{"id":1831,"date":"2022-08-01T10:30:00","date_gmt":"2022-08-01T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=1831"},"modified":"2022-07-31T22:16:19","modified_gmt":"2022-07-31T20:16:19","slug":"il-topo-di-luglio-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2022\/08\/01\/il-topo-di-luglio-2022\/","title":{"rendered":"Il \u201cTopo\u201d di luglio 2022"},"content":{"rendered":"\n
Bentornati su Lo Spazio Disney<\/strong>! Insomma, \u00e8 vero che ci aspettano settimane in cui molti tra noi avranno l\u2019opportunit\u00e0 di staccare la spina dal lavoro e dagli impegni quotidiani per concedersi qualche giorno di ferie e di meritato riposo, ma si preannunciano anche due mesi di campagna elettorale di fatto gi\u00e0 partita e che invader\u00e0 ben presto la maggior parte degli spazi televisivi e giornalistici. Era l\u2019ago della mia bussola, quando ho deciso di aprire questo blog, e \u2013 dannazione! \u2013 in quasi due anni continuo a percepirlo come un bisogno. Peccato, anche se a mio avviso non sono difetti tali da minare la riuscita di un\u2019avventura che ho seguito con vivo interesse, e peraltro sorretta dai disegni di un Alessandro Perina davvero in forma<\/strong>: l\u2019artista \u00e8 ormai stabilmente tra i veterani del libretto, ma negli ultimi tempi direi che per me \u00e8 entrato definitivamente nella cerchia dei nuovi Maestri Disney grazie al suo tratto morbidissimo e fresco, che ha saputo raffinarsi sulle espressioni dei personaggi e che mi ricorda da vicino il miglior Cavazzano pur mantenendo una sua forte personalit\u00e0.<\/strong><\/p>\n Non poteva filare per\u00f2 tutto liscio \ud83d\ude1b Brigitta e l\u2019impresa 3D<\/strong><\/em>, di Marco Bosco<\/strong> e Giampaolo Soldati<\/strong> (n. 3478) fa sempre parte dell\u2019etichetta \u201cComics & Science\u201d<\/strong>, ma in questo caso si riconferma il legame con la rivista Nature<\/em>. In realt\u00e0, per\u00f2, stavolta l\u2019elemento scientifico che fa da sfondo \u00e8 forse\u2026 troppo sullo sfondo! Di fatto questa \u00e8 pi\u00f9 che altro una classica storia di Filo e Brigitta che si industriano in una nuova impresa, ma non ci si sofferma troppo sulle reali applicazioni della tecnologia su cui si basa questo progetto (cio\u00e8 la stampante 3D alimentare)<\/strong>, che viene invece approfondita nell\u2019articolo a corredo. Per quanto riguarda invece Paperino e il granchio truffaldino<\/strong><\/em>, di Janet Gilbert<\/strong> e Francisco Rodriguez Peinado<\/strong> (n. 3479), si tratta di una 3-pages<\/em> semplicina ma assai carina. In sostanza \u00e8 un simpatico dispetto di Qui, Quo, Qua allo zio, poco pi\u00f9 di una gag, ma gestita in maniera leggera e piacevole, con disegni puliti ed eleganti. Insomma, un esito sicuramente migliore della precedente avventura estera proposta, anche se ovviamente non ha certo ambizioni di colpire in maniera particolare il lettore, per motivi insiti nel tipo stesso di racconto.<\/p>\n Bene, credo di aver detto tutto. Facciamo una panoramica delle storie uscite sui \u201cTopolino\u201d di luglio secondo il punto di vista del nostro Bramo!<\/p>\n","protected":false},"author":327,"featured_media":1832,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il \u201cTopo\u201d di luglio 2022 - Lo Spazio Disney","description":"Facciamo una panoramica delle storie uscite sui \u201cTopolino\u201d di luglio secondo il punto di vista del nostro Bramo!"},"footnotes":""},"categories":[11,130],"tags":[107,88,175,28,34,160,133,20,19,42,177,96,4],"class_list":["post-1831","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiacchiere","category-topolino-magazine","tag-alessandro-perina","tag-bruno-enna","tag-carlo-panaro","tag-casty","tag-claudio-sciarrone","tag-francesco-guerrini","tag-francesco-vacca","tag-giuseppe-zironi","tag-marco-gervasio","tag-marco-nucci","tag-marco-palazzi","tag-stefano-zanchi","tag-topolino-magazine"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1831","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/users\/327"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1831"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1831\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1832"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1831"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1831"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1831"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}
Avete mai la sensazione di non aver voglia di fare nulla? N\u00e9 di uscire n\u00e9 di stare in casa, n\u00e9 di andare al lavoro n\u00e9 di dedicarvi a quello che vi piace, n\u00e9 di stare con gli amici n\u00e9 di stare da soli?
