{"id":175261,"date":"2017-05-30T12:00:21","date_gmt":"2017-05-30T10:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/?p=175261"},"modified":"2017-05-30T09:38:32","modified_gmt":"2017-05-30T07:38:32","slug":"saper-guardare-dalla-finestra-nature-vs-nurture-nellopera-recchioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/saper-guardare-dalla-finestra-nature-vs-nurture-nellopera-recchioni\/","title":{"rendered":"Saper guardare fuori dalla finestra: nature vs nurture nell&#8217;opera di Recchioni"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato originariamente sul <a href=\"http:\/\/piumpiumboom.blogspot.it\/2017\/05\/saper-guardare-fuori-dalla-finestra.html\">blog dell\u2019autore, piumpiumboom.blogspot.com<\/a><\/em><\/p>\n<h3><strong>Introduzione<\/strong><\/h3>\n<p>La cosa migliore di un blog \u00e8 la libert\u00e0. In questo spazio non ho l&#8217;obbligo di stare sul pezzo e i tempi li decido io; un post pu\u00f2 nascere tanto d&#8217;impulso quanto dopo una lunga riflessione. Questo post appartiene al secondo genere.<\/p>\n<p>Partiamo dalla materia:\u00a0<strong>Roberto Recchioni<\/strong>. \u00c8 uno sceneggiatore che mi piace molto ((E ancor pi\u00f9 come produttore, e ancor di pi\u00f9 come prodotto.)). Scrive molto bene,\u00a0<a href=\"https:\/\/piumpiumboom.blogspot.it\/2016\/01\/ya-ovvero-come-recchioni-da-vecchio_14.html\">ve l&#8217;ho gi\u00e0 detto qui quando ho recensito il suo romanzo\u00a0<em>YA<\/em><\/a>, e soprattutto mi piace il modo in cui intende la scrittura.<br \/>\nPare che Conrad lamentasse ((Il &#8220;pare&#8221; \u00e8 d&#8217;obbligo, cercate una qualunque citazione su google e troverete almeno tre o quattro paternit\u00e0.)): \u00abCome faccio a spiegare a mia moglie che\u00a0<strong>quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando<\/strong>?\u00bb Conrad e la citazione non sono messi qui a caso.<\/p>\n<p>Uno dei &#8220;mali&#8221; della letteratura occidentale post anni &#8217;90 \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 di molti autori di guardare al di l\u00e0 del\u00a0<strong>proprio ombelico<\/strong>, che libro dopo libro li intrappola in una spirale autoreferenziale, incentrata sul loro disagio individuale. Ovviamente, non tutta la letteratura \u00e8 di questo tipo. Fatto sta che l&#8217;autore che pi\u00f9 ha condizionato una generazione di autori e lettori statunitensi e che pi\u00f9 ha guadagnato l&#8217;apprezzamento accademico e della critica \u00e8 stato\u00a0<strong>David Foster Wallace<\/strong>.<br \/>\nSia chiaro, Wallace non \u00e8 un cattivo autore, c&#8217;\u00e8 di peggio. \u00c8 un autore per\u00f2 ripetitivo, che non aspira in alcun modo a segnare l&#8217;immaginario e il sentire collettivo, ma al contrario mira a creare\u00a0<strong>una condivisione con il lettore tutta basata su se stesso<\/strong>, sui propri drammi, sulle proprie inquietudini e sul proprio malessere. Wallace \u00e8 il tipico autore che quando scrive non fa un movimento che dal dentro va al fuori, dall&#8217;Io al Noi in cui l&#8217;obiettivo \u00e8 il secondo, ma fa esattamente il contrario appiattendo il mondo sul proprio Ego. Wallace \u00e8 solo uno dei tanti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175262\" aria-describedby=\"caption-attachment-175262\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175262 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/recchioni-img-768x377.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/recchioni-img-768x377.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/recchioni-img-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/recchioni-img.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175262\" class=\"wp-caption-text\">Illustrazione di Gigi Cavenago, dalla pagina facebook di Roberto Recchioni<\/figcaption><\/figure>\n<p>Succede che il fumetto italiano inizia a scoprire a partire dagli anni duemila le potenzialit\u00e0 di mercato del<strong>\u00a0<\/strong><strong>termine graphic novel<\/strong>. La grande tradizione di fumetto popolare italiano (dove popolare vuol dire semplicemente grandi tirature, serialit\u00e0, formato ridotto, distribuzione da edicola, predilezione della narrativa di genere) viveva di fatto in un oligopolio, che aveva imposto una certa struttura al mercato, ostica da affrontare per molte realt\u00e0 editoriali. Inoltre il fumetto popolare sembrava non riuscire ad accreditarsi come prodotto colto, di serie A, nella percezione comune e pi\u00f9 diffusa. Il termine graphic novel fece da testa d&#8217;ariete per entrare nelle librerie (fisicamente, sugli scaffali), nella loro distribuzione e nel loro pubblico. Il mantra divenne &#8220;non c&#8217;\u00e8 differenza tra fumetto e letteratura, non c&#8217;\u00e8 differenza tra fumetto e letteratura, non c&#8217;\u00e8 differenza tra fumetto e letteratura&#8221; A parte il fatto che la differenza c&#8217;\u00e8 (per fortuna!), la cosa ha negli anni generato sicuramente dei benefici per il mercato editoriale, ma anche un po&#8217; di danni a livello narrativo. C&#8217;\u00e8 stata in quegli anni un&#8217;indiscutibile virata: intimista nei temi e letteraria nella narrazione, in cui talvolta anche il vincolo parola-immagine \u00e8 stato sul punto di essere spezzato, messo in discussione. L&#8217;effetto Wallace (quel movimento di cui si parlava prima) si \u00e8 avuto anche nel fumetto.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato sicuramente un fenomeno caratterizzante degli ultimi dieci anni, ma ovviamente caratterizzante non vuol dire totalizzante. Recchioni, un po&#8217; per la notoriet\u00e0 che ha saputo costruirsi, un po&#8217; per il ruolo di propulsore di talenti e tendenze che riesce ad esercitare, \u00e8 un esempio di come il fumetto, nonostante tutto, ha saputo essere anche altro. Di Recchioni apprezzo soprattutto la sua\u00a0<strong>capacit\u00e0 di passare da un genere all&#8217;altro, da una storia all&#8217;altra<\/strong>, portando avanti anche molti lavori allo stesso tempo.