Mai avuta l’impressione che a Masashi Kishimoto non stiano proprio simpatiche le donne? Ebbene, dando una 
Insomma, una figura certo interessante e positiva per tutti i lettori, e le lettrici, del manga. Peccato che, a lei come a molte altre, non venga mai concesso di interferire o contribuire in modo considerevole alla trama principale, nemmeno quando, dal punto di vista narrativo, sarebbe sembrato ovvio, se non addirittura necessario. Questo, naturalmente, non è affatto normale. Nemmeno nella realtà di uno shonen, che è generalmente indirizzato a un pubblico maschile adolescenziale.
Gli esempi, infatti, abbondano. Da Ken Il Guerriero, Dragon Ball o One Piece, sino a giungere a Fairy Tail e il più vecchio Fullmetal Panic (tanto per citarne tra i più celebri), le figure femminili di spessore abbondano e sono tutte di gran valore – oltre che molto diverse fra loro, ricche di sfaccettature e con background personali profondi e fra i più disparati.Kishimoto, dal suo canto invece, non riesce o non vuole sforzarsi più di tanto, e in settecento capitoli di manga, riesce a propinarci solo una manciata di prototipi femminili: la donna incapace, la donna che non è donna, ma uomo e la donna da maltrattare.
Nel primo esempio racchiuderei quattro figure: Tenten (letteralmente evaporata nel corso del tempo, a lei non è stata concessa nemmeno una discreta abilità in battaglia), Temari (potentissima ninja che non verrà sviluppata come merita, bensì relegata semplicemente al seguito di Gaara), Ino (rivale ufficiale di Sakura e potenziale stimolo per un miglioramento, ma difatti utilizzata solo per celebrare Sasuke e la sua irraggiungibilità) e Hinata (dotata di abilità di combattimento potenzialmente illimitate, il suo unico obiettivo è Naruto e l’affogare nella propria incompetenza e sottomissione). Lasciate però alle nostre spalle le poverette che finiscono nel dimenticatoio o nel tritacarne dell’inutilità, a Kishimoto rimane a disposizione la seconda modalità di rappresentazione dell’universo femminile: la donna maschiaccio, la sua preferita. Non a caso, la madre del protagonista e il Quinto Hokage appartengono proprio a questa categoria che, sebbene abbia i suoi pro umoristici, certo non nega spazio alla banalità e, peggio, alla pateticità, visto che la sovrumana forza che Kishimoto affida a queste donne, viene sempre, in un modo o nell’altro, resa inutilizzabile. 
L’ultima categoria, infine, è quella, ahimè, delle donne da trattare male. Perché Kishimoto, nella sua più o meno inconscia misoginia, per far brillare i suoi protagonisti maschili (leggasi: Sasuke Uchiha) annichilisce e ridicolizza le donne che li circondano. Pensiamo a Karin, per esempio, che perpetua l’archetipo della donna innamorata del bello e impossibile da avere e che non solo non sa farsene una ragione – nemmeno fosse l’ultimo esemplare di maschio sulla faccia della Terra –, ma che non smette di amare Sasuke nemmeno dopo che lui le ha quasi tolto la vita. E infine, in chiusura, ritorniamo al punto di partenza. Torniamo da Sakura Haruno, una dei due co-protagonisti che, quando non viene considerata quasi come una comparsa, si rivela come una poveretta incapace senza vere e proprie aspirazioni che siano più importanti di Sasuke (anche lei, come Hinata per Naruto). Sakura è probabilmente uno dei più grandi fallimenti del manga di Naruto (il che dice molto, perché certo è in buona compagnia). Ciò non toglie, tuttavia, che in lei vivono una quantità di ‘se’ e di ‘ma’ che portano alla frustrazione generale. Sakura avrebbe potuto concorrere seriamente al posto di Hokage, essendo lei allieva di Tsunade. Sakura avrebbe potuto dimostrare come, con la sua astuzia, il suo intuito, la sua intelligenza, sia possibile contribuire a un progetto, di qualsiasi origine sia. Sakura sarebbe potuta essere un’eroina di genere e invece è finita sì, col diventare un esempio, ma con l’essere quello da non seguire.
Naruto con la Gazzetta dello Sport
Dal 29 aprile, troverete in edicola il primo volume del celebre manga realizzato da Masashi Kishimoto che parla delle 
La serie si è conclusa lo scorso anno dopo oltre 700 capitoli e dopo aver venduto oltre 200 milioni di copie in 15 anni. La Gazzetta, ora, propone in ordine cronologico la serie pubblicata in Italia per la prima volta nel 2000 dalla Panini. Un’edizione da collezione con grafica rivista, 200 pagine a volumi con in più approfondimenti e contenuti editoriali inediti. Ogni volume, che avrà il senso di letture all’orientale, conterrà al suo interno una stampa a colori collezionabile dell’illustrazione di copertina.
La collezione comprende la prima parte della serie raccontata nei primi 27 tankobon. Il primo volume, dal 29 aprile al costo di 4,99 €, è “Naruto Uzumaki” con al suo interno un poster in omaggio (30x42cm).
La collana sarà presentata in occasione del Napoli Comicon, la fiera del fumetto che ogni anno raduna migliaia di appassionati del settore. Qui sarà possibile acquistare il primo volume e prendere parte ad una serie di attività organizzate per l’evento (esibizioni Cosplayer, distribuzioni di card promozionali e installazioni).
Inoltre, per salutare l’eroe ninja, tutti i fan di Naruto hanno la possibilità di raccontare la propria passione attraverso foto, disegni, gif animate etc, utilizzando l’hashtag #goodbyenaruto.
Tutti i contenuti realizzati e condivisi tramite questo hashtag saranno raccolti in un social wall I ricordi più belli di Naruto accessibile da tutti i dispositivi e ospitato dalla pagina facebook Manga.persempre.
I contenuti più originali saranno poi selezionati e riproposti in una gallery sul sito dello store Gazzetta dedicato all’iniziativa.
Al seguente indirizzo troverete il sito ufficiale dell’iniziativa: http://goo.gl/kdgWFQ