Ecco, io ho dato un nome a questa sensazione. L\u2019ho chiamata\u2026 estate.
Dannata stagione col suo dannato caldo \ud83d\ude1b<\/p>\n
Siamo entrati nel mese estivo per eccellenza, anche se \u2013 ancora una volta \u2013 non lo facciamo forse con la miglior predisposizione d\u2019animo.
Oltre ai problemi che gi\u00e0 affliggono il pianeta da vari mesi, e dei quali chiss\u00e0 perch\u00e9 faccio mensilmente il punto in queste introduzioni, si aggiunge anche una crisi di governo nel nostro Paese in un momento, per l\u2019appunto, gi\u00e0 di per s\u00e9 abbastanza critico e carico di tensioni<\/strong>, nel bel mezzo di un\u2019estate infuocata in cui le colonnine di mercurio schizzano preoccupantemente verso l\u2019alto e al termine della quale ci aspettano per giunta le urne.
Come i cittadini di Paperopoli in Megaricchi<\/strong><\/em>, la storia di Bruno Enna<\/strong> e Alessandro Perina<\/strong> di cui vi andr\u00f2 a parlare fra poco, anche noi saremo presto chiamati al voto, ma al contrario di loro temo che non avremo, tra vari candidati litigiosi, un pacifico Bob Tycoon a cui affidarci.<\/p>\n
Ma ormai sappiamo bene qual \u00e8 l\u2019antidoto per abbuffate di questo tipo, vero? Quando avvertiremo che sar\u00e0 semplicemente troppo, potremo andare con la testa nell\u2019universo cartaceo di Paperi e Topi, nel quale ritrovare anche solo per una mezz\u2019oretta quella serenit\u00e0 troppo spesso insidiata dagli eventi dell\u2019attualit\u00e0, quando non da situazioni personali.<\/strong><\/p>\n
E allora mi diverto anche stavolta a commentare le storie uscite su Topolino nell\u2019ultimo mese, condividendo con voi generosi lettori i miei panegirici.<\/p>\nLuglio 2022: le storie da Topolino<\/em><\/h2>\n
Megaricchi \u2013 Una poltrona per tre<\/strong><\/em>, di Bruno Enna<\/strong> e Alessandro Perina<\/strong> (nn. 3475-3476-3477-3478) \u00e8 una storia che partiva da premesse non proprio rassicuranti ma che invece mi ha saputo coinvolgere fin dal prologo e per tutta la sua durata, grazie a una gestione molto intelligente di uno spunto debole che viceversa \u00e8 servito come base per costruire una trama con vari pregi nel suo svolgimento e nel corpo centrale, nella quale paradossalmente i punti di forza non si rintracciano nella tema portante.
