{"id":1452,"date":"2022-01-11T10:30:00","date_gmt":"2022-01-11T09:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/?p=1452"},"modified":"2024-07-10T00:04:32","modified_gmt":"2024-07-09T22:04:32","slug":"la-grande-dinastia-dei-paperi-per-chi-lha-visto-e-per-chi-non-cera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lospaziodisney\/2022\/01\/11\/la-grande-dinastia-dei-paperi-per-chi-lha-visto-e-per-chi-non-cera\/","title":{"rendered":"La Grande Dinastia dei Paperi: per chi l\u2019ha visto e per chi non c\u2019era"},"content":{"rendered":"\n
La Grande Dinastia dei Paperi<\/em><\/strong> \u00e8 stata una collana allegata a Corriere della Sera<\/em> e Gazzetta dello Sport<\/em> a partire dal 28 gennaio 2008, composta da un totale di 48 uscite a cadenza settimanale.<\/p>\n In occasione del ritorno in edicola dell\u2019opera (nel momento in cui starete leggendo sar\u00e0 uscito il volume n. 26) scrivo questo articolo per provare a spiegare, ai lettori che non vissero in diretta la prima edizione, cosa signific\u00f2 per gli appassionati italiani quel progetto e cosa signific\u00f2 in particolare per il sottoscritto.<\/strong> In realt\u00e0 qualcosina si era fatto: il mensile Zio Paperone<\/em><\/strong> nei suoi primi 69 numeri si premur\u00f2 infatti di pubblicare tutte le storie realizzate da Carl Barks<\/strong>, senza ospitare altri autori. Un\u2019operazione sicuramente lodevole, ma occorre anche osservare che il materiale fu pubblicato in maniera randomica, senza nessuna pretesa di ordine cronologico e spesso, soprattutto nelle prime uscite, con un comparto editoriale assai risicato. Per questo, quando venne annunciata La Grande Dinastia dei Paperi<\/em> e si cap\u00ec quale fosse il suo obiettivo e la sua struttura, si reag\u00ec con grande entusiasmo e sorpresa. Non fu la prima collezione disneyana abbinata ai quotidiani del gruppo RCS (da ricordare la seminale Topolino Story<\/em>), ma il suo essere la prima cronologica monoautoriale, e l\u2019artista a cui veniva dedicata tanta cura, catalizz\u00f2 immediatamente l\u2019attenzione del fandom<\/strong>: in un colpo solo si sdoganava il concetto di omnia per i fumettisti Disney \u2013 gi\u00e0 consolidato per alcuni mostri sacri della Nona Arte \u2013 e si rendeva nazional-popolare Barks, dal momento che la GDDP<\/em> veniva venduta a un prezzo abbordabile e in abbinamento a due quotidiani di grande fama e diffusione, che garantivano pubblicit\u00e0 e attenzione verso il prodotto che patrocinavano.<\/p>\n Ci furono compromessi per rendere realt\u00e0 quest\u2019idea: il principale si rintraccia nel fatto che si partiva dal 1950 per recuperare i primi anni di attivit\u00e0 di Barks (1942-1949) solo con il n. 33 e fino al n. 43<\/strong>, a seguire del quale ci sarebbero stati quattro volumi dedicati agli anni post-pensionamento dell\u2019artista e uno, conclusivo, contenente l\u2019indice cronologico completo e alcune chicche. Il motivo fu quello di rendere pi\u00f9 appetibile la collana a un pubblico pi\u00f9 vasto possibile, inaugurandola con le storie del periodo barksiano considerato migliore<\/strong>, soprattutto per quanto riguardava il disegno, invece che con le prime prove che potevano apparire esteticamente troppo arcaiche.\u00a0 In seguito, l\u2019arrivo di Panini e l\u2019apertura al canale delle fumetterie avrebbe gradualmente sopperito a queste problematiche, permettendo di tradurre direttamente collezioni analoghe realizzate negli Stati Uniti e di puntare pi\u00f9 alto nella realizzazione cartotecnica (e quindi nel prezzo), dilatando le uscite e tarando chirurgicamente le tirature in base agli ordini attraverso Anteprima<\/em> e sul sito ufficiale dell\u2019editore.<\/p>\n Ma, pur con i suoi difettucci e i suoi compromessi, la GDDP<\/em> vanta un primato che nessuno potr\u00e0 mai portarle via e difficilmente si potr\u00e0 negare che riusc\u00ec a diffondere piuttosto capillarmente il fumetto Disney di qualit\u00e0, con tanto di articoli che spiegavano perch\u00e9 lo fosse, a prezzi popolari e in un periodo nel quale era tutto fuorch\u00e9 scontato che si potesse fare in queste modalit\u00e0, fuori dai ristretti circuiti dei cultori e degli amatori.<\/strong><\/p>\n
Per chi invece, come me, era gi\u00e0 presente 14 anni fa (!!!), pu\u00f2 essere un bel viaggio della memoria \ud83d\ude09<\/p>\nCosa signific\u00f2 la GDDP<\/em> per gli appassionati di fumetto Disney<\/h2>\n
Oggi, in piena era Panini Comics<\/strong>, la situazione \u00e8 molto diversa da quella che si respirava negli ultimi anni di gestione targata Disney Italia<\/strong>. Se attualmente avere diversi volumi cartonati al mese con alcuni articoli di approfondimento \u2013 anche se a volte con piani editoriali discutibili \u2013 \u00e8 qualcosa di naturale, alla fine degli anni Zero si era ormai usciti dal periodo d\u2019oro del cosiddetto \u201cmercato per collezionisti\u201d, che era esploso a met\u00e0 anni Novanta per andare via via spegnendosi attorno al 2004-2005.
