Lo spirito di Dylan Dog nel segno di Giorgio Cavazzano

Lo spirito di Dylan Dog nel segno di Giorgio Cavazzano
Dylan Dog: "Nel segno di Cavazzano" ci regala una brillante interpretazione dell’indagatore dell’incubo che rivela il suo lato più umoristico.

: Nel segno di Cavazzano è una raccolta di tre avventure dell’indagatore dell’incubo e del suo assistente scritte da e . Come suggerisce il titolo al centro del volume sta l’arte di , che reinterpreta i personaggi dell’universo di con il suo segno ironico e quasi caricaturale.
Il trio e il loro stile grafico e narrativo saranno rapidamente riconosciuti dai più incalliti lettori di , che molto deve al lavoro dei tre. Con Faraci, ad esempio, Cavazzano crea il personaggio di Rock Sassi e pubblica La vera storia di Novecento, considerata da alcuni la più bella storia mai pubblicata sul settimanale. Anche i fan di lunga data di potrebbero ricordarsi de Il tesoro dei McKenzie, un piccolo gioiello pubblicato tra il 1998 e il 1999, nato dalla collaborazione dei tre.

Il volume si apre con l’inedita Stardust, scritta da Artibani. È Groucho il protagonista di questa prima avventura che vede comparire solo inizialmente per poi cedere volentieri i riflettori al suo fedele assistente. Riflettori intesi in senso letterale: la storia parte infatti con la proposta del cineasta Mister Nash di girare un film sull’inquilino di Craven Road 7 e il tentativo di convincere Dylan a dare l’ok per la produzione di un film su di lui. “Un produttore giovane e ambizioso, un cast straordinario e un copione for-mi-da-bi-le!” Titolo: Il cucciolo di Satana, interpretato dall’adorabile carlino Elvis, protagonista indiscusso del progetto. Nella parte di Dylan ci sarà invece la star di Tik Tok, Tommy Tempest.

Inutile dire che l’indagatore dell’incubo sa riconoscere l’orrore quando lo vede e, infatti, rifiuta la proposta di Nash, salvo poi farsi gentilmente ricordare dal suo aiutante che il frigo è vuoto e l’armadio è pieno di bollette, solleciti e arretrati. Sconfitto, Dylan accetta, a patto che sia la sua spalla a occuparsi di tutto. Groucho si ritrova così nel suo habitat naturale, il mondo del cinema, ma la sua immersione in questo universo sarà più profonda di quanto potesse immaginare all’inizio.
In questa storia Cavazzano coglie l’opportunità per dar prova della sua abilità di caricaturista, ritraendo i grandi di Hollywood come Marylin, Elvis (quello vero, non il cane!) e James Dean. Il lettore potrà divertirsi a riconoscere tutte le vecchie stelle hollywoodiane che Cavazzano si è dilettato a disegnare nel corso della storia.

In Manichini, scritto da Faraci, vediamo finalmente Cavazzano confrontarsi con il solo e unico indagatore dell’incubo. Dylan compare nel suo ruolo di farfallone, con ciuffo gelatinato e colletto della camicia inamidato. Vuole sembrare affascinante per Helena, la sua fidanzata, donna più importante della sua vita che conosce da… quasi due giorni. Come sempre Dylan è profondamente innamorato, tanto da farsi convincere a visitare l’incrociatore Belfast, a dispetto della sua antipatia per le navi. La visita però non va come previsto per colpa di un piccolo mostro e dei manichini che riempiono la nave e nascondono un mistero.