<strong>\u00a0<\/strong><strong>Mi sono chiesto se nei suoi tanti lavori ci fosse un filo rosso\u00a0<\/strong>a tenere insieme le centinaia di tavole sceneggiate di anno in anno. \u00c8 ovvio che questa mia proposta di lettura sia\u00a0<strong>un azzardo<\/strong>. Recchioni nei suoi lavori migliori sa mettere in campo\u00a0<strong>una scrittura stratificata<\/strong>, a vari livelli di complessit\u00e0, che si presta a svariate letture. Una scrittura che forse vive e guadagna potenza proprio dal suo prestarsi a vari tipi, modalit\u00e0 e abitudini di lettura. Segno della sua capacit\u00e0 di &#8220;saper guardare fuori dalla finestra&#8221; \u00e8 a mio parere la\u00a0<strong>centralit\u00e0 del tema\u00a0<em>Nature Versus Nurture<\/em><\/strong>\u00a0nella sua opera, un tema tipicamente occidentale, con alle spalle non meno di cinque secoli di storia. A mio parere, Recchioni ha usato pi\u00f9 volte questo tema, declinandolo in varie forme, e ne ha fatto uno\u00a0<strong>strumento per costruire le sue storie e caratterizzare i suoi personaggi<\/strong>. Dopo una premessa un po&#8217; lunghetta, ma nella quale a saper leggere tra le righe si parla molto dell&#8217;autore, verranno presi in considerazione alcuni dei suoi fumetti pi\u00f9 conosciuti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175267\" aria-describedby=\"caption-attachment-175267\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175267 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/cuore-di-tenebra-768x544.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"544\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/cuore-di-tenebra-768x544.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/cuore-di-tenebra-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/cuore-di-tenebra-1024x725.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/cuore-di-tenebra.jpg 1727w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175267\" class=\"wp-caption-text\"><em>Cuore di tenebra<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<h3><strong>Il tema:\u00a0<em>Nature Versus Nurture<\/em><\/strong><\/h3>\n<blockquote><p><em>Cosa eravamo noi che ci eravamo smarriti laggi\u00f9? Avremmo potuto dominare quella cosa muta o lei avrebbe dominato noi?<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Questa citazione \u00e8 tratta da\u00a0<em>Cuore di tenebra,\u00a0<\/em>il capolavoro di\u00a0<strong>Joseph Conrad<\/strong>, che forse pi\u00f9 di ogni altro autore ha saputo interrogarsi e guardare nel profondo il problema.<\/p>\n<p>Partiamo per\u00f2 dalla\u00a0<strong>definizione di questi due termini<\/strong>,\u00a0<em>Nature\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Nurture<\/em>,\u00a0saccheggiando un po&#8217; dall&#8217;antropologia. L&#8217;argomento diventa centrale nel dibattito culturale occidentale nel momento in cui l&#8217;Occidente (in particolare, gli stati europei) realizza la sua piena centralizzazione del potere nell&#8217;Ottocento, con la riduzione del resto del mondo allo stato di colonia. L&#8217;espansione dell&#8217;Occidente a partire dalla fine del &#8216;400 volle dire per le societ\u00e0 europee anche contatto con l&#8217;altro, con una diversit\u00e0 non presente nel dettato biblico e dunque non comprensibile con gli strumenti mentali e culturali che questo offriva. In\u00a0<em>Tristi Tropici,\u00a0<\/em>Claude L\u00e9vi-Strauss racconta<em>\u00a0<\/em>diversi aneddoti riguardanti casi di &#8220;<strong>appercezione<\/strong>&#8220;, vale a dire una percezione del sensibile basata su conoscenze pregresse e da questa talvolta falsata. \u00c8 il caso di Colombo che nel mar dei Caraibi sostenne di aver avvistato tre sirene, che probabilmente altri non erano che tre buoi marini. \u00c8 questo un esempio di come un dato culturale, che ha a che fare con l&#8217;immaginario collettivo (le sirene) si sovrapponga e diventa strumento di lettura di un fatto naturale (l&#8217;esistenza di specie sconosciute). ((Claude L\u00e9vi-Strauss,\u00a0<em>Tristi Tropici<\/em>, il Saggiatore, Milano, 2008, p. 66.))<\/p>\n<p>La distinzione tra cultura e natura \u00e8 una delle pi\u00f9 preziose conquiste della societ\u00e0 occidentale. \u00c8 grazie ad essa se la categoria &#8220;<strong>naturale&#8221; smette di poter essere associata ai fatti della morale e della societ\u00e0<\/strong>. Ma la cosa in realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 problematica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175268\" aria-describedby=\"caption-attachment-175268\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175268 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/hamlet-768x329.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/hamlet-768x329.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/hamlet-300x129.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/hamlet-1024x439.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/hamlet.jpg 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175268\" class=\"wp-caption-text\"><em>Hamlet<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>Non \u00e8 un caso che il discorso sul conflitto\u00a0<em>NvN<\/em>\u00a0muove i suoi primi passi in Inghilterra, la nazione colonizzatrice per eccellenza, con il\u00a0<em>Saggio sull&#8217;intelletto umano\u00a0<\/em>di\u00a0<strong>John Locke<\/strong>\u00a0del 1690, che a pi\u00f9 riprese cita i &#8220;selvaggi&#8221; come prova contro l&#8217;innatismo (la dottrina filosofica che ammette l&#8217;esistenza di idee innate, indipendenti da ogni esperienza).<br \/>\n\u00c8 interessante per\u00f2 fare un passo indietro, fino all&#8217;inizio di quel secolo, precisamente a\u00a0<strong>Shakespeare<\/strong>, il patriarca della narrazione contemporanea. Nell&#8217;<em>Amleto,\u00a0<\/em>Shakespeare per descrivere il comportamento moralmente deviato di Re Claudio &#8211; colpevole di aver ucciso il proprio fratello e di averne sposato la moglie Gertrude &#8211; usa un termine ben preciso (a pi\u00f9 riprese):\u00a0<em>unnatural<\/em>.<br \/>\nShakespeare usa quel termine pi\u00f9 volte, in varie occasioni ma sempre come\u00a0<strong>sinonimo di immorale<\/strong>.<\/p>\n<p>[E Recchioni quando arriva? Ci siamo vicini, gente, e se in Recchioni non ci vedete anche un po&#8217; di Shakespeare, vuol dire che uno dei due non l&#8217;avete letto con attenzione]<\/p>\n<p><strong>Immorale e innaturale per Shakespeare quindi coincidono.<br \/>\n<\/strong>Shakespeare \u00e8 colui che pi\u00f9 ha influenzato la narrazione moderna (<em>I Soprano<\/em>\u00a0sono la pi\u00f9 grande opera shakesperiana degli ultimi quindici anni, ad esempio), in particolare lasciando una serie di eredit\u00e0 che riguardano la costruzione dei personaggi nella loro tragicit\u00e0, che trova la sua espressione pi\u00f9 compiuta nella conflittualit\u00e0 tra desideri, aspirazioni e morale, in particolare alla luce dell&#8217;equazione tra innaturale e immorale.<br \/>\nInnaturale=Immorale \u00e8 un carattere dominante della cultura occidentale, democratica e non.