{"id":205,"date":"2022-10-07T17:20:41","date_gmt":"2022-10-07T15:20:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lonework\/?p=205"},"modified":"2022-12-22T10:22:14","modified_gmt":"2022-12-22T09:22:14","slug":"quanto-vale-una-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lonework\/quanto-vale-una-recensione\/","title":{"rendered":"Quanto vale una recensione?"},"content":{"rendered":"

\"scrittrice<\/p>\n

RECENSIONI: VALGONO\u00a0QUALCOSA?<\/h2>\n

“La redazione della Book Review<\/em> riceve dai 750 ai 1.000 libri alla settimana: solo 20-30 vengono scelti per essere recensiti. […]\u00a0Gli autori delle recensioni ricevono in regalo i libri di cui devono scrivere, tutti gli altri sono conservati in un magazzino e poi venduti: il ricavato viene donato in beneficienza dal New York Times.”<\/p>\n

Il Post<\/a><\/p><\/blockquote>\n

L’EDITORIA A FUMETTI: UNA PREMESSA<\/h3>\n

La critica di fumetto in Italia \u00e8 di per s\u00e9 un argomento controverso; le testate specializzate professionali e semiprofessionali non arrivano alla ventina, nonostante sempre pi\u00f9 riviste e quotidiani dedichino articoli e rubriche ai graphic novel<\/strong> o ai fenomeni da social.<\/p>\n

Il fumetto popolare da edicola (le testate Bonelli<\/strong>, Panini<\/strong>, Cosmo<\/strong>, Aurea<\/strong>, Astorina<\/strong>, ma anche casi editoriali come Walking Dead<\/em> o Outcast<\/em>, di casa Saldapress<\/strong>) hanno una diffusione e un venduto<\/a> che non ha nulla da invidiare al mercato della saggistica e della narrativa<\/a>, anzi…<\/p>\n

Discorso diverso per la piccola e media editoria delle nuvole che, quando non riesce ad accedere al circuito librario, deve accontentarsi di fiere e fumetterie (un microbacino di circa 230 negozi specializzati).<\/p>\n

MARKETING EDITORIALE: UN PROBLEMA DI PERCEZIONE<\/h3>\n

Senza entrare nel merito delle “conversioni” (ovvero l’effettivo impatto sulle vendite delle recensioni sul pubblico), non essendoci recenti studi pubblici di settore al riguardo, possiamo comunque\u00a0affermare che, da un punto di vista statistico, il lettore medio delle testate di fumetto \u00e8 un fruitore altamente a target per il mercato della nona arte.<\/p>\n

Alcuni siti\u00a0talvolta rendono pubblici\u00a0i propri “numeri”, con report anche dettagliati sui propri visitatori, ma, in generale, alcuni strumenti on-line come Google Trends<\/a> o Alexa<\/a>\u00a0sono sufficienti a ottenere una stima del traffico globale di un sito.<\/p>\n

Se consideriamo che su Facebook<\/strong> con un investimento di poche decine di euro \u00e8 possibile raggiungere decine di migliaia<\/a> di utenti a “bersaglio” genericamente interessati a un dato argomento\u00a0con una pubblicit\u00e0 o un post limitati nel contenuto, in teoria il costo di una copia stampa (nettamente inferiore al prezzo di copertina) dovrebbe essere considerato un investimento giustificato, addirittura conveniente, per una recensione pubblicata su un sito o una rivista specializzati con un discreto traffico.\u00a0Questo anche perch\u00e9 in rete il valore percepito \u00e8 spesso dato dalla (buona)\u00a0presenza\u00a0<\/strong>di un marchio.<\/p>\n

Invece si assiste frequentemente a un processo inverso, in cui l’editore medio, oltre a non investire nella pubblicit\u00e0 social tradizionale, si limita a\u00a0diffondere a un ristretto numero selezionato di giornalisti dei .pdf a bassa risoluzione, che penalizzano nettamente la fruizione dell’opera (del resto “il medium \u00e8 il messaggio<\/a>“) e sottostimano l’impegno del recensore.<\/p>\n

Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 la recensione non provoca dati di conversione immediati. Per lo stesso motivo la figura dell’ufficio stampa<\/strong> in molte realt\u00e0 \u00e8 fortemente ridotta o addirittura assente. Del resto, anche se fosse\u00a0presente, senza budget o senza il supporto di un ufficio marketing, non sar\u00e0 mai in grado di produrre risultati in grado di giustificare l’investimento della sua presenza, in particolare su titoli da basse tirature senza particolari elementi di richiamo.<\/p>\n

Da qui, la corsa a pubblicare i “fenomeni del web”, ai nuovi potenziali\u00a0Zerocalcare <\/strong>e Ratigher <\/strong>(forse l’autore pi\u00f9 consapevole sul tema<\/a>); individui in grado di sviluppare un contatto diretto e continuativo con il proprio pubblico che, al contrario del pensiero comune, necessitano di un costante lavoro di promozione per mantenere un risultato (una conversione<\/strong>) anche nel mercato\u00a0reale.<\/p>\n

UNA RISPOSTA CONCRETA<\/h3>\n

Un articolo di\u00a0Curve<\/a>\u00a0che analizza i vantaggi del content marketing paragonando recenti proposte promozionali\u00a0di alcuni brand all’attivit\u00e0 delle case editrici,\u00a0pone l’accento sull’importanza di generare valore\u00a0<\/strong>e contenuti<\/strong> per acquisire e fidelizzare nuovi clienti<\/p>\n

“Due terzi dei consumatori affermano che le informazioni ricavate dal content marketing li aiutano a prendere decisioni di acquisto pi\u00f9 accorte; oltre la met\u00e0 afferma di essere pi\u00f9 propensa a comprare un prodotto da un’azienda che offre content marketing.<\/p>\n

le imprese B2B che pubblicano articoli nel proprio blog 1-2 volte al mese generano il 70% di clienti potenziali in pi\u00f9 rispetto a quelle che non usano affatto un blog, mentre le aziende che passano da 3-5 a 6-8 post al mese arrivano quasi a raddoppiare il numero di clienti potenziali”<\/p><\/blockquote>\n

Investire su un blog (trend in recupero), sull’attivit\u00e0 social, sul content marketing, ha costi notevolmente maggiori dell’esiguo numero di copie da destinare a uno sparuto gruppo di siti di critica. E sono tutte attivit\u00e0 sempre pi\u00f9 necessarie.<\/p>\n

L’industria culturale, rispetto ad altri settori,\u00a0ha l’enorme\u00a0vantaggio di poter sfruttare canali di diffusione e promozione\u00a0di contenuti con una spesa irrisoria, ma pochi adottano una strategia adeguata, distinguendosi con poco sforzo sui molti che costringono il lettore a cercare aggiornamenti e informazioni con il lanternino.<\/p>\n

\u00c8 un modello di business\u00a0anacronistico, ma purtroppo diffuso, che percepisce il lettore come un individuo\u00a0esageratamente attivo, con una disponibilit\u00e0 di tempo da dedicare all’informazione pressoch\u00e9 illimitata.<\/p>\n

Se vi stavate chiedendo\u00a0come mai svariate realt\u00e0 editoriali “resuscitano” o concentrano il 50%-60% delle pubblicazioni nel periodo di\u00a0Lucca Comics, ora sapete\u00a0che si tratta di attivit\u00e0\u00a0incapaci di creare e mantenere un legame con i propri lettori al di fuori del ponte dei morti.<\/p>\n

E non serve\u00a0ricordarvi che fine fanno gli zombie nei film horror…<\/p>\n

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