Il “Topo” di giugno 2022

Il “Topo” di giugno 2022

Bentornati su Lo Spazio Disney!
La guerra in Ucraina continua – e quando ne accennai per la prima volta in questo blog non avrei mai creduto di scriverlo ancora all’inizio di luglio – e per non farci mancare niente il Covid rialza la testa in un periodo nel quale, per quanto riguarda gli scorsi due anni, solitamente scemava.
Il conflitto di cui sopra porta a conseguenze a catena che si preparano a incidere anche direttamente nelle nostre vite e nei nostri portafogli – e in alcuni casi sta già succedendo – mentre il caldo atroce, che personalmente mi sta togliendo energie, ha anche l’effetto di creare una siccità tale da consigliare un’attenzione particolare all’uso domestico dell’acqua. Tra fiumi in secca e invasioni di cavallette nei campi di alcune regioni italiane, direi che a livello di segnali dell’Apocalisse siamo quasi al completo, contando ovviamente anche guerra e pandemia.
E a dirla tutta, anche la mia ultima settimana non è stata delle migliori! ^^’’

Ma ehi, è cominciata l’estate!
Quindi, tra un tormentone orecchiabile e un cocktail sulla spiaggia, c’è anche il tempo per leggere i Topolino usciti a giugno e poi ragionarci sopra con qualche spunto critico, pur salvaguardando l’evasione e lo svago che questi personaggi possono bene o male sempre garantire e di cui, se ho reso bene l’idea in questa introduzione, c’è sempre un dannatissimo bisogno per sopravvivere.

Giugno 2022: le storie da Topolino

Spazio_Disney_topogiugno22_1Prima di parlare delle storie, però, pongo l’accento su una piccola, grande rivoluzione avviata con il secondo numero del mese: dal #3472 infatti i sommari di Topolino riportano, oltre al nome degli sceneggiatori e dei disegnatori delle singole avventure, anche quelli degli inchiostratori e dei coloristi, figure quasi sempre rimaste nell’ombra e di cui solo a volte, grazie ai social, era possibile conoscere il ruolo.
Ora invece Alex Bertani ha voluto accreditare ufficialmente anche questi professionisti, determinanti nel risultato finale del prodotto artistico.
Una scelta secondo me molto giusta e molto importante per il settore fumettistico italiano; mi scuso perciò in anticipo se non sempre, soprattutto in questa puntata, nominerò a mia volta questi ulteriori soggetti. Non è per menefreghismo, ma perché devo ancora prendere le misure su come poter sfruttare al meglio la conoscenza ufficiale di questi nomi per la stesura dei miei post.

Addentrandomi nel commento fumettistico, parto con le storie in due parti e attacco in particolare con Topolino e il ritorno dell’Uomo Falena, di Sergio Badino e Andrea Malgeri (nn. 3471-3472).
Dopo la sorprendentemente ottima prova di Siamo serie!, lo sceneggiatore torna con una trama di genere completamente diverso, che flirta col mistero e l’indagine del sovrannaturale, peraltro anticipata da una fantastica e inquietante copertina di Corrado Mastantuono. La prima parte regge benissimo, si legge con grande trasporto e si viene introdotti nei giusti modi all’interno della situazione con cui vengono a contatto Topolino, Tip e Tap, mentre nella seconda ravviso un calo di tensione che sfocia in una conclusione fin troppo terra-terra. Alla leggenda dell’Uomo Falena, non inventata da Badino ma già esistente, viene fornita una spiegazione razionale – quando nella realtà resta ancora indefinita – che purtroppo ammoscia abbastanza l’atmosfera che era stata creata così bene nella prima metà. Non dico che rovini la storia nel complesso, che mantiene i suoi punti forti, ma certamente si è trattato di un finale poco ispirato, dal mio punto di vista.