\u00a0<em>La dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino<\/em>\u00a0del 1789 \u00e8 un testo giusnaturalista, che vuole rimediare a una situazione di immoralit\u00e0 stabilendo &#8220;diritti naturali&#8221; ((Il testo in italiano e consultabile qui:\u00a0http:\/\/www.dircost.unito.it\/cs\/docs\/francia1789.htm)).\u00a0<em>La Dichiarazione<\/em>\u00a0\u00e8 la manifestazione pi\u00f9 materiale e sistematica del cosiddetto\u00a0<strong>&#8220;secolo della ragione&#8221;<\/strong>, dove la ragione, bada bene, \u00e8 un fatto naturale: tutti gli uomini sono\u00a0<em>naturalmente\u00a0<\/em>ragionevoli.<br \/>\nDa Shakespeare alla rivoluzione francese concetti come giustizia, morale, diritti, istituzioni familiari, rapporti di parentela sono tutti ammantati e giustificati da una presunta naturalezza. Essere giusti perch\u00e9 naturali, vuol dire per\u00f2 anche essere giusti perch\u00e9 aderenti all&#8217;unica forma possibile di giustizia.\u00a0<strong>Natura vuol dire quindi univocit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_175266\" aria-describedby=\"caption-attachment-175266\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175266 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/conrad-768x432.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/conrad-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/conrad-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/conrad-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/conrad.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175266\" class=\"wp-caption-text\">Joseph Conrad<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questa \u00e8 una corrente di pensiero e una parte di questa storia. L&#8217;altra parte della storia, l&#8217;ho accennata prima, \u00e8 quella che ha tra i suoi protagonisti Locke. L&#8217;Ottocento \u00e8 un secolo fondamentale. Gli stati del vecchio e del nuovo mondo si lanciano alla conquista di territori, alla loro colonizzazione e all&#8217;azzeramento dell&#8217;alterit\u00e0 (fisicamente e culturalmente parlando) come forse mai avevano fatto nella loro lunga storia di conquiste. Un po&#8217; per capire l&#8217;origine della &#8220;superiorit\u00e0&#8221; dell&#8217;Occidente, un po&#8217; spinti dall&#8217;urgenza di conoscere l&#8217;altro prima della sua definitiva scomparsa, la materia\u00a0<strong>antropologica raggiunge una sua prima istituzionalizzazione<\/strong>\u00a0e inizia la scoperta del diverso. Ed \u00e8 in questo secolo che il conflitto tra natura (<em>Nature<\/em>) e cultura (<em>Nurture<\/em>) acquisisce c<strong>entralit\u00e0 nella definizione dell&#8217;identit\u00e0 occidentale<\/strong>. E succede che gli autori pi\u00f9 talentuosi, che meglio sanno guardare al cuore della realt\u00e0 che vivono e alzare il naso dallo scrittoio puntano le loro penne proprio a questa questione e fanno fuoco. Joseph Conrad \u00e8 forse la voce pi\u00f9 potente.<\/p>\n<p>Prima di arrivare a Conrad &#8211; il cui capolavoro (<em>Cuore di Tenebra<\/em>)\u00a0\u00e8 stato scelto dallo stesso Recchioni per una trasposizione fumettistica nella collana\u00a0<em>I maestri dell&#8217;avventura\u00a0<\/em>edita da Star Comics, che ammetto per\u00f2 di non aver ancora letto &#8211; bisogna guardare ad alcuni concetti antropologici. Sono gli antropologi infatti a definire con precisione i due concetti chiave di questa riflessione. \u00c8 da premettere che la cultura antropologica dell&#8217;Ottocento \u00e8 per lo pi\u00f9 caratterizzata da un&#8217;impostazione evoluzionistica estremizzata, che non di rado sfocia in un vero e proprio razzismo: le popolazioni non sono semplicemente diverse, sono a gradi diversi di una gerarchia dello sviluppo ben precisa. La definizione forse pi\u00f9 precisa e fortunata di cultura venne fornita da\u00a0<strong>Edward Tylor,<\/strong>\u00a0che nel 1871 scrive in\u00a0<em>La cultura primitiva:\u00a0<\/em><\/p>\n<blockquote><p><em>\u00ab<\/em><em>La cultura, o civilt\u00e0, intesa nel suo ampio senso etnografico, \u00e8 quell\u2019insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l\u2019arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacit\u00e0 e abitudine acquisita dall\u2019uomo come membro di una societ\u00e0.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Cultura (che in Tylor \u00e8 sinonimo di civilt\u00e0) \u00e8 dunque tutto ci\u00f2 che \u00e8 acquisito dal vivere in relazione con gli altri uomini<\/strong>\u00a0(compreso morale e diritto di cui parlavamo sopra).<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abRisalire quel fiume era come viaggiare indietro, ai primordi del mondo.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ora, alla fine del secolo, nel 1899, Conrad scrive quel capolavoro che \u00e8\u00a0<em>Cuore di Tenebra<\/em>\u00a0e lo fa con un&#8217;<strong>immagine potentissima<\/strong>: quella del battello che abbandona la societ\u00e0 occidentale e si inoltra nella giungla pi\u00f9 fitta, facendo\u00a0<strong>una specie di viaggio a &#8220;ritroso&#8221;, in cui spoglia l&#8217;uomo della cultura e ne osserva la natura senza orpelli: &#8220;L&#8217;orrore! L&#8217;orrore!&#8221;<br \/>\n<\/strong>In Conrad la cultura\/civilt\u00e0 occidentale \u00e8 innanzitutto\u00a0<strong>dominio della natura<\/strong>\u00a0(se ne parlava gi\u00e0 nella citazione che apriva questo paragrafo), che viene realizzato politicamente, economicamente e tecnologicamente. Il dominio, in tutte le sue forme, presuppone per\u00f2 conoscenza e comprensione del mondo.\u00a0<strong>Cultura=dominio=comprensione\/conoscenza<\/strong>. Quanto pi\u00f9 il battello si avvicina al misterioso Kurtz, tanto pi\u00f9 questo presupposto viene meno. Scrive Conrad:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abEravamo tagliati fuori dalla comprensione dell&#8217;ambiente circostante<\/em>.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il primo effetto \u00e8 quindi la fine della comprensione e con essa del dominio. E quindi la fine della civilt\u00e0 occidentale:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abSiamo avvezzi a porre lo sguardo sulla forma incatenata di un mostro domato.