Le dernier Pharaon: il Blake e Mortimer di Schuiten

Le dernier Pharaon: il Blake e Mortimer di Schuiten
Dopo anni di attesa, ecco Le dernier Pharaon, ovvero Blake e Mortimer secondo François Schuiten, affiancato da Thomas Gunzig, Jaco van Dormael e Laurent Durieux. L’avventura reinterpreta le strutture visuali canoniche, ma resta fedele allo spirito jacobsiano.

blake-mortimer-le-dernier-pharaon-cover_Recensioni Atteso da anni dagli appassionati della saga creata da , è finalmente disponibile Le dernier Pharaon, avventura di , scritta da Thomas Gunzig, Jaco van Dormael e François Schuiten, disegnata dallo stesso Schuiten – la cui partecipazione ha costituito il maggior elemento di interesse fin dall’annuncio dell’opera, nel 2015 – e colorata da Laurent Durieux. A sottolineare la particolarità del progetto, l’editore lo ha proposto nella collana Aoutur de Blake et Mortimer, all’interno della quale pubblicò L’Aventure Immobile, di Didier Convard e André Juillard.

Caratteristiche particolari di questo albo sono la collocazione temporale della vicenda, al di fuori del periodo storico che fa da abituale teatro alle avventure della serie ordinaria, e l’approccio visuale, che si allontana dall’impostazione jacobsiana seguita dagli epigoni.

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Fig. 1. François Schuiten , Jaco van Dormael , Thomas Gunzig, Laurent Durieux, Le Dernier Pharaon, Éditions Blake et Mortimer / Studio Jacobs (, Lombard), 2019, p.7.

Queste peculiarità marcano il carattere speciale del progetto, programmaticamente fuori dalla linea editoriale consolidata: in particolare, Schuiten può offrire la propria interpretazione del mondo di Blake e Mortimer, applicando pienamente il proprio stile senza adattamenti forzati.

Ecco quindi una struttura di tavola continuamente variata, che non utilizza lo schema classico a quattro righe ricco vignette e usa spesso immagini di grandi dimensioni (Fig. 1). Il colore, altro elemento essenziale della drammaturgia jacobiana, abbandona le campiture piatte, utilizza abbondantemente le sfumature, e amplifica l’atmosfera costante di mistero e oppressione con i suoi toni cupi e caldi.

Novità rispetto all’ortodossia è poi l’uso del tratteggio per la resa plastica e pittorica di volumi e superfici e per quella delle espressioni dei personaggi. Eppure, al di là di queste specificità tecniche, siamo di fronte a una versione pienamente rispondente allo spirito jacobsiano: gli autori non hanno forzato le strutture fondanti della saga, non le hanno messe in discussione ma, piuttosto, le hanno interpretate secondo le proprie sensibilità. Il risultato è un omaggio, che valorizza i principi della serie con grande rispetto, che non li sfida né cerca una loro attualizzazione.

Una storia semplice

Le Dernier Pharaon racconta una storia molto semplice, che si collega agli eventi de Il mistero della grande piramide, primo gioiello della saga. L’intreccio ci mostra i due protagonisti ormai lontani – Blake ha fatto una brillante carriera nella gerarchia militare, mentre non è chiaro a che cosa abbia dedicato i propri anni Mortimer – per scelte di vita divergenti, che sono alluse ma né chiarite né indagate. Di fronte al pericolo, i due ritrovano l’antica sintonia e agiscono in maniera coordinata ed efficace.
Se Blake si occupa dei rapporti con la struttura militare, mettendo a rischio la propria posizione, Mortimer si avventura in una Bruxelles semi distrutta da scosse sismiche, abbandonata, isolata e popolata da una comunità che si è allontanata dai ritmi della società industrializzata e sta tentando di costruire un rapporto equilibrato con l’ambiente. Detto altrimenti, una piccola utopia di decrescita consapevole, nella quale, tuttavia, alcuni elementi hanno estremizzato questa scelta in una visione paranoica.

