{"id":153569,"date":"2015-05-31T18:56:49","date_gmt":"2015-05-31T16:56:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/?p=153569"},"modified":"2016-04-01T22:46:49","modified_gmt":"2016-04-01T20:46:49","slug":"manuela-soriani-lettera-aperta-fumettista-ritrovata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/manuela-soriani-lettera-aperta-fumettista-ritrovata\/","title":{"rendered":"Manuela Soriani: lettera aperta di una fumettista ritrovata"},"content":{"rendered":"
Nei giorni scorsi siamo stati contattati da Manuela Soriani, un’illustratrice e fumettista che ha pubblicato sul proprio profilo Facebook<\/a> una lettera aperta, estremamente personale, riguardo la propria esperienza di ‘fumettista ritrovata’ e riguardo il suo percorso di ritorno al fumetto dopo una sequenza di delusioni. In poche ore Manuela ha ricevuto decine di attestati di solidariet\u00e0 e sfogo da parte di artisti esordienti, ma anche di professionisti in difficolt\u00e0 lavorativa. <\/em> In questa lettera aperta, parlo di me, Manuela Soriani<\/strong>, della mia vita artistica e di come ho superato alcuni dei grossi problemi che mi avrebbero fatto affondare come artista. \u00c8 una lettera lunghissima, ma se volete sapere qualcosa in pi\u00f9 di me leggetela e passatela a tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo per blocchi artistici o mancanza di lavoro.<\/p>\n Sono un\u2019artista e da quando ho cominciato a lavorare come indipendente (cio\u00e8 senza la smania di trovare l\u2019editore a tutti i costi) questo \u00e8 il periodo pi\u00f9 produttivo della mia vita<\/strong>. Lavoro attorno alle undici ore al giorno, inclusi sabato e domenica (a orari ridotti, ovviamente): quello che faccio mi piace, sto crescendo tecnicamente e, finalmente, riesco ad esser davvero contenta dei passi artistici che sto compiendo.<\/p>\n Cinque o sei anni fa volevo smettere di disegnare. Definitivamente, volevo chiudere con l\u2019arte, piangevo a giorni alterni e ogni cosa che mettevo su carta mi sembrava uno schifo. Se io per prima odiavo quello che facevo, come potevo pretendere di piacere agli altri? Ma come avevo fatto a ridurmi cos\u00ec? In fondo ero una persona felice\u2026<\/p>\n Agli esordi, ho avuto una carriera nel fumetto italiano piena di gioie che soltanto dopo si \u00e8 tramutata in un oceano di amarezza. Le mie gioie principali sono state le meravigliose persone con cui ho avuto il piacere di lavorare gomito a gomito, che mi hanno dato una possibilit\u00e0 di mostrarmi e che hanno creduto nelle mie capacit\u00e0. Non far\u00f2 i nomi, perch\u00e9 ognuno sa quanto sia affezionata a loro e questo non \u00e8 un post di ringraziamenti, ma un post di analisi. Ci sono state persone stupende che mi hanno permesso di realizzare un sogno e, credetemi, \u00e8 un\u2019occasione che capita a una persona ogni qualche centinaio<\/strong>.<\/p>\n Io non ho fatto studi artistici. A vent\u2019anni ho incontrato una fumettista (che tutt\u2019ora \u00e8 una delle mie amiche pi\u00f9 preziose) che, nonostante lei stessa facesse una fatica dannata a trovare del lavoro, mi ha insegnato il mestiere, mi ha guidata per mano e mi ha insegnato a camminare da sola.<\/p>\n Prima dei vent\u2019anni non sapevo nulla di disegno. Ma poi ho capito che era la strada che volevo compiere, che avrei fatto di tutto per arrivare a pubblicare qualcosa con sopra il mio nome: nel 2005, a 26 anni circa, uscivo su Jonathan Steele<\/em>, pubblicazione nazionale. Tenacia, dedizione, sputare sangue, buttare e rifare centinaia di volte e lavoro di gruppo: tutto questo mi aveva portata dove sognavo di arrivare \u2013 una testata nazionale, il mio nome in copertina accanto a quelli di professionisti che avevano toccato le vette del mercato italiano. Ma quando sei un disegnatore con ambizione, ed io lo ero (e probabilmente lo sono ancora, chiss\u00e0\u2026) tu vuoi sempre di pi\u00f9: e io volevo di pi\u00f9. Volevo il mercato internazionale. Volevo che la gente vedesse cosa avevo da dire<\/strong>.