscii a inquadrare in maniera pi\u00f9 ponderata e positiva.
Oltre al grande umorismo, con un buon uso dell’iperbole, questa serie ha dimostrato la capacit\u00e0 dell’autore nel ricreare da zero un personaggio pi\u00f9 che secondario, dandogli una seconda vita e una caratterizzazione molto pi\u00f9 sensata e funzionale di quanta non ne avesse nelle storielle estere in cui ha vissuto buona parte della sua carriera.
<\/strong><\/p>\n

\"\"Insomma, le idee erano confuse, ma a met\u00e0 2020 ero decisamente diffidente verso l\u2019operato di Marco Nucci.
Allora era comunque impossibile immaginare l\u2019importanza che l\u2019autore avrebbe assunto gi\u00e0 nel giro di un annetto, con una crescita non solo quantitativa che pian piano mi ha portato ad apprezzare spesso l\u2019operato dell\u2019autore, riconoscendone i punti di forza e notando una crescente sicurezza nei propri mezzi, pur al netto di certe caratteristiche del suo lavoro che continuo a non condividere.
In questo pezzo tento di tracciare un profilo di colui che \u00e8 diventato un cardine imprescindibile dell\u2019odierno Topolino<\/em>, chiave di volta di moltissime delle iniziative portanti del giornale e \u201cspalla\u201d di Alex Bertani, attraverso i progetti pi\u00f9 importanti su cui ha messo la firma e provando a individuare le principali caratteristiche della sua scrittura e della sua poetica.<\/p>\n

Mister Vertigo<\/h2>\n

\"\"\u00c8 d\u2019uopo partire dal progetto pi\u00f9 controverso tra quelli gestiti da Marco Nucci: la saga di Mister Vertigo.
La prima storia,
Topolino e le notizie di Mister Vertigo<\/em><\/strong><\/a>, esce sul settimanale ad agosto 2020, e rappresenta sostanzialmente il primo grande evento dell\u2019autore, pi\u00f9 o meno in contemporanea con Il torneo delle 100 porte<\/em>, per il quale rimando al capitolo successivo.
Considerando che Nucci aveva debuttato sul settimanale solo otto mesi prima, basta fare due conti per riconoscere la velocit\u00e0 con cui Bertani ha dato fiducia alla nuova leva, che nel giro di pochissimo si \u00e8 visto affidare un intero ciclo, la cui ambizione era peraltro quella di introdurre un nuovo avversario per Mickey che potesse diventare uno dei pi\u00f9 temibili tra di essi.
Quell\u2019avventura d\u2019esordio per l\u2019enigmatico villain<\/em> aveva un primo tempo molto riuscito, capace di prendere una strada fresca mantenendo al contempo interessanti vibes<\/em> alla Silvano Mezzavilla<\/strong>.
Il secondo tempo purtroppo andava a smorzare certi toni, ma nel complesso si trattava di una buona storia pseudo-thriller, piuttosto piacevole da leggere.<\/p>\n

\"\"\u00c8 con l\u2019avanzare della serie che il problema si ingigantisce: con la scusa di accentuare la capacit\u00e0 di gettare fumo negli occhi al prossimo, Mister Vertigo diventa sempre pi\u00f9 sfuggente, non tanto come individuo quanto come identit\u00e0. La maschera, i giochetti, la distorsione della realt\u00e0 sono tutti elementi molto stuzzicanti ma vengono gestiti in maniera rovinosa da Nucci, con doppi e tripli giochi che stancano prima ancora di confondere e cercando forzatamente di rendere incisiva una figura che in realt\u00e0 fa ben poco per esserlo.<\/strong> In questo caso, lavorare per sottrazione non ottiene di rovescio il risultato sperato, ma rende spesso irritanti gli intrecci che il farabutto orchestra.<\/p>\n