Faraci scrive l’unica avventura vera e propria di Dylan del volume. Mentre le avventure di Groucho si adattano facilmente a essere rappresentate dallo stile spensierato di Cavazzano, la sfida dello sceneggiatore milanese è da questo punto di vista maggiore, in quanto deve far emergere l’aspetto comico dello stesso Dylan. La scelta di mettergli a fianco non il fido assistente (che da questo punto di vista potrebbe rubargli la scena), ma la bella Helena che d’inglese conosce solo due parole, si rivela vincente nel portare alla luce questo lato più nascosto dell’indagatore dell’incubo.
La reinterpretazione di Cavazzano arricchisce Dylan, in quanto mette in luce un aspetto che passa spesso in secondo piano, cioè il potenziale comico del personaggio. non è mai stato un eroe perfetto e infallibile, e anche a questo deve il suo successo. In questa sua imperfezione si annida una fondamentale comicità: un detective che non ha mai imparato a pedinare, sempre in bolletta e persino un po’ pasticcione, che dimentica la pistola e non riesce mai a finire il suo modellino. Forse anche per “colpa” di Groucho che accentra su di sé la dimensione umoristica, l’aspetto spiritoso di Dylan rischia di passare inosservato, anzi spesso viene oscurato dal lato più drammatico delle sue avventure. Il merito dell’arte di Cavazzano qui è di far emergere il lato più buffo del personaggio, pur rimanendovi fedele.

Il volume si chiude con Una Scatola di Polvere di Artibani. La scelta di approcciarsi al mondo di Dylan Dog attraverso la sua spalla comica (protagonista in entrambe le storie dell’autore romano) potrebbe essere letta in parte come una astuzia. Per la natura del personaggio, Groucho sembra essere più idoneo a farsi reinterpretare attraverso gli stili e i generi più disparati (una recente prova l’abbiamo con il Dylan Dog Color Fest #42, o Groucho quarto) e si inserisce inoltre più naturalmente in storie comiche.
La difficoltà che risiede nel rendere Groucho la star non va però sottovalutata: da comprimario e spalla comica sappiamo che funziona ma più di cento pagine incentrate su di lui potrebbero correre il rischio di stancare, ma non se scritte da Artibani. Mentre Faraci riesce a proporre un Dylan più scanzonato, Artibani è capace di gestire bene Groucho da protagonista, mettendolo al centro di storie fedeli al mondo di Dylan Dog ma senza privarlo del suo humor, che può anche annerirsi quando la narrazione lo richiede. È quanto si osserva nell’ultima avventura.

Sebbene il protagonista non sia l’indagatore dell’incubo, tra le tre è forse la storia più “dylandoghiana”, con alcune sequenze più cupe e un più forte sottotesto di critica sociale. Come una classica storia della serie si comincia inevitabilmente con un “uargh”, anche se in questo caso non è il campanello a urlare, ma il malcapitato cliente che ha preso la scossa nel tentativo di premerlo. Dylan non è in casa, è Groucho ad accettare il caso: un poltergeist che infesta la dimora della famiglia Spaulding da quando il nonno, il Capitano Spaulding, è morto ed è stato cremato. Un classico caso per (l’assistente del)l’indagatore dell’incubo! C’è però una particolarità: il fantasma non è quello del Capitano, ma di un’anziana signora che non ha nessuna idea di dove sia e del perché sia lì, né ha voglia di andarsene. Forse facendo due chiacchiere con la defunta Groucho riuscirà a capirci qualcosa, sperando di non farla arrabbiare ulteriormente.
Qui la matita di Cavazzano non perde il suo tratto ironico, ma questo si ammanta di uno humor nero che ben si adatta a una storia più malinconica e amara rispetto alle prime due. La storia ha quasi tutti gli elementi che ci si aspetta in un’avventura di Dylan Dog. Quelli che mancano – il maggiolino, numerosi mostri, la fidanzata di turno e lo stesso Dylan che esclama “Giuda Ballerino!” – sono inseriti da Cavazzano tutti assieme in un’unica e iconica vignetta che prende quasi tutta una pagina sul finale.

Nel complesso, Dylan Dog: nel segno di Cavazzano è più uno speciale dedicato a Groucho che un vero e proprio volume su Dylan, che in due storie su tre fa solamente la comparsa. Ciononostante, le due avventure del baffuto assistente divertono e l’interpretazione che viene fatta dell’indagatore dell’incubo nell’unica storia che lo vede davvero protagonista è convincente e aggiunge un contributo prezioso alla galassia di Dylan Dog.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog. Nel segno di Cavazzano
Francesco Artibani, Tito Faraci, Giorgio Cavazzano
Editore, 2022
144 pagine, cartonato, colore – 25,00 €
ISBN: 9788869617539

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *