Le streghe: un graphic novel che fa tornare bambini

Le streghe: un graphic novel che fa tornare bambini
Il classico di Roald Dahl nell’adattamento di Pénélope Bagieu per le Nuvole Salani: ecco "Le streghe" in versione fumetto.

“Nelle fiabe le streghe portano sempre ridicoli cappelli neri e neri mantelli, e volano a cavallo delle scope”.

Roald Dahl, Le streghe

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Inizia così Le streghe di Roald Dahl, nella nostalgica edizione gl’Istrici Salani, illustrato da Quentin Blake.
E inizia così, ma con la frase introduttiva tradotta in tre tavole a fumetti senza testo, anche l’adattamento firmato da  per le Nuvole Salani.
In questo modo l’autrice riesce a trasformare le fantasie di un bambino intento a giocare in una sequenza narrativa muta, che già contiene le componenti grottesche e surreali tipiche di Roald Dahl: un’auto può arrampicarsi su un grattacielo, e una strega può fiondarsi tra le fauci spalancate di un cane gigantesco e spaventoso.

Risulta dunque evidente sin da subito l’elevata capacità di narrare con le immagini dell’illustratrice e fumettista francese, autrice fra l’altro di Indomite (), vincitore dell’Eisner Award 2019 per il miglior fumetto internazionale e da cui è stata recentemente tratta una serie a cartoni animati.

La facilità di raccontare per immagini pervade tutto il volume e si coniuga con ottimi risultati al testo originale, dal quale l’autrice non si distacca quasi mai. L’adattamento è infatti molto fedele al libro che Dahl pubblicò nel 1983 – dopo aver già prodotto una serie di capolavori come La fabbrica di cioccolato, il suo seguito Il grande ascensore di cristallo e Il GGG – e proprio aver mantenuto invariati la sua trama e il suo spirito rappresentano un punto di forza di questo graphic novel.
Ciò non ha impedito all’autrice di introdurre piccole varianti, rendendo Le streghe un po’ più moderno, ma senza esagerare.
Non stonano ad esempio l’utilizzo di un cameriere isterico al posto di una cameriera o, al contrario, di una bambina golosa al posto di un bambino mangione (anche se il Bruno del libro di Dahl era molto divertente).
Incide forse un po’ di più la scelta di edulcorare leggermente il linguaggio: nel libro ad esempio, uno dei personaggi definisce la strega suprema una “vacca schifosa”, appellativo evidentemente non accettabile ai giorni nostri in una pubblicazione rivolta anche ai più piccoli. Per il resto le scelte della Bagieu non intaccano quell’humor nero che è il marchio di fabbrica di Roald Dahl.

Il protagonista è lo stesso, sfortunato, bimbo costretto a vivere con la nonna (in Inghilterra e non in Norvegia rispetto al libro) dopo aver perso i genitori in un incidente d’auto. Un bimbo il cui nome non viene mai esplicitato ma che la nonna vezzeggia con appellativi via via più ridicoli come cocchino, cricetino, marshmallow, turacciolino.
È il suo punto di vista a far progredire una storia che lo conduce, fra mille peripezie, a un micidiale scontro con le streghe. L’avventura si svolge in modo lineare, con una trama ritmata, all’inizio, dai flashback e dai racconti della nonna, per poi procedere in modo incalzante verso un finale prima concitato, poi lieto in modo agrodolce.

Proprio la nonna gioca un ruolo assolutamente primario nella vicenda, e risulta il personaggio meglio caratterizzato e più coinvolgente di tutto il libro. La signora, che nega categoricamente di essere anziana, beve troppi caffè, fuma sigari puzzolenti uno dopo l’altro ed è animata da una volontà di ferro che le fa superare i momenti difficili e la rende vulcanica, inarrestabile, cinica e adorabile al tempo stesso. Pare inoltre che di sera, prima di addormentarsi, ami leggere. Ma non romanzetti rosa o fotoromanzi: sul suo comodino compare infatti nientemeno che il libro Dune (il nome dell’autore non è scritto, ma si suppone sia proprio quel Frank Herbert).

