Il mio Tex, una testimonianza

Il mio Tex, una testimonianza

Fa sempre piacere quando i nostri lettori ci scrivono per commentare gli articoli che pubblichiamo, per farci sentire la loro voce e la loro opinione. E, Arturo Fabra, nostro lettore e autore delle parole che state per leggere, è stato il primo a scrivere un commento al pezzo d’esordio del nostro speciale SettantadiTex dedicato al ranger bonelliano.
Pochi giorno dopo, a quel bel commento è seguita una mail con questa sua testimonianza, che ci fa piacere pubblicare sul nostro blog, quale altro piccolo regalo ai settant’anni del più importante personaggio a fumetti italiano.

È dura avere la febbre in estate. A me capitò nel luglio 1971: avevo dieci anni ma ero già un nerd con gli occhiali da miope e lettore accanito di romanzi (Emilio Salgari) e fumetti (Topolino).
Passai diversi giorni a letto costringendo i miei genitori a esaurire l’acquisto dei “topolini” finché non chiesero all’edicolante che cosa potevano ancora farmi leggere.
Così mi capitò tra le mani Silver Star, il mio primo Tex.
E si aprì un mondo nel quale rimasero coinvolti mio padre e mio nonno, quindi non ci furono problemi a procurarsi gli arretrati e proseguire a seguire mensilmente le avventure di Aquila della Notte nella serie regolare e nella ristampa Tre stelle. In casa ogni tanto si parlava di quella storia in cui Tex era stato sconfitto a duello da Ruby Scott, di quando era finito in prigione, del brivido della caccia a El Diablero, dei suoi contatti con il voodoo. Di tutti i suoi amici e pard; El Morisco ci piaceva tanto, ma anche Morales, e l’avventura dell’assedio nella hacienda, che emozione!

Anche se negli anni a Tex si sono aggiunti tanti fumetti Bonelli (ovviamente Zagor,  Ken Parker e Magico Vento hanno e hanno avuto un posto privilegiato) e tanti altri di supereroi Marvel e DC, oggi l’unico che resta negli scaffali e nella lista acquisti mensili è sempre e solo lui: Tex.
In questi quarantasei anni di cammino insieme mi sono chiesto tante volte perché Tex, perché proprio lui.
E ancora non lo so per certo. Non è solo perché vince sempre, perché rifila dei cazzottoni biblici, per il caffè sempre caldo, la bistecca alta tre dita insieme al brontolone Kit Carson e i loro siparietti. Non so nemmeno se preferisco le avventure in solitaria, quelle solo in due con Carson o quelle in cui il quartetto è al completo. Ogni albo che apro è tornare a casa, trovare un’oasi di serenità e di avventura, anche di spunto a ricercare luoghi e storie (ora poi con internet è davvero uno scherzo).

So di sicuro che aspetto la nuova serie, Tex Willer, e già la copertina mi fa fremere (un Carson giovane tra la taglia del fuorilegge Tex e il manifesto di Mefisto – ok sarà pure fan service – ma ben venga!!!).
Ho cercato di bazzicare il mondo dei fumetti visto che negli anni per divertimento mi sono messo a scrivere (avventure per giochi di ruolo, collaborazioni con siti web di fantascienza – altra passione-, poi racconti e romanzi insieme a tre amici con cui formiamo un oscuro scrittore multiplo di nome Pelagio d’Afro nonché con il collettivo della Carboneria Letteraria) e quando ho incrociato alcuni disegnatori bresciani abbiamo anche provato a mettere giù una nostra storia di Tex mai finita.
Forse il motivo è che Tex è fedele a se stesso, coerente con le proprie premesse e un codice di vita che potrebbe sembrare anche utopico e obsoleto, ma così mantiene accesa nel mio cuore la fiamma della speranza di un mondo dove il bene vince sempre sul male, anche dopo difficili traversie e inevitabili sacrifici.

Chissà, ripensando ad alcune decisioni della mia vita, un po’ mi ha influenzato anche in questo.
E poi vuoi mettere la soddisfazione di farsi riprendere dal cassiere del supermercato perché io e il cliente prima di me stiamo discutendo del nuovo numero di Tex che lui ha appena comperato, ritardando la fila?
Tutto questo grazie alla enorme schiera di sceneggiatori e disegnatori che lavorano per noi lettori, primi fra tutti Gianluigi Bonelli, Aurelio Galleppini e Sergio Bonelli che, sono sicuro, sono stati accolti proprio da Aquila della Notte varcando la soglia  delle praterie celesti.
E proprio per questo, grazie a voi del Lo Spazio Bianco per l’amore che mettete negli articoli dedicati al nostro ranger.

Arturo Fabra