\"\"\u00c8 in particolare con Topolino e l\u2019ombra di Mister Vertigo<\/em><\/strong><\/a> che la saga si incrina definitivamente: una non-storia, ancora meno di un filler<\/em>, nella quale, grazie a un film tratto dagli scontri sostenuti da Topolino con questo villain<\/em>, il protagonista arriva a un\u2019intuizione\u2026 ma soprattutto a un cliffhanger che porta direttamente al racconto finale, quella Topolino e il principe della menzogna<\/em><\/strong><\/a> inutilmente lunga, con una spalla poco centrata (Eta Beta) e uno svolgimento frammentario e scalcagnato, pieno zeppo di personaggi improbabili e impalpabili che tentano di depistare il lettore fallendo rapidamente.<\/strong>
Ma tant\u2019\u00e8: dalle parole di Bertani, il personaggio sembra aver avuto successo presso i lettori pi\u00f9 giovani, e almeno un paio di rubriche della posta sono state interamente dedicate ai disegni dei bambini che ritraevano il cattivo dalla maschera a spirale.
Le ragioni di tale apprezzamento possono risiedere nel fascino del mistero, di cui Vertigo \u00e8 portatore (anche se di grana grossa) e in trame apparentemente ingarbugliate, ma per quanto mi riguarda l\u2019impresa \u00e8 naufragata velocemente e non ha fatto altro che inabissarsi sempre di pi\u00f9, rappresentando il pi\u00f9 grande flop dell\u2019autore.<\/p>\n

Il ciclo calcistico<\/h2>\n

\"\"Questa \u00e8 una bestia strana.
Di avventure sportive la storia di Topolino<\/em> \u00e8 piena, in particolare in concomitanza con manifestazioni del mondo reale alle quali fare da eco: se ne ricordano molte di godibili, ma altrettante che suonavano invece forzate o piatte nel cercare di portare su carta con scarsi risultati le varie performance agonistiche.
Di base, a chi non piacesse lo sport quel tipo di racconti provocavano noia e disinteresse, quando non fastidio.
L\u2019approccio di Marco Nucci alla materia \u00e8 stato invece laterale (naif, come dicevo all\u2019inizio), riuscendo a sfruttare tale contesto per sbizzarrirsi e creare affreschi paperi imprevedibili e riusciti.<\/strong>
Nel
Torneo delle 100 porte<\/em><\/strong><\/a>, per esempio, si \u00e8 concentrato molto sulle trame verticali dei singoli episodi, creando sottotrame quasi autonome in grado di focalizzarsi su personaggi come la Banda Bassotti e Gastone dandone una versione azzeccata, fedele, divertente e sprint.
Gi\u00e0 in questa prima saga, inoltre, si intravede come il calcio non sia il centro attorno a cui la storia si dipanava, ma il mezzo con in quale esprimere le problematiche degli individui coinvolti<\/strong>, siano essi figure ben note nell\u2019universo disneyano (Qui, Quo, Qua, Paperino, Paperoga) o creati per l\u2019occasione (Achille Ribbling e suo zio), che nella performance sportiva e nelle dinamiche di gara trovavano sfogo, evoluzione e risoluzione.
Un meccanismo narrativo tipico dei manga sportivi, che Nucci riprende e adatta intelligentemente alla grammatica del fumetto Disney.<\/p>\n

\"\"Con Calisota Summer Cup<\/em><\/strong><\/a> l\u2019autore segue la stessa ricetta, crogiolandosi per\u00f2 maggiormente anche in un \u201crimessa in campo\u201d di elementi appartenenti alla lore<\/em> dei paperi: riferimenti agli anni del Klondike di Zio Paperone o a Sir Francis Drake sono spie piuttosto evidenti di un approccio molto attento a certi elementi barksian-donrosiani che successivamente avrebbe ripreso con ancora maggior convinzione.<\/strong> Il tutto contribuisce comunque a creare un affresco coerente e ancora una volta poco asservito al pallone in senso stretto.<\/p>\n

Questo articolato discorso trova compimento in Road to World Cup<\/em><\/strong><\/a> e Fridonia\u2019s World Cup<\/em><\/strong><\/a>, i mondiali di calcio delle squadre giovanili: in ogni episodio c\u2019\u00e8 spazio per approfondire aspetti dei vari personaggi in gioco, attraverso inediti aneddoti o interessanti parentesi sul loro carattere.
Il lettore ha modo di appassionarsi ai risvolti caratteriali o ai conflitti irrisolti di Zio Paperone, di Paperino, dei nipotini, di Achille, e quando entra in scena la partita di turno questa assume i connotati della rivalsa o della chiave di volta della parabola narrativa.<\/strong>
I mondiali in Fridonia e il percorso per arrivarci sono anche l\u2019occasione per realizzare puntate decisamente inusitate, come Scherzetto con fuga in mi bemolle<\/em><\/strong>, nelle quali lo sceneggiatore si diverte a sovvertire qualunque schema per organizzare la storia secondo andamenti imprevedibili e decisamente fantasiosi.<\/p>\n