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_175270\" aria-describedby=\"caption-attachment-175270\" style=\"width: 636px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175270 size-single-thumbnail\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/orrore-636x310.png\" alt=\"\" width=\"636\" height=\"310\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175270\" class=\"wp-caption-text\"><em>Apocalypse Now<\/em> (Francis Ford Coppola, 1979)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra le righe ((Le citazioni sono tratte da Joseph Conrad,\u00a0<em>Cuore di Tenebra<\/em>, Tascabili Economici Newton, 1993.)) di Conrad c&#8217;\u00e8 un&#8217;intuizione geniale mostrata con grandi capacit\u00e0 narrative: la\u00a0<strong>cultura\/civilt\u00e0 \u00e8 un atto di costruzione, \u00e8 formazione\/deformazione della natura umana che fa da sostrato<\/strong>. Sganciata quindi la cultura\/civilt\u00e0 dal concetto di natura e dalla sua univocit\u00e0, tolta quell&#8217;ancora ideologica potente,\u00a0<strong>la cultura\/civilt\u00e0 potrebbe produrre di tutto<\/strong>. E qui le porte del relativismo cominciano a cigolare per aprirsi del tutto nel &#8216;900.<\/p>\n<p>La questione dell&#8217;educazione diventa pi\u00f9 importante che mai nel &#8216;900, non solo nel senso che gli stati investono e legiferano come mai avevano fatto nella storia, ma anche in ambito letterario. Forse il genere pi\u00f9 venduto e prolifico dal &#8216;900 ad oggi \u00e8 quello del\u00a0<strong>racconto di formazione<\/strong>. Che sia l&#8217;horror di formazione (alla King), il fantasy di formazione (come Harry Potter), la prosa post-alfabetizzata di formazione (il Piccolo Principe) ((Rubo le parole &#8211; &#8220;prosa post-alfabetizzata&#8221; &#8211; a un giornalista del Times che le us\u00f2 per descrivere l&#8217;opera d King. Un idiota.)).<br \/>\nIl\u00a0<strong>racconto di de-formazione<\/strong>\u00a0(che sia\u00a0<em>Colla\u00a0<\/em>o\u00a0<em>Trainspotting\u00a0<\/em>di Irvine Welsh, il\u00a0<em>Fight Club\u00a0<\/em>di Palanhiuk o\u00a0<em>Il giovane Holden<\/em>\u00a0di Salinger)\u00a0\u00e8 il gemello cattivo del primo, che vive delle sue stesse esigenze sociali e culturali. Ed \u00e8 una spinta che non si esaurisce: oggi quello della letteratura di formazione \u00e8 forse il settore trainante dell&#8217;industria editoriale, soprattutto grazie al fatto che dalla met\u00e0 degli anni &#8217;90 ad oggi il target \u00e8 andato allargandosi, spostando in avanti l&#8217;asticella anagrafica del termine della formazione.<\/p>\n<p>Tornando agli inizi del &#8216;900, un classico del racconto di formazione \u00e8 il dittico di\u00a0<strong>Jack London\u00a0<\/strong><em>Richiamo della foresta\/Zanna Bianca<\/em>. La vita di London \u00e8 stata breve, appena quarant&#8217;anni. Di questi, diciotto ne ha passati a scrivere, con un ritmo forsennato che lo ha portato ad accumulare in una carriera in fin dei conti non lunghissima 21 romanzi, circa 150 racconti, circa 50 poesie, 22 tra saggi e reportage, 3 testi teatrali, 4 libri di memorie. London scriveva per esigenze personali e caratteriali, ma anche per fama e per soldi (e alla fine, chi non lo fa?). London scriveva pagine come nessun altro ha fatto dopo lui e altre le scriveva col pilota automatico, dove spesso la volont\u00e0 di compiacere pubblico e editori prevaleva su tutto. London per\u00f2 aveva una capacit\u00e0, quella di\u00a0<strong>saper puntare al cuore della sua epoca<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>di<\/strong>\u00a0<strong>saper tastare il polso dell&#8217;Occidente e sentirne i tormenti e le ossessioni<\/strong>. Nel Klondike dei cercatori d&#8217;oro, in particolare, London trov\u00f2 la sua epopea da raccontare, il suo teatro in cui inscenare il conflitto tra<em>\u00a0<\/em><em>Nature e Nurture<\/em>\u00a0nella sua maniera pi\u00f9 viscerale, nei termini della mera sopravvivenza. Ma \u00e8 nel dittico dei cani di cui si accennava sopra che London realizza la sua intuizione pi\u00f9 geniale, trasformando delle &#8220;semplici&#8221; e spesso sottovalutate storie di cani nei suoi lavori migliori (anche pi\u00f9 di lavori come\u00a0<em>Martin Eden\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Il tallone di ferro<\/em>, in cui lui per primo credeva di pi\u00f9 e la critica a seguire). L&#8217;intuizione di London anticipa di quasi trent&#8217;anni quella di Freud espressa ne \u00a0<em>Il disagio di civilt\u00e0<\/em>:\u00a0<strong>la civilt\u00e0 \u00e8 addomesticamento<\/strong>. \u00c8 addomesticamento di una natura altrimenti violenta, eppure realmente viva, a un grado che la civilt\u00e0 non potr\u00e0 mai aspirare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_175269\" aria-describedby=\"caption-attachment-175269\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175269 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/jack-london-768x431.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/jack-london-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/jack-london-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/jack-london-1024x575.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/jack-london.jpg 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175269\" class=\"wp-caption-text\">Jack London<\/figcaption><\/figure>\n<p>[Ok, bravo, ma Recchioni, i fumetti? Lo so che ve la sto raccontando stile Nonno Simpson, per\u00f2, pure voi: c&#8217;\u00e8 Recchioni a ogni rigo!]<\/p>\n<p>Spostiamo ora il discorso\u00a0<em>Nature vs Nurture<\/em>\u00a0su un altro scenario e genere. Forse nella storia della letteratura nemmeno l&#8217;epica greca \u00e8 riuscita ad avere un ruolo di formazione imponente quanto quello che ha avuto il genere western. Il western \u00e8 stato sin dall&#8217;inizio mitopoiesi, formazione e racconto dell&#8217;<em>ethos\u00a0<\/em>di un popolo, che intanto andava costituendosi come stato, territorio e societ\u00e0. Con le\u00a0<em>Dime Novel\u00a0<\/em>(dal 1860) e ancor prima a partire da\u00a0<em>L&#8217;ultimo dei Mohicani\u00a0<\/em>(1826), la formazione degli attuali Stati Uniti non solo \u00e8 stata narrata quasi in tempo reale, ma nello stesso tempo anche mitizzata e consegnata alla leggenda. Il Western ha a lungo goduto di una centralit\u00e0 produttiva in ambito cinematografico come pochi altri generi: ci arriv\u00f2 prima nell&#8217;embrionale forma kinetoscopica nel 1894, con i primi due corti\u00a0<em>The Sioux Ghost Dance<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Buffalo Dance\u00a0<\/em>realizzati nei Black Maria Studio di Thomas Edison; poi ancora nel 1903, con\u00a0<em>The Great Train Robbery\u00a0<\/em>di Porter; infine, venne definito nella sua grammatica, dai corti che David W. Griffith realizz\u00f2 per la Biograph dal 1909. A partire da Griffith e per i