
Greg Rucka ai testi e Michael Lark ai disegni (con la collaborazione di Stefano Gaudiano e Brian Level, con i colori di Santi Arcas) riescono a dimostrarlo con un’opera al contempo divertente e riflessiva. Sicuramente debitrice di molta fantascienza letteraria e cinematografica, con paesaggi desolati alla Mad Max, un modello di società vagamente frammisto fra La fuga di Logan e Dark Angel e dei richiami anche a un cartone animato come Æon Flux, nonché in generale del filone distopico e cyber-punk.
Probabilmente sminuendolo, Lazarus esprime almeno due dei livelli menzionati: uno è il racconto puro, l’azione, la caratterizzazione dei personaggi, l’altro un’allegoria di quello che – nella visione presentata – stanno facendo i poteri delle multinazionali alla nostra società, in cosa potrebbe trasformarsi asservita al dio denaro. Senza richiamare teorie complottiste, è pur vero che già oggi esse esercitano un potere economico-finanziario che influenza quello politico in maniera pesante, spesso determinandone le scelte (basti pensare alla gestione delle fonti d’energia).
Lazarus porta alle estreme conseguenze questo assunto, ipotetico ma non troppo, narrando di un mondo in cui i governi sono stati direttamente eliminati per essere sostituiti dalle Famiglie, ovviamente le più abbienti e influenti. L’umanità è divisa in tre classi: le Famiglie (di pochi elementi) al governo, la loro Servitù, che gode di qualche beneficio ma è assolutamente sottomessa, e gli Scarti, i poveri abbandonati a se stessi.

Ma i superpoteri della ragazza sono quasi secondari rispetto alla sua indole: agisce, fa ciò che deve, uccide in nome della Famiglia ma è chiaramente in possesso di una coscienza e i suoi dubbi sulla giustizia del suo operato e l’equità dei suoi doveri, nonostante i tentativi di cancellarli (letteralmente) dalla sua testa, si fanno strada in lei prepotentemente. Il suo mettersi in discussione è parte dell’allegoria sociale: è giusto che pochi abbiano molto? È giusto che la maggioranza possieda una minima parte delle risorse disponibili? È giusto detenere un tale potere di vita e di morte sui sottoposti? Nonostante la sua abnegazione, Forever si pone tutti questi interrogativi che pian piano incominciano a influenzarla nel suo lavoro, minandone non tanto l’efficienza quanto creando dubbi nella sua Famiglia riguardo alla sua lealtà. Sebbene sia quasi certamente non del tutto umana (per ora sono disseminati solo degli indizi), si dimostra la più umana di tutti i suoi familiari, esseri meschini e abietti, cinici, privi di scrupoli, incapaci di empatia per il prossimo e assetati di potere.
Rucka e Lark riescono a offrire il quadro d’insieme in maniera straordinaria, creando un’opera di ragguardevole qualità, grazie alla sceneggiatura priva di sbavature, ai dialoghi secchi ed essenziali, con poche didascalie posizionate strategicamente in modo da renderle molto efficaci, e alle cupe atmosfere rese perfettamente da un segno volutamente sporco, carico di neri e ricco di dettagli, accompagnato da colori spenti che ben rappresentano il triste mondo delle Famiglie e dei Lazarus.
I disegni sono efficaci sia nelle scene d’azione sia in quelle meno concitate, alternando in maniera cinematografica il “montaggio” delle vignette, adeguandolo al ritmo, che viene scandito egregiamente dall’avvicendarsi di tavole con molte vignette spezzettate ad altre con grandi riquadri, quasi a tutta pagina.
Abbiamo parlato di:
Lazarus 1: Famiglia
Greg Rucka, Michael Lark
Traduzione di Andrea Toscani
Panini Comics, 2015
104 pagine, cartonato, colori – 14,00 €
ISBN: 9788891214584