<\/p>\n Non sono una scrittrice, lo premetto, ma credo di essere una buona comunicatrice per immagini: ci sono centinaia di artisti migliori di me, ma io amo lavorare in teamwork<\/em> e vi posso assicurare che su ogni singolo pezzo che produco c\u2019\u00e8, indipendentemente dalla tecnica o stile, tutto il rispetto verso il mio scrittore. Per cui mi sono arrotolata le maniche e ho cominciato a cercare, e ho cominciato a farlo negli anni in cui l\u2019editoria stava cominciando a scivolare nella sua crisi pi\u00f9 massiccia.<\/p>\n \u00c8 stato terribile.<\/p>\n Mentre stavo cercando, i miei precedenti editori (per cui lavoravo senza contratto scritto, per restare in ambito di barbarie contro i professionisti non protetti!) tagliavano gli stipendi di due terzi. Nel giro di tre anni, mentre crescevo e diventavo pi\u00f9 brava, i miei compensi si sbriciolavano<\/strong>. Avrei dovuto produrre tre volte tanto per mantenere lo stesso misero ingaggio. La mia risposta fu No<\/em>. Avevo scelto di mantenere la qualit\u00e0 nel rispetto delle persone che mi leggevano a dispetto di tutto. Mi ritrovai completamente disoccupata. Ma la mia indole mi fece canalizzare le energie alla ricerca di qualcosa di meglio: a questo punto avevo tutto il tempo di cui necessitavo per cercare di migliorare la mia posizione lavorativa, per cui, gambe in spalla, mi misi a cercare nuove opportunit\u00e0!<\/p>\n Fu il periodo peggiore della mia carriera di artista. Ho avuto esperienze terribili con colleghi e con editor. Ho subito mobbing<\/em> e sessimo<\/strong>.<\/p>\n Un \u201ccollega\u201d che non \u00e8 neppure degno di esser chiamato tale, in un momento in cui stavo letteralmente morendo di fame, ha chiamato un editor (parecchio importante!) per falciarmi le gambe, facendo illazioni nei miei confronti tra cui: \u201cnon \u00e8 affidabile\u201d, \u201cmi sono trovato malissimo con lei\u201d, \u201cha rovinato una mia pubblicazione con la sua poca professionalit\u00e0\u201d e altre stronzate simili (passatemi il termine). Sono stata convocata da questo editor in persona per queste accuse e mi sono subita una sonora lavata di capo perch\u00e9 avevo osato contattare questa persona per dirgli che era stato scorretto (nota bene: semplicemente \u201cscorretto\u201d si meritava ben di peggio, compresa una denuncia, ma erano altri tempi e io ero giovane e terrorizzata).<\/p>\n Ho fatto decine di tryout<\/em> non pagati per editor bastardi che a malapena si degnavano di rispondermi con un grazie (a volte non rispondevano affatto e mi toccava inseguirli!). Ho avuto agenti e colleghi che mi hanno contattata per collaborazioni senza farmi neppure avere aggiornamenti sui progetti in cui mi coinvolgevano. Si sono fatti inseguire con mail e telefonate per settimane facendomi sentire una povera stalker<\/em> disperata. Mi \u00e8 stato detto che non ero brava, che non ero all\u2019altezza, mi \u00e8 stato chiesto di fare prove ricalcando colleghi, copiando stili, annullando la mia narrazione.<\/p>\n La mia ricerca per \u201cemergere\u201d dalla massa mi aveva avvelenato il sangue al punto da non riuscire pi\u00f9 a disegnare una singola pagina di fumetto per quattro anni<\/strong>. E, quando si arriva al fondo, bisogna decidere se mollare oppure cambiare strada.