successivi sessantacinque anni, il Western &#8211; dato per morto a pi\u00f9 riprese &#8211; ha occupato nelle sue varie forme e declinazioni in maniera quasi costante il grande schermo del cinema, il piccolo schermo della tv e quello potenzialmente infinito dell&#8217;immaginario collettivo. Del western cinematografico \u00e8 stato detto che \u00e8 nato gi\u00e0 &#8220;sintetico&#8221; ((Jean-Louis Leutrat, Le carte del western: percorsi di un genere cinematografico, Genova, Le Mani, 1993.)). Il senso di questa affermazione sta nel fatto che il cinema eredita gi\u00e0 un corpus d\u2019immagini, eroi,\u00a0<em>topoi<\/em>, temi, trame, icone, stereotipi elaborati nell\u2019Ottocento in ambito letterario, giornalistico e musicale. Possiamo infatti affermare che gi\u00e0 a partire da\u00a0<em>L&#8217;ultimo dei Mohicani<\/em>\u00a0si va definendo una\u00a0<strong>western formula<\/strong>\u00a0<strong>basata su<\/strong>\u00a0<strong>quattro assunti<\/strong>:<\/p>\n<p>1) Dall\u2019incontro degli europei con la frontiera nasce un\u00a0<em>tertium quid:<\/em>\u00a0un popolo che \u00e8 tanto diverso da quello della vecchia Europa quanto dai Nativi.<br \/>\n2) La presenza di una natura selvaggia (<em>wilderness<\/em>) e la missione provvidenziale di conquistarlo e trasformarlo in Giardino (terrestre).<br \/>\n3) La rappresentazione e la divisione del mondo dei nativi (massimo esponente dell&#8217;alterit\u00e0) attraverso il doppio stereotipo del nobile pellerossa e del selvaggio senzadio<br \/>\n4) Il riconoscimento alla violenza dei bianchi di una capacit\u00e0 rigeneratrice<\/p>\n<figure id=\"attachment_175273\" aria-describedby=\"caption-attachment-175273\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175273 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/wagon-master.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"493\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/wagon-master.jpg 640w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/wagon-master-300x231.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175273\" class=\"wp-caption-text\"><em>La carovana dei mormoni<\/em> (John Ford, 1950)<\/figcaption><\/figure>\n<p>A mio modo di vedere, l&#8217;immagine pi\u00f9 rappresentativa del western \u00e8 quella della\u00a0<strong>carovana che avanza deserto<\/strong>. Sintesi perfetta del pioniere che avanza contro le avversit\u00e0 del territorio, ostacolato da forze non toccate dalla civilt\u00e0, con l&#8217;obiettivo di costruire un nuovo futuro, di imporre alla\u00a0<em>nature\u00a0<\/em>avversa le possibilit\u00e0 della\u00a0<em>nurture<\/em>. La stessa violenza che praticher\u00e0 e che gli consentir\u00e0 di raggiungere il suo obiettivo \u00e8 caratterizzata dal fatto di non essere una violenza &#8220;naturale&#8221;, ma efficace proprio perch\u00e9 tecnologica e socialmente organizzata.\u00a0<strong>Se il battello di Conrad penetrava nella foresta e ne rimaneva vittima, le carovane dei pionieri e i loro treni invece piegano la\u00a0<em>wilderness<\/em><\/strong>.<br \/>\nNel western quindi il dominio della\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0sulla\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0\u00e8 un tema portante, in un genere che ha per buona parte della sua storia (almeno fino a\u00a0<em>Sentieri selvaggi\u00a0<\/em>del 1956) un ruolo legittimante, rassicurante e moralmente a-conflittuale.<\/p>\n<p>Ma quello del conflitto tra\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0e\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0ha generato tante attenzioni proprio perch\u00e9\u00a0<strong>potenzialmente deflagrante<\/strong>. E con il trasformarsi durante il &#8216;900 degli\u00a0<strong>USA<\/strong>\u00a0nell&#8217;impero per eccellenza, il tema acquisisce per l&#8217;identit\u00e0 statunitense la stessa importanza che aveva avuto nel Regno Unito nel periodo coloniale.<\/p>\n<p>Lo sguardo pi\u00f9 lucido e capace di scavare nel profondo del conflitto\u00a0<em>nature vs nurture<\/em>\u00a0del &#8216;900 lo ha avuto con ogni probabilit\u00e0\u00a0<strong>Stanley Kubrick<\/strong>, che proprio tra USA e Regno Unito trascorse la sua vita. L&#8217;intera opera di Kubrick parla dell&#8217;argomento: da\u00a0<em>Orizzonti di Gloria<\/em>\u00a0a\u00a0<em>Full Metal Jacket,\u00a0<\/em>passando per\u00a0<em>2001: Odissea nello spazio<\/em>,<em>\u00a0<\/em>da\u00a0<em>Shining\u00a0<\/em>ad\u00a0<em>Arancia Meccanica.<\/em>\u00a0Di quest&#8217;ultimo gi\u00e0 il titolo sintetizza l&#8217;intero conflitto.<\/p>\n<blockquote><p><em>Sono interessato alla brutale e violenta natura dell&#8217;uomo perch\u00e9 \u00e8 una sua vera rappresentazione. E ogni tentativo di creare istituzioni sociali su una visione falsa della natura dell&#8217;uomo \u00e8 probabilmente condannato al fallimento.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Kubrick port\u00f2 avanti il suo discorso con una lucidit\u00e0 unica, che egli stesso sintetizz\u00f2 nella dichiarazione di sopra.\u00a0<em>Arancia Meccanica,\u00a0<\/em>dove il tema \u00e8 trattato nella maniera pi\u00f9 esplicita e incarnato dal tentativo di rieducazione di Alexander DeLarge,<em>\u00a0<\/em>\u00e8 il manifesto del fallimento tanto della\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0quanto della\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0nel creare qualcosa di moralmente accettabile.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175263\" aria-describedby=\"caption-attachment-175263\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175263 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/arancia-meccanica-768x432.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/arancia-meccanica-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/arancia-meccanica-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/arancia-meccanica.