Classifiche Disney di fine anno – 2022
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Classifiche Disney di fine anno – 2022

Bentornati su Lo Spazio Disney!

Ci siamo! Pure per questo 2022 siamo giunti alla fine, e come capita in questo periodo per tanti ambiti, anche sul blog è tempo di bilanci.

Non è stato un anno semplice, per il fumetto Disney italiano, questo è certo: nel giro di pochi mesi abbiamo perso due grandissimi appassionati del settore, che si spendevano attivamente e professionalmente nell’ambito della divulgazione e della critica fumettistica. La scomparsa di Luca Boschi e Francesco Gerbaldo ha lasciato un vuoto che fatica a colmarsi, e il loro ricordo vive ancora in maniera bruciante nelle menti e nei cuori di chi li ha conosciuti, seguiti e letti.

Entrambi ancora giovani, entrambi stroncati improvvisamente o nel giro di poco tempo, entrambi ancora ricchi di entusiasmo e di cose da dire, di conoscenze da condividere, di parole da scrivere.

Mi manca non avere la possibilità di leggere la firma di Luca in calce agli articoli a corredo di pubblicazioni per collectors, e ancor di più mi manca confrontarmi via chat con Francesco per commentare un nuovo numero delle testate che curava con tanto trasporto e impegno. La sua dipartita, così repentina, a tratti mi appare ancora inconcepibile e sicuramente difficile da processare.

Oltre che a livello umano, anche sul piano professionale queste perdite hanno comportato sconvolgimenti, in particolare una necessaria rimodulazione delle testate “per collezionisti”, ormai appannaggio quasi esclusivo dei due, aprendo le porte a un nuovo capitolo di questa “nicchia” del fumetto Disney italiano che, perlomeno, sembra essere riuscito a trovare velocemente una nuova strada che appare promettente: Pier Luigi Gaspa per I Grandi Classici (anche se è presto per dare una valutazione al suo operato, per ora caratterizzato da alti e bassi), ma soprattutto un rapido incremento dell’attività di Davide Del Gusto – che aveva iniziato a collaborare con Panini-Disney solo da pochi mesi – su diversi progetti editoriali, senza contare la mini-fase di recruiting in quel di Lucca Comics, che potrebbe portare aria nuova in redazione in un prossimo futuro.

Anche la dipartita dello sceneggiatore François Corteggiani è stata una triste notizia, considerando il suo contributo alle avventure di paperi scritte direttamente per Topolino, grazie all’amicizia con Giorgio Cavazzano.

Bilanci, si diceva.

Ecco, quando i bilanci si fanno meno pesanti e malinconici, possono assumere i contorni delle classifiche. Ed è alle classifiche che è dedicato questo post.

Ecco qui, allora, le mie ormai consuete Top 5: una sulle storie inedite apparse su Topolino nel corso dell’anno e una sulle pubblicazioni uscite negli scorsi 12 mesi, su modello di quanto già fatto negli ultimi due dicembre.

Sempre utile ribadirlo, tali classifiche sono strettamente personali e rispecchiano quindi i miei gusti e le mie opinioni in fatto di fumetto Disney.

Cionondimeno, come da mia abitudine, per ogni posizione in elenco troverete una breve analisi nella quale argomento il motivo della sua inclusione, così da rendere note le motivazioni alla base di tali scelte.

È un gioco, insomma, gli autori che non vedono inclusa una loro storia non se ne abbiano a male (anche perché, volendo ridurre la classifica a sole cinque posizioni, è chiaro che restano fuori diverse opere pur valide); ritengo però che questo gioco possa comunque offrire spunti di riflessione su alcune tendenze e punti di forza della produzione disneyana dell’anno appena trascorso, tanto per le nuove storie quanto per il settore delle testate.

Pronti? Via!

Top 5 pubblicazioni

5) Disney De Luxe – Topolino e il cerchio del tempo

Non potevo escludere questo volume da una classifica sulle migliori iniziative editoriali Disney del 2022, rappresentando il recupero di una storia originariamente destinata ad essere pubblicata su Topolino nel 2017 ma rimasta inedita per una serie di problemi, stop dall’alto e casini vari che hanno portato alla sua soppressione dopo essere stata annunciata. I lettori non hanno mai smesso di chiederne un ripristino, considerando gli autori in gioco (Francesco Artibani, Tito Faraci e Corrado Mastantuono) e il fatto che, almeno nello spirito, si sarebbe ricollegata alla mitica Topolino e il fiume del tempo.

