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L’avventuroso Paperone bambino: “Il drago di Glasgow”

27 Giugno 2023
Joris Chamblain e Fabrizio Petrossi firmano per Glènat una storia Disney ricca di emozioni dedicata alla fanciullezza scozzese di Paperone.
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Glasgow, 1877: Paperon de’ Paperoni è soltanto un ragazzino, ultimo rampollo di un clan scozzese un tempo glorioso ma ormai da anni in decadenza. Passa le giornate compiendo scorribande con gli amici e con la sorellina Matilda, addentrandosi nella miniera che dà lavoro a molti poveri operai della città, sognando un miglior futuro per lui e la sua famiglia. L’incontro con la coetanea Erin, giovane attrice, introduce il protagonista nel mondo del teatro aprendogli una realtà completamente nuova e ricca di inedite possibilità, per uno del suo ceto.

Paperone_Drago_Glasgow_coverJoris Chamblain, sceneggiatore francese molto attivo su titoli per ragazzi come la serie de I diari di Cerise, infonde il suo tocco narrativo sulla figura del Paperone bambino, visualizzato in particolare nel primo capitolo della celeberrima $aga di Paperon de’ Paperoni realizzata nei primi anni Novanta da Don Rosa.
Uno degli aspetti dell’opera che colpisce subito il lettore è proprio l’assoluta dedizione rivolta al lavoro del fumettista del Kentucky: i riferimenti ai genitori e alle sorelle del protagonista, alla storia del suo clan scozzese e ad alcune specifiche sequenze raccontate nella lunga opera donrosiana sono precisi e pedissequi, inserendo questa Drago di Glasgow in maniera congrua con quanto raccontato in quella che viene ormai considerata la biografia ufficiale del personaggio, costituendo una sorta di parentesi inedita che si cala però alla perfezione nella cronologia dei fatti già noti.

Al di là di questi elementi per cultori il graphic novel edito in Francia da Glénat presenta altri motivi di interesse, in particolare la tematica portante, inaspettatamente adulta e sentita: il drago del titolo assurge qui a metafora di quella miniera che, se da un lato offre lavoro alla fascia più indigente della popolazione, dall’altra costringe i manovali a una vita faticosa, pericolosa e con poche soddisfazioni al di fuori del salario. È quindi naturale e poetico che nella visione dei bambini questo posto diventi una creatura mostruosa che inghiotte e abbruttisce chi è costretto ad approcciarcisi e che sarebbe bello riuscire a sconfiggere per regalare ai propri cari un destino più roseo e felice. Il giovane Scrooge che si vede come il cavaliere destinato a compiere tale missione è perfettamente coerente con quello di Don Rosa, che a un certo punto della sua esistenza si è attaccato a un’altra metafora favolistica – quella della pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno – per spronarsi ad andare avanti e a raggiungere i risultati ambiti.

Paperone_Drago_Glasgow_1Diretta conseguenza dell’insoddisfazione provata da Paperone è quella di rifugiarsi di nascosto nell’attività teatrale: Chamblain usa questo elemento come perfetta via di fuga dalla difficile realtà che il ragazzo è costretto a vivere, ma ne sfrutta anche le peculiarità come fattore risolutivo della vicenda nel terzo atto e come ulteriore chiave di lettura del personaggio, sempre legandosi alla $aga. L’abilità per i trucchi, la farsa e la recitazione erano in effetti messi in primo piano in più occasioni nell’opera di Don Rosa, in particolare nel confronto sostenuto con il clan rivale che viene esplicitamente citato da Chamblain, che si è intelligentemente infilato in questa intercapedine per mostrare la genesi di tali capacità.

Paperone_Drago_Glasgow_3Il colpo di teatro si trova anche alla base della sceneggiatura stessa, che costruisce la trama con un andamento non lineare e molto stuzzicante. La storia inizia infatti con un aneddoto legato a un drago vivente che sarebbe stato trovato e fotografato a Glasgow proprio nel 1877, notizia sulla base della quale Qui, Quo, Qua impostano la loro recita scolastica chiedendo approfondimenti allo Zione, che glieli nega con decisione. È allora la sorella Matilda a raccontare loro quanto accaduto all’epoca, in una lunga lettera che introduce la vicenda tanto ai nipotini quanto ai lettori. Solo arrivando alla conclusione del racconto si può scoprire la verità dietro l’episodio mostrato all’inizio, in un interessante ribaltamento di prospettiva che si fa apprezzare nel momento in cui tutti i pezzi del puzzle trovano il proprio incastro in maniera naturale.