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175263\" class=\"wp-caption-text\"><i>Arancia Meccanica <\/i>(Stanley Kubrick, 1971)<\/figcaption><\/figure>\n<h3><strong>E alla fine arriva Recchioni<\/strong><\/h3>\n<p>E ora parliamo di Recchioni, iniziando dal\u00a0<em>Color Tex #7 &#8211; La strada per Serenity<\/em>, che costituisce a mio parere una delle sue migliori prove di scrittura. In particolare, \u00e8 interessante vedere come l&#8217;autore si confronta con un personaggio dalla lunga storia editoriale, il cui mito \u00e8 tanto ingombrante da trasformarlo in uno di quei personaggi che gli autori non possono piegare a se stessi (come pu\u00f2 succedere ad esempio in\u00a0<em>Dylan Dog<\/em>) ma costringe necessariamente\u00a0<strong>l&#8217;autore a piegarsi al mito texiano<\/strong>. Recchioni riesce a rispettare il personaggio, soprattutto intuendone\u00a0<strong>la &#8220;naturale&#8221; moralit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nLa morale di Tex, la sua capacit\u00e0 innata di distinguere buoni e cattivi, la capacit\u00e0 delle sue pistole di colpire solo chi se lo merita,\u00a0<strong>non \u00e8 qualcosa di opinabile, come ogni fatto culturale<\/strong>, ma \u00e8 qualcosa che non ammette eccezioni e deroghe. La sequenza iniziale del fumetto \u00e8 un chiaro riferimento a\u00a0<em>Sentieri selvaggi\u00a0<\/em>(1956) di John Ford, che a volerci andare cauti \u00e8 per me tra i tre film pi\u00f9 importanti del genere western e tra i dieci pi\u00f9 importanti di sempre. C&#8217;\u00e8 una casa isolata, una famiglia felice e gli Indiani che ne fanno un massacro.<br \/>\nIl\u00a0<strong>tema della casa e della famiglia<\/strong>\u00a0\u00e8 fondamentale nel genere western sin da Griffith. Di quest&#8217;ultimo, ne \u00e8 un esempio il cortometraggio\u00a0<em>The Fighting Blood\u00a0<\/em>(1911) in cui una famiglia \u00e8 chiamata a difendere con le armi la propria casa contro gli indiani e a ritrovarsi riunita dalla vittoria dopo le divergenze iniziali. La famiglia, da difendere o da formare, \u00e8 il nucleo della societ\u00e0 secondo Griffith, lo strumento attraverso cui diffondere i valori della cultura cristiana, del patriottismo e della civilt\u00e0 occidentale. In altri corti come\u00a0<em>The Redman&#8217;s view\u00a0<\/em>(1909)<em>, The Mended Lute\u00a0<\/em>(1909)\u00a0<em>The Squaw&#8217;s Love\u00a0<\/em>(1911),\u00a0<em>The Massacre\u00a0<\/em>(1912), Griffith user\u00e0 l&#8217;istituto della famiglia per creare anche dei ruoli parzialmente salvifici per gli stessi indiani. Nelle proprie pellicole, in maniera pi\u00f9 o meno esplicita, il regista fa proprio il concetto di assimilazione: \u00e8 disponibile a una rivalutazione dei singoli individui nativo-americani, a condizione che essi siano sottratti dal loro contesto tribale, culturale e religioso e piegati ai valori della societ\u00e0 occidentale incarnati dall&#8217;istituto familiare e dalla religione cristiana ((Molti di questi temi ho avuto modo di studiarli nell&#8217;ambito della mia tesi magistrale,\u00a0<em>La rappresentazione cinematografica dei Nativi Americani. Una lettura del passato asservita al presente.\u00a0<\/em>Se a qualcuno dovesse interessare approfondire l&#8217;argomento, sar\u00f2 felice di fornirne una copia digitale.)). Da Griffith in poi, la maggior parte dei registi western non si sono mossi particolarmente lontani per quel che riguarda il tema &#8220;famiglia&#8221;: le azioni dei protagonisti delle storie sono solitamente motivate dalla difesa della famiglia o finiscono per generare nuovi nuclei famigliari. Per un buon pezzo della sua cinematografia western, Ford non fa eccezione: pur in un discorso articolato e innovativo, da\u00a0<em>Ombre Rosse\u00a0<\/em>(1939)<em>\u00a0<\/em>a\u00a0<em>Cavalcarono insieme\u00a0<\/em>(1961) i protagonisti finiscono per formare un nuovo nucleo famigliare, anche in rottura con i contesti sociali precedenti che li avevano respinti. La famiglia \u00e8 quindi strumento di miglioramento e avanzamento sociale. In\u00a0<em>Sentieri selvaggi<\/em>\u00a0le cose si complicano, perch\u00e9 il protagonista<strong>\u00a0<\/strong><strong>Ethan Edwards<\/strong>\u00a0con la sua azione &#8211; ossessiva, ingiustificatamente violenta, illogica &#8211; permette la creazione di una nuova famiglia e di una nuova societ\u00e0 (per di pi\u00f9 multietnica) ma \u00e8 costretto a rimanerne fuori, ad autoescludersi camminando solo contro l&#8217;orizzonte, nel celebre finale del film.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175265\" aria-describedby=\"caption-attachment-175265\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175265 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Color-tex-cover.jpg\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Color-tex-cover.jpg 610w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Color-tex-cover-300x197.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 610px) 100vw, 610px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175265\" class=\"wp-caption-text\">copertina di <i>Color Tex #7 &#8211; La strada per Serenity, <\/i>tratta dal <a href=\"http:\/\/www.sergiobonelli.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sito Sergio Bonelli Editore<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p>In\u00a0<em>La strada per Serenity,\u00a0<\/em>Recchioni parte da una vicenda simile e ribalta poi il racconto, per rinsaldare ancora una volta il mito di Tex.\u00a0<strong>Tex Willer non pu\u00f2 essere Ethan Edwards<\/strong>: entrambi nelle rispettive storie ricompongono una famiglia dopo una serie di lutti, rilanciando il futuro della societ\u00e0, ma Tex non pu\u00f2 rimanere fuori dalla porta del mondo che nasce come Ethan Edwards. Anzi, Tex stesso in quanto mito \u00e8 il collante della societ\u00e0. Tex non scoperchia le tombe come il protagonista di\u00a0<em>Sentieri selvaggi<\/em>, al contrario d\u00e0 ai giusti la degna sepoltura (lo fa a pag. 30 e 162). Recchioni rispetta a pieno la natura di Tex non ponendo in lui un conflitto tra\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0e\u00a0<em>nurture<\/em>: Tex \u00e8 mito, un prodotto della\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0quindi, che permette la sopravvivenza della societ\u00e0, che \u00e8 in\u00a0<em>Tex<\/em>\u00a0un fatto naturale, che non ammette alternative e fallimento.\u00a0<em>Nature<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Nurture<\/em>\u00a0s&#8217;incontrano nel mito di Tex.