Alex Bertani ha ascoltato queste richieste e si è adoperato per trovare il modo di farle vedere la luce: alla fine la soluzione è stata quella di metterla su un numero della Disney De Luxe, solitamente dedicata alle ristampe ma che le forniva un contesto coerente con l’ultima riedizione del Fiume del tempo.

Insomma, già solo per la volontà di portare questa storia al pubblico il volume merita una citazione in questa Top 5, ma in più anche a livello di contenuti si registra per l’occasione un maggior spazio per interviste agli autori, bozzetti e dietro le quinte, elemento che agli esordi della testata costituiva una consuetudine abituale che si è però ridotta al lumicino col passare del tempo. Stavolta c’è un’inversione di tendenza che rende giustizia alla situazione inusuale di cui la storia è stata suo malgrado protagonista.

4) Biancaneve e i sette nani

Un volumetto all’apparenza modesto, ma che in realtà rappresenta un piccolo miracolo editoriale, come l’ho già definito a suo tempo.

I personaggi dei lungometraggi d’animazione disneyana non abbondano certo sulle pagine dei periodici, con l’eccezione di testate come I Grandi Classici Disney che ospitano di tanto in tanto brevi storie americane con loro. Certo, Biancaneve ha sempre avuto un posto d’onore in questa produzione, anche italiana, grazie in primis allo sconfinato amore di Romano Scarpa verso quella pellicola e in seguito ad altri autori che hanno voluto cimentarsi con tale universo narrativo.

È comunque un fatto che non si vedono avventure italiane inedite di Biancaneve da decenni e che anche sulle ristampe le sue vecchie storie sono presenti col contagocce, e comunque sempre all’interno di sommari più usuali.

Una pubblicazione interamente dedicata alle storie a fumetti del film è quindi praticamente un unicum, impossibile da immaginare fino a pochissimi anni fa e che si deve alla passione e all’impegno di Francesco Gerbaldo e di Davide Del Gusto, che ha condotto in porto da solo l’idea coltivata originariamente insieme all’amico. Un prodotto prezioso non solo per i suoi contorni editoriali ma anche per il valore intrinseco dell’operazione, quindi, gestita con grande cura da Davide sia nella composizione del sommario che nella qualità degli articoli a corredo, rendendo giustizia tanto al film originale quanto alla produzione fumettistica successiva e contestualizzando bene il tutto.

Insomma, un must have per l’appassionato disneyano a tutto tondo, coniugando come giusto che sia l’animazione e la nona arte.

3) Almanacco Topolino #9

La nuova testata “popolare” per collezionisti, nata nel 2021, ha dovuto superare sin dal suo secondo anno di vita una prova mica da ridere: sopravvivere alla scomparsa del suo creatore e curatore, Luca Boschi, che l’aveva plasmata sul suo modo di vedere, intendere e divulgare il fumetto Disney.

Le peculiarità di questo progetto lo rendevano ancora più delicato da maneggiare de I Grandi Classici Disney, considerando il compito di selezionare anche le inedite straniere e un maggior spazio riservato agli articoli, e non era affatto scontato che in assenza di Boschi Almanacco riuscisse a proseguire e, in tal caso, potesse farlo senza snaturarsi o impoverirsi.

Per fortuna il direttore ha deciso di affidarlo nelle mani migliori che mi potessero venire in mente: quelle di Davide Del Gusto, che collaborava con Panini-Disney solo da pochi mesi ma la cui fama evidentemente lo precedeva 😛

La passione e la grande competenza di Davide – che è cresciuto con la forma mentis boschiana, del resto – erano effettivamente ottimo humus sul quale poter ricostruire la testata, unite per di più alla freschezza di approccio portata inevitabilmente da una nuova leva.

Così, dopo un paio di numeri di inevitabile transizione e onestamente un po’ debolucci e discontinui, la serie ha subito risalito la china dimostrando come Del Gusto fosse l’uomo giusto al posto giusto.

