Le Jardin Paris: scrivere di identità di genere con stile

Le Jardin Paris: scrivere di identità di genere con stile
Gaëlle Geniller realizza un graphic novel ispirato e raffinato, capace di affrontare temi importanti con eleganza, leggerezza e profondità.

le jardin paris_copParigi, anni Venti del secolo scorso. Rose è un giovane nato e cresciuto a Le Jardin, un cabaret parigino di successo gestito da sua madre, che ha dato a ogni danzatrice il nome di un fiore.
Il più grande sogno di Rose è esibirsi sullo stesso palco delle sue amiche (i “Fiori”), e proprio con il suo numero di esordio inizia Le Jardin Paris, di  edito da . L’autrice francese, reduce dal successo riscosso nel 2019 con Les Fleurs de grand frère, il suo primo , realizza un’opera di grande spessore sia per i contenuti sia per i disegni, pubblicata fra l’altro in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Superato il battesimo del palcoscenico, la vita di Rose è destinata a cambiare. La sua bravura e la particolarità degli show, che conduce con costumi di scena femminili come gli altri Fiori, attirano un pubblico numeroso, composto anche da giornalisti ed estimatori. Con uno di essi, il signor Aimé, primo “habitué” di Rose, nasce un rapporto destinato a trasformarsi: la complicità che si crea tra i due spinge Rose a uscire dal guscio protettivo di Le Jardin, e a confrontarsi con una serie di novità. Non solo la scoperta di luoghi e sentimenti, ma anche l’insistenza sgraziata dei maschi predatori.

La storia presenta un’impostazione classica con un eroe condotto, attraverso varie avventure sia fisiche sia psicologiche, verso un finale chiuso e lieto in senso letterale: Geniller risponde a ogni domanda posta dalla narrazione e soddisfa tutte le emozioni evocate lasciando al lettore un senso di compiutezza e il desiderio di immaginare, in modo autonomo, altri tasselli del futuro del protagonista. le jardin paris_tav
Si leggono pochi finali simili oggigiorno, come se fosse una colpa non utilizzare cliffhanger, non lasciare porte aperte per eventuali sequel o offrire all’eroe un po’ di pace. L’autrice francese dimostra invece di saper gestire una storia classica spogliandola di qualsiasi cliché e sfruttando la sua forza narrativa primordiale. Per farlo utilizza una trama lineare, senza salti temporali se non nei racconti dei vari Fiori, basata su rapporti causa-effetto ben congegnati e con numerose sotto trame, ognuna delle quali consente di trattare diverse tematiche: dal rifiuto di lavorare come ballerina alla fuga da paesi meno fortunati, dalla guerra che non lascia solo ferite fisiche alle problematiche connesse a genitori anaffettivi, dall’abbandono di un figlio al lavoro femminile in gravidanza.

La tematica principale rimane però quella dell’identità di genere e il fulcro pulsante della narrazione è sempre Rose. Un protagonista con un’aura tangibile di dolcezza, pochi desideri, idee chiare, puro, di buon gusto. 
Il suo rapporto con l’identità maschile e femminile non porta mai al conflitto ma è presentato come un dato di fatto spontaneo e naturale. La strategia di Geniller è chiara e punta a non utilizzare nefandezze o brutalità per forzare la reazione del lettore. Ciò che conta, sembra dire l’autrice, è la normalità: Rose cresce fra persone che non mettono in discussione la sua natura, non perché sia scortese, ma perché non è necessario. Non si tratta quindi di accettazione, comprensione, solidarietà o superamento di una forma di razzismo. In Le Jardin Paris si parte dalla normalità per restare nella normalità.

