Topolino – 90 anni di carta
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Topolino – 90 anni di carta

Bentornati su Lo Spazio Disney!

Con questo post voglio celebrare un anniversario di tutto rispetto, per la storia editoriale del nostro Paese: i 90 anni dall’uscita della prima rivista a fumetti dedicata a Topolino e ai fumetti Disney.

Negli ultimi giorni del 1932 esordiva infatti nelle edicole italiane Topolino, ben diverso dal pocket a cui siamo abituati oggigiorno: formato giornale,

ha l’aspetto di un tabloid, con otto pagine stampate in tricromia su un solo foglio tipografico piegato in quattro

per citare la puntuale descrizione che ne fece Luca Boschi in un suo articolo.

Pubblicato dalla casa editrice fiorentina Nerbini, diretta dal nipote del Carlo Collodi autore di Le avventure di Pinocchio, questo #1 è storicamente molto importante, perché testimonia come in pochissimi anni Topolino riuscì a catalizzare attenzione e interesse da parte del pubblico internazionale (e quindi anche nostrano) grazie ai primi cortometraggi che lo vedevano protagonista, forte di tutti quegli elementi che lo hanno reso un’icona immortale. Il progetto di Nerbini, peraltro, batté addirittura gli Stati Uniti d’America, che avrebbero visto una pubblicazione intitolata a Mickey Mouse solo il mese successivo, ancorché fuori dal circuito delle edicole (nelle quali sarebbe approdato solo nel 1935).

In quest’occasione, piuttosto che imbastire un pezzo storico-divulgativo su quei primi, pionieristici anni, voglio concentrarmi su un volume edito da Disney Italia esattamente vent’anni fa, nel novembre 2002, che venne realizzato proprio per la ricorrenza a cifra tonda: Topolino – 70 anni di carta.

Un poderoso volume di 384 pagine nell’ampio formato 17×23,7 (quello avviato con successo dallo Zio Paperone anni ‘90 e da I Maestri Disney e sfruttato poi per diversi prodotti da collezionisti), venduto in edicola in edizione brossurata a € 8,80… lascio a voi i confronti con il mercato attuale 😛

Al di là delle caratteristiche cartotecniche, comunque, il valore di questo prodotto risiede nel contenuto, tanto nelle storie a fumetti presenti al suo interno quanto – e soprattutto – nel ricchissimo apparato editoriale che le accompagna.

Curato da Lidia Cannatella con gli articoli firmati da Luca Boschi, al quale si aggiungono Federico Fiecconi, Gianfranco Cordara e Marco De Rosa per un paio di interventi di appoggio, questo bel librone – formalmente n. 25 della testata-ombrello Tutto Disney, ma venduto anche in versione cartonata a 12 euro per l’etichetta Disney Libriè un vero e proprio scrigno di informazioni sull’epopea del fumetto disneyano in Italia, inteso come storia delle pubblicazioni da quel lontano 1932 in poi, attraverso epoche e mutamenti sociali e di sensibilità.

La prima parte è dedicata proprio agli albori di questo settore della Nona Arte, quando i confini con il mondo dell’animazione erano assai più sfumati di quanto non siano diventati nei decenni successivi: del resto è da lì che arriva Topolino e a seguire Paperino, Pippo e tutti gli altri componenti del cast, ma fanno la loro apparizione tra le vignette anche i protagonisti dei lungometraggi e delle Silly Simphony: a testimonianza di ciò venivano ristampate La chioccia saggia fa da sé, trasposizione del cortometraggio d’esordio di Donald Duck, I Sette Nani e le monellerie di Pinocchio e Il Lupo Cattivo pescatore.

Proseguendo nelle pagine, ecco l’attenzione verso gli autori principali che hanno dato vita alle avventure a fumetti Disney: dagli imprescindibili Carl Barks e Floyd Gottfredson per arrivare ai grandi Maestri italiani, da Giovan Battista Carpi a Giorgio Cavazzano passando per Romano Scarpa, Massimo De Vita, Luciano Bottaro e Marco Rota.

Tale argomento viene poi esteso alla vasta selva di sceneggiatori e disegnatori del nostro Paese che hanno realizzato centinaia e centinaia di avventure, in un pezzo approfondito e interessante che ha modo di trattare anche fumettisti su cui all’epoca la critica non aveva ancora speso molte parole perché ancora considerabili “giovani promesse”.

C’è poi la possibilità per parlare dei vari direttori che si sono succeduti alla guida di Topolino e della vastissima messe di pubblicazioni disneyane che nel corso degli anni hanno popolato gli scaffali delle edicole del Bel Paese, in un lungo e approfondito excursus boschiano che descrive minuziosamente le caratteristiche dei principali periodici realizzati in Italia.

I tanti articoli sono tutti corposi, i più lunghi si aggirano attorno alla decina di pagine, e la grafica molto semplice, essenziale e a giocosa (nel font dei titoli) era piacevole e funzionale, dando risalto al testo ma riservando ampio spazio all’apparato iconografico a supporto di quanto espresso a parole.