<\/p>\n La mia famiglia, i miei amici sono stati la mia forza. Lasciare l\u2019arte mi sembrava l\u2019unica strada possibile. Non guadagnavo un euro da mesi e mesi e questo mi faceva sentire una fallita, un\u2019incapace. Voltandomi indietro, i pesi delle amarezze e delle sconfitte stavano cominciando ad essere insormontabili. Il sorriso, la mia arma per abbattere ogni ostacolo, era stato seppellito sotto troppi pianti e frustrazioni. Eppure, le persone che mi amavano mi hanno dato la forza di non demordere<\/strong>. Sono state un cordone sicuro, mi hanno fatto da barriera contro il mondo esterno. Come hanno fatto, vi chiederete voi\u2026 mi hanno dato la forza di ripartire da zero.Non riuscivo pi\u00f9 a disegnare pagine di fumetto, per cui mi hanno incoraggiata a smettere di farlo. Mi hanno suggerito di prendermi del tempo per me stessa, per capire che cosa volevo davvero e per capire come mutare la mia professione e restare al passo coi tempi che correvano.<\/p>\n Cinque anni fa sono sparita dal mondo artistico<\/strong>. Ho tagliato i contatti con tutti: \u00e8 stato uno dei passi pi\u00f9 difficili della mia vita \u2013 ero terrorizzata all\u2019idea di sparire. Avevo lottato tantissimo per arrivare dov\u2019ero arrivata e temevo di non poter mai pi\u00f9 assorbire il fallimento di essere dimenticata.<\/p>\n Quanto mi sbagliavo, mamma mia\u2026 Credevo che la felicit\u00e0 fosse essere riconosciuta dalla gente, arrivare in Francia, le fiere di fumetto come ospite principale. La mia felicit\u00e0 non si trovava l\u00ec. Quello di cui avevo davvero bisogno era essere di nuovo soddisfatta di quello che facevo.<\/p>\n Nel mio anno sabbatico, mi sono messa in testa di cambiare totalmente direzione. Volevo diventare un\u2019illustratrice<\/strong>. L\u2019illustrazione era un mondo nuovo, sconosciuto, privo di amarezze e ricco di stimoli. Avevo deciso, avrei imparato a colorare e illustrare da vera professionista!<\/p>\n Lavorai a tempo pieno per dare una svolta definitiva alla mia carriera spappolata: mi misi a studiare, a tempo pieno, otto ore al giorno, come fosse un lavoro vero.<\/p>\n Per tutto quel periodo mi sono mantenuta grazie a piccole commissions<\/em> su Deviant Art e vendendo pezzi originali su eBay. Non potevo farci uno stipendio, \u00e8 vero, ma il contatto con i privati mi fece capire che la mia strada per tornare a galla non sarebbe stata attraverso gli editori, ma attraverso di essi. E, committente privato dopo committente privato, ho costruito la mia nuova carriera: sono una perfetta sconosciuta colma di amore per il lavoro che fa. Sono un\u2019artista di bottega, conosciuta da pochissimi ma amata e protetta da ognuno dei suoi clienti<\/strong>. I miei committenti hanno pulito ognuna delle mie ferite artistiche.<\/p>\n Nel giro di pochissimi anni mi sono trovata amata come non credevo possibile. Ognuna delle persone che mi assume lo fa perch\u00e9 crede nel mio lavoro. Perch\u00e9 pensa che quello che faccio sia speciale, perch\u00e9 sente tutta la cura e l\u2019amore che metto in ognuno dei loro progetti.<\/p>\n Ricevere cos\u00ec tanto riscontro mi ha dato la forza di ricominciare a mostrare apertamente il mio materiale: non ho pi\u00f9 paura del giudizi altrui. Mostro con gioia tutto quello che faccio perch\u00e9 non ho pi\u00f9 motivo di vergognarmene. \u00c8 proprio attraverso la pubblicit\u00e0 ed il networking<\/em> che sono riuscita ad avere di nuovo una carriera completa e appagante<\/strong>.<\/p>\n Ho fatto l\u2019illustratrice per quattro anni ad oggi. Ho ritrovato l\u2019amore per l\u2019arte e ho completamente smesso di paragonare il mio lavoro a quello degli altri. Anzi, adesso riesco a godere del lavoro degli altri come chiunque. Non ho pi\u00f9 bisogno di fare paragoni, perch\u00e9 so che per molte persone io sono quell\u2019artista bravissima che cercavano. Era questo quello che volevo: essere speciale. Riuscire a vivere facendo l\u2019unica cosa che davvero mi fa sentire viva: disegnare, dipingere, creare.<\/p>\n L\u2019anno scorso ci sono state tre svolte importantissime per me, non solo a livello economico, ma anche a livello artistico.