L\u2019idea di un reality show dedicato ai ricconi di Paperopoli con una competizione soggetta a televoto per scegliere il nuovo presidente del Club dei Miliardari mi aveva fatto scendere vari brividi lungo la schiena, ma fortunatamente lo sceneggiatore ha saputo giocare molto bene le sue carte e ha imbastito un intreccio dai molteplici sviluppi<\/strong> che ha saputo offrire un bellissimo Paperone, approfondire in maniera interessante Rockerduck e mettere in scena dinamiche familiari tra i Paperi molto azzeccate, riuscite e coerenti.<\/strong> Gli episodi, pur ovviamente tutti collegati tra loro, contenevano ciascuno elementi di indipendenza che li rendevano apprezzabili almeno parzialmente anche singolarmente, come il siparietto tra Paperino e Paperoga nel primo episodio o la parentesi nella redazione del Papersera. Una struttura che mi ha ricordato in parte quella corale di Zio Paperone e l\u2019ultima avventura<\/em> e in parte quella pi\u00f9 classica delle storie a puntate degli anni Ottanta-Novanta che facevano da traino a gadget e carte allegate al settimanale, e che sono stato contento di ritrovare qui cos\u00ec gestita.<\/p>\n
Megaricchi<\/em> mi ha quindi divertito e intrattenuto grazie a una scrittura pulita e briosa, condita da dialoghi freschi e piacevolissimi da leggere.
Certo, non \u00e8 esente da un paio di nei, nemmeno secondari: il \u201cterzo polo\u201d della competizione risulta praticamente non pervenuto, per esempio.<\/strong> Red Duckan appare purtroppo veramente poco in azione, e pur capendo che sia una figura nuova e ancora pienamente da interpretare da parte di autori che non siano il suo creatore (cio\u00e8 Marco Gervasio<\/strong>), \u00e8 un po\u2019 un peccato perch\u00e9 questo poteva essere il contesto che lo avrebbe consacrato nell\u2019universo paperopolese.
Inoltre, altro punto debole \u00e8 il finale, che era praticamente annunciato a caratteri cubitali fin dall\u2019inizio.<\/strong> La stessa gestione \u201clow profile<\/em>\u201d del personaggio di Bob Tycoon, quarto contendente all\u2019ambita poltrona, motivo addirittura di tormentoni ricorrenti e meme<\/em> interni alla narrazione, portava inevitabilmente a a pensare che il suo ruolo nella storia non potesse che essere quello che poi \u00e8 stato, altrimenti non avrebbe avuto senso come figura. E in qualche modo, anche le motivazioni dietro a quel finale erano intuibili, per quanto lodevoli come \u201cmorale\u201d.<\/p>\n
Foglie rosse \u2013 Un lungo inverno<\/strong><\/em>, di Claudio Sciarrone<\/strong> (nn. 3474-3475-3476-3477) costituisce la seconda e ultima (?) stagione del primo progetto di Sciarrone come autore unico, chiaramente e dichiaratamente ispirato alla narrazione della serialit\u00e0 televisiva con un occhio particolare al fenomeno di Stranger Things<\/em> e di conseguenza all\u2019immaginario anni Ottanta dal quale la serie Netflix ha attinto a piene mani.
La season 1<\/em> mi era piaciuta, pur con qualche riserva sull\u2019aspetto e sul ruolo stereotipato degli alieni cattivi; ma il punto forte era il setting costruito, l\u2019atmosfera impostata e il rapporto fresco e credibile tra i ragazzini protagonisti.
Questa nuova avventura riconferma sostanzialmente sia i pregi che i difetti appena illustrati, per\u00f2 esasperandoli. Lo Sciarrone sceneggiatore sta ancora evidentemente prendendo le misure con la scrittura, e questo si vede soprattutto nella gestione del ritmo narrativo e nello sviluppo della trama<\/strong>, che anche in questo caso procede \u201ca scatti\u201d, con alcuni momenti particolarmente indovinati (il secondo episodio, le ultime tavole del terzo) e altri che rallentano un po\u2019 la velocit\u00e0. Si punta molto sulle scene madri, che effettivamente funzionano, ma l\u2019affresco complessivo viene un po\u2019 penalizzato<\/strong>, cosa che si rileva in particolare nell\u2019episodio finale, con un confronto tra le due fazioni che si risolve fin troppo repentinamente e un commiato altrettanto affrettato e anticlimatico da parte di Philly.