È un punto cruciale, che differenzia quest’opera da tante altre apprezzabilissime pubblicazioni sullo stesso tema, dove si parte dalla diversità e, lottando, si cerca la normalità.
In questo senso il lavoro di Geniller è minuzioso: anche l’utilizzo del maschile o del femminile nei dialoghi, oppure situazioni che potrebbero portare allo scontro per suscitare emozioni facili, vengono trasmesse come cose del tutto naturali e mai sgradevoli. Ne è esempio un ragazzo che, vestito da donna, esce con un uomo scegliendo per quell’occasione di essere una lei. Il discorso fra i due è così coerente da risultare inevitabile, quasi scontato nella sua semplicità.
Il risultato di questa operazione è un protagonista al tempo stesso leggero e profondo, con al suo interno una gamma di sentimenti e reazioni che vanno dall’ironia all’esame di coscienza, dalla gioia della scoperta alla perdita di entusiasmo. Un personaggio vero, sfaccettato, coinvolgente, circondato da una serie di figure altrettanto vitali, a partire dalla madre e dai Fiori di Le Jardin (Girasole, Giacinto, Jasmin, Marguerite e altri), fino ad Aimé. Il primo “fan” di Rose è una figura fondamentale perché rappresenta il punto di vista del lettore. La sensazione è che l’autrice, attraverso gli occhi e gli atteggiamenti di Aimé, voglia insegnare come ci si deve comportare per trasformare una diversità in una normalità.
La storia di Rose è dunque di crescita e di maturazione verso l’età adulta, ma sarebbe errato etichettare Le Jardin Paris come una “semplice” opera di formazione.
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Anche nei disegni dimostra talento ed eleganza. Gli anni Venti del Novecento sono visualizzati con uno stile retrò, da Belle Èpoque parigina, con un giusto grado di stilizzazione che restituisce una gradevole atmosfera sognante. La tavola è ordinata, in prevalenza a tre o quattro strisce con vignette regolari, intervallate da splash sempre geometriche e leggibili o da illustrazioni a tutta pagina. Grande attenzione è rivolta ad architetture e paesaggi ricchi di dettagli, alle componenti floreali onnipresenti e alla recitazione dei personaggi, con pose e gestualità molto espressive non solo nel caso delle esibizioni di Rose.
Fra le ambientazioni spiccano Le Jardin, un locale ammaliante pieno di velluti rossi, carte da parati, specchi e tappeti, e i giardini della casa di Aimé ispirati, come si scopre nel “dietro le quinte” in calce al volume, ai Giardini del Lussemburgo. Geniller racconta anche Parigi, con i caratteristici tetti, scorci della Senna e baguette.
Esprimono finezza e ricercatezza alcune interazioni fra immagini e testi, che consentono anche una lettura su più livelli: durante un dialogo fra Rose e un giornalista, il fumo di una sigaretta invade l’ambiente in modo quasi grottesco e cancella parte dei testi nei balloon rendendoli di difficile comprensione. L’incomprensione si riflette sull’articolo che scrive il cronista, dove le parole di Rose sono amplificate o sminuite.
La colorazione, a tinte pastello, è dosata con cura e cucita sugli eventi raccontati: riempie figure e ambienti dove necessario, ad esempio in momenti di riflessione; è meno marcata, soprattutto in alcuni sfondi all’aperto, per sottolineare sequenze più rilassanti.
È evidente la ricerca di narrazione solo attraverso le immagini, ad esempio quando i pensieri di Rose si manifestano, senza bisogno di testi, modificando certi colori o sconfiggendo le ombre della notte. Proprio l’uso di ombre e luci è spesso utilizzato come espediente per comunicare il passare del tempo, come a tavola 102. 

La traduzione di  è puntuale e mantiene intatta l’eleganza stilistica di Geniller, al netto di un paio di refusi.
La confezione valorizza un graphic novel prezioso, sia per gli extra presenti alla fine del libro con studi, schizzi e storyboard, sia per la scelta di iniziare la storia subito dopo la copertina, senza introduzioni ma calando immediatamente il lettore nella magnifica atmosfera del cabaret parigino.

Le Jardin Paris è un’opera rara, in grado di parlare di identità di genere in modo elegante e raffinato, senza lesinare sulla profondità dei contenuti. Il mondo che ci racconta ha il pregio di rendere normale ciò che nella nostra realtà appare utopico.

Abbiamo parlato di:
Le Jardin Paris

Traduzione di
, 2022
224 pagine, brossurato, a colori – 20,00 €
ISBN: 978-2413022534

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