Le avventure di Tintin: un meraviglioso viaggio alla scoperta di mondi

Le avventure di Tintin: un meraviglioso viaggio alla scoperta di mondi
Presentiamo in anteprima l'introduzione del saggio di Simone Rastelli dedicato a Tintin, in uscita per Resh Stories.

Presentiamo in anteprima un estratto dal saggio I mondi di – Novant’anni ben portati all’ombra della tradizione di Simone Rastelli, edito da Resh Stories nella collana di saggistica Resh Visions e disponibile dal 13 maggio 2022 in formato cartaceo ed ebook su Amazon e sullo shop del sito della casa editrice.

L’autore
Simone Rastelli è un appassionato e studioso del fumetto, in particolare di quello seriale. Collaboratore storico del sito di critica e diffusione fumettistica lospaziobianco.it, del quale è stato anche capo-redattore, ha scritto per le riviste l’indice dei libri del mese, e PanelxPanel. È autore del saggio Guida non ufficiale a Sandman ( Editore, 2021). Da subito con Resh Visions, con essa conta di esplorare evoluzione e rappresentazione dei luoghi dell’immaginario in tutte le sue “dimensioni relative nel tempo e nello spazio”.

I mondi di Tintin - copertina

Introduzione

In area francofona, Le avventure di sono una presenza costante nelle abitudini di lettura degli appassionati e soggetto ricorrente di analisi degli studiosi di fumetto: i primi ne apprezzano la leggibilità, che le rende tuttora formidabili introduzioni alla per i piccoli neofiti; i secondi la ricchezza di spunti delle chiare strutture narrative. Alla base di questo duplice successo, il fatto che la serie è composta dagli elementi fondamentali della narrazione fumettistica, che nei decenni generazioni di autori hanno elaborato, arricchito e adattato, ma che Hergé si trovò a inventare e che a lungo sviluppò con minime influenze esterne. Ecco quindi che il lettore entra facilmente in sintonia con l’opera: poiché ritrova in essa le forme basilari delle modalità espressive dei fumetti che legge ordinariamente, non deve affrontare scarti di linguaggio (leggibilità); mentre lo studioso trova nelle Avventure abbondanza di casi esemplari per la ricerca e l’analisi degli elementi e dei meccanismi del fumetto.

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Formazione e analisi di una Tradizione
Tintin ha superato i 90 anni, Hergé lo ha scritto dal 1929 al 1976: il mondo è cambiato varie volte, il fumetto stesso si è trasformato lungo questi decenni, eppure Le avventure di Tintin restano punto fermo non solo della storia, ma anche del presente della bande dessinée. Non è una cosa banale, visto che altri fumetti della stessa area nati e affermatisi prima della Seconda Guerra Mondiale sono rimasti opere di culto, magari legate a una specifica fase della bédé. Un esempio, piccolo ma significativo, della permanenza delle Avventure nel discorso sul fumetto francofono: in ciascuno dei primi cinque numeri della rivista Les Cahiers de la Bande Dessinée, usciti fra il 2017 e il 2018, compare almeno un articolo dove si citano Le avventure e nel 2020 la stessa rivista ha dedicato a Hergé un volume nella sua collana monografica Hors-Serié. In particolare, sulle pagine del quarto numero dei Cahiers, Bruno Lecigne conferma la validità ancora riconosciuta all’opera di Hergé per la comprensione dei modi d’espressione del fumetto francofono scrivendo che «Tintin […] è anche un catalogo completo da esplorare nell’ambito di una storia dei colori nella bande dessinée».    

Tintin è l’opera di un autore unico, che ha attraversato decenni di storia. È quindi una sonda, le cui mutazioni e trasformazioni riflettono quelle del mondo circostante e la visione che l’autore ha di quel mondo e del ruolo della propria opera. Quello che per noi è un caposaldo della bédé, quasi un archetipo della produzione a fumetti francofona, è un’opera cresciuta nella storia e nel tempo, con passi falsi, opportunità colte con spregiudicatezza e tentativi frustrati, che l’hanno condotta a quella zona ambigua dell’immaginario e della cultura generale che definiamo “classicità” e “tradizione”. Tintin è infatti un caso interessante di “formazione di una tradizione”, processo del quale la Fondazione Moulinsart, dal 2020, dopo le dimissioni di Fanny Vlamynck dal ruolo di Direttore della casa per gravi motivi di salute,  gestita dal solo Nick Rodwell con l’associata ed omonima casa editrice, è motore attivo ed efficace attraverso la promozione di iniziative e pubblicazioni, edizioni critiche cadenzate nel tempo, che stimolano nuovi studi e nuove prospettive sull’opera e il suo creatore. D’altra parte, questa opera di promozione è associata a una politica restrittiva, di negazione della pubblicazione di immagini per qualsiasi studio non prodotto dalle stesse Edizioni Moulinsart, che ha una ricaduta pesante sulla tipologia e diffusione della critica sull’opera di Hergé.