<\/p>\n<p>Qualcosa di diverso avviene nel &#8220;dittico orientale&#8221; di Recchioni. Il passaggio dal pi\u00f9 occidentale degli scenari (il West) al pi\u00f9 orientale (il Giappone) comporta innanzitutto una separazione netta tra\u00a0<em>nature\u00a0<\/em>e\u00a0<em>nurture<\/em>. Nel Giappone feudale di Recchioni, la forma (cultura) prevale sempre sulla sostanza (natura) e\u00a0<strong>il samurai, quale frutto di una tradizione e di una educazione, \u00e8 l&#8217;immagine che pi\u00f9 rappresenta il trionfo della forma sulla sostanza<\/strong>. In ogni suo aspetto: dall&#8217;abbigliamento allo stile di combattimento. In\u00a0<em>La redenzione del Samurai<\/em>, Tetsuo che cammina tra i territori e le foreste quasi vergini del Giappone, portandosi dietro la giustizia e la morale di cui \u00e8 strumento \u00e8 quasi come il battello che attraversa la foresta africana, la diligenza che attraversa il deserto nel western, l&#8217;astronave nello spazio (<em>ultima frontiera<\/em>, cit.) della fantascienza. Alla condotta umana, violenta e tendente al sopruso e gratuitamente malvagia perch\u00e9 naturale, si contrappone la palingenesi sociale e morale che il Samurai rende possibile. Il momento pi\u00f9 importante della storia \u00e8 probabilmente il\u00a0<em>seppuku\u00a0<\/em>del maestro Jubei, che preferisce infliggersi la morte per il trionfo della sua causa, del suo onore, della sua morale.\u00a0<strong>Il suicidio, ancor pi\u00f9 perch\u00e9 ritualizzato, \u00e8 trionfo della\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0sulla\u00a0<em>nature<\/em><\/strong><em>,<\/em>\u00a0che certamente mira alla preservazione fisica. Quella della\u00a0<strong>morte &#8220;necessaria&#8221; alla rigenerazione sociale<\/strong>\u00a0\u00e8 un tema presente in molte culture: si pensi al saggio\u00a0<em>Il ramo d&#8217;oro\u00a0<\/em>dell\u2019antropologo James Frazer, in cui l&#8217;omicidio\/suicidio rituale del Re \u00e8 studiato nell&#8217;ambito di una vastissima casistica che va dall&#8217;Africa, alla civilt\u00e0 classica, al medioevo, al nord Europa, fino all&#8217;India. Frazer colleg\u00f2 la presenza di tali riti, e la nascita di questo meccanismo logico per cui la morte \u00e8 vita, alla cultura agricola diffusa ovunque arrivasse la civilt\u00e0. L&#8217;agricoltura \u00e8 nei fatti l&#8217;atto di cultura (<em>nurture<\/em>) sulla\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0pi\u00f9 diffuso al mondo, in cui l&#8217;uomo piega la realt\u00e0 che lo circonda ai propri bisogni. L&#8217;equazione tra agricoltura e civilt\u00e0 \u00e8 stata cos\u00ec forte nei secoli, che\u00a0la giustificazione che ogni colonizzatore nella storia (dai pionieri del West ai fascisti in Africa) ha trovato all&#8217;espropriazione della terra altrui \u00e8 stata la sua capacit\u00e0 di portare civilt\u00e0 (produttiva\u00a0<em>in primis<\/em>) in territori altrimenti non sfruttati al pieno delle loro possibilit\u00e0. E il\u00a0<em>Ramo d&#8217;oro\u00a0<\/em>\u00e8 inserito da Francis Ford Coppola in una scena proprio di quell&#8217;<em>Apocalypse Now\u00a0<\/em>che \u00e8 liberamente tratto dal gi\u00e0 citato\u00a0<em>Cuore di Tenebra,\u00a0<\/em>che come detto meglio di ogni altro prodotto ha sintetizzato l&#8217;immagine della civilt\u00e0 (<em>nurture<\/em>) che &#8220;cammina&#8221; nella<em>\u00a0<\/em><em>nature<\/em>, che a sua volta ritorna anche in\u00a0<em>La redenzione del Samurai.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_175271\" aria-describedby=\"caption-attachment-175271\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175271 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/redenzione-768x360.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/redenzione-768x360.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/redenzione-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/redenzione.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175271\" class=\"wp-caption-text\">vignetta tratta da <i>Le storie #2 &#8211; La redenzione del samurai <\/i>di Andrea Accardi<\/figcaption><\/figure>\n<p>La cultura prevale sulla natura in maniera ancor pi\u00f9 vistosa in\u00a0<em>I fiori del massacro,<\/em>\u00a0dove Jun, all&#8217;inizio rappresentata come debole anche da un punto di vista fisico e incapace di decidere della propria vita, cambia a seguito dell&#8217;addestramento, dell&#8217;educazione, che diventa opportunit\u00e0 di vendetta e giustizia. Quello che pu\u00f2 sembrare\u00a0<strong>un romanzo di formazione si trasforma nelle pagine finali in un romanzo di de-formazione<\/strong>, in cui la cultura della morte perde ogni legame con la morale, col giusto, con l&#8217;onorevole. Recchioni quindi si riaggancia qui al tema\u00a0<em>Nurture vs Nature<\/em>\u00a0in maniera kubrickiana: se ne\u00a0<em>La redenzione del Samurai<\/em>\u00a0la cultura della morte aveva generato appunto redenzione e riscatto morale, ne\u00a0<em>I fiori del massacro<\/em>\u00a0finisce per essere perso ogni appiglio alla morale, artificiale o naturale che sia.\u00a0<strong>L&#8217;addestramento non genera addomesticamento e quindi civilt\u00e0, ma al contrario libera l&#8217;essenza violenta dell&#8217;essere umano<\/strong>, violenza che per\u00f2 garantisce vita e sopravvivenza, in un discorso per certi versi\u00a0<em>\u00e0 la<\/em>\u00a0London.<\/p>\n<p>In\u00a0<em>Dylan Dog<\/em>\u00a0il discorso \u00e8 ancora diverso. In Dylan c&#8217;\u00e8 un istintivo principio filantropico, stoicamente inteso come amore dovuto all&#8217;essere umano, che anima le sue azioni, che caratterizza il suo confronto con l&#8217;altro. Anche quando l&#8217;altro \u00e8 mostruoso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175272\" aria-describedby=\"caption-attachment-175272\" style=\"width: 768px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175272 size-medium_large\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/spazio-profondo-768x416.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"416\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/spazio-profondo-768x416.jpg 768w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/spazio-profondo-300x162.jpg 300w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/spazio-profondo-1024x554.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/spazio-profondo.jpg 1544w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175272\" class=\"wp-caption-text\">copertina di <i>Dylan Dog #337, <\/i>tratta dal sito Sergio Bonelli Editore<\/figcaption><\/figure>\n<p>Nell&#8217;ottimo\u00a0<em>Spazio profondo,<\/em>\u00a0che instaura sin dalla copertina &#8220;fetale&#8221; un fitto dialogo con\u00a0<em>2001: Odissea nello spazio\u00a0<\/em>e poi nel corso della storia con\u00a0<em>Alien,\u00a0<\/em>la riflessione sul tema\u00a0<em>Nurture vs Nature<\/em>\u00a0\u00e8 abbastanza evidente.