Parlando poi, pi\u00f9 nello specifico, di testate dedicate a riproporre in modo ordinato l\u2019intero corpus narrativo di un singolo fumettista, semplicemente non c\u2019era nessun precedente<\/strong> (perlomeno fuori dal circuito amatoriale). Per i lettori contemporanei \u00e8 normale andare in fumetteria e trovare l\u2019omnia di Floyd Gottfredson, di Don Rosa, addirittura del Donald Duck di Al Taliaferro, ma all\u2019epoca era pura utopia per quella che era l\u2019impostazione del mercato, o per quella che l\u2019editore pensava fosse la richiesta del mercato.<\/strong><\/p>\n
Era un bell\u2019esperimento, ma lontano dal concetto di omnia come la concepiamo oggi.
Da Zio Paperone<\/em> sarebbe poi nato nel 1997 I Maestri Disney<\/em><\/strong>, primo passo verso la politica del mettere al centro dell\u2019attenzione gli autori (che, ricordiamolo, soltanto da una decina d\u2019anni scarsa potevano vedere i propri nomi accreditati sotto la prima tavola delle loro opere): l\u2019approccio rimaneva quello antologico, dato che ogni numero ospitava una selezione di storie che, bench\u00e9 ponderata dai curatori, non aveva nessuna pretesa di completezza o di ordine temporale; ma la volont\u00e0 di mettere una cronologia a puntate su ogni albo dedicato a un singolo fumettista mostrava comunque la tendenza verso un approccio omni-comprensivo al lavoro di disegnatori e sceneggiatori.<\/strong><\/p>\n
Sorpresa perch\u00e9, come detto, era la prima volta che in Italia si varava un\u2019opera con queste caratteristiche e con un intento cos\u00ec preciso, completo e ordinato. Un unicum, fino ad allora.
Entusiasmo perch\u00e9 l\u2019autore che si scelse per questa operazione era Carl Barks, uno dei fumettisti disneyani pi\u00f9 importanti di sempre, forse il pi\u00f9 significativo in assoluto, che poteva vantare una carriera con pochissimi bassi e con una qualit\u00e0 pressoch\u00e9 costante.
Basta andare a spulciare i post che vennero scritti sul forum del Papersera<\/em><\/strong> dai suoi utenti di allora per rendersi conto della portata di questa collezione (seguite il link per fare un bel viaggio nel tempo<\/a> \ud83d\ude09 )<\/p>\n
Non temo smentite nel dire che si trattava del progetto pi\u00f9 ambizioso e complesso affrontato fino a quel momento dal trittico di esperti disneyani in forza alla redazione<\/strong>, gi\u00e0 responsabili dei sopracitati Zio Paperone<\/em> e I Maestri Disney<\/em>: Lidia Cannatella<\/strong>, Luca Boschi<\/strong> e Alberto Becattini<\/strong>. Portare in edicola settimanalmente una serie di volumi cos\u00ec impostata, con ampio spazio per articoli critici e di approfondimento, non dev\u2019essere stato facile, specie inquadrando questa edizione come quella ipoteticamente definitiva per quanto riguardasse l\u2019operato dell\u2019Uomo dei Paperi. C\u2019era la necessit\u00e0 di essere il pi\u00f9 completi, rigorosi ed esaurienti possibili su un argomento di capitale importanza per il fumetto Disney.<\/p>\n
Non ci fu inoltre modo di rimettere mano alla resa di alcune storie, che soffrivano colorazioni e traduzioni d\u2019epoca non proprio all\u2019altezza.<\/strong> E infine alcuni testi introduttivi \u2013 penso per esempio all\u2019elenco delle varie ristampe precedenti delle singole avventure \u2013 non erano forse cos\u00ec interessanti o necessari.
Ma si trattava di piccoli nei su cui si era ben felici di passare sopra, in vista del risultato epocale che si stava per ottenere: tutto Carl Barks in maniera coerente, coesa, ordinata, commentata e contestualizzata. Un vero tesoro per ogni appassionato, qualcosa di mai visto prima.<\/strong><\/p>\n
Il resto \u00e8 storia: la collana ebbe un robusto riscontro di pubblico, permettendo che Corriere<\/em> e Gazzetta<\/em> decidessero di investire ancora sul concetto di omnie di autori disneyani di un certo livello.
Nel 2010 fu quindi varata quella su Floyd Gottfredson \u2013 impensabile fino a un anno prima, specialmente considerando che si mantenne il \u201ccomplicato\u201d formato orizzontale \u2013 per poi occuparsi della collezione completa di tutto PK nel 2012 e dell\u2019omnia di Romano Scarpa nel 2014.
Il meccanismo degli allegati ai quotidiani funzionava perch\u00e9 da un lato permetteva alla Disney di condividere le spese e di appoggiarsi alle robuste spalle di RCS per tirature e distribuzione, e dall\u2019altro poteva sfruttare la cadenza settimanale per evitare che la testata durasse anni rischiando di andare incontro a un crollo delle vendite a met\u00e0 strada, dovendo magari sopprimerla prima della sua naturale conclusione.<\/strong>
Infatti quando si pens\u00f2 di replicare in altre forme (l\u2019edizione Rizzoli Lizard<\/strong> della Carl Barks Library<\/em><\/strong>, la ristampa Giunti<\/strong>, il mensile Uack!<\/em><\/strong>) non si riusc\u00ec mai a portare a termine l\u2019impresa.<\/p>\nCosa signific\u00f2 la GDDP<\/em> per me<\/h2>\n
Nel gennaio del 2008 avevo iniziato il primo anno di universit\u00e0 da pochi mesi, ed avevo ricominciato a interessarmi del fumetto Disney da ancora meno.<\/p>\n