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© Moulinsart

Le Avventure si sono trovate in un rapporto particolare con la tradizione della bédé: da una parte ne sono diventate esse stesse cuore, dall’altra hanno sofferto questo ruolo di componente primo del canone fumettistico. Nate agli albori della storia fumettistica francofona, attraversando quasi mezzo secolo di storia e cronaca, le Avventure hanno cresciuto generazioni di lettori, ispirato generazioni di autori e stimolato generazioni di studiosi. Il prezzo paradossale di questo successo è stata la loro identificazione con una loro fase specifica; quasi un’ipostatizzazione, che si manifesta nelle critiche agli ultimi episodi, dichiarati semplicemente colpevoli di non essere all’altezza dei classici. È questo un caso nel quale la tradizione diventa una sorta di prigione per l’opera che pure ne fa parte; l’opera, che è un qualcosa che si è sviluppato nel tempo, in un contesto mutevole, affrontando sfide con alterna fortuna, diventa qualcosa di statico e granitico, del quale si cerca di individuare e catalogare i caratteri. Nella misura in cui la tradizione è un serbatoio di risposte e casi esemplari, si separano i successi dagli insuccessi, rischiando di trasmettere il messaggio che l’opera canonica consiste solo dell’insieme delle soluzioni efficaci e non interrogando i tentativi meno fortunati.

Nell’arco di 47 anni, le Avventure hanno percorso quattro continenti e si sono confrontate con un mondo che stava vivendo un’evoluzione continua, a tratti frenetica. Ciò che era senso comune e riferimento ragionevole nel 1929 risulta talvolta deprecabile già negli anni ‘50 e magari straniante agli inizi del XXI secolo, travolto e spazzato via dalle trasformazioni di valori, principi e visioni etiche, sociali e politiche intervenute in quei venti anni. Tintin in Congo, Tintin in America e Tintin e la stella misteriosa sono i casi paradigmatici. Al di là della questione delle posizioni culturali e politiche in esse rilevabili, la lettura di queste avventure ci consente di osservare il ruolo della letteratura a fumetti per giovani e giovanissimi lettori. Hergé scriveva muovendo dalle regole dominanti, eppure le Avventure non sono banalmente conformiste. Nel percorso attraverso il loro mondo, sfrutteremo come punto fermo la loro natura di opera per piccoli lettori, considereremo le scelte di Hergé come risposte a specifiche questioni narrative e produttive e mostreremo come spesso nelle Avventure siano presenti ombre e ambiguità che interrogano e mettono a disagio il piccolo lettore, che è quindi portato a interrogarsi su ciò che vede accadere. Il lettore è cioè considerato soggetto attivo e non banale recipiente da riempire con principi e norme preconfezionate. Punto fondamentale: tutta la saga di Tintin è animata dal confronto con l’attualità e la contemporaneità, dal desiderio di essere parte del presente dei suoi lettori e di non restare incastrata nel passato. Per questo analizzeremo come il costante lavoro di Hergé abbia mantenuto questa fondamentale sincronia, che indica il rifiuto di chiudere Le avventure in un “ricordo di gioventù” di lettori adulti e la volontà di cercare nuovi lettori.