\"\"Fantasia, unita a intelligente citazionismo pop, che emerge anche dalla descrizione delle varie regioni della Fridonia nelle quali si disputano le gare: una geografia cangiante che permette di inventare un florilegio di ambienti, climi e influenze che divertono per i loro aspetti caricaturali e sopra le righe.
Infine, con episodi come Il ritorno di Mister Spazzolone<\/em><\/strong> e Una canzone per Dawson<\/em><\/strong>, viene riconfermata la volont\u00e0 di legarsi a particolari eventi e personaggi della narrativa disneyana del passato: nel secondo caso ripresentando il Soapy Slick inventato da Carl Barks<\/strong> e utilizzato in alcune memorabili occasioni da Don Rosa<\/strong> (in particolare nell\u2019ottavo capitolo della sua $aga<\/em><\/strong>), nel primo scomodando addirittura quanto raccontato nelle DuckTales<\/em><\/strong> del 1987 per quanto concerne l\u2019occupazione in marina di Paperino.<\/p>\n

Il ciclo calcistico ha raccolto al suo interno una sterminata serie di spunti, che lo rende molto pi\u00f9 dell\u2019ennesima avventura con il pallone al centro: anche perch\u00e9 in questo caso la sfera appare quasi sempre ai margini di vicende che hanno invece connotati molto umani.
\u00c8 stato inoltre il terreno di gioco nel quale Nucci ha voluto e potuto sperimentare la sua vena comica, con risultati decisamente soddisfacenti.<\/strong><\/p>\n

Macchia Nera<\/h2>\n

\"\"A Marco Nucci \u00e8 stato affidato il delicato compito di rivitalizzare l\u2019avversario pi\u00f9 raffinato e temibile di Topolino: Macchia Nera.
Il villain<\/em> dal nero mantello nel corso dei decenni \u00e8 stato troppo spesso appiattito da una lunga serie di storie \u2013 americane, brasiliane e italiane \u2013 che non gli hanno reso giustizia e l\u2019hanno trasformato in un cattivo da operetta.
Perfino il rilancio che si prov\u00f2 a orchestrare nel 2002 con
Topolino e il mistero della \u201cpecora bianca\u201d<\/em><\/a>, per mano di Tito Faraci<\/strong>, si muoveva comunque ostinatamente in quella direzione.
Serv\u00ec Casty<\/strong>, pochi anni pi\u00f9 tardi, per ripresentare ai lettori una versione di Macchia Nera pi\u00f9 rispettosa dell\u2019originale, restituendogli quella allure<\/em> da dandy sinistro e da geniale mente criminale, ma l\u2019operazione era spontanea e non ebbe altri proseliti al di fuori delle sparute volte in cui lo us\u00f2 l\u2019autore goriziano.<\/p>\n

Il progetto che Alex Bertani ha affidato a Nucci \u00e8 invece decisamente pi\u00f9 organizzato e sistematico<\/strong>, mantenendo comunque Casty all\u2019interno dell\u2019equazione, anche se solo come disegnatore.
Una serie di avventure ambiziose per profilo e obiettivi, inaugurate da una storia che \u00e8 interpretabile quasi come un lungo prologo o, fin dal titolo, come una dichiarazione di intenti:
Io sono Macchia Nera<\/em><\/strong><\/a>.
In due tempi lo sceneggiatore si occupa quasi esclusivamente di ricostruire l\u2019immagine sbiadita del cattivo mascherato, restituendogli un\u2019immagine dark, i piani machiavellici e la grande capacit\u00e0 strategica e permettendogli di essere ancora una vera minaccia per la citt\u00e0 e per Topolino.<\/p>\n

