Le chiavi del successo del Maestro Ivo Milazzo

Le chiavi del successo del Maestro Ivo Milazzo
Motivazione, emozione, stimolo, consapevolezza: questi sono gli aspetti fondamentali per un autore di fumetti secondo Ivo Milazzo, Maestro del fumetto italiano, attualmente in libreria con il volume "L’emozione delle immagini" edito da NPE Edizioni.

, classe 1947, è uno di quegli autori che hanno fatto la storia del fumetto italiano.
Co-creatore dell’immortale Ken Parker insieme con Giancarlo Berardi, Milazzo ha attraversato tutto il mondo della nona arte, dalla prima umile gavetta ai successi plenari. I suoi acquerelli restano, ad oggi, l’irripetibile punto d’incontro tra una estrema sintesi grafica ed il meravi­glioso incantamento di un pennello che va libero sul fo­glio e ne sfrutta la magia e la porosità.

Ne L’emozione delle immagini, saggio cartonato interamente a colori edito da , ci conduce per mano attraverso la propria storia ed attraverso tutto quello che c’è da sapere sul settore delle graphic novel.
Vengono analizzati passo dopo passo tutti gli aspetti fondamentali, persino quello legale e fiscale. Come è inquadrato un autore di fumetti fiscalmente? A che punto sta la legge sul diritto d’autore in Italia? In che modo gli autori di fumetti possono tutelarsi? Devono emettere fattura o ritenuta? Numerosi gli aneddoti sui grandi autori del fumetto italiano degli anni ’60 e ’70, quando ancora loro non sapevano “che lavoro facevano” e non avevano idea di come inquadrarsi fiscalmente.  Prefazione di Giulio Giorello, con i contributi di Raffaella Vernazza ed Elisabetta Parente.

Alla presentazione ufficiale del volume al Salone del libro di Torino di quest’anno hai menzionato quattro aspetti fondamentali del tuo libro, riassunti in quattro parole chiave: MOTIVAZIONE, EMOZIONE, STIMOLO, CONSAPEVOLEZZA. Cosa intendi per “motivazione”?
Ho impiegato tanti anni per decidermi a scrivere questo saggio. È stato però un tempo necessario – a livello inconscio – per poter realizzare un testo che non trattasse di pure questioni professionali o tecniche, in quanto non rientrava nelle mie personali intenzioni.
Il tempo, le coincidenze, gli incontri e l’apertura mentale verso altri punti di vista mi ha permesso oggi di comunicare ciò che ho definito “viaggio” per rendere il discorso più rotondo in merito a “qualcosa” che ritengo essenziale nella mia creatività: l’emozione.

Descrivici anche cosa rappresentano per te le altre tre parole: Emozione?
Questo “sentire” mi appartiene molto a livello caratteriale e soprattutto riguarda il mezzo narrativo relativo alle immagini, ma anche a scrittura e musica. Un sentimento che devo provare al mio interno, mentre realizzo una storia o una semplice illustrazione ad acquarello, per renderlo efficace nella trasmissione al lettore. Senza questo elemento posso essere tecnicamente anche un bravo disegnatore, ma non raggiungerò mai il cuore di chi osserva.
Forse questa è stata una delle ragioni che all’inizio mi ha portato a scegliere istintivamente un segno essenziale e privo di abbellimenti grafici, superflui alla comunicazione della storia.

Stimolo?
Se durante la docenza accademica fossi giunto a compilare le dispense per gli studenti giovani, adulti e anziani che a Carrara frequentavano il corso d’insegnamento costruito insieme a Simone Bianchi, che mi ha assistito in quel periodo sulla pratica del disegno, certamente sarebbe stata una scrittura puramente didattica.
L’attesa mi ha permesso invece di maturare i concetti e spiegare meglio il complesso linguaggio delle immagini attraverso un breve percorso storico che ha condotto la comunicazione iconografica e lo stesso medium fumetto a strutturarsi in ciò che è diventato nel tempo fino ai giorni nostri. In particolar modo mi ha dato la possibilità di addentrarmi nei capitoli finali in un discorso più metafisico che riguarda il significato di immagini e parole nell’interazione con il vissuto e la formazione di ogni individuo.
Se quanto ho espresso nel libro riuscirà a raggiungere l’intento a una maggiore analisi interiore dell’ipotetico lettore, vorrà dire che lo “stimolo” avrà raggiunto il giusto effetto.