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© Moulinsart

Luoghi notevoli del nostro viaggio, quelli che meglio mostrano le caratteristiche stilistiche e tematiche dell’opera, saranno i racconti e i casi generalmente considerati più deboli. Questo perché gli episodi largamente incensati e glorificati dell’epopea di Tintin finiscono per attrarre l’attenzione sulla soluzione e la loro analisi si concentra – opportunamente, doverosamente – sull’armonia del risultato e l’abilità del creatore. Noi, invece, cercheremo di evidenziare i problemi di struttura e architettura narrativa che Hergé si è trovato ad affrontare: considereremo cioè gli elementi del racconto come tentativi di soluzione a quei problemi, seguendo l’approccio proposto da George Kubler nel suo affascinante La forma del tempo. In questa prospettiva, analizzeremo i momenti “deboli” della saga come soluzioni poco efficaci, e mostreremo le questioni narrative e tematiche intorno alle quali Hergé li ha costruiti. Le soluzioni che “non funzionano” mettono infatti in evidenza il problema che hanno affrontato e l’analisi della loro scarsa efficacia mostra gli aspetti irrisolti del problema, contribuisce a meglio individuare il problema stesso ed eventualmente a comprenderne e svelarne implicazioni e ramificazioni. È per questo che, mentre il piacere della lettura si giova delle soluzioni efficaci, i percorsi di indagine hanno la possibilità di avvantaggiarsi perfino dalle crepe della tessitura narrativa: esse costituiscono punti di accesso alle relazioni formali fra gli elementi alla base del racconto e permettono così di osservare la struttura interna, il gioco delle forze e delle energie e, a volte, perfino le potenzialità inespresse di un progetto. Diamo subito un esempio del nostro sguardo: nei suoi ultimi tre lavori – Volo 714 per Sidney, Tintin e i Picaros e Tintin e l’Alph-Art – Hergé si muove in un territorio nuovo: raccoglie gli stimoli dalla cronaca e dalle tendenze culturali di quegli anni e ne trae storie generalmente considerate goffe e mal riuscite. Nella nostra prospettiva sono invece racconti che testimoniano il persistente interesse di Hergé per il presente e la volontà di raccontarlo. In queste tre avventure, la narrazione può aver smarrito l’armonia e la fluidità dei precedenti capolavori, ma ciò che intendiamo valorizzare è la ricerca di un nuovo senso per le Avventure, secondo lo spirito che ha sempre guidato Hergé fin dall’inizio. In questi lavori egli sperimenta anche sul suo protagonista, sentendone, più che una qualche inadeguatezza, delle potenzialità inespresse anche a causa dei vincoli imposti dalla necessità (e dal desiderio) di successo.

Nel nostro bagaglio avremo a disposizione una vasta schiera di studi e analisi, che, offrendosi come rimandi specifici, ci aiuteranno a restare focalizzati sull’opera e sul suo creatore. Riferimenti e citazioni, quando proposti, sono da intendere come spunti per approfondimenti personali: intendiamo, in questo senso, raggiungere un punto di equilibrio che valorizzi l’opera e spinga alla sua (ri)lettura con nuove curiosità. lI mondo di Tintin offre un panorama ricco e affascinante, come e ricca e affascinante è la letteratura che lo riguarda. Ricordiamoci sempre, tuttavia, che stiamo viaggiando per goderci di questo personaggio e non la sagacia ed erudizione dei suoi esegeti. Nella mappa dell’universo della bédé, infatti, Le avventure di Tintin sono un nodo fondamentale nei percorsi che lo attraversano, battuti da centinaia di studi. Una moltitudine di analisi condotte con gli strumenti e nelle prospettive delle più varie discipline, dalla semiotica alla psicologia; dallo studio del tratto a quella del sistema di produzione. A tal proposito, Marc Angenot nota, con opportuna ironia:

«Le avventure di Tintin sono diventate una vasta macchia di Rorschach sulla quale universitari delle più diverse estrazioni e osservanze teoriche hanno proiettato un’erudizione, a volte allegra e divertente, altre volte, diciamolo, assai seriosa e un pochino gratuita… – in ogni caso, con Tintin, funziona sempre» (Angenot, 2010).

Una decina di anni dopo, a testimonianza di un impegno critico ed editoriale che nell’area francofona appare inarrestabile, Thierry Groensteen rimarca che «la scienza hergeana si è lasciata trasportare e sembra attingere da sé il carburante necessario per la sua perpetua rigenerazione».  In Italia, Tintin ha visto varie edizioni nel corso dei decenni, senza tuttavia mai diventare fenomeno editoriale e la produzione critica e divulgativa originale è restata molto limitata. Gli appassionati italiani hanno come riferimento il sito afNews, animato da Gianfranco Goria, autore anche dell’unico saggio italiano monografico dedicato alla creazione di Hergé: Tintin: un giovanotto di novant’anni.

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© Moulinsart,

Questa abbondanza esegetica che diventa accanimento mette comunque in evidenza un fenomeno particolarmente interessante, che contribuisce virtuosamente alla sopravvivenza e diffusione delle Avventure. La qualità di molte di quelle analisi, infatti, costituisce un elemento fondamentale della legittimazione dell’opera sia all’interno del campo fumettistico sia nei confronti del più generale campo culturale. Il risultato è che, come le Avventure sono diventate parte di quello che potremmo chiamare canone della bédé, così alcuni studi che le riguardano sono diventati parte del canone dell’analisi del fumetto in generale. Le Avventure hanno quindi conquistato un ruolo importante tanto come oggetto di lettura quanto come oggetto di studio, secondo un circolo virtuoso tipico, che mette in evidenza la stretta relazione fra la sopravvivenza di un’opera nel tempo e il continuo rinnovarsi del discorso su di essa. La costante fertilità di questa relazione suggerisce che le Avventure abbiano una qualità importante: contengono e mettono in scena un vasto campionario di elementi base del fumetto, sia dal punto di vista tecnico sia da quello dell’espressione e dei rapporti con il sistema di produzione della bédé. E lo fanno in un modo ideale per gli studiosi , perché le Avventure di Tintin nascono e muovono i primi passi potendo sfruttare una tradizione di fumetto per l’infanzia molto scarsa. Alla fine degli anni ’20 del XX secolo, pochissime erano le opere con le quali confrontarsi e, soprattutto, erano concepite entro un sistema culturale e industriale che le inquadrava in modo molto rigido come strumenti marchiati da un dovere e una missione pedagogici, confinati al ruolo di surrogati della “vera” lettura e quindi riservati a una fascia di età ristretta e prescolare. I riferimenti disponibili per Hergé sono sostanzialmente due: La bande des Pieds-Nickelés di Louis Forton (1908) e Les aventures de Zig et Puce di Alain Saint-Ogan (1925). Hergé si trovò quindi a creare un modo di raccontare con un’autonomia (o assenza di riferimenti, se si preferisce) che pochi autori in futuro avranno. In questo senso le Avventure, più che esplorare le modalità espressive del fumetto francofono, le costruiscono, diventando un punto di partenza per tante opere a venire.