Non solo: la presenza costante di “boxettini” dagli sfondi blu e giallo permetteva di avere inserti con approfondimenti su argomenti specifici, veri e propri “link ipertestuali” su carta che offrivano un’espansione dei concetti riportati nel pezzo principale.

L’alta foliazione ha permesso inoltre di pubblicare per intero storie a fumetti molto lunghe, originariamente serializzate in diverse puntate sul settimanale, celebrative di vari traguardi raggiunti da Topolino o dal fumetto Disney in generale: 60 anni insieme con Topolino (Luca Boschi, AA.VV.), Paperino e il favoloso n. 1500 (Fabio Michelini, Giorgio Cavazzano), Chi ha rubato Topolino 2000? (Carlo Panaro, Romano Scarpa) e Topolino e la sfida del 2000 (Fabio Michelini, AA.VV.).

La prima, realizzata in occasione dell’omonima mostra organizzata nel 1993 a Roma per la relativa ricorrenza, è una summa a fumetti dei principali aneddoti fumettistici vissuti dai protagonisti delle storie stesse, che sul palco di un evento condotto dal Grillo Parlante raccontano di loro e della loro carriera, attraverso numerosissimi e dotti riferimenti amarcord; del resto la mano di Boschi alla sceneggiatura era una garanzia, sotto questo punto di vista, e con tale impalcatura narrativa l’autore sceglie peraltro di omaggiare anche quelle storie del Disney Studio, disegnate da Tony Strobl, nelle quali Paperino, Pippo e Topolino parlavano di sé stessi – sempre al buon Grillo Saggio – coscienti del loro essere attori cinematografici.

Significativo infine che alle matite si fossero alternati diversi giovani disegnatori usciti dalla neonata Accademia Disney sotto la guida del decano Giovan Battista Carpi, e che in questa ristampa siano presenti note a piè di pagina sotto ogni tavola per dare qualche ulteriore riferimento “nerd” al lettore, analogamente alla struttura utilizzata pochi anni prima su Top 1949 e Top 1959.

Le altre storie rappresentano ulteriori giochetti metatestuali, meno “impegnati” e più tradizionali come impianto, ma certamente godibili e forti di un carattere speciale e inusuale sotto vari aspetti (la presa di coscienza da parte dei personaggi del fatto che esista una rivista che racconti le loro avventure, soprattutto).

In definitiva, il settantennale dall’uscita del primo Topolino di sempre godette della miglior formula possibile per essere festeggiato, con un tomo veramente ispirato; sicuramente il miglior progetto editoriale mandato in stampa durante la direzione di Claretta Muci (che ne firma l’editoriale introduttivo, a conferma dell’attenzione che nutriva verso questo prodotto) insieme a Il ‘900 visto da Topolino del 1999; non solo, a ben vedere si può quasi inquadrare come un ideale seguito dello Speciale Topolino 2000 del 1994 – volumone extra uscito in contemporanea con il duemillesimo numero del libretto – nella sua impostazione di excursus storico ragionato e approfondito.

E rimane a tutt’oggi una delle fonti più ricche e competenti alle quali un appassionato può abbeverarsi per conoscere diversi fatti e curiosità sulla storia del fumetto Disney in Italia.

3 thoughts on “Topolino – 90 anni di carta

  1. Tanti auguri alla questa bellissima e veneranda testata!!!
    Tra l’altro l’anniversario dei 90 anni della testata cade in concomitanza con il n. #3500 del formato libretto.

    Interessante il tuo approfondimento su questa uscita speciale del 2002 di cui non ero a conoscenza. Sembra un’edizione interessante e di pregio, con articoli ben approfonditi e ricchi di informazioni.

    Dal canto mio non ricordo di possedere particolari numeri celebrativi, l’unico è il n. #1500 (che ho trovato nella collezione dei miei zii) che conteneva una storia celebrativa che mi era sembrata carina e godibile per essere stata scritta per una ricorrenza.

    Ancora auguri al Topo!!!

    1. Ciao Korinna!
      Sì, è una singolare coincidenza in effetti! Siamo in un periodo di convergenza di celebrazioni 😛
      Mi fa piacere che il pezzo sia risultato interessante! Il volume è consigliatissimo, se ti capitasse di trovarlo in qualche angolino dell’usato non me lo farei scappare, fossi in te 😉
      Sui numeri celebrativi… non hai nemmeno il più “recente” 3000? Quello è un altro pezzo da novanta, te l’assicuro, il capolavoro di Valentina 🙂
      A presto!

  2. Guarda…se vuoi sapere una cosa sul mio tempismo, ho iniziato ad acquistare regolarmente Topolino dal n. #3009 😝 prima di quello ho solo numeri sporadici, e purtroppo il 3000 non è tra questi :/ comunque è sulla lista delle cose da recuperare!

    A presto 🙂

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