Di contro, l\u2019affiatamento tra i giovani protagonisti funziona ancora di brutto, \u00e8 armonico e ben gestito, rendendo vivi i rapporti interpersonali e mantenendo ancora la centralit\u00e0 della musica, anche se solo in un passaggio (ma fondamentale).<\/strong> Anche una presenza maggiore di Topolino all\u2019interno dell\u2019azione permette degli inserti ulteriori e interessanti che arricchiscono le dinamiche complessive.<\/p>\n
Lato disegni, siamo di fronte a uno dei lavori pi\u00f9 ambiziosi di Claudio: si vede che teneva moltissimo a questo progetto e che ci ha profuso una cura particolare, prendendosi anche tutto il tempo che gli serviva. Il risultato \u00e8 maestoso, ricco di sperimentazioni sulla griglia, di tavole che si aprono in splash e spread pages, e anche il tratto accelera e regala ai personaggi forme morbide e snodate molto apprezzabili.<\/strong> Riuscite anche le scene spaziali e quella dello scontro finale, cos\u00ec come i colori che appaiono veramente azzeccati per i vari punti narrativi, grazie all\u2019ottimo lavoro di Irene Fornari<\/strong> e dello stesso Sciarrone.
Foglie rosse<\/em>, nel suo complesso, si rivela probabilmente il progetto-simbolo di quello di cui Topolino<\/em> avrebbe bisogno pi\u00f9 spesso: \u00e8 vero che in effetti progetti su questa falsariga sono ormai all\u2019ordine del giorno nella rivista di Alex Bertani<\/strong>, ma \u00e8 anche vero che difficilmente riescono ad avere un approccio cos\u00ec aderente al mood<\/em> narrativo che tira in questo periodo. Ma, ancora pi\u00f9 di quello, \u00e8 molto raro vedere uno stile di disegno cos\u00ec moderno, non esente da pecche<\/strong> (a volte il vecchio Mickey non era immediatamente distinguibile dai suoi nipotini, solo per dirne una) ma innegabilmente calato nei tempi e capace di dare quell\u2019appeal grafico moderno e catchy<\/em>.<\/strong>
Non tutto funziona, nell\u2019opera di Claudio Sciarrone, ma ci sono molti spunti degni di nota sulle potenzialit\u00e0 che il fumetto Disney pu\u00f2 raggiungere.<\/p>\n
Topolino e l\u2019incubo dell\u2019isola di corallo<\/strong><\/em>, di Marco Nucci<\/strong> e Casty<\/strong> (nn. 3478-3479), non \u00e8 ancora conclusa ma a due terzi del racconto posso gi\u00e0 iniziare a dire qualcosa al riguardo, riservandomi di tirare le fila in maniera completa nel post del mese prossimo, alla luce dell’ultimo episodio.
A mio avviso qui Nucci ha fatto centro: non tanto nell’ottica della restaurazione del personaggio di Macchia Nera, che addirittura nella seconda puntata non appare mai, quanto nella gestione del racconto e della tensione, aiutato in particolare dei disegni di un ispirato ed evocativo Casty.
In questa Incubo dell’isola di corallo<\/em> c’\u00e8 l’orrore (ovviamente ben dentro i limiti del consentito in Disney), l’ansia, il mistero e un Topolino veramente ben scritto e ben reso, che non si arrende nemmeno nella situazione pi\u00f9 complicata e assurda, pronto a tentare l’impossibile per cavarsi d’impiccio.<\/strong> Dimostra cos\u00ec le proprie qualit\u00e0 senza rischiare di risultare pedante e in questo modo assume un ruolo molto ben definito e apprezzabile; anche il suo rapporto con il detenuto gentile con cui lega e la figura del secondino intransigente funzionano bene per creare l’atmosfera, insieme alla claustrofobica ambientazione carceraria e alle fantastiche tavole del Castellan e di Michela Frare: ricche di dettagli, con inquadrature mai banali, una ricercatezza e un’eleganza di fondo che si sposano per\u00f2 bene con il tratto classico dell’artista.<\/strong>
Fantastici i panorami e le architetture, in particolare della prigione, e gli effetti cromatici sullo sfondo di alcune tavole, come la prima, nei quali ci ha messo lo zampino anche il colorista Manuel Giarolli<\/strong> contribuendo a far spiccare le pagine cos\u00ec caratterizzate.
