Lorenzo Mattotti e le mutevoli forme delle emozioni

Lorenzo Mattotti e le mutevoli forme delle emozioni
“Lettere da un tempo lontano” è una raccolta di storie brevi legate da un filo di inquietudine e nostalgia, che ripropongono i temi introspettivi cari a Mattotti, scritte insieme a Lilia Ambrosi e Gabriella Giandelli e riproposte in una nuova edizione.

Non è facile comporre una mini antologia che abbia una coerenza interna raccogliendo storie brevi, slegate l’una dall’altra; questa, riproposta da , rappresenta una felice sintesi, rappresentativa di un universo tematico e stilistico che appartiene e , e nondimeno alle due autrici Lilia Ambrosi e , le quali hanno contribuito ai testi delle singole storie.

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Cinque storie brevi, a volte brevissime, che costituiscono un unico viaggio; perché, di fatto, di viaggio ognuna di esse parla: un viaggio interiore, un mutamento emotivo, una epifania a volte dolorosa ma necessaria all’evoluzione personale, che mantiene costantemente i personaggi in uno stato di sospensione tra il passato e il futuro, nella continua ricerca di un senso del presente, di un significato del sé e delle relazioni che appare sempre più sfuggente.

Dopo il diluvio, il racconto che apre la raccolta, risulta a questo proposito il più significativo. Una donna, bloccata in aeroporto a causa di un evento naturale, parla mentalmente all’amato, verso cui è diretta, esplorando la sua complessa interiorità.
L’aeroporto diventa così il non-luogo estraniante, che tuttavia permette di riprendere contatto con se stessi durante una lunga e vuota attesa, e consente il dipanarsi di un’introspezione che porta alla luce alcuni dei temi ricorrenti in questa e in altre opere di Mattotti, ovvero la paura di amare, e la lontananza vista come mezzo necessario per stemperare le tensioni amorose che offuscano la percezione di sé e dell’altro.

pag1_Recensioni Non ci sono un tempo, né un luogo, né dei personaggi ben definiti in queste storie; anzi proprio la fugacità di cose ed eventi è uno dei tratti principali. I disegni di Mattotti si prestano magistralmente a questo scopo: le forme sono fluide ed essenziali, i colori sfumati ma molto accesi, eppure le tavole sono dense di contenuto. Non è un tipo di disegno descrittivo, bensì evocativo; un tratto che si lascia guardare e allo stesso tempo si decompone per poi ricrearsi nella mente del lettore.

La scelta dei colori, molto vivaci e contrastanti tra loro, dona una carica espressiva, quasi espressionista, alle vignette, e sembra voler forzare una lettura emotiva ben definita da parte del lettore; in realtà, con lo scorrere delle pagine, ci si accorge che la storia raccontata è lì, ben visibile, ma che ciascuno inevitabilmente aggiunge il proprio livello di comprensione e di adesione emozionale. Circostanza, questa, perfettamente esemplificata dal secondo racconto, Il ritratto dell’amore, che analizza la difficoltà di vedere l’amato per come è e non solo come mera proiezione di desideri, aspettative, sentimenti.

Il multiforme viaggio alla ricerca del sé è anche viaggio fisico: come la protagonista del primo racconto viaggia in aereo, così Ambra, in Lettera da un tempo lontano, che dà il titolo alla raccolta, conduce un perpetuo viaggio in treno, con brevi, fugaci soste, inseguendo nuovi incontri dapprima virtuali e poi reali; nel far questo, scrive una lettera mentale al bisnonno fumettista, raccontandogli di un tempo per lui lontano anche se immaginato nei suoi disegni. Forse un tentativo di ancorarsi a un passato, di ricercare delle radici familiari mentre tutto sfugge come dal finestrino di un treno: persino i corpi, stretti in un breve abbraccio, sono curve fluide e allungate, i cui colori si confondono con quelli dello sfondo.

pag2_Recensioni Viaggiare, ma cercando di tornare a un porto che di volta in volta è la persona amata, un vecchio familiare, o il luogo natio; e sempre sperimentando il disagio della non-appartenenza. Il richiamo (così si intitola difatti l’ultimo racconto) può essere quello della famiglia, di un nipotino, della città di origine; un’attrazione fisica ed emotiva, il riallacciarsi di un legame che però si fa subito angusto, e rimanda al ricominciare dell’eterno viaggio.

La collaborazione tra i tre autori risulta particolarmente riuscita, tanto che non è facile cogliere una maggiore importanza del disegno sul testo o viceversa; di sicuro, tuttavia, il disegno di Mattotti gioca un ruolo fondamentale nella definizione del mood della storia.

Del resto, Mattotti stesso, nella postfazione al volume, afferma :
“Sia quando lavoro da solo sia quando collaboro con un autore, sono le immagini a dettare il ritmo e il testo definitivo viene messo a punto dopo che la storia è già stata disegnata. La necessità di equilibrare testo e immagini imprime un andamento poetico alla scrittura, ne fonda la metrica.”

Il risultato è una fusione tra sensibilità diverse, maschile e femminile, che ben rappresenta un ampio spettro di movimenti dell’animo.
Queste storie sono un diario di emozioni, di pensieri complessi, a volte così intimi da sfidare l’empatia del lettore a coglierne le sfumature. I personaggi sembrano algidi, eppure il loro mondo interiore, così ben dettagliato, appartiene a quella modernità liquida (per dirla con Bauman) che non consente definizioni statiche.
Proprio come il segno cangiante di Mattotti.

Abbiamo parlato di:
Lettere da un tempo lontano
Lorenzo Mattotti, Lilia Ambrosi, Gabriella Giandelli
Logos Edizioni, 2019
112 pagine, brossurato, colori – € 20,00
ISBN: 9788857609119

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