L’arte di rubare l’arte – Intervista a Pachu Torres (Playboy)

L’arte di rubare l’arte – Intervista a Pachu Torres (Playboy)
Lo Spazio Bianco intervista Pachu M. Torres, illustratore spagnolo specializzato in illustrazioni erotiche e psichedeliche. Si parla di diritti d’autore, di furti di immagini sui social, dei suoi sedici ban su Instagram, Tumblr e Facebook, dell’articolo 13 di Youtube e molto altro.

Pachu M. Torres è un illustratore spagnolo specializzato in illustrazioni erotiche e psichedeliche che collabora periodicamente con Playboy Magazine, Showtime e Critics’ Choice Award. Con lui abbiamo parlato di diritti d’autore, di furti di immagini sui social, dei suoi sedici ban su Instagram, Tumblr e Facebook, dell’articolo 13 di Youtube e molto altro.

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Ciao Pachuto, sono risalito a te attraverso la firma posta all’interno delle tue illustrazioni. Ti dico un po’ cosa è successo: ci sono un sacco di pagine di arte psichedelica su Instagram che pubblicano i tuoi lavori senza inserire il tuo nome in descrizione o nei tag. Inoltre ho scoperto che alcune di esse, invece di mettere il tuo nome, inseriscono il nome di una pagina da seguire creando così una sorte di affiliazione in cambio di denaro o visibilità. Così mi è capitato di inserire un commento taggando il tuo nome e il commento è stato eliminato (successivamente ho scritto direttamente alla pagina fin quando il tuo nome non è stato inserito nei tag).
La prima domanda è: come ci si sente a sapere di questa situazione?
Mi rattrista, nel senso che artisti o nuovi creatori non hanno la loro meritata visibilità per il loro lavoro. La gente anonima (hanno sempre account fittizi sui social) prende il successo delle creazioni altrui ottenendo anche dei feedback che dovrebbe ottenere l’artista. È disgustoso soprattutto per chi vuole cominciare questa carriera. Ma la cosa divertente nel mio caso è quest’altra situazione: come hai ben visto, molti account condividono la mia arte senza darmi credito. Ma poi, sorpresa, mi segnalano l’account per condividere immagini pornografiche e vengo bannato. Ad oggi ho dovuto creare sedici account a partire dal 2012.
Lo dico perché so come funziona questa cosa. Un giorno un mio fan dal Brasile mi ha chiesto di accreditarmi su un account pirata. Poi mi hanno minacciato di eliminare il mio account e poi, alcuni giorni dopo… sorpresa, non sono più riuscito ad accedere al mio account. Dopo questo episodio, quando i miei account vengono bannati diversi nuovi account impersonano la mia identità. E quando segnalo queste uso flagrante del mio nome e della mia arte a Instagram non ottengo nessuna risposta da loro.

Qual è il tuo punto di vista in merito al condividere l’arte altrui?
È un’azione naturale. Io lo faccio, tutti lo facciamo. I social media sono stati creati (utopisticamente parlando) per creare un network di persone e per trovare piaceri e affinità comuni con sconosciuti intorno al mondo. È il modo migliore è condividere gli interessi attraverso arte e artisti con videoclip, illustrazioni, arte, in tutti i modi possibili. Quindi è grandioso l’uso dell’arte altrui. Ma perché non dare credito all’artista? Capisco che un immagine di Cristiano Ronaldo o un quadro di Dalì non hanno bisogno di essere accreditati perché sono riconoscibili il tutto il mondo. Ma quando parliamo di artisti minori o emergenti diventa profondamente ingiusto. Io sono fortunato e grossi account hanno condiviso la mia arte dandomi credito. Ma trovo anche account cinesi che non solo non mi menzionano come l’autore ma cancellano la mia firma sul disegno. Ridicolo.

Riguardo la discussione sull’articolo 13 della Direttiva europea sul diritto d’autore, cosa pensi accadrà ai creatori?
Abbiamo un detto popolare in Spagna che dice più o meno così: ammazzare mosche coi cannoni. Questo è ciò che penso in merito all’articolo 13. Da creatore sostengo l’iniziativa. Di fatto non abbiamo nessun diritto sulle nostre stesse creazioni su internet. E non è giusto. Non c’entrano i soldi, ovviamente, ma solo in merito alla visibilità, rispetto per il contenuto e protezione della creatività.

