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Los Bros Hernandez: mestizaje totale

Los Bros Hernandez: mestizaje totale
A quasi quarant'anni dall'inizio del percorso fumettistico dei fratelli Hernandez è interessante analizzare le caratteristiche del loro universo sviluppato attraverso la serie di Love and Rockets, tutt'oggi così unico e personale.

Ufficialmente attivi nel panorama del fumetto americano dal 1981, anno della pubblicazione autoprodotta del primo numero della serie , i fratelli Jaime, Gilbert e Mario Hernandez si sono da subito affermati come un caso unico e rappresentano una prospettiva altra all’interno della storia del fumetto.

Molti artisti dall’area indipendente, come Alison Bechdel, Daniel Clowes o Seth, hanno dichiarato il proprio debito nei confronti dei fratelli e personalità della letteratura latina statunitense, come Junot Díaz, hanno sottolineato il peso culturale degli Hernandez per l’emergere di una nuova voce sulla realtà americana.

La specificità dell’opera dei tre fratelli, che in fasi più o meno prolifiche hanno ideato e realizzato i vari progetti (il contributo di Mario come artista è sporadico e relativo più alla gestione del lavoro e all’ideazione delle trame), è data da scelte tematiche innovative rispetto al fumetto mainstream, dominato agli inizi degli anni Ottanta ancora dai superhero comics.
I tratti riconoscibili del segno degli Hernandez, fluidi e sicuri per Jaime e più curvi e morbidi per Gilbert, che giocano con il bianco e nero tipico delle autoproduzioni, illustrano personaggi che vivono in una dimensione periferica, figure tra l’onirico e l’assurdo. Donne meccanico o campionesse di wrestling si muovono in uno spazio ridondante di elementi appartenenti alla cultura messicana e alla cultura pop statunitense, ricco anche di spunti relativi alla scena musicale underground, creando una stratificazione unica di tipi, motivi e simboli.

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I fratelli Hernandez nel 1984 al Berkeley Comics and Comix in 1984. Nella foto: Carol Kovinick, , Diana Schutz, , Ann Eagan, Mario Hernandez.

L’ibridità diviene caratteristica distintiva del complesso ambiente degli Hernandez, intesa nelle sue varie declinazioni di marginalità suburbana, mestizaje (1) razziale e ibridità di genere, contaminazione culturale. Attraverso queste tre categorie verrà analizzato il complesso universo dei Los Bros: una contaminazione a tutto tondo vista da tre diverse prospettive.

Frontera e marginalità urbana (2)

Il setting di Love and Rockets presenta un aspetto di doppia marginalità: spazio di confine tra Messico e Stati Uniti del Sud e spazio periferico rispetto ai centri urbani più densamente abitati. Questa ambientazione si fa luogo di incontro-scontro tra culture, razze, lingue diverse e diviene terreno fertile per la formazione di nuove prospettive.

Il ruolo fondamentale dell’ambiente periferico come propulsivo per la creazione di controculture è centrale per il caso chicano (3) . La letteratura e la produzione visuale chicana, insieme all’interno del quale possono essere inseriti a pieno titolo i fumetti degli Hernandez, ha ampiamente riflettuto sul concetto di spazio nella sua duplice accezione di confine geografico nazionale e periferia urbana.

loverockets-e1516262273727_Approfondimenti Il popolo chicano ha le sue radici nei territori dell’odierna zona di frontiera tra il Messico e il Sud-Ovest degli Stati Uniti. Le popolazioni azteche inizialmente spostatesi verso Nord nel sedicesimo secolo a seguito della conquista spagnola e stabilitesi con i nativi americani in un tentativo di convivenza, trovano stanzialità negli attuali territori di Texas, California e Arizona occupandosi prevalentemente di attività legate all’agricoltura. Subiscono le pressioni inglesi nel diciannovesimo secolo con l’invasione dei territori messicani e le conseguenti guerre di conquista.

