L’horror di Morbius, l’upgrade di Bloodshot

L’horror di Morbius, l’upgrade di Bloodshot
In questa puntata dei nostri dietro le quinte dell'industria dei cinecomics, l'analisi dei trailer di Morbius e Bloodshot e uno sguardo al possibile impatto del film di Shang-Chi sulla Cina.

Nei giorni scorsi la Sony ha diffuso il primo trailer ufficiale di Morbius, atteso adattamento cinematografico sul vampiro vivente avversario dell’arrampicamuri e secondo progetto live-action dedicato a un character facente parte dell’universo di Spider-Man.

La major, conscia immediatamente del fatto che Morbius non sia popolare e conosciuto come Venom, ha di fatto messo sul tavolo due carte molto importanti, presentando in linea di massima un teaser allungato che potesse introdurre in maniera dettagliata il personaggio di Michael Morbius al pubblico generalista, e al tempo stesso sorprendendo quello degli appassionati di fumetti con un breve cameo finale di che riprende il ruolo di Adrian Toomes alias l’Avvoltoio, avversario principale dell’arrampicamuri in Spider-Man: Homecoming.
Aldilà delle teorie su una partecipazione o meno di Morbius al MCU, su cui molti hanno già disquisito a sufficienza, la Sony ha ormai confermato di avere trovato una sua strada per sfruttare nella maniera migliore il vasto pantheon di character legati all’arrampicamuri, con budget non eccessivi e al di sotto dei 100 milioni di dollari, capaci di rendere un profitto maggiore alla loro uscita nelle sale.

Inoltre, con Morbius ha evidenziato nuovamente l’utilizzo primario di personaggi che riflettono sul grande schermo, così come nei fumetti, una ambiguità morale tipica degli anti-eroi. Come Venom, anche Morbius è stato protagonista sui comicbook di una ambivalenza caratteriale che lo ha portato inizialmente dalla parte dei cattivi, e successivamente ad allearsi anche con alcuni eroi o a schierarsi totalmente dalla parte del bene.
Oltre a questo, è ormai chiaro come la major stia sperimentando al momento la costruzione di una sorta di “horror supereroistico” in chiave villain, andando a pescare personaggi che racchiudono in loro tematiche ed elementi vicini a un certo genere di lungometraggi. In maniera surreale, si potrebbe dire che, a dispetto della Universal e del fallimento del cosiddetto Dark Universe, la Sony stia riuscendo lì dove lo studios rivale ha fallito, costruendo un suo universo composto di mostri e criminali.

Rispetto a Morbius, minore attenzione nei giorni scorsi ha raccolto il nuovo trailer di Bloodshot che, a differenza di quello precedente, ha evidentemente fatto trasparire una attenzione verso il lato supereroistico più decisa, mostrando per la prima volta il personaggio interpretato da con l’aspetto della sua controparte fumettistica.

In una precedente puntata della rubrica avevamo evidenziato come il primo teaser esaltasse pochissimo gli aspetti fumettistici del supereroe targato Valiant, puntando perlopiù sulle sequenze d’azione e facendo prevalere la sensazione che la Sony pensasse a vendere il film appunto come un comune lungometraggio d’azione più che come un nuovo tassello all’interno del genere dei comicbook movies.
Questa sensazione è stata (parzialmente) accantonata con il nuovo trailer, che alla fine riesce a fare il suo dovere mixando i vari elementi provenienti dai due generi cinematografici, ma fornendo comunque ben poca sostanza a un prodotto che sembra evidentemente indeciso sulla direzione da prendere nel presentarsi al pubblico. In questo senso non gioca a suo favore il fatto che la campagna promozionale sia iniziata in deciso ritardo, e che nella pausa tra i due trailer la Sony abbia fatto decisamente poco o nulla per costruire uno spazio di attenzione attorno al film.

Con questa poca consapevolezza, Bloodshot continua la sua corsa (al momento poco pubblicizzata) verso il 13 marzo, data di uscita che negli USA vedrà il film fare i conti con due possibili outsider: My Spy e The Informer. Il primo è una action comedy con protagonista Dave Bautista nel ruolo di un agente CIA alle prese con una bambina, mentre il secondo è un solido thriller (d’altronde già uscito in Italia) con Joel Kinnaman e un cast di contorno molto forte (Rosamund Pike e la stella in ascesa Ana De Armas), entrambi con potenzialità al box office USA, e quindi possibili ostacoli per il film sul supereroe Valiant.

Shang-Chi and the Legend of the Ten Rings

In un interessante articolo apparso nei giorni scorsi su Deadline, in cui veniva presentata una esauriente analisi dei maggiori incassi mondiali del 2019, viene evidenziato come Shang-Chi and The Legend of the Ten Rings, l’adattamento cinematografico sul supereroe Marvel in uscita nel 2021, potrebbe in qualche modo allentare le briglie del regime cinese nei confronti dei prodotti stranieri realizzati per il grande schermo.

Alcuni credono che la Cina supererà il mercato nazionale nel 2020, ma abbondano anche gli scettici. Dopo aver represso la frode fiscale alla fine del 2018, e con il passaggio della supervisione dell’industria cinematografica da SAPPRFT [l’amministrazione per la radio e la televisione ndr] al Dipartimento di Propaganda, il nuovo regime è stato opprimente e ha dissuaso la gente del posto dagli investimenti. C’è preoccupazione per la scarsità di prodotti nel prossimo anno e forse nel 2021.
D’altra parte, si ritiene che le autorità consentiranno più prodotti stranieri sul mercato. Già nel 2019, il blackout di luglio era sostanzialmente inesistente. La speculazione dell’industria locale è che il titolo di Disney/Marvel del 2021 Shang-Chi e The Legend Of The Ten Rings potrebbe essere il primo film di Hollywood ad aprire il capodanno cinese. Mentre la convinzione comune è che la Cina abbia bisogno di film locali durante le vacanze quando le persone sono a casa con le loro famiglie, Shang-Chi potrebbe essere il giusto compromesso. Qualunque cosa accada con i negoziati ancora in stallo tra USTR [Rappresentanza commercio americana ndr] e la Repubblica Popolare, la Cina avrà bisogno di film per alimentare i suoi enormi circuiti cinematografici.

Cinebrevi

Diffuso il trailer ufficiale della soundtrack di .

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