Fra le soluzioni sperimentate attraverso le Avventure, rientra anche la pubblicazione in volume degli episodi apparsi su rivista. L’associazione fra Bande Dessinée e l’oggetto album, con la conseguente distribuzione e visibilità nelle librerie generaliste, è fra i tratti distintivi del sistema fumettistico franco-belga; una tradizione che viene spesso considerata manifestazione di uno status e di una considerazione superiori a quelli riconosciuti al fumetto in altre nazioni, dove, almeno fino agli inizi del XXI secolo, edicole e fumetterie erano di gran lunga i canali di distribuzione principali. Come per tante altre tradizioni, anche in questo caso “non è sempre stato così”: non solo per tutta la fase iniziale della loro epopea editoriale i fumetti francofoni sono stati pubblicati solo sulle pagine delle riviste per bambini e adolescenti ( e Tintin in primis), ma anche in seguito la raccolta e pubblicazione in volume dei racconti serializzati è stata a lungo riservata a pochi titoli. D’altra parte, lo stesso Raymond Leblanc, l’editore del Journal de Tintin, rispondendo a quale fosse la politica di pubblicazione in albo dei racconti della sua rivista, spiega:

«Innanzitutto, non eravamo, in linea di principio, editori di volumi! Il nostro obiettivo era di lanciare una rivista “Tintin” e poi, eventualmente, una rivista per ragazze». 

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© Moulinsart

Il successo delle Avventure aveva sì dimostrato, fin dagli anni ’30, la grande potenzialità delle pubblicazioni in volume degli episodi apparsi su periodico, ma, almeno fino all’avvento di (1959), sembrava che solo Tintin riuscisse a muovere grandi numeri. Un quadro più generale lo tratteggia Benoît Muchard, per tante edizioni Direttore Artistico del Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême:

«Fino ad allora, le opere di Hergé avevano goduto, se non di un monopolio assoluto, certamente di una concorrenza molto debole: la tiratura delle rare edizioni in volume distribuite era talmente insignificante che gli editori Raymond Leblanc e George Dargaud le consideravano, non senza paternalismo, una forma di ricompensa prestigiosa al fine di innalzare l’autore nella considerazione del lettore».

È evidente a qualsiasi lettore che, al di là degli aspetti commerciali, economici e culturali, il volume offre un’esperienza di lettura ben diversa rispetto a quella frammentata dell’appuntamento settimanale. Il lettore può infatti organizzare la lettura secondo i propri ritmi, andare avanti e indietro, controllare e verificare i dettagli e la coerenza dell’intreccio, che diventa fondamentale, ed eventualmente scoprire la ripetitività delle soluzioni, non avvertita nell’appuntamento periodico. Il lettore può seguire la narrazione senza soluzione di continuità. In particolare, nel caso dei bambini, che ne erano i destinatari primari, la linearità e la chiarezza dell’intreccio sono in grado di prenderli per mano e sostenerli lungo tutto lo svolgersi degli eventi.

Chiarito questo, teniamo anche a sottolineare che confrontarsi con analisi e studi contribuisce a prolungare e amplificare il piacere della lettura dell’opera; in certi casi addirittura a scoprire nuovi fonti di stupore e meraviglia. La nostra speranza è che anche questo saggio possa donare piacevoli spunti di riflessione e divertimento e spingere il lettore a scorrere per l’ennesima volta le avventure del reporter belga e dei suoi amici.

I mondi di Tintin – Novant’anni ben portati all’ombra della tradizione
Simone Rastelli
Resh Stories, 2022
224 pagine, brossurato – 16,00 €
ISBN: 9798816700801

 

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