L’incidente di caccia: la verità dell’immaginazione

L’incidente di caccia: la verità dell’immaginazione
Il racconto di Carlson e Blair abbraccia la Storia per mettere in luce il potere salvifico dell’arte e dell’amicizia.

Difficile immaginare ambientazione più appropriata ad un racconto di formazione di quella carceraria. Vuoi per le esigue libertà concesse, vuoi per le obbligate relazioni sociali imposte con gli altri detenuti, la prigione è il luogo in cui, più di ogni altro, si deve far fronte alle proprie debolezze per non venirne schiacciati.

incidentedicaccia-copertinaL’incidente di caccia è infatti il resoconto, raccolto da David Carlson e magistralmente disegnato da Landis Blair, fatto da Charlie Rizzo della vita del padre Matt e in particolare del periodo da questi trascorso nel carcere di Stateville. E in quella che a tratti assomiglia ad un’epopea familiare, in cui le colpe dei padri ricadono come in un disegno del karma sui figli, Charlie fa luce sulla sua difficile adolescenza vissuta lontano dal padre per il timore materno che finisse sulla stessa cattiva strada. Nel farlo porta alla luce scheletri sepolti nell’armadio di una famiglia il cui padre ha troppo spesso anteposto l’omertà, intesa come valore, all’onestà e trasparenza verso i propri cari.

Ma L’incidente di caccia è anche il racconto del potere salvifico dell’immaginazione e dell’amicizia. E se la prima è ancora di salvezza per Matt che, a seguito della rapina che lo ha fatto arrestare, è diventato cieco, la seconda ha per protagonista il suo compagno di cella, il famoso Nathan Leopold che, in combutta con Richard Loeb, il 21 maggio del 1924 decise di inscenare il delitto perfetto uccidendo il quattordicenne Bobby Franks. Un delitto passato alla storia proprio per l’assenza di un movente se non quello, futile, di sfuggire alla noia di una vita borghese. Celebre anche perché aveva nei suoi attori principali due insospettabili ragazzi istruiti e di buona famiglia. Ma mentre Loeb perirà in carcere per mano di un altro detenuto, Leopold vi trascorrerà ben 33 anni di cui una parte con Matt Rizzo come compagno di cella.

Ed è proprio l’amicizia con Leopold a scongiurare le istanze suicide di Matt (dovute alla cecità): l’uomo si fa contagiare dal suo amore per la letteratura classica appassionandosi all’Inferno di Dante e scopre un desiderio di conoscenza che diventa presto desiderio di vita. E proprio con l’opera del poeta fiorentino L’incidente di caccia condivide la metafora del viaggio verso la salvezza. Matt altri non è che Dante, l’inferno e la sua struttura a gironi rispecchiano idealmente l’architettura delle carceri, disposte a cerchio intorno alla torretta centrale del guardiano (il cosiddetto panopticon del filosofo Jeremy Bentham). I detenuti sono le anime dei dannati, mentre Leopold è il Virgilio che si fa carico di accompagnare Matt in questo viaggio alla scoperta di sé. E proprio come nella Divina Commedia, quando finalmente Matt lascia il carcere per tornare nel purgatorio che è la vita, è di nuovo solo perché Leopold, come Virgilio, ha una colpa da scontare che non gli permette di accompagnarlo.

occhioLeopold è indubbiamente un assassino che vive un conflitto interiore: pur consapevole della natura aberrante dell’atto compiuto è incapace di condannarsi (dunque perdonarsi) perché perpetuato in nome di un amore, quello per il suo complice, cui non sa rinunciare. Un conflitto di coscienza al quale soccombe per lo stesso orgoglio che gli impedisce di adattare il proprio linguaggio a quello del suo pubblico, frustrando i tentativi di coinvolgere altri detenuti, che non siano Matt, nel suo amore per la lettura. E quando Matt gli fa notare come lo stesso Dante rinunciò al latino per venire incontro alle persone meno istruite si rende evidente al lettore come quest’amicizia diventi, per entrambi, occasione di confronto e crescita.

L’incidente di caccia è inoltre un libro nel libro, in cui i poemi epici in braille scritti da Matt, che fanno capolino tra un capitolo e l’altro, fanno da guida al figlio Charlie per venire a capo dei misteri che circondano la figura del padre in un gioco di matrioske in cui ogni storia ne contiene un’altra che serve a spiegarla. Carlson rifiuta infatti l’illuministica fede nella razionalità e per orientare il lettore gli chiede di affidarsi all’arte e alla musica. Un approccio assai più emozionale che vuole sia il cuore a guidare, più che la testa. Ed è ancora il sistema educativo a finire implicitamente sotto accusa, nel suo voler fare economia rinunciando a questi due ambiti pur così importanti.

occhialeCarlson non fa mistero dell’importanza del tempo trascorso con il guru dello storytelling Bobette Bustler per la stesura dell’opera, la cui anima però è tutta nel maniacale tratteggio dei disegni di Landis Blair. Famoso per i suoi macabri libri illustrati, Blair sarebbe l’artista perfetto per dar forma agli incubi di Lovecraft. In quest’opera ricopre le tavole di un fitto tratteggio, avvolgendo ambienti e personaggi con una coltre nera che sembra voler trasformare Chicago nella Londra del grande smog. Non mancano le tavole sature del solo tratteggio, come a voler far immedesimare il lettore nella condizione di cecità di Matt. Quest’ultimo passa le sue giornate in cella in piedi dinnanzi al muro perché ne avverte la presenza dai riverberi del suono e così il lettore è posto dinnanzi a tavole dominate dall’oscurità accompagnato unicamente da suoni e voci. Se la certosina cura del disegno si fa più evidente laddove la struttura a griglia è abbandonata in favore di tavole che riempiono entrambe le pagine, Blair abbandona la razionalità delle vignette incasellate dentro le tradizionali cornici per mescolarle e contaminarle tra loro armoniosamente, donando al racconto le stimmate del sogno ad occhi aperti. In fondo è un racconto che procede sul filo dei ricordi, e come ogni ricordo ha i contorni sfumati dall’interpretazione di chi li rievoca.

E se lo stile di Blair richiama per certi versi il Brian Selznick di Hugo Cabret, il tratto di matita di quest’ultimo risulta assai più morbido e sfumato; allora è forse più giusto citare il maestro svizzero dello sgraffito su carta, quel Thomas Ott che proprio in virtù della sua tecnica riesce a dare consistenza materica alle tavole. Pur partendo dal bianco, Blair riesce ad ottenere lo stesso effetto rendendo del carcere l’atmosfera opprimente. Uno spazio chiuso, una prigione per il corpo che aspira ad imprigionare l’anima. La via di fuga è indicata da quei rari sprazzi di luce che filtrano laddove il futuro sembra farsi più scuro, e sono celati nelle pagine di un libro, nel contatto di una mano con un volto amico, nelle lacrime di un amore tradito. Perché l’arte è soprattutto sentimento.

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L’opera prima di David Carlson, che è stato oltre che regista anche venditore d’auto, ha vinto il Fauve D’Or al festival d’Angoulême 2021, arriva in Italia per i tipi di Rizzoli e si candida ad essere tra le graphic novel più interessanti di questo 2022.

Abbiamo parlato di:
L’incidente di caccia. Una storia vera di crimine e poesia
David L. Carlson, Landis Blair
Traduzione di Laura Pollero
, 2022
464 pagine, brossurato, bianco e nero – 30,00 €
ISBN: 9788817159920

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