Questa storia promette insomma di essere un instant classic, sperando che l’ultimo tassello non diluisca quanto di buono visto fin qui, come accadde con Il bianco e il nero<\/em>.<\/p>\n
Topolino Giramondo \u2013 Topolino e la sabbia di luna<\/strong><\/em>, di Giuseppe Zironi<\/strong> (n. 3476), \u00e8 un\u2019altra piccola perla dell\u2019autore, che questa volta fa arrivare il protagonista su una particolare spiaggia della Sardegna (anche se l\u2019isola, per qualche motivo, non viene mai esplicitamente nominata).
Siamo sul buonissimo livello delle precedenti avventure del ciclo, e anche se il main plot<\/em> non ha un gran mordente ha il pregio di essere raccontato con il giusto piglio e facendo percepire un minimo del pericolo corso da Topolino, nel momento in cui viene rapito da alcuni brutti ceffi.<\/strong>
Altro merito della storia sono le due ragazze in vacanza che incrociano la strada con Mickey e decidono di aiutarlo: una caratterizzazione forse vagamente isterica ma che contribuisce tutto sommato a renderle simpatiche e a fornire al protagonista una coppia di spalle per lui inusuale.
I disegni sono sempre un altro grande punto a favore di questo progetto: anche in questo caso le vedute la fanno da padrone<\/strong>, c\u2019\u00e8 una bellissima splash page che rende perfettamente l\u2019idea degli scenari idilliaci visitati, ma gli scorci abbondano anche nelle vignette pi\u00f9 tradizionali. Apprezzabilmente \u201czironiano\u201d il character design<\/em> delle due comprimarie e dei cattivi<\/strong>, sempre piacevolmente \u201cruvido\u201d l\u2019aspetto di Topolino, nel volto e negli abiti, ma scattante nei movimenti.
Promossa!<\/p>\n
Con Zio Paperone re del Klondike<\/em><\/strong>, di Marco Gervasio<\/strong> e Stefano Zanchi<\/strong> (n. 3479), il fumettista romano attinge a piene mani dalla mitologia del giovane Paperone cercatore d’oro nello Yukon. Se quindici anni fa una cosa del genere sarebbe stata trattata senza grossi punti fermi ma restando sul generico, ora un segno che i tempi sono cambiati lo d\u00e0 anche questa storia, che riprende fedelmente (o quasi) alcuni capisaldi come Zio Paperone e la Stella del Polo<\/em> di Carl Barks<\/strong> e Cuori nello Yukon<\/em> di Don Rosa<\/strong>, dando loro un parziale nuovo sviluppo.
Si citano esplicitamente fatti narrati in quelle due avventure (ma anche ne L’ultima slitta per Dawson<\/em>, sempre del Don), si riutilizza Soapy Slick \u2013 che, ricordo, vedremo anche per mano di Nucci nel prossimo episodio della Road to World Cup<\/em> \u2013 e si amalgama il tutto: attenzione, non per raccontare una nuova storia, ma per celebrare i personaggi di Paperone e Doretta Dorem\u00ec, il loro rapporto burrascoso e intrigante<\/strong>, le spigolosit\u00e0 di entrambi che hanno sempre impedito che tra i due le cose evolvessero in qualcosa di ufficiale.