<\/p>\n<blockquote><p><em>Il tuo nome \u00e8 numero cinque e sei uno strumento al servizio della regina Victoria XXIII [&#8230;] Dylan Dog \u00e8 morto nel ventunesimo secolo, numero cinque&#8230; tu sei solamente un organismo sintetico in cui \u00e8 stato implementato un suo costrutto mnemonico. \u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Ancora una volta la cultura ha prevalso e ha letteralmente travalicato i limiti della natura, de-umanizzando Dylan, trasformandolo in un organismo sintetico. Un po&#8217; come nell&#8217;androide Bishop di\u00a0<em>Aliens &#8211;\u00a0<\/em>ma\u00a0anche nell&#8217;estetica stessa dello xenoformo \u00e8 sintetizzata tutta la ricerca del suo creatore HR Giger a proposito del conflitto e della compenetrazione tra organico e inorganico (termini che a loro volta richiamano\u00a0<em>nature vs nurture<\/em>) &#8211; in\u00a0<em>Spazio Profondo\u00a0<\/em>il cuore della storia ruota intorno alla\u00a0<strong>capacit\u00e0 o meno del sintetico di recuperare la sua natura umana<\/strong>. Se dovessimo indicare un co-protagonista in questa storia sarebbe certamente numero quattro, il pi\u00f9 sintetico tra i cloni. Quasi nel finale, assistiamo al breve ed efficace dialogo tra numero quattro e numero cinque:<\/p>\n<blockquote><p><em>Numero quattro: \u00abNessuno di noi torner\u00e0 a casa, Dylan.\u00bb\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Numero cinque: \u00ab\u00c8 la prima volta che mi chiami per nome&#8230;\u00bb\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Numero quattro: \u00abSono le ultime parole che ci scambieremo, ho pensato che avresti apprezzato una sfumatura pi\u00f9&#8230; umana.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><strong>I due sintetici ritrovano la loro\u00a0<em>nature<\/em>\u00a0umana, a dispetto di un sistema socio-politico (figlio dunque della\u00a0<em>nurture<\/em>) che mira a negarla<\/strong>. E ancora una volta la\u00a0<em>nurture<\/em>\u00a0umana finisce per portare l&#8217;uomo lontano dalla terra, ma anche da ogni moralit\u00e0: tutta la sua tecnologia, tutta la sua civilt\u00e0, lo porta a creare delle grandi prigioni itineranti intrise di dolore, tanto da attirare gli &#8220;spettri&#8221;. Come in\u00a0<em>2001: Odissea nello spazio,\u00a0<\/em>l&#8217;uomo\u00a0<strong>all&#8217;apice della sua cultura finisce per creare strumenti di morte<\/strong>\u00a0contro la sua stessa volont\u00e0. Di conseguenza,\u00a0<strong>viene meno quell&#8217;ideale legame esistente tra cultura\/civilt\u00e0 e dominio delle cose,<\/strong>\u00a0di cui gi\u00e0 Conrad parlava.<\/p>\n<figure id=\"attachment_175264\" aria-describedby=\"caption-attachment-175264\" style=\"width: 629px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-175264 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Caporetto_15.jpg\" alt=\"\" width=\"629\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Caporetto_15.jpg 629w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/05\/Caporetto_15-300x109.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 629px) 100vw, 629px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-175264\" class=\"wp-caption-text\">vignetta tratta da <i>Battaglia &#8211; Caporetto <\/i>di Leomacs<\/figcaption><\/figure>\n<p>Chiudiamo il cerchio con\u00a0<em>Battaglia.\u00a0<\/em>Il personaggio nasce tra il 1994 e il 1995 quando Recchioni \u00e8 poco pi\u00f9 che ventenne e per molti versi anticipa la produzione che verr\u00e0. Tra le sue ispirazioni per Battaglia, Recchioni ha sempre indicato il\u00a0<em>Torpedo\u00a0<\/em>di Jordi Bernet, io penso per\u00f2 che Battaglia sia anche il pi\u00f9 howardiano dei personaggi di Recchioni. Pietro Battaglia nasce come vampiro sul fronte di guerra (forse l&#8217;evento pi\u00f9 caratterizzante della cultura umana), rifiuta di soggiacere alla morte (il pi\u00f9 naturale degli eventi) e passa la sua vita a muoversi tra istituzioni, politica, religione, organizzazioni criminali, lasciando solo distruzione su tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo ha creato.\u00a0<strong>Battaglia, \u00e8 il peggiore degli incubi, sfugge e distrugge tanto la\u00a0<em>nurture\u00a0<\/em>quanto la\u00a0<em>nature,<\/em>\u00a0non arrendendosi a nessuna delle due<\/strong>. In questa distruzione, nella barbarie eletta a unica opzione possibile, Battaglia trova la sua definizione e dimensione:<\/p>\n<blockquote><p><em>La barbarie \u00e8 la condizione naturale del genere umano. La civilt\u00e0 \u00e8 innaturale. \u00c8 un capriccio del caso. E la barbarie alla fine trionfa sempre. \u00a0<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Questa frase \u00e8 frutto della penna di Robert E. Howard tratta dall&#8217;avventura\u00a0<em>Oltre il fiume nero\u00a0<\/em>della serie di\u00a0<em>Conan il barbaro<\/em>, in essa ritorna il contrasto tra civilt\u00e0 e natura e coglie perfettamente un lato della distruttivit\u00e0 del personaggio di Battaglia. Battaglia per\u00f2 supera il Conan howardiano dall&#8217;altro lato, spingendosi oltre, perch\u00e9 cos\u00ec come non si arrende alla civilt\u00e0 non si arrende nemmeno alla natura.<\/p>\n<p>\u00c8 tutto. Grazie per aver letto fin qui!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/piumpiumboom\/\">Vi ricordo che potete seguire il blog a questo link<\/a><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione su alcuni fumetti di Roberto Recchioni, sulla sua scrittura, sui concetti di &#8220;Nature&#8221; e &#8220;Nurture&#8221; e una proposta di lettura.<\/p>\n","protected":false},"author":397,"featured_media":175262,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Saper guardare fuori dalla finestra: nature vs nurture nell'opera di Recchioni - Il blog di Redazione","description":"Una riflessione su alcuni fumetti di Roberto Recchioni, sulla sua scrittura, sui concetti di \"Nature\" e \"Nurture\" e una proposta di lettura."},"footnotes":""},"categories":[275],"tags":[375,109,376,377,378,379,380,381,382,9,383,384,89],"class_list":["post-175261","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-opinioni","tag-battaglia","tag-dylan-dog","tag-i-fiori-del-massacro","tag-jack-london","tag-james-fenimore-cooper","tag-james-frazer","tag-john-ford","tag-joseph-conrad","tag-la-redenzione-del-samurai","tag-roberto-recchioni","tag-shakespeare","tag-stanley-kubrick","tag-tex"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/397"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=175261"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/175261\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/175262"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=175261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=175261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=175261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}