\"\"Il lavoro, tra alti e bassi, pu\u00f2 dirsi riuscito e con esiti decisamente migliori rispetto alla saga di Mister Vertigo. Pur senza poter mettere in scena tentativi di omicidio come nel debutto del personaggio firmato da Floyd Gottfredson<\/strong>, Nucci ha modo di renderlo davvero temibile e inquietante; le mie riserve sono sulla risoluzione della trama di Il bianco e il nero<\/em><\/strong><\/a>, seconda avventura di questo ciclo, che personalmente \u00e8 troppo debole per essere credibile, ma tutto quello che porta a quel finale e gli altri due racconti centrano invece il bersaglio e permettono di dare risalto a una figura che non sembrava pi\u00f9 in grado di smarcarsi dall\u2019ottica della macchietta.<\/p>\n

Il lavoro \u201cper sottrazione\u201d compiuto in Topolino e l\u2019incubo dell\u2019isola di corallo<\/em><\/strong><\/a>, per esempio, \u00e8 una magistrale interpretazione del personaggio nonostante Macchia Nera appaia poco e faccia ancora meno: Nucci dedica gran parte della trama a Topolino e al suo tentativo di fuggire dalla trappola in cui l\u2019ha infilato il suo nemico, ma con un gioco a incastri decisamente raffinato questa avventura dice moltissimo del villain<\/em>.<\/strong><\/p>\n

I sentimenti: da Area 15<\/em> a Gastone e Rockerduck<\/h2>\n

\"\"Negli scorsi paragrafi ho cercato di far trasparire, nella scrittura di Marco Nucci, l\u2019attitudine comica e quella thriller.<\/strong>
Una terza componente a mio avviso fondamentale nella sua poetica \u00e8 quella sentimentale<\/strong>: con tale termine non intendo tematiche amorose ma pi\u00f9 in generale un\u2019attenzione particolare alle emozioni dei personaggi, alla loro sfera privata e a una visione intimistica, che cerca di andare oltre a quello che si pu\u00f2 vedere in superficie.<\/strong><\/p>\n

Una lama a doppio taglio, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre il rischio di pensare che questi \u201csciocchi personaggi\u201d debbano essere trattati in una certa maniera \u2013 forzarli \u2013 per renderli maturi e interessanti, e che nella normalit\u00e0 siano infantili e buoni solo per storielle della buonanotte.
Cos\u00ec ovviamente non \u00e8, e se seguite questo blog dovreste saperlo benissimo; diversi grandi fumettisti hanno saputo scrivere magnifiche sequenze in grado di evidenziare la straordinaria umanit\u00e0 e tridimensionalit\u00e0 di queste figure senza per nulla stravolgerle ma semplicemente trattandole nel modo giusto: credendo in loro.<\/p>\n

\"\"\u00c8 un approccio che nel suo piccolo riesce a seguire anche Nucci, nelle occasioni in cui si trova a scrivere storie che vanno a scavare nell\u2019animo di alcuni personaggi del cast.
Appare evidente con la serie Area 15<\/em><\/strong>, nella quale lo sceneggiatore entra dopo le prime storie firmate da Roberto Gagnor<\/strong>: laddove il collega si era concentrato maggiormente su dinamiche adolescenziali di base, Marco Nucci approfitta del setting e delle possibili dinamiche che questo permette per impostare alcune riflessioni per nulla scontate.<\/p>\n

In Vent\u2019anni dopo<\/em><\/strong><\/a>, per esempio, si ragiona sul tempo che passa e come possa cambiare o meno, tanto o poco, le persone nel corso degli anni<\/strong>: tematica assai delicata, nel fumetto Disney, ma mettendo a confronto i ragazzini protagonisti con alcuni adulti \u2013 Paperino, Paperoga, Zio Paperone e Gastone \u2013 il risultato non cozza contro le \u201cregole temporali\u201d dell\u2019universo disneyano e regala una trama ricca di spunti, che non si esauriscono dopo l\u2019ultima tavola.<\/p>\n