Almanacco è allora diventata la rivista più interessante del panorama da edicola, scalzando addirittura la #unicatestataseria, e il n. 9 costituisce un buon esempio di tale affermazione: le due ristampe italiane in apertura e chiusura sono godibilissime (scelte ancora, a onor del vero, da Boschi) e offrono quella piacevole componente vintage che caratterizza parte del progetto, mentre per la sezione dedicata alle inedite ecco che sembra di avere per le mani uno Zio Paperone di vent’anni fa: Amelia e i canali stregati pur nella sua brevità intrattiene in modo brillante (e splende dei bei disegni di Wanda Gattino) mentre Paperone contro Paperone e Cuordipietra e l’eredità dei Famedoro prendono a piene mani dalle influenze barksiane e donrosiane relative ai due personaggi sviluppando trame piuttosto originali e riuscite.

Piace poi trovare il Paperoga di Dick Kinney e Al Hubbard, e perfino Maga Magò che ha il suo perché all’interno di quella volontà – che personalmente approvo – di rilanciare i personaggi dei film animati nei fumetti disneyani.

Inoltre lodo la presenza di Zio Paperone e le carote dell’allegria di Romano Scarpa, in quanto capostipite del progetto di storie-omaggio a Carl Barks che verranno man mano riproposte su Almanacco, sede appropriata per presentare al pubblico della nuova generazione queste simpatiche avventure.

La penna di Davide, infine, rende ottimo servizio a tale materiale perché in grado di analizzare lucidamente, con proprietà di linguaggio e in modo accessibile a tutti, storie e autori.

2) Humour Collection / Thriller Collection

Si potrebbe definire un progetto “a due teste” questo, curato da Davide Del Gusto (again!) e che si pone un po’ come erede spirituale de I Maestri Disney anni ’90, aggiornato nel concentrarsi su autori della generazione successiva rispetto ai grandi nomi coinvolti nella vecchia testata.

Si è partiti con Silvia Ziche da una parte e con Casty dall’altra, due nomi di effettivo richiamo e che, seppur abbiano già goduto di antologie dedicate, meritavano sicuramente un tipo di lavoro più strutturato e continuativo.

L’idea di base del prodotto è infatti quella di ragionare per cicli coerenti: per Ziche ci si muove semplicemente in tal senso, andando a pescare dalle lunghe storie “in uno sproposito di puntate” che l’hanno resa celebre dalla metà degli anni Novanta. Papernovela e Il grande Splash hanno quindi caratterizzato le prime due uscite, iniziando un’ideale biblioteca del meglio di Ziche sfornato come autrice completa.

Anche il primo volume castyano è di tutto rispetto, dedicandosi alle storie con Uma, la crononauta che esordì in Topolino e la bionda minaccia per tornare qualche anno dopo nell’epica Topolino e la marea dei secoli, mai ristampata prima di questa occasione. Trattandosi di una delle più belle storie in assoluto di Andrea Castellan era davvero un delitto, al quale Davide pone ora rimedio.

Oltre alle storie, grande importanza la ricopre anche in questo caso l’apparato editoriale, con corposi approfondimenti ben scritti e dal taglio meno ovvio di altri casi, oltre che con ricche interviste ai due fumettisti.

Spiace un po’ per la “falsa partenza”, data dall’annuncio poi ritrattato di esordire con Topokolossal, ma si tratta di problematiche interne che poco c’entrano con la qualità della testata, a cui auguro fortuna e la possibilità di procedere nella maniera più dritta e sicura possibile sui propri binari.

1) Le serie imperdibili

Sul gradino più alto del podio inserisco un progetto che sulle prime mi attraeva ben poco, ma a cui ho voluto dare una chance e che così facendo mi ha conquistato.

Non è certo il primo esperimento di pubblicazione disneyana dedicata a saghe/serie/cicli/chiamatelicomevolete (basti pensare a Tesori Disney e a Definitive Collection, per dirne due), ma la partenza è stata ottima e con una marcia in più, decidendo di ristampare in maniera unitaria Le Tops Stories, progetto di Giorgio Pezzin e Massimo De Vita amato e ricordato da molti lettori della mia generazione (le storie esordirono tra la fine degli anni Novanta e i primissimi anni Duemila) che finora era però stato ristampato in maniera completa solo una ventina d’anni fa in due piccoli brossurati, molto ricercati sul mercato dell’usato.

Per il resto, le singole avventure hanno visto diverse ristampe su varie testate, compreso l’illustre palcoscenico dei Grandi Classici, ma sempre in maniera casuale e sparpagliata.

