Locust: il primo atto della fine del mondo, secondo Leviathan Labs

Locust: il primo atto della fine del mondo, secondo Leviathan Labs
Un’epidemia, una setta religiosa e un mondo allo sbando sono gli ingredienti dell’avventura post apocalittica firmata Massimo Rosi e Alex Nieto.

locust_copAlex NietoLocust.

(di cui la gente vorrebbe forse dimenticarsi, almeno per un po’).
Locust, pur sfruttando ampiamente alcuni cliché narrativi del genere, si dimostra un libro gradevole e coinvolgente. A partire proprio dalla sceneggiatura di Massimo Rosi, che inizialmente non rivela la causa della fine ma catapulta il lettore in un mondo già annientato. Una serie di dettagli, come delle inconfutabili scritte sui muri di una città abbandonata (“è tempo di morire”, “l’inferno è qui”, “la morte sta arrivando”e le reazioni che scatena fra le persone immuni al virus.

Il ritmo è tenuto alto dall’alternanza fra le scene in tempo presente e una serie di flashback che proseguono per tutto il libro, ambientati principalmente nella New York di due anni prima quando il virus inizia, incontrastato, a mietere vittime. Anche la divisione in quattro capitoli, ognuno introdotto da un’illustrazione e da un titolo, rende più agevole la lettura.
Attraverso i flashback Rosi riesce inoltre a mettere in evidenza, sostenuto dai disegni, la contrapposizione fra l’inferno, il caos e la follia umana dei giorni di crisi e la tranquillità del mondo post apocalittico (pur popolato da invasati religiosi), dove gli ambienti sono placidi e si possono osservare alcuni splendidi scorci con laghi e montagne innevate.

Fra i personaggi è Max, pescatore senza più barca, a essere maggiormente caratterizzato a livello psicologico: la sua paura di avere paura, le difficoltà nel rispettare un’indole buona quando per sopravvivere servono scelte contrapposte alla propria morale, e il desiderio di salvare una bambina, lo spingono a lottare e a cambiare per fronteggiare situazioni a volte tragiche,locust_tav2 altre disperate.
Locust.

Alex Nieto gestisce una tavola in prevalenza a quattro strisce, ordinata, ma sviluppa con successo anche una bella doppia splash e alcune suggestive vignette a tutta pagina. La scelta delle inquadrature e della composizione è spesso funzionale alle emozioni che si vogliono trasmettere, come nel caso di una illustrazione basata sulla cosiddetta costruzione a piramide, con un personaggio che si erge monumentale, sovrastandone un altro e rendendoci partecipi della sua vittoria. Oppure una vignetta che propone dei classici cartelli riferiti a persone scomparse, appesi un palo della luce posizionato quasi di quinta, così da spingere il lettore a soffermarsi sul disegno.


Nella parte iniziale del fumetto sono molto evocativi i campi lunghi, che raccontano di ambienti naturali della presenza umana, mentre procedendo nella lettura non mancano sequenze horror o addirittura .
Il disegnatore appare dunque a suo agio sia nel confrontarsi con immagini più descrittive e poetiche, sia con le scene d’azione, dove riesce a trasmettere dinamismo ed espressività ai protagonisti.

La colorazione è evidentemente studiata per assecondare l’ambientazione di Locust. I colori sono sempre cupi, slavati e interpretano lo spirito oppressivo della storia e la sensazione dei protagonisti di avere poche speranze.
Il libro è impreziosito, dopo il finale, da una bella gallery con illustrazioni e studi dei personaggi.

Pur partendo da un’idea già molto usata, e spesso abusata (virus, contagio, fine della società, lotta per la sopravvivenza), propone, con Locust, un fumetto ben riuscito, con un finale ancora tutto da scoprire.

Abbiamo parlato di:
Locust
Massimo Rosi, Alex Nieto
Leviathan Labs, 2021
128 pagine, brossurato, colori – 15,00 €
ISBN: 9791280137197

 

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