\"\"Sipario<\/em><\/strong><\/a>, oltre ad allargare gli \u201corizzonti mediatici\u201d di Qui, Quo, Qua e amici da fumetti\/film\/serie TV al teatro, permette di parlare ancora del sentimento mai sopito di Zio Paperone verso Doretta Dorem\u00ec<\/strong>: l\u2019intreccio tra rappresentazione teatrale e sogni infranti funziona incredibilmente bene e porta a una trama molto sentita.<\/p>\n

La recente An origin story<\/em><\/strong>, infine, parla in maniera straordinariamente diretta del credere in s\u00e9 stessi, dell\u2019accettazione dei propri limiti, del saper riconoscere le proprie capacit\u00e0 e di come chiunque, anche l\u2019individuo sulla carta pi\u00f9 improbabile, possa diventare una grande persona<\/strong>.
Sviluppando con grande sensibilit\u00e0 il personaggio di Ray e al contempo offrendo una visione piuttosto peculiare e personale del dualismo Paperino\/Paperinik, Nucci scrive una storia solida, appassionante e coinvolgente, dove al centro ci sono le emozioni dei personaggi messe a nudo ed elaborate con il giusto tocco.<\/p>\n

\"\"Tale approccio si ritrova anche in Gastone e la solitudine del quadrifoglio<\/em><\/strong><\/a> e in La ballata di John D. Rockerduck<\/em><\/strong><\/a>, due storie autoproclamatesi graphic novel che approfondiscono con un taglio inedito il fortunato cugino di Paperino e il miliardario in bombetta.
In questi due casi non tutto fila liscio: in particolare, sul fortunato cugino di Paperino viene realizzata una specie di \u201coperazione simpatia\u201d che snatura il personaggio, va a minarne alcune caratteristiche-base<\/strong> (come l\u2019allergia al lavoro) e gli offre addirittura una dimensione quasi cristologica per gli equilibri di Paperopoli. Insomma, anche meno \ud83d\ude1b
In questo caso ho trovato che lo sceneggiatore si sia fatto prendere la mano e nel tentativo di dare smalto al personaggio abbia operato scelte eccessive, tanto da rendere il protagonista quasi una versione alternativa di quello che avevamo conosciuto sino ad allora.<\/p>\n

\"\"Va meglio per quanto riguarda Rockerduck: nel suo caso, infatti, la struttura della storia funziona in maniera pi\u00f9 soddisfacente, forse perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 di un eterno secondo \u00e8 un passaggio pi\u00f9 facile da gestire senza smarrire la componente comunque intrinsecamente negativa del soggetto in questione.<\/strong>
Non \u00e8 comunque un\u2019operazione inedita: gi\u00e0 Vito Stabile<\/strong> aveva iniziato a lavorare sul personaggio in questa direzione, con
Zio Paperone e la stampasogni<\/em><\/a> e Rockerduck e la spiaggia della rivalsa<\/em><\/a>.
Quella di Nucci \u00e8 per\u00f2 un\u2019iniziativa maggiormente costruita a tavolino e in concerto con una direzione particolarmente attenta a progettare questo tipo di rilanci: una base che offre fondamenta pi\u00f9 solide sulle quali costruire un discorso di questo tipo, e l\u2019autore ne approfitta per gestire con una certa profondit\u00e0 il rapporto codipendente tra Paperone e Rockerduck.<\/strong>
Su quanto si vede nel finale in realt\u00e0 se ne potrebbe discutere, come soluzione, ma nel complesso la scelta di mostrare il \u201cpivello\u201d ritiratosi a vita privata dopo una batosta particolarmente bruciante e la successiva risalita si rivela vincente e ben gestita.<\/p>\n

\"\"Rimane infine da citare A Christmas Coot<\/em><\/strong>, la versione nucciana del celeberrimo Canto di Natale<\/em> di Charles Dickens<\/strong> nel quale la struttura viene ribaltata e modificata mettendo al centro della scena una affranta Nonna Papera che si trova faccia a faccia con il disfacimento di un\u2019importante tradizionale natalizia che coinvolge la famiglia dei paperi.<\/strong>
Una trama quasi lirica, potente e coraggiosa, che sfrutta l\u2019atmosfera delle Feste per imbastire un incubo, una visione distorta dell\u2019armonia famigliare che va molto a fondo dei personaggi coinvolti, soffermandosi sul valore delle ricorrenze e del significato aggregativo che hanno.<\/p>\n