Gervasio d\u00e0 prova di saper gestire in maniera efficace queste sensazioni, questo tipo di narrazione che si svolge pi\u00f9 sulle sensazioni che su situazioni concrete e anche se di fatto non fa altro che riprendere suggestioni gi\u00e0 codificate proprio da Don Rosa, il risultato \u00e8 apprezzabile<\/strong>, non fosse altro per la possibilit\u00e0 di riportare un po’ di quelle atmosfere nel fumetto Disney, alle quali personalmente sono piuttosto sensibile.<\/p>\n
Un more of the same<\/em> che per\u00f2 ho ben accolto, perch\u00e9 mi \u00e8 apparso genuino e sentito e che si avvale inoltre dei disegni fenomenali di Stefano Zanchi, uno dei disegnatori pi\u00f9 interessanti della sua generazione, come ho gi\u00e0 avuto modo di dire recentemente. La fluidit\u00e0 del suo tratto rende i personaggi vivi come non mai, morbidi e scattanti, dinamici e adorabili. Il loro aspetto, unito a una regia veramente capace e consapevole, regala tavole magnifiche che portano a soffermarsi sulle singole vignette per diversi secondi, la costruzione delle tavole \u00e8 interessante, non sempre con esiti convincenti al 100%, ma con soluzioni che denotano un certo gusto per la sperimentazione.<\/strong> Il taglio cinematografico delle vignette orizzontali strette, quelle verticali in cui si d\u00e0 risalto alla fisicit\u00e0 dei personaggi e la gabbia libera restituiscono movimento alla vicenda e la rendono spumeggiante, riuscendo a rallentare il ritmo nel giusto modo per sottolineare invece i momenti pi\u00f9 intensi.<\/p>\n
E qui devo fare uno spoiler sul finale, quindi affrontate questo paragrafo solo dopo la lettura della storia, se non volete anticipazioni.<\/span>
Le ultime tre tavole mettono in scena, a sorpresa e in maniera deliberata, il tentativo da parte di Gervasio di effettuare una sintesi tra la lore<\/em> di Barks e Rosa e quella di… Guido Martina<\/strong>, riproponendo un elemento nato in una storia del primissimo Paperinik che l’autore ha ripreso nell’ultimo anno in diverse occasioni, sia nella sua saga di Fantomius che nel suo ciclo sul vendicatore mascherato. Ebbene s\u00ec, \u00e8 ancora La Bella Addormentata<\/em> a fungere da MacGuffin della situazione, un particolare di sfondo che viene assurto per qualche motivo non molto chiaro a fulcro attorno al quale girano i pensieri di Paperone.
Era gi\u00e0 strano che tornasse in auge nelle storie dell’eroe e del ladro gentiluomo, ed era insolito che si suggerisse che per lo Zione avesse un significato importante, ma legare questa intuizione alla Bolla d’Oro e al rapporto tra Paperone e Doretta mi sembra un volo pindarico eccessivamente fantasioso, che dal mio punto di vista \u2013 beninteso \u2013 non aggiunge nulla a nessuna delle avventure tirate in ballo.<\/strong> \u00c8 una vera e propria retcon, e per quanto di per s\u00e9 non ci sia nulla di male, diciamo che di solito si attua per elementi un po’ pi\u00f9 portanti all’interno di una continuity o presunta tale.<\/p>\n
Capisco la volont\u00e0 di mostrare quanto Paperone voglia conservare il ricordo di quel periodo e della sua fiamma, e comprendo anche l’idea di costruire un percorso coerente e unitario seguendo “le tracce” di questo quadro disseminate nel corso dei mesi e di varie storie; anzi, a dirla tutta mi spingo addirittura a lodare questo approccio trasversale, ma per come \u00e8 stato utilizzato mi \u00e8 apparso pretestuoso e forzato.<\/strong>
Di pi\u00f9, in un periodo in cui l’interconnessione tra storie, anche di diversi personaggi, serie e autori, \u00e8 presente in maniera massiccia, non mi sarebbe spiaciuto avere una storia autonoma in questo caso specifico, al netto ovviamente dei richiami alle avventure barksian-donrosiane di cui sopra, senza per forza il colpo di scena-rivelazione che si collega alle precedenti vicissitudini di quel dipinto.