È nel 1848 che, attraverso il trattato di Guadalupe Hidalgo, viene definita la frontera. Anche se il trattato sancisce il pieno diritto dei chicani a coltivare i propri possedimenti sono molte le discriminazioni etniche e razziali che la minoranza subisce fino agli anni Sessanta del secolo scorso. I governi degli stati del Sud cercano variamente di attuare politiche economiche per espropriare i loro terreni.

La questione spaziale, la posizione di frontera occupata da questa popolazione, è il punto principale per la definizione della loro identità ed è con la rivendicazione delle proprie terre che, a partire dagli anni Cinquanta, si sollevano i chicano movements. Sulla scia del movimento per i diritti degli afroamericani, i chicani estendono successivamente le proprie rivendicazioni politiche anche a un ambito sociale, denunciando le discriminazioni etniche e razziali e lo sfruttamento sofferto.

I chicani assistettero gradualmente, con la dominazione anglosassone, a un processo di rapido ammodernamento e urbanizzazione dei territori. La loro occupazione principale, quella nel settore agricolo, rimase però invariata e la collocazione del gruppo chicano da un punto di vista geografico è stata sempre in un contesto alle soglie dell’espansione industriale urbana. La frontera sperimentata dal popolo chicano non è dunque solo il confine tra le Americhe ma, in una dimensione più locale, si identifica anche con il confine tra realtà urbana e dimensione rurale.

hoppers_1-1_Approfondimenti La condizione doppia dell’essere in-between chicano si ritrova all’interno delle realtà ritratte dagli Hernandez. I barrios chicani nell’estrema periferia delle metropoli del Sud-Ovest statunitense sono caratterizzati da case basse disposte in quartieri con piante quadrangolari ripetute a blocchi, un paesaggio architettonicamente piuttosto monotono e ripetitivo. Una delle realtà più rappresentative, zona dalla quale provengono i fratelli Hernandez, è il territorio dell’estrema periferia di Los Angeles.

La città di origine dei fratelli, Oxnard, patria di braccianti e surfisti, è un centro abitato prevalentemente da latini e immigrati provenienti dal Giappone, situato a circa sessanta chilometri da L.A., i cui confini si perdono negli sterminati campi coltivati da un lato e nell’oceano Pacifico dall’altro. Le ambientazioni di Love and Rockets ricalcano alcune delle caratteristiche della città natale, in particolar modo del quartiere di Hoppers, nel quale si svolgono molte delle vicende ideate da Jaime, facendo del setting una chiara trasposizione della città di origine del trio.

hoppers_2_Approfondimenti Hoppers o Huerta è una generica periferia latina californiana, dove Hopey, Maggy e la gang delle strisce di Locas e Mechan X, vivono le loro quotidiane avventure. Il nome del quartiere stesso è ripreso da una zona della città di Oxnard, nella contea di Ventura. Luogo abitato prevalentemente da chicani, con abitazioni piuttosto fatiscenti, strade larghe lungo le quali sono disposti i bassi edifici tra cui spiccano bar underground dove band locali si esibiscono con frequenza.

Il paesaggio urbano ritratto è prevalentemente caratterizzato da linee orizzontali, lo sviluppo non è in verticale ma è una periferia che conserva ancora i larghi spazi della dimensione rurale. Sui muri scrostati degli edifici del quartiere si osservano i graffiti, tipici delle cultura del barrio e sono frequenti le scritte in spanglish con le quali talvolta Jaime gioca lasciando messaggi nascosti per il lettore.

Il luogo sul quale l’autore si concentra e in cui ambienta le avventure dei suoi personaggi è una realtà liminale che investe e condiziona le tematiche trattate e la caratterizzazione dei personaggi verso una marginalità che non è esclusivamente geografica.