Questa attenzione verso i sentimenti dei personaggi si veicola anche in un tipo di narrazione per certi versi inedito nel fumetto Disney: sono racconti fatti di silenzi, di tavole mute, di un intimismo che sulle prime pu\u00f2 far pensare che “non succeda niente”<\/strong>, che poi \u00e8 una delle critiche maggiori su queste storie. In realt\u00e0 \u00e8 il tentativo di creare racconti che puntino maggiormente sull’atmosfera, andando in controtendenza con quanto fatto fino a pochi anni fa su Topolino<\/em>, dove ogni vignetta portava avanti l’azione. Nucci – e diversi altri suoi colleghi, spronati in ci\u00f2 da Bertani – scelgono di ritagliarsi spazi per soffermarsi sulle emozioni provate, rallentando il ritmo e sfruttando le pagine concesse dalle due o pi\u00f9 parti a disposizione per indugiare sul riverbero che la trama ha sui protagonisti.<\/strong>
Si tratta di un cambio di passo non da poco, che pu\u00f2 senz’altro lasciare qualcuno scontento o disorientato, ma che rappresenta un tentativo di rilanciare sotto una nuova forma la narrativa disneyana.<\/p>\n

Segnali di stile<\/h2>\n

\u00c8 infine d\u2019uopo soffermarsi, pur rapidamente, su quelli che dopo pi\u00f9 di tre anni iniziano ad apparire come vezzi ricorrenti nella scrittura di Marco Nucci.<\/p>\n

\"\"In primis il peculiare uso delle didascalie: chi conosce le storie degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, pu\u00f2 certamente ricordare come ai tempi i classici riquadri descrittivi potessero apparire pedanti e verbosi nel loro descrivere pedissequamente la scena che stava per svolgersi nelle vignette.
Era una modalit\u00e0 narrativa dell\u2019epoca, che man mano nel corso dei decenni si \u00e8 snellita all\u2019insegna dello \u201cshow, don\u2019t tell<\/em>\u201d, mantenendo le didascalie per i necessari stacchi (\u201cIl giorno dopo\u2026\u201d, \u201cE cos\u00ec\u2026.\u201d) e negli ultimi dieci anni cercando di limitare anche quelle, suggerendo lo iato temporale tramite l\u2019impostazione della griglia o la visualizzazione delle scene.
A questa progressiva sintesi Marco Nucci oppone un sincero amore per le \u201cdida\u201d, che usa con un approccio postmoderno simpatico e colloquiale: si rivolge direttamente al lettore, gli d\u00e0 di gomito, o ribadisce in maniera volutamente ridondante concetti gi\u00e0 espressi nei balloon<\/em>.<\/strong>
Una formula interessante, quasi un marchio di fabbrica ormai, ma che a dirla tutta rischia di apparire un po\u2019 fastidiosa se non \u00e8 dosata con attenzione: e personalmente devo rilevare che in alcune occasioni lo sceneggiatore eccede nell\u2019uso di questo stratagemma.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Un altro elemento ciclico \u00e8 quello di non rendere la tavola con il titolo della storia quella iniziale, ma farla invece precedere da altre due-tre che introducano il tema, magari tramite un flashback ad hoc.<\/strong>
Una soluzione non certo inventata da Nucci, nemmeno nel solo ambito disneyano, e che nell\u2019ultimo decennio in particolare ha visto diversi autori rompere questo tab\u00f9: ma nessuno con l\u2019insistenza dell\u2019autore di Castiglione dei Pepoli, che ricorre a tale espediente in molte occasioni.<\/p>\n

\"\"Al di l\u00e0 della grammatica del fumetto, a livello di contenuti emergono chiaramente i riferimenti cinematografici \u2013 in particolare ad Alfred Hitchcock<\/strong>, nel nome stesso di Vertigo ma anche ad esempio nelle storie Topolino e i misteri di Mister MacGuffin<\/em><\/strong><\/a> e Minni nella casa dei mille corvi<\/em><\/strong><\/a> \u2013 cos\u00ec come un certo gusto nel citazionismo<\/strong>, sia al macro-universo dell\u2019intrattenimento sia ad elementi propri della lore<\/em> disneyana, che dimostra di conoscere con passione.<\/p>\n