Spazio_Disney_topogiugno22_12Molto buona la caratterizzazione del piccolo villaggio in cui si recano i protagonisti, così come il modo in cui vengono scritti Mickey Mouse e i due nipotini; un plauso particolare alla spalla di lusso, Max Topidoro, che altri non è se non la controparte disneyana di Massimo Polidoro, divulgatore scientifico e membro del CICAP, che rappresenta un ottimo esempio di come una persona reale possa entrare in un fumetto Disney e interagire con i nostri personaggi senza fare una marchetta goffa e smaccata. Topidoro si amalgama infatti perfettamente sia con la trama che con i tre protagonisti, la sua presenza è ampiamente giustificata e risulta assolutamente naturale, e solo nella parte redazionale viene giustamente evidenziato il parallelo con la persona reale e con il suo ruolo. Parte redazionale molto utile anche per illustrare i contorni della leggenda “reale” dell’Uomo Falena.
Maugeri ai disegni fa un gran bel lavoro: ne avevo già elogiato il tratto lo scorso mese, e mi ritrovo a confermare quelle felici impressioni perché i suoi disegni sono freschi, dinamici, dettagliati e molto comunicativi, ben accompagnati dalle chine di Simone Paoloni. Ottimi gli scenari bucolici del villaggio come quelli della foresta, bel character design per i comprimari.
Si tratta insomma di una storia che, date le premesse, poteva dare molto di più, ma che resta ampiamente sopra la sufficienza. Menzione d’onore per l’ultima tavola del primo episodio, veramente ben giocata.

Spazio_Disney_topogiugno22_8Gastone lo sfortunato, di Emiliano e Matteo Mammucari e Stefano Zanchi (nn. 3472-3473) rappresenta l’esordio su Topolino per i due sceneggiatori, che nel mondo del fumetto in generale sono invece professionisti affermati da anni, in particolare in casa Bonelli.
Le premesse, per quanto mi riguarda, non erano affatto buone: l’assunto di base per cui Gastone diventa sfortunato è l’emblema stesso di una mancanza di idee che porta alla pigra soluzione di “invertire le parti”, e infatti non è certo la prima volta che accade una cosa del genere. I fratelli Mammucari riescono però in parte a smarcarsi dalla sciatteria di uno spunto facile e banale come questo per inseguire un racconto che evidentemente avevano ben chiaro nella loro testa e che ha conosciuto, in definitiva, un esito felice.
Intanto rilevo, a livello formale, che ritmi e tempi narrativi rispecchiano molto la narrazione moderna, fatta più di sensazioni che di fattualità: la trama che si snoda in due tempi si potrebbe riassumere completamente in poche righe, ma quello che emerge sono i sentimenti, il rapporto tra Paperino e il cugino, le velleità di Amelia, la riflessione sui rischi che comporta una ricchezza improvvisa e immeritata.
È una storia di maturazione, questa, non solo per il “titolare” ma anche per l’avversaria, che assurge al ruolo di co-protagonista: Amelia. La fattucchiera è infatti un ingranaggio determinante non solo nell’azione ma anche negli obiettivi degli sceneggiatori, che la usano per farle affrontare le conseguenze della propria hybris.
Ne emerge un uso molto consapevole di questi due personaggi, che sorprende considerando che gli autori sono alla loro prima prova disneyana, ma che si scontra inevitabilmente con i dettami di questo tipo di fumetto, che non può conoscere grandi evoluzioni e sconvolgimenti nei suoi personaggi. L’avventura però si colloca nel filone gastoniano inaugurato da Marco Nucci con La solitudine del quadrifoglio e in quello ameliesco lanciato da Bruno Enna con Le 7 streghe vulcaniche, quindi in qualche modo prosegue coerentemente il progetto di rilancio di queste due figure voluto e inseguito chiaramente dal direttore, e lo fa in maniera elegante.

Spazio_Disney_topogiugno22_18Non sono ancora convinto di questa nuova interpretazione di Gladstone Gander, a dire il vero, ma devo dire che si sta lavorando di cesello e resto quindi “alla finestra” a guardare dove l’operazione ci porterà. Per Amelia sono già più positivo fin d’ora: il lavoro sulla villain sta cercando di farla uscire dal loop in cui era drammaticamente incastrata da decenni dandole un’identità più specifica senza rinnegarne le basi, e ciò è decisamente lodevole.
In questa storia le vediamo poi particolarmente minacciosa e temibile, anche grazie ai disegni fenomenali di Stefano Zanchi, un artista davvero eccellente che per quanto mi riguarda è il migliore della sua generazione a pari-merito con Emmanuele Baccinelli.
Qui il disegnatore si scatena, con un’Amelia da sturbo in tutte le sue fasi, in particolare quando è diventata evil in tutto e per tutto. Anche i suoi Gastone e Paperino sono ottimi, graziati da un tratto guizzante, morbido e veloce davvero da lustrarsi gli occhi.
Due parole sulla gabbia, infine (se avete letto il mio ultimo post, sapete che in questo periodo mi ci sto concentrando parecchio): Zanchi sovverte la struttura classica della tavola con regolarità, rendendo l’eccezione quella che solitamente è la norma. Ci sono pagine con due sole vignette, splash page con riquadri incastonati, contorni curvi e flessibili ecc. A dire il vero non sempre viene salvaguardata la piena leggibilità del fumetto, elemento che deve sempre e comunque rimanere al primo posto, ma fortunatamente si tratta solo di un paio di passaggi isolati, mentre per il resto le soluzioni “fluide” che vengono adottate arricchiscono la narrazione senza complicarla, accompagnando con soluzioni intelligenti lo sguardo del lettore da una vignetta all’altra.
Determinanti in diverse scene anche i colori di Emanuele Virzì supervisionati e curati in parte dallo stesso Zanchi.