Dimmi: quand’è che hai cominciato a capire che l’illustratore era quello che volevi fare nella vita?
Ho cominciato a disegnare quando avevo quattro anni, dopo aver visto il film Batman al cinema, nel 1989. Ho chiesto ai miei genitori di diventare un fumettista. Quando sono cresciuto, ho finito i miei studi universitari e ho provato a cominciare una carriera come artista: lavorando a giornali spagnoli, facendo poster… e poi finalmente, quando ho cominciato a condividere la mia arte sui social media, la mia vita si è trasformata in questo. Ora sono illustratore 24 ore su 24. Collaboro con Playboy Magazine, Showtime, Critics’ Choice Awards ecc. e realizzo opere come freelance. Ho solo il tempo per il caffè e per trovare l’ispirazione.

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Chi sono gli artisti che hanno influito sul tuo percorso artistico?
Molti, su diversi livelli. Ma i più importanti sono Milo Manara, Paolo Eleuteri Serpieri, Jordi Bernet, Tomer Hanuka e David Lynch

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Hai mai provato a realizzare fumetti anziché illustrazioni?
Si. Infatti ho scritto diverse sceneggiature per i fumetti. Ma non ho il tempo di disegnarle. Spero che un giorno non tanto lontano potrò sorprenderti con la mia graphic novel.

Come sei arrivato a pubblicare per Playboy Magazine? È tipo un sogno segreto di ogni uomo!
È una delle cose più belle della mia carriera. E sì, è accaduto grazie ai social media. Cooper Hefner (capo di Playboy e figlio di Hugh Hefner) mi ha inviato un messaggio attraverso Instagram chiedendomi di collaborare con lui. Ha visto i miei lavori e li ha trovati interessanti. Gli sono molto grato per questo.

Com’è la tua routine giornaliera?
Molto folle. Ho bisogno di calma e quiete per disegnare, quindi lavoro di notte: caffè, musica e il sofà dove abbozzare le idee. Poi disegno le idee, scelgo quelle buone e comincio ad inchiostrare. Se è troppo tardi (di solito verso le 5:30 di notte) mi fermo e continuo al mattino. Poi do il colore: in questo caso il livello ci concentrazione richiesto è differente. Ho un sacco di lavori da inviare, così attendo lunedì o venerdì per finirli tutti, impacchettarli e spedirli alle poste e questo processo impiega un sacco di ore, non sono Amazon!

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Twin Peaks

Quale tecnica utilizzi per realizzare i tuoi lavori? E quanto tempo richiede dalla semplice idea alla realizzazione?
Realizzo i miei lavori sempre a mano: matite e pennelli. Il colore è digitale. Faccio degli sketch preparatori per ogni idea che ho per un’illustrazione. Prendo le migliori e poi inizio a lavorarci. Prima a matita e poi a inchiostro. Questa parte, più o meno, può richiedere due o tre ore. Poi scansiono e do il colore. Scelgo un buon tono e le palette e il lavoro sul colore mi richiede altre due o tre ore. Quindi il totale è all’incirca cinque ore. Ma può essere anche di più, dipende dalla difficoltà del lavoro.

Hai mai partecipato a challenge come Inktober o simili? Questo genere di sfide possono aiutare un illustratore a lavorare meglio?
Lo faccio per divertimento. E perché così mi metto alla prova nel realizzare un’illustrazione al giorno. Ma non mi piacciono le competizioni perché implicano una routine che può uccidere la mia creatività o stressarmi. Mi piace quello che la gente fa durante l’Inktober, sono grandi persone che creano dei lavori fantastici! Ma non sono sicuro che queste sfide di massa possano aiutare un aspirante ad avere più commissioni. Ma dipende da tanti fattori.

Se non fossi diventato un illustratore, cosa ti sarebbe piaciuto fare nella vita?
Il tizio nelle mie illustrazioni! Ah ah ah! No, penso che sarei diventato un regista o anche un fotografo.

Grazie a Pachuto per questa bella intervista. Potete seguire Pachuto su Instagram, Facebook, Twitter e sul suo sito ufficiale.

This interview is also available in 🇬🇧 English on Turelcaccese.com

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