A livello di argomenti, spiccano come gi\u00e0 visto una certa attitudine alle atmosfere thriller<\/strong>, che riesce a inserire quasi sempre in maniera naturale all\u2019interno del microcosmo Disney senza stonature, e un umorismo tutto suo che si percepisce soprattutto a livello verbale<\/strong>, nei confronti tra Paperino e Zio Paperone (e senza dover ricorrere agli estremi martiniani), nel personaggio di Paperoga e nella semplicit\u00e0 con cui mette in scena certe situazioni paradossali che procedono a valanga.
Per questi ultimi tipi di avventure non posso che citare, a m\u00f2 di esempio, pi\u00f9 o meno tutte le storie con Newton Pitagorico protagonista grazie all\u2019escalation di variopinti disastri che le sue invenzioni generano e
Malachia e la zampata esponenziale<\/em><\/strong><\/a>, fresca e genuinamente divertente.<\/p>\n

\"\"Marco Nucci si rivela quindi uno sceneggiatore con molte frecce al suo arco: non tutte centrano il bersaglio, a dire il vero, almeno secondo il mio umile punto di vista. In alcuni casi fa cilecca completa, in altri si avvicina in maniera soddisfacente al centro del target face<\/em> e in altri ottiene punteggio pieno; certo, questo discorso si pu\u00f2 applicare alla quasi totalit\u00e0 dei fumettisti in forza a Topolino<\/em>, ma Nucci rimane un autore da osservare con un occhio attento per la mole di progetti di peso che gli vengono assegnati o di cui si fa portavoce. Si contano sulle dita di una mano le storie \u201cstandard\u201d di cui si \u00e8 occupato, mentre la maggior parte delle sue opere fanno parte di operazioni a largo raggio, cicli o rilanci ben programmati. Va da s\u00e9 che le vittorie o i tonfi, in quest\u2019ottica, fanno pi\u00f9 rumore che con altri sceneggiatori, sia nel bene che nel male.<\/strong>
Di certo ha un grande amore per i characters<\/em> disneyani e una robusta conoscenza delle loro storie; inoltre ha dimostrato di avere le spalle larghe e la capacit\u00e0 di portare avanti anche sfide piuttosto delicate e \u201csuicide\u201d in maniera coerente, e questo a prescindere dei singoli risultati \u00e8 un punto a favore.<\/strong>
Quel che mi piace di Nucci \u00e8 che ha qualcosa da dire con questi personaggi e su questi personaggi, e nella maggior parte dei casi sembra anche saper maneggiare gli strumenti narrativi per farlo nella maniera giusta, cosa meno scontata di quanto si possa pensare.
Trovo infine che sia molto maturato nel corso di questi primi tre anni di lavoro, una crescita che mi ha portato ad apprezzare quasi tutte le storie a firma sua apparse negli ultimi mesi sul settimanale.
Luci e ombre che per\u00f2, in definitiva, mi fanno essere piuttosto contento di saperlo tra i principali interpreti del giornale diretto da Alex Bertani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Nel giro di poco pi\u00f9 di tre anni Marco Nucci si \u00e8 imposto come lo sceneggiatore di punta nel nuovo \u201cTopolino\u201d di Alex Bertani: il nostro Bramo tenta un\u2019analisi sull\u2019autore.<\/p>\n","protected":false},"author":327,"featured_media":2300,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Marco Nucci supremacy - Lo Spazio Disney","description":"Nel giro di poco pi\u00f9 di tre anni Marco Nucci si \u00e8 imposto come lo sceneggiatore di punta nel nuovo \u201cTopolino\u201d di Alex Bertani: il nostro Bramo tenta un\u2019analisi"},"footnotes":""},"categories":[193,130],"tags":[37,28,42,4],"class_list":["post-2299","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-approfondimenti","category-topolino-magazine","tag-alex-bertani","tag-casty","tag-marco-nucci","tag-topolino-magazine"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2299","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/users\/327"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2299"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2299\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2300"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2299"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2299"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2299"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}