<\/p>\n La prima svolta riguardava il mondo del fumetto. Uno dei miei clienti, l\u2019anno scorso, mi ha chiesto proprio di riprendere a fare comics<\/em><\/strong>. Non toccavo una tavola da anni. Mio marito, che da qualche anno \u00e8 anche il mio collega nel lavoro, ha letto il panico nel mio volto quando il lavoro si \u00e8 concretizzato.\u00a0\u00c8 stato come riprovare a nuotare dopo essere quasi annegati. \u00c8 stato incredibile\u2026 non mi rendevo conto di quando mi fosse mancato questo media straordinario. La gestione della regia, la scansione del tempo, le inquadrature\u2026 ed ora ero anche in grado di colorare! \u00c8 stata una delle emozioni pi\u00f9 grandi di sempre.\u00a0Al momento ho ripreso a lavorare a diversi progetti di comics<\/em>, affiancati ad altri progetti di illustrazione.<\/p>\n La seconda svolta \u00e8 stata l\u2019insegnamento. L\u2019anno scorso ho cominciato (in collaborazione sempre con mio marito) ad insegnare<\/strong> con continuit\u00e0 a pi\u00f9 classi in una scuola superiore, un istituto professionale di cui sono innamorata, nella citt\u00e0 di Mantova. Siamo collaboratori esterni e possiamo insegnare disegno perch\u00e9 abbiamo dieci anni di carriera alla spalle, non perch\u00e9 ho un pezzo di carta che dice che sono brava, ma perch\u00e9 lo sono. Insegnare ai ragazzi \u00e8 un\u2019esperienza tra le pi\u00f9 belle e stimolanti che si possa avere. Grazie alle mie esperienze passate, posso dare loro la prospettiva del cambiamento come fattore positivo, guidandoli con maggiore realismo nel mercato del lavoro attuale. Li amo tutti. Voglio insegnare loro che con la determinazione possono arrivare ovunque vogliano, indipendentemente dai duri giudizi altrui.<\/p>\n I miei supporter<\/em> sono quasi completamente ex clienti e\/o amici. Persone che credono in quello che faccio. E qui torniamo al fulcro di questa lettera: la necessit\u00e0 di essere amati.<\/p>\n Voglio spendere le ultime parole per tutti gli artisti (di ogni genere, non solo disegnatori) che hanno difficolt\u00e0 economiche o creative in questo momento difficile. Io ci sono riuscita: ho combattuto e ne sono uscita<\/strong>. Il mio nome non vi dir\u00e0 niente, ma spero che la mia esperienza vi possa parlare. Non \u00e8 impossibile distruggere questi problemi. Se siete stanchi, avviliti, se vi sentite sostituibili, affidatevi alle persone che vi amano davvero e fatevi proteggere: non permettete a nessuno di divorare la vostra voglia di creare. Siete unici, come sono unica io, e non dovete permettere a nessuno di dire il contrario.<\/p>\n Buona fortuna.<\/p><\/blockquote>\n <\/p>\n
\nNella speranza che la sua lettera possa essere un messaggio di speranza e cambiamento per tutti coloro che nel mondo del fumetto vivono un momento di infelicit\u00e0, Manuela Soriani ci ha chiesto di darle voce e pubblicare sulle nostre pagine virtuali la sua lettera. Abbiamo accolto volentieri la sua richiesta e ve la riproponiamo integralmente.<\/em><\/p>\n
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<\/a>La terza \u00e8 stata il mio Patreon, Butterflies<\/em><\/a>. Credevo avere tutto, di essere soddisfatta e felice\u2026 ma credo che questo sia uno stadio difficilmente raggiungibile per un artista. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa di nuovo da fare, da provare, da sperimentare. Dopo essere riuscita a guadagnarmi un lavoro pienamente entusiasmante, ho cominciato a sentire il bisogno di sperimentare su cose mie. Non potendo sperimentare per i clienti (non avrebbe senso, vengo assunta sulla base di un portfolio consolidato, e spesso vengo richiesta proprio per un determinato stile e\/o tecnica!) avevo bisogno di uno spazio mio in cui pastrocchiare e scarabocchiare. Ho deciso di provare ad aprire un Patreon mio. Nel giro di pochissimo tempo sono stata in grado di far partire Butterflies<\/em> come side project<\/em>.<\/p>\n