L’ora X di Erri De Luca: l’ironia di una lotta che non continua

L’ora X di Erri De Luca: l’ironia di una lotta che non continua
Erri De Luca, scrittore, giornalista e poeta, è tra gli autori più importanti del nostro secolo. Per la prima volta si è cimentato con mondo del fumetto dando vita con Cosimo Damiano Damato a L’Ora X – Una storia di Lotta Continua, disegnato con tratto evocativo da Paolo Castaldi e...

Le parole di Erri De Luca hanno il fascino del tempo che scorre, importante e inesorabile, portando con sé un fiume di storia.
In Ora X, graphic novel disegnato da e pubblicato da , lo scrittore gioca con il concetto di rivoluzione, tanto attesa ma mai davvero esplosa. Un racconto che poteva essere tragico e che finisce per essere ironico, forse una metafora di un passato che visto con gli occhi del presente appare diverso da quello che era.

Come mai ha scelto di utilizzare il linguaggio fumetto per raccontare questa storia?
È capitato un po’ per caso. Insieme a Cosimo Damiano Damato avevamo scritto una sceneggiatura per un metraggio. Lungo, corto, medio… non avevamo ancora precisato. Poi Feltrinelli mi ha chiesto se avevo una storia per il fumetto e io gli ho fatto leggere questa sceneggiatura, che è stata approvata e affidata a Paolo Castaldi. Per me era importante che il disegnatore di questa storia avesse un tratto accurato, che “perdesse tempo” sopra la pagina, sull’inquadratura. Paolo ha questo segno accurato, ha un disegno pittorico. Quindi per me è andato bene subito. Poi è capitato che, semplicemente leggendo di questi due protagonisti, la sua immaginazione, il suo tratto, il suo disegno corrispondesse a quello che avevamo in mente noi relativamente alla loro fisicità. Quindi l’intesa è partita bene ed è proseguita fino alla fine.

Lei è un lettore di fumetti?
Lo sono stato fino a 10 anni. E poi mio padre ha detto che era arriva l’età in cui una persona non doveva più comprare fumetto ma leggere altro. Fino a 10 anni ho letto fumetti dell’epoca.

Ha trovato una grande differenza tra i meccanismi narrativi del teatro, della letteratura e del fumetto?

La differenza principale è che quando uno scrittore scrive una storia, ci sta dentro. La descrive lui la storia. Mentre invece nelle sceneggiature, nel teatro come nel fumetto, la storia è raccontata direttamente dalla voce e dagli atti dei protagonisti. E come se lo scrittore si nascondesse dietro o dentro di loro. Non c’è la sua narrazione ma c’è la narrazione direttamente svolta dalla vicenda e dai suoi protagonisti.

Che emozione ha provato quando ha visto i suoi pensieri trasposti in immagine?
Mi è capitato anche per altre cose che ho fatto per il cinema. Il momento in cui cedo questi diritti di “immagine”, quindi diritti di immaginazione, ecco che quell’immaginazione appartiene totalmente al realizzatore. Non è più mia. L’opera è la sua versione della storia, la sua messa in scena del racconto. Me ne distacco fin dall’inizio.

Questa sua opera, al di là del titolo L’Ora X, presenta un sottotitolo che dice tutto: Una storia di Lotta Continua.  A 50 anni dalla fondazione di Lotta Continua, la lotta continua ancora?
No, Lotta Continua è stato un movimento rivoluzionario, pubblico però, non clandestino. Di quelli che si facevano per le strade, nelle piazze, con un giornale quotidiano che usciva. È nato all’interno di un secolo rivoluzionario, perché il ‘900 è stato un secolo delle rivoluzioni. Dunque, quella storia è finita con il 1900, quella lotta ha esaurito la sua carica all’interno del 1900.

Il suo rapporto con Lotta Continua che tipo di ricordo è?
Tutto, la mia appartenenza a qualcosa si è realizzata in quegli anni, appartenendo a quel movimento e a quella organizzazione. Le cose più decisive della mia esperienza politica e umana si sono svolte in quel periodo. Dunque ho un sentimento di lealtà nei confronti di quell’epoca e penso di essere il proseguimento ormai anziano del giovane uomo che sono stato in quegli anni.

Con la maturità che ci regala il tempo.
Con la maturità che non è mia, ma con la maturità del tempo che è cambiato, che per esempio ha consumato interamente la parola rivoluzione. Oggi è impensabile e impraticabile. Ecco, quella caratteristica che avevamo noi, quella comunità che era formata dalla militanza politica massiccia, ecco in questi tempi io la trovo diffusa, sbriciolata ma vivissima, nel volontariato. Nella grande attività di fraternità, di solidarietà civile e sociale del volontariato. Questo è stato il passaggio che permette a questa società di essere ancora piena di fermento vivo.