Ma tant’\u00e8; vero \u00e8 che si tratta di un particolare che anche il lettore occasionale pu\u00f2 assimilare senza per forza conoscere vita, morte e miracoli del ritratto in questione (tutto quel che serve sapere ai fini della storia \u00e8 quanto dice Battista), e se provo a vederla in quest\u2019ottica non mi d\u00e0 neanche cos\u00ec fastidio. Per\u00f2 non \u00e8 chiaro perch\u00e9 tra i tanti oggetti del saloon Paperone si sia fissato proprio con quel quadro e perch\u00e9 egoisticamente lo tenga lui, una volta rintracciato, invece di mandarlo a Doretta. Sappiamo che il personaggio d\u00e0 grande valore a oggetti che possono non averlo intrinsecamente, ma c\u2019\u00e8 sempre dietro una ragione, mentre qui mi sembra un po\u2019 gratuito. Quasi quasi digerisco meglio l\u2019idea che abbia l\u2019altarino in camera con il dipinto di Doretta a cui d\u00e0 la buonanotte, o la famosa ciocca bionda nella cassetta di sicurezza ^^\u2019\u2019
Ad ogni modo, quanto di buono c’era per tutto il resto del racconto rimane, per fortuna, e perlomeno posso sperare che la saga della Bella Addormentata<\/em> sia giunta al termine.<\/p>\n
Paperino cercatesori fai da te<\/strong><\/em>, di Pier Giuseppe Giunta<\/strong> e Francesco Guerrini<\/strong> (n. 3476), \u00e8 un\u2019autoconclusiva nella quale lo sceneggiatore si diverte a ribaltare un topos classico del fumetto Disney \u201cper vedere l\u2019effetto che fa\u201d.
In alcuni casi idee del genere sono risultate cringe<\/em> o comunque fuori luogo e spia di poche idee, ma in quest\u2019occasione Giunta scrive un racconto piuttosto simpatico perch\u00e9 punta tutto sulla genuinit\u00e0 di Paperino, riuscendo in una storia molto semplice e far emergere meglio di altri alcune caratteristiche del personaggio: l\u2019ostinazione, l\u2019entusiasmo eccessivo, il crederci fino all\u2019ottusit\u00e0.<\/strong> Lo svolgimento si muove pi\u00f9 a gag che in maniera unitaria, ma per una semi-breve come questa \u00e8 una costruzione che funziona, e che porta al paradossale finale che mi ha sorpreso.
Azzeccata l\u2019idea di rendere Paperina la spalla del protagonista, anche perch\u00e9 l\u2019eterna fidanzata viene scritta piuttosto bene e il duo funziona in maniera affiatata.<\/strong>
Infine encomi come se piovesse ai disegni di Guerrini, un artista che vorrei vedere molto pi\u00f9 spesso su Topolino<\/em>: vignette ricche di movimento, un tratto particolareggiato, personaggi vivi e simpatici, attenzione ai dettagli (negli abiti, negli sfondi, nei mezzi di trasporto) e la sempre piacevole variet\u00e0 animalesca nei personaggi secondari.<\/strong> Ah, che bello!<\/p>\n
Zio Paperone e le acque marziane<\/strong><\/em>, di Francesco Vacca<\/strong> e Alessandro Perina<\/strong> (n. 3477) \u00e8 la prima storia del progetto \u201cComics & Science\u201d<\/strong> nella quale la collaborazione si sviluppa addirittura con il CERN<\/strong> e con la Dott.ssa Teresa Fornaro<\/strong> di INAF<\/strong>!
Vacca scrive bene e continua a dimostrare, senza particolari exploit ma lavorando di fino, di essere un nome interessante (al netto delle sue GM, a cui non ho risparmiato critiche).
Qui se la cava con una trama piuttosto lineare, che incastra in maniera tutto sommato naturale il tema dell\u2019acqua sul pianeta rosso con la narrazione ideata, che prende avvio addirittura dalle velleit\u00e0 di Paperino come cuoco da Masterchef<\/em>. Il finale forse \u00e8 un po\u2019 low profile<\/em>, ma la storia si fa leggere senza sforzo, aiutata dei disegni morbidi e curati di Perina.<\/p>\n
Beninteso, la storia \u00e8 scritta con mestiere, fila molto bene e mi ha fatto sorridere nel complesso\u2026 ma rispetto ad altre di questo filone, ho percepito meno il suo intento divulgativo.<\/p>\n
Ciccio 2.0<\/strong><\/em>, di Carlo Panaro<\/strong> e Marco Palazzi<\/strong> (n. 3477) \u00e8 evidentemente una storia di trent\u2019anni fa finita in un wormhole<\/em> e catapultata nel 2022. Le sceneggiature di Panaro, per ovvi motivi, hanno quasi sempre un\u2019impronta molto classica, ma questo \u00e8 un esempio di come \u201cclassico\u201d non faccia sempre rima come \u201cvalido\u201d.
