{"id":128983,"date":"2014-10-01T17:00:25","date_gmt":"2014-10-01T15:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/?p=128983"},"modified":"2016-02-25T08:39:03","modified_gmt":"2016-02-25T07:39:03","slug":"numeri-dito-luna-vendite-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/laredazioneblog\/numeri-dito-luna-vendite-fumetti\/","title":{"rendered":"Numeri, dito, Luna"},"content":{"rendered":"
Ma quali altri dati servirebbero, per tentare di disegnare il mercato del fumetto?<\/strong>
<\/a>Forse perch\u00e9 la difficolt\u00e0 di recuperarli \u00e8 notevole, spesso i numeri di vendita\/tiratura sembrano esaurire le discussioni sullo stato del nostro mercato fumettistico<\/strong>. Altrettanto spesso, lodiamo i numeri e la costanza di Tex<\/em>, Topolino<\/em> e Dylan Dog<\/em> (prestazioni impressionanti a livello di Europa e USA), facciamo previsioni sul futuro delle testate Bonelli<\/em> e la chiudiamo l\u00ec.
\nMa quelle cifre dovrebbero essere punto di partenza<\/strong>, rappresentano il dito, non la Luna. E, per di pi\u00f9 un dito monco, perch\u00e9 ci dicono qualcosa solo di alune realt\u00e0. Che dominano il mercato, certo, ma, di nuovo, se l’obiettivo \u00e8 capire il mercato del fumetto, abbiamo bisogno di altri dati, altrimenti continueremo a parlare delle stesse realt\u00e0<\/strong>.
\nVale intanto la pena di sottolineare la difficolt\u00e0 di recuperare dati di vendita: si pensi che nel Rapporto sul graphic novel 2013<\/em> dell’AIE<\/em> (Associazione Italiana Editori) si scrive senza giri di parole che: “mentre \u00e8 possibile quantificare i dati del venduto delle pubblicazioni classificate come \u00abgraphic novel\u00bb nelle librerie, risulta pressoch\u00e9 impossibile estrapolare il medesimo dato da fumetterie ed edicole (ma anche dalle vendite dirette) dato che non rientrano nelle rilevazioni operate dagli istituti di ricerca che seguono il mercato del libro<\/em>” (pag. 3).
\n Come usare numeri che ignorano fumetterie, edicole e fiere? Quanto possono essere significativi?<\/strong><\/p>\n
\nIntanto la distribuzione delle quote di mercato fra le varie testate e case editrici. Questa e la distribuzione delle vendite rispetto ai titoli ci d\u00e0 un’idea della biodiversit\u00e0 presente nel mercato (biodiversit\u00e0 nominale, per quella sostanziale serve ovviamente analisi su un altro livello). Sempre aiutandoci con i dati dagli altri mercati (per gli USA, www.comichron.com<\/a> d\u00e0 quelli del maggior distributore, Diamond<\/em>; per la Francia si pu\u00f2 utilizzare il rapporto annuale dell’ACBD<\/em><\/a>), possiamo iniziare a interrogare le differenze in quelle distribuzioni. Negli USA, nel 2014, che continua a registrare diminuzioni, non abbiamo niente come i tre titoli italiani citati all’inizio, ma abbiamo un centinaio di titoli che ogni mese vendono almeno 20.000 copie. In Francia, nel 2013 abbiamo oltre 280 titoli con tiratura annuale di almeno 20.000 copie. Questi numeri, comunque fra loro disomogenei sono, come dire, una vista sull’editoria, che ne indica variet\u00e0 di proposta e ricchezza globale generata. Ad accompagnare questi numeri servirebbero intanto stime sui punti di pareggio dei vari titoli.
\nMa un dato importante sarebbe la distribuzione di reddito da fumetto degli autori,<\/strong> come minimo il numero di autori (almeno scrittori e disegnatori) che vivono di solo fumetto. Questo permetterebbe di indagare sulla distribuzione della ricchezza che il mercato del fumetto genera e quindi, in ultima istanza, sulla sua capacit\u00e0 di attrazione e potenzialit\u00e0 di sviluppo.<\/p>\n