Aver sfatato questa specie di tabù è quindi già motivo di interesse, ma in più la cura riversata nel progetto ha dato lustro come non mai alle avventure di Sir Top De Tops: il coinvolgimento diretto dello sceneggiatore ha infatti permesso di avere commenti, aneddoti e dietro le quinte di prima mano sulla realizzazione della serie, oltre ai soggetti originali proposti in redazione ai tempi, estratti direttamente dai cassetti di Pezzin e utili per confrontare l’idea iniziale dell’autore con il risultato finale.

Un apparato editoriale quindi inedito e prezioso come testimonianza, che arricchisce in maniera significativa la conoscenza di queste storie e quindi il fascino della testata.

Le pecche in questo approccio risiedono nel fatto che non si sia coinvolto allo stesso modo anche il disegnatore, responsabile al 50% del progetto e che avrebbe potuto aggiungere ulteriori curiosità interessanti, e nell’aver abdicato alla possibilità di avere un articolo analitico scritto da qualche critico/divulgatore che potesse offrire un taglio esterno e approfondito a queste opere.

Esaurite le Tops Stories, la testata ha proposto Nonna Papera e i racconti attorno al fuoco di Rodolfo Cimino, altro progetto che non ha mai goduto di una ristampa unitaria e completa: in questo caso, per sopperire all’impossibilità di un coinvolgimento dello sceneggiatore, ci si è aperti a nomi “altri” che hanno portato il proprio punto di vista sul ciclo e sulla poetica ciminiama (Francesco Stajano, Vito Stabile, Fabio Michelini), ma il vero punto forte risiede nella proposta di alcuni Racconti rimasti inediti, tramite la pubblicazione dei relativi storyboard realizzati da Cimino. Materiale completamente nuovo per il pubblico che rende ancora più preziosa questa ristampa.

Insomma, Le serie imperdibili è partita benissimo tanto per la scelta del materiale da presentare quanto per il modo in cui veicolarlo: in realtà temo che sarà assai difficile mantenere questo livello in futuro, ma per il momento premio l’iniziativa con la coppa 😀

Top 5 storie

5) Megaricchi – Una poltrona per tre, di Bruno Enna e Alessandro Perina

Il 2022 è stato l’anno del grande ritorno di Bruno Enna. In realtà lo sceneggiatore non si è mai allontanato da Topolino, ma a mio parere le storie che aveva realizzato e che perlopiù gli erano state commissionate dalla redazione (penso alla pur buona – a tratti – saga in giro per l’Italia) non gli avevano permesso di dare il suo meglio, risultando in parte appannato.

Con quanto pubblicato nel corso di quest’anno ho ritrovato l’autore che ho sempre apprezzato, sia con il ritorno del suo Paperotto che con la lunga storia su Amelia, e senza dimenticare la raffinata trasposizione a fumetti di Viaggio nella luna.

Megaricchi è qui a rappresentare il lavoro di Enna di quest’anno, quindi, scelta tra le altre per il ritmo piacevolmente classico che ha saputo dare all’intreccio e alla scansione delle quattro parti di cui è composta, oltre che per l’ottima caratterizzazione del cast paperopolese. I suoi personaggi appaiono vivi e credibili senza sconfessare la natura leggera e avventurosa (in senso urbano) propria del fumetto Disney, elementi che me l’hanno fatta promuovere al netto di alcuni difetti di contenuto che evidenziai a suo tempo.

Alessandro Perina ai disegni ha poi riconfermato il proprio valore, con una linea morbida e di matrice cavazzaniana che ben accompagna il tenore della sceneggiatura.

4) Minaccia dallo spazio, di Francesco Vacca e Casty

Il kolossal dell’anno è stato sicuramente la lunga avventura che ha visto l’intero cast disneyano attivamente coinvolto per salvare il pianeta Terra. Una storia che si è dipanata in cinque parti, preceduta da due prologhi e affiancata da alcuni tie-in, che si attesta come la consacrazione di Francesco Vacca, in grado di condurre un intreccio di per sé semplice a livello di trama in senso stretto, ma certamente complesso nel momento in cui si è trovato a gestire così tanti personaggi (che spesso non si erano mai relazionati tra loro in passato) e una narrazione dilatata a tal punto, composta in larga parte dalle emozioni provate da Topolino, Paperino, Zio Paperone e gli altri.