Di base mettere Ciccio al centro di una trama \u00e8 sempre stata una mossa rischiosa, vista la diffusa difficolt\u00e0 nel renderlo interessante e diverso dal solito e stantio binomio fame-sonno<\/strong>; qui l\u2019autore tenta di smarcarsi da tale rischio ma per farlo cerca di rilanciare il personaggio mostrandolo mentre tira fuori il proprio orgoglio in quanto aiutante di Nonna Papera, nel momento in cui gli sembra che la nonnina voglia sostituirlo con un collaboratore pi\u00f9 attivo. Il plot<\/em> appare per\u00f2 modesto e prevedibile tanto nella struttura quanto nel finale, la vicenda procede col pilota automatico, il povero Ciccio non sembra avere pi\u00f9 un\u2019identit\u00e0 precisa e il comprimario che dovrebbe soffiargli il posto assume una caratterizzazione incoerente e inutilmente ambigua nel giro di poche pagine.<\/strong> A nulla valgono il tentativo di aggiungere feels<\/em> con la chiosa finale di Nonna Papera o i disegni di un buon Palazzi \u2013 dallo stile sicuramente adatto al tipo di storia \u2013 per risollevare le sorti di un\u2019avventura poco ispirata e che trova i suoi limiti principali proprio nel protagonista.<\/p>\n
\u201cFinestra sul mondo\u201d<\/strong> \u00e8 il nome di un nuovo filone che apparir\u00e0 sul \u201cTopo<\/em>\u201d nel corso dell\u2019estate per proporre ai lettori del settimanale delle brevi inedite straniere per dare risalto ad autori esteri che il pubblico italiano \u2013 perlomeno quello generalista e meno appassionato \u2013 conosce poco o nulla.
Un\u2019idea sulla carta interessante, e che potrebbe anche fare da traino ad Almanacco Topolino<\/em>, sede naturale per questo tipo di proposta sulla quale alcuni lettori del pocket potrebbero approdare spinti da questa contaminazione.<\/strong>
Certo, non basta avere un\u2019idea del genere, la vera differenza la fa la scelta delle storie da presentare nell\u2019ambito di questo progetto<\/strong>, e i primi due esempi non sono di grande conforto in tal senso, il primo in particolare\u2026
Paperino e il deserto da disertare<\/em><\/strong> di William Van Horn<\/strong> (n. 3478) \u00e8 una riempitiva nel senso pi\u00f9 letterale del termine, con una non-trama che avvicina il ritmo pi\u00f9 a quello di un cortometraggio animato che a quello di un fumetto. Niente di male in questo, se non fosse che il risultato appare frammentario, in sostanza una sequenza di gag collegate dal tema del deserto in cui si trovano Paperino e nipotini, soprattutto con la \u201ccolpa\u201d di essere davvero poco ispirate e originali.<\/strong>
Anche il tratto di questo tardo Van Horn (siamo nel 2016) non \u00e8 dei migliori: rigido e quasi abbozzato, si discosta molto dall\u2019estetica del resto del numero e non propriamente in maniera positiva. \u00c8 troppo grezzo e credo poco appetibile per il grande pubblico, che difficilmente partendo da questa prova potrebbe essere invogliato a leggere qualcos\u2019altro dell\u2019autore.<\/strong> Il che \u00e8 un peccato, considerando che l\u2019artista americano \u00e8 un nome di un certo spessore tra i Disney extra-italiani, e chi leggeva Zio Paperone<\/em> tra la fine degli anni Novanta e i primi anni 2000 lo sa bene.<\/p>\n
L\u2019appuntamento \u00e8 ora fra un paio di giorni con il post che riguarda le pubblicazioni di luglio.
Ciao!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"