Maggie e Hopey sono una coppia “al confine”: confine di genere, in quanto sperimentano relazioni di tipo bisessuale; confine di ruoli, dato che la loro apparenza è mascolina e si cimentano in occupazioni non propriamente associate a un universo femminile (Maggie è meccanica prosolare mentre Hopey si esibisce con la propria band punk); confine etnico e culturale, visto che le due presentano caratteristiche fisiche tipiche della popolazione latina ma sono frequenti i personaggi all’interno della loro compagnia con i tratti dei weros (4) o addirittura con caratteristiche fantastiche (spuntano corna, pelli maculate o esseri robotici). La frontera, condizione di incontro-scontro anche culturale ed etnico si fa luogo per eccellenza di convivenza e contaminazione.

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Osservando il contributo di Gilbert alla serie Love and Rockets si nota una diversa tipologia di setting periferico: la cittadina di Palomar. Piccolo pueblo immaginario di 386 abitanti collocato in una posizione di confine con gli Stati Uniti, Palomar è il luogo che fa da sfondo alle vicende della comunità latina formata da mutanti, donne sceriffo e bambini ladruncoli.
Il paesaggio è più rurale rispetto al quartiere di Hoppers ed elementi naturali come alberi, bassa vegetazione e montagne fanno da corredo alle strade sterrate dove vive la comunità in povere case. Il cielo, spesso raffigurato in situazioni notturne con nuvole nere irregolari contribuisce a caricare l’ambiente di un’aura soprannaturale.

La posizione di frontiera si avverte attraverso i riferimenti a una grande città di confine, San Fideo, dove si trovano le opportunità lavorative e le attrazioni notturne, città dalla quale proviene Archie, l’amante della protagonista Luba. I racconti dei genitori, la storia familiare e quella della propria comunità sono elementi di ispirazione che si traducono nell’ambientazione delle vicende: Palomar, l’universo ritratto da “Beto” Hernandez è legato a un passato mitico e alla dimensione di memoria personale.

Grazie alla proiezione delle storie in un universo di frontiera fittizio ma allo stesso tempo verosimile geograficamente e paesaggisticamente il lettore ha la percezione di trovarsi in un mondo altro. Si crea in Palomar quell’inversione dello statuto di realtà tipica del realismo magico. La verosimiglianza delle circostanze spaziotemporali e l’inserimento all’interno di un mondo quotidiano dell’elemento soprannaturale provocano la sospensione dell’incredulità del lettore facendo sì che la presenza dell’insolito venga percepita con normalità.

palomar_2_Approfondimenti È questo lo stratagemma adottato dall’autore che fa emergere una visione libera da stereotipi della propria comunità e dell’identità latina in genere, attraverso la presenza totalmente decontestualizzata di particolari fantastici, di personaggi deformi, di cieli irreali, di alberi parlanti. L’esagerazione, anche a livello grafico, diviene la normalità e la visione dualistica del reale viene scardinata mettendo sullo stesso piano fantastico e verosimile.

Al di sopra e al di sotto della frontiera si muovono i personaggi degli Hernandez, raffigurando una realtà di periferia al di là di ogni aspettativa, mettendo in discussione l’idea stessa di latinità espressa tipicamente da una prospettiva occidentale.

Qualche riferimento bibliografico:
Alison Bechdel & Tom Hignite, The Art of Jaime Hernandez: The Secrets of Life and Death, Abrams, New York, 2010.
Frederick Luis Aldama, Multicultural Comics, Cognitive Approaches to Literature and Culture Series, University of Texas Press, 2010.
Frederick Luis Aldama, Your Brain on Latino Comics: From Gus Arriola to Los Bros Hernandez, University of Texas Press, 2009.


Note:
  1. Letteralmente “incrocio”, inteso più comunemente nella sua accezione razziale ma estendibile in senso figurato anche ad altri ambiti

  2. Viene chiamato frontera il confine tra Messico e Stati Uniti. 

  3. Gruppo identitario dei cittadini statunitensi di origine messicana. 

  4. Termine usato spesso in senso dispregiativo con cui in Messico e in altre regioni del Sud America vengono definiti gli uomini con tratti fisici caucasici: carnagione e capelli chiari. 

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