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Fig. 2. François Schuiten , Jaco van Dormael , Thomas Gunzig, Laurent Durieux, Le Dernier Pharaon, Éditions Blake et Mortimer / Studio Jacobs (Dargaud, Lombard), 2019, p.14.

La costruzione dell’intreccio è lineare, centrata sugli eventi e sfrutta un meccanismo di conto alla rovescia che mantiene viva la tensione in ogni passaggio. Poco spazio è lasciato alle divagazioni sociologiche e psicologiche: se da una parte questo evita il didascalismo (almeno fino al finale) e mantiene il racconto compatto e focalizzato, dall’altra lo lascia in una condizione di macchina narrativa efficiente, che non indaga i personaggi.

Questa scelta lascia un certo rammarico, perché le tensioni fra i due protagonisti sollevano curiosità e aspettative oggettive non soddisfatte: quando i loro precorsi si sono separati? Che cosa ha scavato fra loro quel solco che si ritrovano a colmare? D’altra parte, In questa impostazione, si trova il carattere maggiormente canonico dell’opera, poiché è l’impianto che troviamo nelle avventure jacobsiane, quello che Yves Sante tende a forzare nelle sue avventure.

L’efficienza della macchina narrativa è segnalata dall’intensità dell’atmosfera, costruita tanto attraverso la scansione temporale delle vicende e dall’alternarsi delle linee che coinvolgono i due protagonisti, quanto dall’uso del colore, che ripropone uno degli strumenti fondamentali di Jacobs, declinato secondo la sensibilità di Shuiten.

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Fig. 3. François Schuiten , Jaco van Dormael , Thomas Gunzig, Laurent Durieux, Le Dernier Pharaon, Éditions Blake et Mortimer / Studio Jacobs (Dargaud, Lombard), 2019, p. 16 (dettaglio).

Un altro collegamento diretto ai luoghi jacobsiani è l’approccio alla messa in scena dello spazio nel quale si dipana la vicenda. L’esempio più evidente è la lunga sequenza sotterranea con protagonista Mortimer, che ci conduce in un mondo al tempo stesso fantastico e pienamente concreto – esempio di quel “realismo fantastico” del quale scrisse Alessandro Siani nel suo saggio sulle Avventure.

Ma ugualmente jacobsiana è l’immersività che offre la sequenza dell’attraversamento di Bruxelles, paragonabile a quel gioiello che fu la promenade di Mortimer attaverso la Vallée de la Bièvre in SOS Meteore. Rispetto al modello, invece, gli autori snelliscono i dialoghi e soprattutto alleggeriscono la ridondanza fra didascalie e immagine, con il risultato di una maggiore fluidità della narrazione. In generale, questa ridondanza, così come la scomposizione di un gesto o un’azione in più vignette (es.: p. 53, 80), altra marca stilistica di Jacobs, chiede una maggiore attenzione del lettore, senza introdurre però farraginosità nello scorrimento.

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Fig. 4. François Schuiten , Jaco van Dormael , Thomas Gunzig, Laurent Durieux, Le Dernier Pharaon, Éditions Blake et Mortimer / Studio Jacobs (Dargaud, Lombard), 2019, p. 50 (dettaglio).

In definitiva, Le Dernier Pharaon si pone come omaggio rispettoso dello spirito della saga: la distanza nell’impostazione visuale, dalla costruzione delle tavole all’uso del tratto, è certo marca autoriale – così come la resa di Bruxelles, città che Schuiten ha variamente omaggiato nelle sue opere (Fig. 3) -, ma utilizzata per valorizzare gli elementi costitutivi della narrazione jacobsiana. Il risultato è un racconto che ripropone il fascino degli intrecci e dei luoghi propri della saga, visivamente affascinante e avvolgente, senza metterne in discussione l’approccio ai personaggi.

L’edizione italiana è prevista per l’autunno 2019, come sempre curata da .

Abbiamo parlato di:
Le Dernier Pharaon
François Schuiten , Jaco van Dormael , Thomas Gunzig, Laurent Durieux
Éditions Blake et Mortimer / Studio Jacobs (Dargaud, Lombard), 2019
92 pagine, cartonato, colore – 17,95€
ISBN: 9782870972809

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