Spazio_Disney_topogiugno22_3Per introdurre La Paperiliade, di Roberto Gagnor e Alessandro Perina (nn. 3473-3474), c’è poco da dire: come il titolo stesso suggerisce si tratta della parodia dell’Iliade di Omero, dopo che lo stesso sceneggiatore aveva realizzato la versione disneyana dell’Odissea qualche anno fa.
Rispetto al percorso intrapreso negli ultimi anni con queste operazioni, che erano più simili ad adattamenti dell’opera originale che a parodie come accadeva in passato, Gagnor sembra invece scegliere una via smaccatamente parodistica, infarcendo le pagine di battute, gag volutamente anacronistiche e satira – forse un po’ superficiale – su alcuni tormentoni da social e altre consuetudini dell’attualità. Ho sorriso in un paio di momenti, ma per il resto mi sono ritrovato presto un po’ stufo da quel bersagliamento di riferimenti e frecciatine post-moderne.
Il parallelismo tra i miti greci e la contemporaneità ha il suo perché – Hercules insegna – ma in questo caso per quanto mi riguarda non ha funzionato. L’attenzione smodata alle battute, poi, ha fatto sì che la trama ne risentisse risultando poco chiara e scorrevole. Il risultato è che ho “visto” poco PaperAchille e TopoEttore, nei quali percepivo un certo potenziale ma che secondo me non è stata adeguatamente sfruttato.
Infine le ultime tavole, che tentano invece una virata riflessiva e profonda, risultano paradossalmente posticce al termine di una storia che per tutta la sua durata ha rifiutato sistematicamente di prendersi sul serio.
Alessandro Perina da par suo si difende molto bene, con tavole dettagliate e ben organizzate e personaggi ritratti in maniera impeccabile.
Non è bastato questo, però, a farmi appassionare alla vicenda.

Spazio_Disney_topogiugno22_20Le Giovani Marmotte in: occhio al manuale, di Francesco Vacca e Mario Ferracina (n. 3475) conclude la run di Vacca sulle GM, che si è snodata per alcune storie in due tempi pubblicate durante gli scorsi mesi. Non ho avuto parole dolci per le precedenti avventure, ma in questo caso le cose mi sono sembrate leggermente migliori che in passato. No, non certo per la “rivelazione” (virgolette d’obbligo) sul cattivo dietro alle minacce subite dalle Marmotte in questa serie di storie, telefonato che più telefonato non si può, ma per l’impianto narrativo che, pur essenzialmente basico e non particolarmente ispirato, riesce comunque ad offrire alcuni elementi di interesse, in primis nella caratterizzazione di alcuni personaggi come Zio Paperone, il Gran Mogol e Newton Pitagorico. Apprezzabile il rispetto per la continuity relativa al villain, che fa riferimento ad alcune situazioni viste in una storia di diversi anni fa, e quindi non creata a prescindere come parte del progetto né scritta dallo stesso sceneggiatore. La citazione avviene in modo naturale e fluido e questo la rende apprezzabile.
Mi è piaciuto il ruolo delle aspiranti Marmotte, già introdotte precedentemente e qui ben gestite, mentre mi ha abbastanza deluso la spiegazione sulla misteriosa invenzione di Newton che rende illeggibile il Manuale agli estranei.
Molto buono il lavoro di Ferracina ai disegni: il tratto vagamente sporco non mi convince del tutto ma noto e apprezzo il lavoro che si intravede chiaramente, la cura verso le espressioni di certi personaggi e, ancora una volta, l’attenzione a sfondi e ambientazioni.

