“Longobardae”: il passato ritorna

“Longobardae”: il passato ritorna
Il primo albo del collettivo Storie Brute è un perfetto biglietto da visita per un gruppo di fumettisti che ama la Storia, desidera renderla parte integrante delle proprie opere, e soprattutto è in grado di farlo con stile, piacevolezza e abilità comunicativa.

Raccontare il passato non è un’impresa facile. Ma diventa a volte necessario, per numerosi motivi che vanno dal comico al tragico. I membri del collettivo Storie Brute – cioè Marika Michelazzi, Gianluca Girelli e Nastasia Kirchmayr – sembrano saperlo bene; e anche se il loro approccio si pone più dal lato fantastico e avventuroso le loro rievocazioni storiche non mancano mai di raccontare un mondo nelle sue innumerevoli sfaccettature. Ne è un esempio questo Longobardae, primo volume uscito a nome del collettivo, nel quale i tre autori hanno deciso di raccontare una parte del nostro passato tanto nota quanto poco approfondita: i Longobardi, appunto; un popolo la cui influenza ci portiamo addosso ancora oggi. Tutto questo tramite due storie a fumetti, sedici illustrazioni e innumerevoli approfondimenti che in modo chiaro e divulgativo raccontano la nascita di un impero e il suo sviluppo.

Longobardae non si può esattamente definire un’antologia, ma sono molti gli autori che ci hanno lavorato, fosse anche con una sola illustrazione. Il risultato è un volume molto compatto, nel quale tutti sembrano essersi messi al servizio del racconto; e in questo caso la parola è molto azzeccata, in quanto la parte storica ha uguale se non maggior peso rispetto alle avventure disegnate, che diventano quasi un’aggiunta poetica a un saggio altrimenti rigoroso.

Lo dimostra chiaramente la prima storia, scritta e disegnata da Marika Michelazzi, un pregevole racconto che ci mostra in maniera efficace i primi incontri tra due mondi che fino a quel momento si erano appena sfiorati, e sceglie di farlo rifuggendo l’epica fantasy per sostituirla con paesaggi nebbiosi, apparizioni sfumate, cavalieri muti che sbucano tra alberi e cespugli per poi tornare a scomparirvi dentro. La storia che vi si racconta è declinata inoltre con la “esse” minuscola, cioè dal punto di vista di tre ragazzini comuni; protagonisti che riassumono in maniera efficace il mondo più “normale”, quotidiano, spesso testimone di piccoli fatti sui quali non ha controllo, e dei quali subisce solo conseguenze a volte indecifrabili. Una buona storia, sostenuta dai disegni stilizzati, leggeri e sognanti di un’autrice che nel frattempo ha evoluto ulteriormente il suo tratto, abbandonando le influenze asiatiche che qui ancora fanno a volte capolino, e che sono innestate in modo efficace in una tavola alla francese.

Molto piacevole anche il lungo racconto muto scritto da Girelli e disegnato da Nastasia Kirchmayr, che in un certo senso – non si sa quanto intenzionalmente – persegue e amplifica alcuni temi e personaggi trattati in quello precedente, raccontando di nuovo la storia dalla parte della gente comune. Impianto quasi favolistico, disneyano, per un racconto complesso e ricco di avventura, a tratti allegro e a tratti molto realistico, reso sicuramente affascinante dal segno della disegnatrice, molto a suo agio in ognuna delle 40 pagine. Azzeccati i personaggi, e molto valida la gestione degli ambienti e il montaggio della tavola, fluido e rapido, ricco di pathos ed emozioni. Peccato che la scelta di raccontare una storia completamente muta costringa a volte a dedicare alle singole scene più attenzione di quanto il ritmo del racconto consentirebbe, di fatto rallentandolo e rendendo alcuni punti non facili da interpretare a una prima lettura. In ogni caso una bella prova, che conferma anche il talento di un’autrice dal segno molto personale e di sicuro valore.

Seguono numerose pagine dedicate di nuovo alla divulgazione, nelle quali fanno bella mostra di sé una ricostruzione dello sviluppo del regno e la sua caduta, un elenco di famosi personaggi, re e regine, un glossario di nomi e altri approfondimenti riguardo persone, cose e luoghi. Moltissimo materiale, che rende Longobardae un albo forse unico in quanto ad approfondimento e apparato critico: un lavoro davvero certosino, che non sfigurerebbe se usato come parte integrante di una mostra dedicata ai Longobardi, o come veicolo informativo di un museo.

Storie azzeccate e comprensibili a ogni tipo di pubblico, disegni ricercati e professionali senza essere elitari, racconti di immediata comprensione, e testi molto curati fanno di Longobardae un albo davvero ricco e coerente, un ottimo biglietto da visita per un collettivo di fumettisti che desidera mettere la storia al centro dei propri racconti.

Abbiamo parlato di:
Longobardae
Marika Michelazzi, Gianluca Girelli, NastasiaKirchmayr e altri
Storie Brute, 2019
Brossurato, 84 pagine, bianco e nero 8,00 €
Autoproduzione

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