Un equilibrio non semplice da mantenere, soprattutto nella scansione narrativa così frammentata… Quasi una sfida, che Vacca a mio parere ha vinto portando a casa un risultato a tratti entusiasmante, con qualche inevitabile inciampo e con un taglio un po’ diverso dal solito, ma nel complesso convincente e sicuramente nuovo come concept.

Casty ai disegni, coadiuvato da Michela Frare alle chine, restituisce un buon lavoro, in parte sperimentale e quindi con margini di miglioramento futuri – sto chiaramente pensando ai suoi Paperi, che qui rappresenta per la prima volta – ma che risulta piacevole da guardare e con buone soluzioni a livello di costruzione delle tavole. La spread page dell’ultimo episodio, per dire, è un ottimo esempio della raffinatezza del suo tratto, che unisce lo stile classicamente scarpiano a influenze personali.

3) – Topolino e l’incubo dell’isola di corallo, di Marco Nucci e Casty
    – Road to World Cup / Fridonia’s World Cup 2022, di Marco Nucci, Stefano Intini e Donald Soffritti

Marco Nucci ha imperversato su Topolino anche quest’anno, e forse più del già ricco 2021 in quanto a sue presenze.

Non solo, le storie che ha firmato sono state quasi sempre dei progetti lunghi e importanti, che hanno catalizzato le pagine del settimanale e l’attenzione dei lettori per diverso tempo.

Tra le varie storie di questo tipo scritte dallo sceneggiatore, mi sono piaciute molto la terza parte del suo rilancio di Macchia Nera e il lungo atto finale della sua saga calcistica, per motivi diversi due avventure peculiari e molto interessanti, motivo per cui le inserisco ex aequo in classifica.

Per quanto riguarda L’incubo dell’isola di corallo, Nucci gioca per sottrazione con Macchia Nera, che infatti appare pochissimo, riportando invece Topolino al centro della scena. L’autore è abile nel caratterizzarlo, mettendolo in una situazione decisamente critica e ai limiti della possibilità di risoluzione, costruendo così un thriller tesissimo che si abbevera a diverse influenze cinematografiche e nel quale le abilità di Mickey emergono senza risultare pedante. I punti oscuri e non spiegati, legati a una componente magica che poco sembra amalgamarsi con Macchia Nera, mi hanno dato un po’ fastidio, ma per quanto mi riguarda l’esito è sicuramente migliore di quello di un anno fa con Il bianco e il nero, la cui conclusione mi lasciò l’amaro in bocca.

Casty continua a sembrare a suo agio nel disegnare le storie di questo ciclo, acquisendo sempre più sicurezza nell’assecondare le atmosfere che Nucci imprime a tali avventure. Con l’ausilio di Michela Frare alle chine il risultato finale è estremamente convinte e avvolgente, permettendo una cornice estetica fortemente coerente con la sceneggiatura.

Per quanto riguarda il progetto legato ai mondiali di calcio giovanili, articolato dapprima in Road to World Cup e poi esploso in Fridonia’s World Cup, siamo di fronte al Nucci più brillante e scanzonato, che utilizza il mondo del pallone per parlare in realtà d’altro, in una vera e propria commedia giovanile ricca di cuore, con lo sport che rappresenta solo il mezzo (o, per meglio dire, il terreno di gioco) per fare emergere varie tematiche e varie sensibilità dei personaggi coinvolti, non solo dei ragazzini in campo: da Qui Quo Qua si passa infatti a Pennino, a Dribbling senior e a Dribbling junior, a Paperino, Paperoga e Zio Paperone, tutti messi a confronto con sé stessi, il proprio passato e i propri limiti, pronti per essere superati grazie ai valori più puri del calcio.

Non mancano gag divertentissime e inside jokes fulminanti ad arricchire il set, che rendono briosa e fresca la narrazione: in tal senso la stessa Fridonia diventa un’ambientazione cangiante e multiforme che si presta alle numerose bizzarrie e citazioni nucciane, rendendo ogni episodio differente dagli altri.

I disegni di Donald Soffritti e di Stefano Intini rappresentano l’espressione adeguata per il tenore delle varie storie che compongono l’evento: dinamici, fluidi, veloci e scattanti, riescono a rendere bene le sensazioni che la sceneggiatura vuol trasmettere e le azioni di gioco.

