{"id":16689,"date":"2010-08-04T15:06:11","date_gmt":"2010-08-04T14:06:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/16689-crisi-permanente"},"modified":"2016-02-25T08:45:51","modified_gmt":"2016-02-25T07:45:51","slug":"crisi-permanente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/crisi-permanente\/","title":{"rendered":"Oltre la crisi permanente"},"content":{"rendered":"
Ma la crisi c\u2019\u00e8. Aleggia e pesa sulle spalle di molti: autori che non si pagano da vivere, letteristi e traduttori che sono costretti al gioco al ribasso, negozianti che chiudono, editori che a malapena pareggiano le spese di produzione, e cos\u00ec via.
<\/a>L’industria del fumetto italiano \u00e8 segnata da decenni dall\u2019idea di crisi permanente <\/em>che si configurerebbe, in termini generici, in abbassamento del numero dei lettori e innalzamento dei prezzi. Un fumetto, si direbbe, che si fa sempre pi\u00f9 elitario e marginale sul piano della cultura di massa.
Le cose non stanno esattamente cos\u00ec. Se infatti \u00e8 vero che il fumetto seriale da edicola mostra un progressivo e continuo logoramento delle vendite – almeno a giudicare dai dati che informalmente si riescono a reperire da autori ed editors <\/em>– altri fenomeni quali gli allegati da edicola allargano apparentemente il bacino di lettori. Apparentemente, perch\u00e9 le dinamiche degli allegati sono particolari e, per molti versi, inesplorate nei comportamenti. L\u2019acquisto abituale di un qualsiasi allegato, infatti, non offre alcun tipo di garanzia che esso venga effettivamente letto. Un potenziale incerto, quindi, che soprattutto appare parallelo e non sinergico al mercato del fumetto tradizionale.
La crisi permanente, d\u2019altra parte, non sembra impedire a molti editori pi\u00f9 o meno grandi, pi\u00f9 o meno organizzati, di pubblicare un numero molto ampio e variegato di proposte. Attualmente, sono reperibili in fumetteria, librerie di varia e, in alcuni casi, edicole prodotti impensabili fino a uno o due decenni fa.
Nel suo blog<\/a>, Tito Faraci <\/strong>invoca un best-seller<\/em>, come fenomeno che possa rimettere in moto il mercato fumetto. E forse dimentica che, se non secondo i canoni dei romanzi, i libri di <\/strong>Gipi <\/strong>(Gianni Pacinotti<\/strong>) hanno raggiunto vendite insperate anche per l\u2019editore pi\u00f9 ottimista. La Mia Vita Disegnata Male <\/em>non \u00e8 stato un best-seller<\/em> se lo si riproporziona secondo le logiche del pi\u00f9 ristretto mercato dei fumetti?
<\/a><\/p>\n
Soprattutto, l\u2019immaginario della crisi permanente appare come eternamente soverchiante, immobilizzante. Ci sono migliaia di potenziali lettori che snobbano il fumetto<\/strong>, non si avvicinano, non lo comprendono, non ne sospettano l\u2019esistenza o se ne allontanano. Un\u2019invisibilit\u00e0<\/em> che la nona arte sembra faticare a superare, non riuscendo a penetrare nelle abitudini quotidiane di moltissime persone.
Forse, queste difficolt\u00e0, che senza dubbio si accompagnano a una crisi culturale generalizzata del nostro paese, sono soprattutto segno di mancanza di idee. Di immaginazione e di impresa.<\/p>\n