Papersera News presenta: Zio Paperone e il ritorno dei Wakasnort, di Corrado Mastantuono (n. 3471), è uno dei rari casi in cui questa miniserie non mi ha detto molto. L’autore reintroduce la tribù che aveva esordito in una delle prime storie del ciclo, ma lo fa secondo me senza molta verve e senza che la cosa sia particolarmente giustificata. Apprezzo che anche in questo caso, dietro la trama in apparenza semplice e lineare, si nasconda l’occasione per uno spunto riflessivo che renda Paperone più tridimensionale del solito, ma stavolta il tutto mi è sembrato apparecchiato meno bene del solito, e mi sono trovato piuttosto disinteressato alla vicenda raccontata. Poco male, non tutte queste avventure possono convincermi, e mi sono comunque beato dei bei disegni dell’autore.

Spazio_Disney_topogiugno22_14I misteri di Paperopoli – Paperino, Archimede e il Nuovo Cinema Paperopoli, di Bruno Sarda e
Davide Cesarello (n. 3471) costituisce il terzo tassello di questa “serie antologica” narrata dalla città e dai suoi edifici. Il progetto nel complesso continua a non convincermi affatto e ad offrire una cornice assolutamente pretestuosa per raccogliere storie che in realtà sono normalissime autoconclusive nobilitate da un cappello un po’ gratuito.
Concentrandomi sulla storia in sé, l’ho trovata piuttosto buona come idea di base, anche per il collegamento con le vicissitudini del vero cinema della città di Alex Bertani, ma per quanto riguarda lo svolgimento non ci ho trovato nessuno stimolo particolare né grandi motivi di attrattiva, considerando che si tratta sostanzialmente delle trovate pubblicitarie di Paperino e Archimede per attirare pubblico in sala e verso la fine di una svolta “thrilling” decisamente posticcia.
Confermo le mie ampie riserve su Davide Cesarello alle prese coi Paperi: tanto lo trovo a suo agio con Topolino & co., tanto non riesco ad apprezzarne lo stile per i personaggi in becco e piume, che trovo quasi arronzato, poco curato nei tratti somatici e nelle corporature, con vari dettagli che per me suonano fuori posto e poco riusciti.

Spazio_Disney_topogiugno22_15Paperina e la voce vegetale, di Giorgio Salati e Giulia Lomurno (n. 3471) è la classica breve dalla quale non ci si aspetta nulla, una riempitiva senza troppe pretese, ma che invece riesce a sorprendere positivamente.
Salati prende un’idea per nulla originale – un’invenzione di Archimede in grado di far parlare le piante – ma da essa riesce a costruire uno sviluppo divertente e azzeccato, nel quale risalta una Paperina in grado di mostrare le sue potenzialità come personaggio. La papera si rapporta al fiore parlante come con un’amica o una confidente, la cosa viene portata all’estremo con gag molto riuscite fino a quando la situazione prende una piega meno positiva. Meccanismo più che rodato ma che lo sceneggiatore gestisce con perizia e con i giusti tempi comici, offrendo ai lettori uno spaccato fresco di quotidianità paperopolese.
Lomurno continua la propria crescita come disegnatrice e accompagna il testo con un tratto che si fonde perfettamente con la vicenda raccontata. Ottima la sua rappresentazione della protagonista, soprattutto nel mostrarla con diversi outfit (cosa per cui non mi batterò mai abbastanza 😛 )

Spazio_Disney_topogiugno22_16Malachia e la zampata esponenziale, di Marco Nucci e Blasco Pisapia (n. 3471) non appartiene al ciclo di Miao! Cronache feline, nonostante possa essere intesa come una sorta di “special” della serie dedicata al gatto di Paperino.
“Special” è anche lo sceneggiatore, infatti, dal momento che Nucci non si era ancora cimentato con Malachia: un esordio coi fiocchi, perché la storia pur nella sua semplicità iniziale conosce un’escalation narrativa davvero da applausi. Il ricorso spasmodico alle didascalie, uno dei marchi di fabbrica dell’autore, conosce qui nuove vette ma ampiamente giustificate dal mutismo del protagonista, fungendo da interpretazione del suo pensiero, ed è un escamotage che diventa parte integrante della comicità dirompente della storiella. A un inizio che tutto sommato sembra ricalcare alcune idee già viste nei Miao, con un simpatico focus sull’abitudine felina di gettare a terra oggetti in bilico sulle superfici, fa seguito un’evoluzione imprevedibile, roboante e gestita benissimo, che conosce poi una svolta a sorpresa efficacissima. Il tutto viene accompagnato da un Pisapia molto buono, forse alla sua miglior prova da diverso tempo, che consente di visualizzare in modo brillante la sceneggiatura di Nucci e tutti i suoi risvolti.