Consapevolezza?
La nostra vita è articolata e complicata, tale da costringere troppo spesso le persone a ruoli o ad azioni che non appartengono a quello che sono nel profondo.
Penso che riuscire ad essere maggiormente consapevoli di noi stessi, tramite un percorso che ognuno può scegliere con la propria volontà, sia l’unica via per sapere se quello che diciamo e facciamo ci appartenga veramente e non sia l’espressione di “altri”. Non è un cammino semplice in quanto nessuno ce lo insegna, anzi inconsapevolmente molti tendono a sottolineare il nostro senso di debolezza o inadeguatezza tramite la pratica ad arti di difesa, se non addirittura alla sopraffazione, per dimostrare una “forza” che non è quella della propria coscienza. L’essere umano passa molte volte da stati di fragilità interiore ad atti di pura arroganza per paure inconsce o senso di colpa, senza comprendere le proprie risorse concrete per una vita più equilibrata e cosciente.
Spesso sono proprio quegli accadimenti che reputiamo “negativi” ad essere il segnale che spinge a un cambiamento.
Soltanto che non ce ne rendiamo conto, tendiamo anzi a reprimerli!

L’emozione delle immagini sembra essere un viaggio, più che un saggio, attraverso i vari capitoli del volume e, con loro, attraverso la tua carriera. Partirei dalla motivazione che ti ha spinto ad intraprendere questa complessa e ambiziosa esperienza didattica. Quando e come nasce L’emozione delle immagini?
Al termine del 2015 avevo appena condiviso con Ettore Scola la decisione a realizzare il secondo soggetto, che mi aveva sottoposto durante il nostro primo incontro insieme a quello che poi concretizzammo.
Pochi mesi dopo purtroppo Ettore si ammalò e morì repentinamente.
Dovevo dare un tempo ragionevole agli eredi, che conoscevo personalmente, e a me stesso per capire se il progetto in cantiere avesse la medesima condivisione di Un Drago a forma di nuvola.
Man a mano che le settimane e i mesi passavano, mi rendevo conto che quelle “particolari condizioni” di empatia umana che avevano accompagnato il primo graphic novel erano venute meno con la scomparsa di Ettore.
Lo stimolo involontario dell’amica Raffaella, architetto e illustratrice che vive a Chiavari, insieme alla presenza di Luciana, medico olistico che era la mia compagna di vita, mi convinsero a un certo punto che fosse giunto il momento di cimentarmi nella stesura di certi contenuti presenti nella mia mente, a cui avrei dovuto dare un ordine ben preciso.

Dalle pagine del volume quello che traspare immediatamente è un’esplosione di sensazioni e sentimenti che hai vissuto nella tua vita professionale. Queste sensazioni emergono in maniera tangibile soprattutto quando racconti i primi anni della tua “nascita artistica”. Se potessi scegliere una emozione in particolare, tra quelle vissute prima di diventare “Ivo Milazzo”, quale ti piacerebbe raccontare?
L’avventura di questo mestiere inusuale insieme alle differenti possibilità di esprimere il dono del “disegno”, ma soprattutto la diretta relazione con l’ambiente, sono l’emozione principale che mi accompagna tutt’oggi.

Cosa ti ha spinto a coinvolgere alcune importanti figure professionali in questo progetto. Come è nata la collaborazione al volume con Simone Bianchi, Raffaella Vernazza ed Elisabetta Parente?
Avendo l’intenzione di spiegare il “linguaggio” delle immagini e volendo rendere comprensibile la loro intrinseca essenza mediatica, questi tre amici erano i compagni di viaggio che avrebbero potuto aiutarmi meglio a svolgere questo difficile compito.
Sono abituato per natura a cercare il confronto con altri proprio per rendere più esaustivi i contenuti di ciò che desidero realizzare.
“Suonarsela e cantarsela” da soli non è il massimo della vita, in quanto senza gli “altri” saremmo ben poca cosa.

L’emozione delle immagini è chiaramente anche la summa di una esperienza professionale che trascende il semplice disegno. Il tuo è un impegno costante che da sempre si è battuto per dare soprattutto dignità a questa professione di disegnatore, così difficile da inquadrare in Italia, ancora oggi a distanza di anni. Qual è stato il momento più complicato, lavorativamente parlando, nella tua lunga e prestigiosa carriera? Quale consiglio vuoi dare alle nuove leve che si affacciano ora per la prima volta nel mondo del fumetto?
Come dicevo prima, ciò che ci appare come un momento “complicato” è in realtà un “segnale” per spingerti a cambiare verso qualcosa di diverso e migliorativo legato alla tua espressione personale. Ma spesso non ne siamo consapevoli.
Nel libro racconto infatti quanto sia stato complicato anche per me “uscire” da qualcosa di preordinato per imparare nel tempo a “ascoltare” e avere “coscienza” delle mie esigenze intrinseche a livello professionale ed esistenziale.
A coloro che intendono intraprende la via della “narrazione per immagini” dico sempre la stessa cosa: se hai una dote innata, credi fortemente nelle tue capacità con abnegazione e umiltà, senza farti fuorviare dalle logiche opinioni altrui “per buon senso” o “a fin di bene”! La tua vita è soltanto tua.

Questo articolo è gentilmente offerto da Edizioni NPE.

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su