Perché ha scelto di ambientare questa storia a Taranto?
Perché c’è ancora l’Italsider. All’inizio la volevamo ambientare a Napoli. Ma a Napoli l’Italsider non c’è più. Quella fabbrica è stata smantellata senza che la città andasse in rovina. Le fabbriche hanno un loro ciclo, si possono anche dismettere a un certo punto. Taranto l’abbiamo scelta perché l’Italsider c’è ancora. C’è ancora quella siderurgia antica, perché possiamo dire che noi come polo siderurgico siamo in via d’estinzione. La siderurgia è fatta altrove.


Nel fumetto lei racconta come a Taranto molti pescatori abbandonarono questa professione portata avanti da generazioni  a favore del lavoro in fabbrica. Secondo lei c’è stato un’azione voluta, pensata, diretta a favorire questo tipo di scelta che legasse la città all’azienda?

Per quell’epoca era un passaggio di progresso. C’è un documentario dell’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale ndr) che racconta l’espianto di migliaia di ulivi nei terreni dove poi si è costruita la fabbrica. Un documentario trionfalistico nel quale si diceva “È arrivata la civiltà! È arrivato il progresso!” e si vedevano queste ruspe che buttavano giù caseggiati, ulivi e vecchie masserie. È un effetto collaterale di quella industrializzazione selvaggia dell’Italia di allora che rendeva pescatori, contadini e artigiani, manodopera per la grande fabbrica.

C’è un passaggio nel racconto, che oscilla tra delusione e polemica, quando il momento il cui dovrebbe scoppiare l’Ora X, tanto attesa dai protagonisti, si rivela solo un gioco di fuochi pirotecnici. È una lettura corretta?

Si, per me è un prendere in giro questa Ora X dei rivoluzionari, quello che diceva Lenin: “Ieri era troppo presto, domani sarà troppo tardi…”. Li vediamo, nel fumetto, che trafficano con la polvere da sparo, ma in realtà stanno preparano i fuochi d’artificio per la festa di San Cataldo. Quella era la loro Ora X. Ho preso un po’ in giro…



Invece, la vera l’Ora X in cui si parla in una certa ideologia è mai scoccata davvero?

In Lotta continua questo appuntamento con l’Ora X, con la presa del potere, non ce l’avevamo. Tendevamo a realizzare la nostra attività di lotta, di vita condivisa giorno per giorno. L’ora X è costantemente sbriciolata nella nostra attività quotidiana. Eravamo continuamente un’Ora X in marcia.

Lei è stato testimone delle lotte sociali di questi ultimi anni, non solo in Italia. Se tra mille anni fosse chiamato a raccontare la storia dell’Uomo, ci racconterebbe come dei vincitori o come degli sconfitti?
Io sono contrario a questa suddivisione in partita doppia, dare avere, vincitori e perdenti. Non è così, non funziona così. Non è una gara la storia del mondo. È un continuo procedere inciampando negli errori del passato. È un procedere innanzi ma trascinandosi dietro e inciampando nei torti del passato. Ripetendoli, senza poter imparare dalla storia a immunizzarsi dai guasti e dagli errori commessi.

Oggi “la lotta” passa per il web, per i social?
Sono una chiave per informare e per informarsi sicuramente, ma per lottare bisogna scendere in piazza, bisogna togliersi da dietro lo schermo e stare in mezzo alla strada.

Intervista condotta dal vivo a 2019 e parzialmente apparsa sul Quotidiano del Sud – L’altravoce.

Erri De Luca

Nato a Napoli nel 1950, Erri De Luca ha scritto narrativa, teatro, traduzioni, poesia. A 18 anni lascia Napoli e inizia l’impegno politico nella sinistra extraparlamentare, che dura fino ai 30 anni. Il suo primo romanzo, Non ora, non qui, è stato pubblicato in Italia nel 1989. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 30 lingue. Autodidatta in inglese, francese, swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento. Per il cinema ha scritto il cortometraggio Di là dal vetro, Il turno di notte lo fanno le stelle (premiato al Tribeca Film Festival di New York 2013), la biografia musicale La musica provata e il documentario Alberi che camminano. Ha tradotto in napoletano e sceneggiato La voix humaine di Cocteau per l’interpretazione di Sophia Loren.
In teatro è stato in scena con
Attraverso, Chisciotte e gli invincibili, In nome della madre, In viaggio con Aurora, Solo andata con il Canzoniere Grecanico Salentino. Nel settembre 2013 è stato incriminato per “istigazione a commettere reati”, in seguito a interviste in sostegno della lotta NOTAV in Val di Susa. Il processo iniziato il 28 gennaio 2015 si è concluso dopo cinque udienze il 19 ottobre 2015 con l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. A sua difesa ha pubblicato La Parola Contraria per Feltrinelli. Vive nella campagna romana dove ha piantato e continua a piantare alberi.

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