Qui, Quo e… qua ci serve un liutaio, di Davide Aicardi e Massimo Fecchi (n. 3472) è invece una storia meno semplice da valutare. Lo spunto è interessante, viene riproposto il “giro” di amicizie diversificato tra i tre nipotini con i diversi interessi e immerso in una situazione quotidiana che poteva dar vita a un simpatico slice of life in salsa disneyana… la trama però non riesce mai a fare il salto decisivo e scorre allo stesso ritmo per tutto il tempo, perdendo mordente di pagina in pagina. Peccato perché le vibes positive c’erano, e anche i disegni di Fecchi, pur forse meno ispirati delle volte precedenti, apparivano adeguati nella loro semplicità a questo impianto narrativo.

Spazio_Disney_topogiugno22_7Anacleto e i giorni senza Paperino, di Davide Fortuna e Marco Mazzarello (n. 3474) è un grosso no, purtroppo. E mi spiace dirlo, considerando che lo sceneggiatore è un esordiente sulle pagine di Topolino. Ha debuttato con Rockerduck e la bombetta prediletta sul numero precedente, un’avventura buona ma con qualche difettuccio, che nel complesso risulta piuttosto anonima, mentre in questo caso noto proprio un appiattimento del personaggio interessato – il vicino di Paperino – che viene proposto con il solo e unico scopo nella vita di battibeccare con qualcuno e nello specifico con Donald Duck. È vero che il comprimario ci è sempre stato proposto solo così, ma un conto è inquadrarlo in questo ruolo all’interno di uno dei tanti confronti tra i due confinanti, un altro è mostrarlo in un percorso “a solo” volto esclusivamente a realizzarsi in questa maniera. La china è scivolosa in questo caso proprio perché va a denudare l’assurdità di una figura del genere, rendendola fragile e a tratti isterica, con cui non ci si immedesima ma nemmeno la si può comprendere, il tutto in una sequela di gag poco divertenti.
Mazzarello non aiuta, il suo tratto è incerto e mi è sembrato di veder svaniti i miglioramenti che avevo colto ultimamente. Con la prospettiva di vederlo sulle pagine del prossimo PK, questa osservazione non mi fa stare propriamente tranquillo…

Spazio_Disney_topogiugno22_11Esco deluso anche dalla lettura di Paperino e il torneo del re, di Carlo Panaro e Marco Palazzi (n. 3472), esattamente come fu per Il sigillo di Papero Magno di pochi mesi fa. Anche questa storia fa infatti parte del recupero del Ciclo Paperingio di Chendi/Bottaro, e ancora una volta mi trovo a chiedermi come possa essere sembrata una buona idea riprendere in mano queste versioni dei personaggi Disney, se il risultato è quello di integrarle in un iter narrativo piatto e standardizzato, senza velleità alcuna, con una narrazione poco ispirata e che procede col pilota automatico. Queste storie, uscite nel 2022, appaiono per molti versi più vecchie di quelle originarie pubblicate negli anni Settanta.
Non c’è traccia della genialità sovversiva di quei soggetti, quindi forse tanto valeva impostarle come generiche avventure di ambientazione medievale che non avrebbero comunque brillato ma sarebbero passate inosservate, senza addossare loro il pesante fardello dell’eredità artistica con cui fare i conti e con cui uscire inevitabilmente con le ossa rotte.
Anche i disegni del buon Palazzi, costituiti da un tratto solido e piacevole, non possono essere giudicati pienamente positivi proprio per questo confronto: Bottaro aveva inserito intuizioni estetiche avanti di decenni, che costituivano un buon 50% del motivo per cui ricordiamo quel ciclo ancora oggi, mentre con Il sigillo di Papero Magno e con questa Il torneo del re abbiamo storie disegnate bene ma senza guizzi e senza alcun elemento di particolare interesse.