Queste ultime sono state sicuramente una sfida per i due artisti, dovendo disegnare in modo credibile situazioni di forte movimento, ma una sfida perlopiù vinta, in particolare da Intini che in alcuni casi si è davvero scatenato e superato (in particolare in un episodio, del quale parlerò più diffusamente prossimamente).

2) Cornelius – L’esilio dei Van Coot, di Alessandro Sisti e Ivan Bigarella

Alessandro Sisti è stato una presenza costante ma tutto sommato quasi sempre silente nel 2022 disneyano. Sul “Topo” sono apparse alcune sue storie, spesso anche veramente piacevoli, ma passate un po’ sottotraccia (come quelle del ciclo Zio Paperone e l’alta finanza), mentre su Topolino Fuoriserie ha ripreso saldamente in mano le redini di PK, pur con alti e bassi.

L’apice della sua produzione di questo ultimi 12 mesi, però, per quanto mi riguarda la raggiunge con Cornelius – L’esilio dei Van Coot, una storia in due parti che affronta per la prima volta la giovinezza del fondatore di Paperopoli con un taglio storico piuttosto accurato e con uno spiccato senso dell’avventura, che rende la narrazione fluida e avvincente. La possibilità di lavorare quasi esclusivamente con personaggi inediti (lo stesso Cornelius, alla fine, in questa fase della sua vita non è esattamente quello che abbiamo conosciuto in passato) permette a Sisti una maggior libertà di manovra, che lo sceneggiatore sfrutta abilmente per scrivere pagine solide e dialoghi ispirati, donando al protagonista angolazioni nuove, finora mai sfruttate, e quindi una tridimensionalità inedita.

Ivan Bigarella ai disegni compie meraviglie, rivelandosi uno dei talenti più cristallini che si sono esibiti sul settimanale nel corso del 2022. Tavole ricercate, costruzione sempre interessante della griglia, character design mai banale, ottimi sfondi rendono quelle pagine qualcosa da ammirare ripetutamente, anche grazie al grosso lavoro di Irene Fornari sui colori, che ha addirittura creato una palette apposita per l’occasione, e che contribuiscono fattivamente alla felicissima riuscita della storia, per la quale spero in un seguito.

1) Topolino e il prigioniero di Verdemare, di Francesco Artibani e Silvio Camboni

Francesco Artibani è una stella che ha saputo brillare molto, nel 2022, portando la sua voce e la sua narrativa in modo coerente all’interno dell’attuale “sistema Topolino” pur sviluppando idee completamente sue o nate da brainstorming proficui con i colleghi disegnatori. Dal team-up con il sodale Lorenzo Pastrovicchio per I bracciali di Maciste alla bella storia su Aquinum (la recente Il tesoro del legionario per i disegni di Giuseppe Zironi), sono state diverse le espressioni vincenti del suo lavoro, senza dimenticare il “caso Cerchio del tempo“, scritta però già da alcuni anni in un contesto completamente diverso.

Senza indugio premio quindi con il primo posto della mia personalissima classifica Il prigioniero di Verdemare, che reputo la migliore tra le ottime storie artibaniane del 2022: sense of wonder, scrittura elegante, grande fantasia, ottimo uso dei personaggi, documentazione del folklore irlandese che le fa da sfondo, divertimento, trucchi narrativi usati sapientemente… Tutto concorre a un’avventura solida ed entusiasmante, perfettamente disneyana e al contempo universale.

Contribuiscono molto i disegni di Silvio Camboni, qui al suo grande ritorno su Topolino dopo molti anni di assenza: il suo tratto immaginifico, affinato nelle diverse produzioni francesi per le quali ha lavorato nel frattempo, è perfetto per questo tipo di trama, e la cura per i dettagli delle ambientazioni alzano il livello della produzione topolinesca. Anche in questo caso l’estetica è aiutata in maniera determinante dai colori di Irene Fornari, che riversa soluzioni cromatiche avvolgenti e magiche sulle magnifiche vignette di Camboni.

Un incontro di talenti che ha portato a un risultato fenomenale!

Cosa ne pensate di queste mie Top 5?
Le condividete? Ci sono storie che voi invece non considerate meritevoli? Ce ne sono altre che ritenete fenomenali e che io non ho incluso?

Ditemi la vostra nei commenti, qui sul blog o sui social!

A presto!

2 thoughts on “Classifiche Disney di fine anno – 2022

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