La caratterizzazione di Paperone è un altro dei pregi dell’opera, la cui riuscita si deve anche al contributo di Fabrizio Petrossi. Le espressioni che l’artista dipinge sul volto del ragazzo e la recitazione che gli fa assumere nel corso dell’avventura trasmettono infatti suggestioni ben precise sul suo carattere: intraprendenza, volitività, coraggio, indipendenza ed energia costituiscono le basi di una figura destinata a conseguire grandi risultati in futuro e fin dalla sua infanzia i due autori ci permettono di intravederne le potenzialità.
Il disegnatore si è confrontato con Chamblain nel corso della stesura dell’opera, come si apprende anche dalle note in fondo al volume italiano, e questo ha permesso che l’esperienza disneyana di Petrossi contaminasse positivamente la visione dello sceneggiatore d’oltralpe.

Paperone_Drago_Glasgow_4Come già in Mickey attraverso i secoli lo stile dell’artista napoletano appare in fermento, alla ricerca di nuovi modi di coniugare l’approccio Disney al di là delle impostazioni classiche. Il risultato è artisticamente notevole, richiamandosi nei comprimari all’estetica dell’animazione televisiva disneyana degli anni Novanta e dilettandosi con i Paperi nello stiracchiare forme e rendere quasi caricaturale l’aspetto di figure ben note. Il suo Paperone bambino è piacevolmente tondeggiante e piccolo come un pulcino, con due occhioni che occupano quasi l’intero viso e un testone a fare da contrasto con becco e zampe minute. L’effetto estetico riesce a restituirci un personaggio dolce e molto espressivo, capace di schizzare da una parte all’altra della pagina con forte dinamicità ma mantenendone anche i lati più umani.

La struttura delle tavole appare piuttosto sobria: anche se difficilmente la griglia mantiene una scansione regolare, le vignette cambiano in numero e dimensioni di pagina in pagina, e spesso una splash page fa da sfondo ai riquadri che vi poggiano sopra in posizioni strategiche, ma nel complesso queste soluzioni vengono proposte in maniera naturale e con un andamento di lettura immediato.
La colorazione di Bruno Tatti e Merete Jepsen segue la medesima direzione: la tavolozza è brillante e luminosa, restituendo perfettamente il ritmo movimentato del racconto. I toni virano sul grigio/bluastro nelle scene notturne e nebbiose o nell’interno della miniera, per abbracciare colori più cupi nel climax narrativo, quando il cromatismo vira su un azzeccato rosso cremisi.

Paperone e il drago di Glasgow è sicuramente uno dei volumi più riusciti dell’operazione attuata da Glénat con i personaggi Disney, al pari dei due lavori di Denis-Pierre Filippi e Silvio Camboni: l’esercizio di stile, pur presente, è al servizio di una storia profonda e ricca di spunti, capace di emozionare e coinvolgere oltre a divertire e graziata da disegni curati e ispirati.

Abbiamo parlato di:
Paperone e il drago di Glasgow
Joris Chamblain, Fabrizio Petrossi, Bruno Tatti, Merete Jepsen
Traduzione di AmarenaChicStudio (Milano)
Disney-Panini, 2023
64 pagine, cartonato, colori – 15,00 €
ISBN: 9788828727460

Andrea Bramini

Andrea Bramini

(Codogno, 1988) Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su "Watchmen". Ha lavorato per un'agenzia di pubbliche relazioni ed è attualmente impiegato in un ufficio.
Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, i graphic novel autoriali italiani ed internazionali e alcune serie Bonelli. Ha scritto di queste passioni su alcuni forum tematici ed è approdato su Lo Spazio Bianco nel 2011, entrando qualche anno dopo nel Consiglio direttivo.

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