Spazio_Disney_topogiugno22_6Lord Hatequack presenta… L’ora del terrore – Paperoga, e il lungo, lunghissimo nastro misterioso, di Giulio Antonio Gualtieri, Marco Nucci e Enrico Faccini (n. 3474) riporta sulle pagine del settimanale la serie inaugurata qualche mese fa con il nuovo personaggio di Hatequack nel ruolo di narratore. Rispetto al primo racconto del terrore (quello di Topolino e il museo delle cere) stavolta il risultato è meno efficace. Non c’è traccia di inquietudine o di brividi lungo la schiena, ma solo una vena surreale alla quale ben si presta Paperoga come protagonista, ma che sembra c’entrare poco con il cappello “L’ora del terrore”, direi. A parte ciò, anche la trovata della sequenza di tavole mute con il personaggio che segue un filo per tutta la città risulta in realtà assai noioso e decisamente troppo tirato per le lunghe.
È perfettamente comprensibile il motivo per cui è stato chiamato Faccini alle matite, ma il confronto con il suo Paperoga in questo caso è impietoso: si può individuare un pattern simile, certo, ma il risultato è decisamente meno riuscito, azzeccato e soddisfacente. Faccini, peraltro, ha dimostrato in alcune occasioni di saper padroneggiare bene il genere “horror”, ed è quindi un peccato che il suo disegno sia stato messo al servizio di una trama che invece ha ben poco di quelle atmosfere.
Mi aspetto di più e di meglio da questo ciclo, onestamente.

Per andare su qualcosa di più “modesto” esprimo un parere veloce anche su Pippo e l’agognata roulotte, di Rudy Salvagnini e Lucio Leoni (n. 3475); rispetto alla precedente storia dello sceneggiatore apparsa sul “Topo”, che come forse ricorderete mi aveva un po’ deluso, qui ho ritrovato il Salvagnini che ricordo e amo, perfettamente a suo agio con la logica pippesca. Se volessi trovarci un difetto sarebbe nella struttura fin troppo spezzettata del racconto, ma la trama diverte e tanto mi basta. Bravo come sempre Leoni ai disegni 🙂

Spazio_Disney_topogiugno22_4Concludo con Foglie rosse – Un lungo inverno, di Claudio Sciarrone (nn. 3474-3475), della quale in realtà parlerò meglio, più diffusamente e più compiutamente, il mese prossimo, alla luce della sua conclusione.
Per ora posso commentare gli episodi 1 e 2, che costituiscono la prima metà della seconda e ultima stagione del serial di Sciarrone.
E mentre il primo mi è sembrato piuttosto lento nel ritmo narrativo, fin troppo preoccupato di fissare i punti della situazione secondo l’ottica dei vari personaggi in gioco (Tip e Tap, gli altri membri della band, Philly, i suoi amici, gli Sgharooz e Topolino) e di visualizzare il setting in cui ci troviamo, è nel secondo che la situazione sembra farsi realmente interessante: l’entrata in gioco prepotente della divisione governativa che sta indagando sugli alieni, che costituisce la parte centrale della puntata, funziona molto bene. Certo, con diversi debiti a situazioni analoghe viste in tanta narrativa cinematografica di genere, ma fa parte del gioco fin dalla prima stagione di Foglie rosse e non ha certo senso pensare a questo elemento come a un difetto.
Mi piace come Sciarrone ha fatto muovere i due nipotini in questa situazione, mi piace il carattere di Philly e mi piace il ruolo di Topolino, ancora piuttosto defilato ma ben dosato.
Anche le sequenze con gli Sgharooz, che nell’episodio precedente mi avevano piuttosto annoiato, stavolta trovano maggior sostanza e portano al promettente cliffhanger.
Esteticamente l’autore fa un lavoro roboante, con una griglia sempre in mutamento e pensata per accompagnare le diverse fasi del racconto in maniera coerente, senza paura di strafare e senza andare oltre la leggibilità della tavola. Ci sono alcune soluzioni abbastanza “di rottura” ma sempre proposte in maniera chiara e lineare a dispetto della gabbia stravolta. Ottimi anche gli effetti speciali dati dalla colorazione di Irene Fornari supervisionata dallo stesso Sciarrone, una combo che enfatizza l’aspetto delle vignette.

Spazio_Disney_topogiugno22_17Due parole le merita anche il Riassuntone pubblicato sul n. 3473: l’ho trovato un modo originale e spumeggiante di fare il “previously on Foglie rosse” :P, per aver scelto di farlo fare in prima persona da Tip e Tap ma soprattutto per il disegno. Sciarrone vira infatti verso uno stile di ispirazione smaccatamente manga, sia nella rappresentazione dei personaggi, che appaiono fortemente stilizzati, che nell’impostazione dinamicissima della tavola e degli scenari, caratterizzati da un tratto grezzo e “smatitato” che risulta molto spontaneo. Una sperimentazione interessante e degna di nota, funzionale nella manciata di tavole utili a fare il punto della situazione 🙂


Bene, credo di aver detto tutto.
L’appuntamento è ora fra pochi giorni con il post che riguarda le pubblicazioni di giugno.
Ciao!