le streghe_tavIn generale tutti i personaggi sfruttano una buona caratterizzazione, data sia dai dialoghi, che esprimono rapidamente le loro personalità e gli eventuali scopi, sia dalla resa grafica e dalle inquadrature scelte. La strega suprema dimostra immediatamente la sua superiorità grazie a un tono di voce amplificato dal carattere maiuscolo e in grassetto, ed è senza dubbio la più orrenda e grottesca di tutte. Allo stesso modo la bambina amica del protagonista rivela subito un’indole da saputella, psicanalizzandolo in tre vignette.

Il segno della Bagieu trova terreno fertile in una storia grottesca come quella di Dahl. Lo stile utilizzato dall’autrice è gradevolmente cartoonesco, basato su una matita dalla linea morbida e legato a una composizione delle tavole molto varia. Si passa da un’impostazione a tre strisce con vignette regolari, a tavole a due strisce con una disposizione più movimentata, intervallate da alcune illustrazioni a tutta pagina, una splash e una suggestiva doppia pagina nel finale con il campo lungo di una cena delirante.
Le scelte registiche enfatizzano gli stati d’animo dei personaggi, come nelle frequenti riprese dall’alto che schiacciano psicologicamente il bambino. Inquadrature e montaggio risultano particolarmente efficaci soprattutto nella sequenza ambientata nella cucina di un hotel che agli occhi dei più piccoli appare, anche grazie ai colori e ai dettagli, come un girone dell’inferno dantesco.
Le varie ambientazioni sono in generale ricche di dettagli ma, quando la Bagieu desidera acuire il senso di non appartenenza a un luogo o la solitudine che trasmette, gli sfondi risultano più scarni o solo abbozzati. Addirittura inesistenti quando c’è la necessità di concentrarsi su un’espressione, una frase o un evento.
Per i flashback della nonna invece, l’autrice sceglie una tavola senza margini né spazi bianchi, che tornano però in scena, anche all’interno della stessa pagina, quando il nipote la interrompe per frequenti dubbi e domande.

Fra i personaggi, anche nella visualizzazione, è ancora la nonna a essere una spanna sopra gli altri: assolutamente kitsch, è capace di indossare con disinvoltura pellicciotti neri piumati con collana di perle nel momento del lutto. Bigodini e foulard per la mise notturna oppure, nella quotidianità, pantalone attillato giallo a pois con camicia rosa, capelli tinti di viola (nei quali a volte vengono inseriti i testi, in sostituzione dei balloon) e trucco esagerato. E ancora, ai piedi, zeppe o ciabattine con ponpon rosa.
La colorazione è generalmente calda e sfrutta variazioni di colore a identificare il giorno, con gradazioni di rosso e marrone, o la notte, caratterizzata dagli azzurri. Con l’arrivo delle streghe compaiono invece il verde acido e varie sfumature di rosa, mentre nella citata sequenza in cucina l’atmosfera di infernale crudeltà è incorniciata dall’arancione scuro tipico delle sventurate aragoste.

Il risultato dell’incontro fra Roald Dahl e Pénélope Bagieu è un graphic novel adatto a tutti. Ai più giovani, che con Le streghe possono iniziare a scoprire i mondi surreali, e molto meno politicamente corretti rispetto a tanta produzione attuale, creati dall’autore britannico. E agli adulti, soprattutto ai genitori, magari diventati nonni, che qualche decennio fa leggevano quelle stesse storie ai propri figli. E che oggi potrebbero far leggere un fumetto ai nipoti, offrendo loro un primo approccio alla letteratura disegnata.
Non a caso, la stessa Pénélope Bagieu ha dedicato il suo Le Streghe alla “cara nonnina”.   

Abbiamo parlato di:
Le streghe
Pénélope Bagieu
Nuvole Salani
384 pagine, brossurato, colori – 24,90 €
ISSN: 9788893679145

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