{"id":684,"date":"2023-03-20T11:31:24","date_gmt":"2023-03-20T10:31:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=684"},"modified":"2023-03-20T11:31:24","modified_gmt":"2023-03-20T10:31:24","slug":"linee-cinetiche-le-ley-lines-dei-manga-unanalisi-semiotico-esoterica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2023\/03\/20\/linee-cinetiche-le-ley-lines-dei-manga-unanalisi-semiotico-esoterica\/","title":{"rendered":"Linee cinetiche, le ley lines dei manga: un\u2019analisi semiotico-esoterica"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel 2020, <strong>Corentin Garrido<\/strong>, traendo ispirazione da un saggio dello studioso e traduttore <strong>Ryan Holmberg<\/strong> sulle linee cinetiche nei gekiga, ha completamente rivoluzionato il volume 6 di <strong><em>Astroboy<\/em> <\/strong>di <strong>Tezuka Osamu<\/strong>, mantenendo solamente le linee cinetiche e i simboli grafici ed eliminando tutto il resto, offrendo cos\u00ec una prospettiva nuova e stimolante non solo su quest\u2019opera, ma in generale sul fumetto tutto. Questo perch\u00e9 il gioco di linee e segni sulla pagina evoca immediatamente sia il dinamismo creato da Tezuka sia la potenza espressiva e comunicativa intrinseca in ogni segno.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019analisi chi segue si tenter\u00e0 di esporre in modo strutturato e ragionato quanto il concetto di linee cinetiche nella tavola di un fumetto giapponese sia affine a quello di ley lines (le cosiddette \u201clinee temporanee\u201d, \u201clinee geomantiche\u201d o \u201clinee geomagnetiche\u201d) nello spazio fisico di alcuni luoghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente, alla base di questo articolo non c\u2019\u00e8 nessuna ideologia new age o antiscientifica, ma semplicemente l\u2019intenzione di adottare nuovi metodi d\u2019indagine nell\u2019approfondimento del fumetto giapponese, con il proposito di stimolare ulteriori studi e ricerche che applichino approcci anticonvenzionali o alternativi nel momento in cui si prendono in considerazione i manga.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"424\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2023\/03\/ley-imm1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-688\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Due pagine di <em>Astroboy <\/em>di Garrido.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Un accenno storico sulle ley lines<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le ley lines vengono considerate dagli esperti del settore allineamenti rettilinei che collegano idealmente punti geografici di rilievo e strutture storico-archeologiche di diverso tipo. Esse consentono di scoprire e tracciare traiettorie occulte, che secondo alcuni formano una rete di antiche piste attraverso il paesaggio che interconnettono punti di importanza sacra o semplicemente storica((James Thurgill, \u201cA Strange Cartography: Leylines, Landscape and \u2018Deep Mapping\u2019 in the Works of Alfred Watkins\u201d, <em>humanities<\/em>, No. 4, 2015, pp. 637-638.)).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo concetto \u00e8 stato teorizzato da <strong>Alfred Watkins<\/strong> (1855-1935) nel 1921. Watkins, archeologo autodidatta e antiquario, mentre si trovava nell\u2019Herefordshire per raccogliere documentazione scritta e fotografica, not\u00f2 che antichi monumenti, fortezze, villaggi pre-romani, chiese, alberi e molti altri luoghi e oggetti sembravano allineati in modo inequivocabilmente intenzionale: lunghe tracce rettilinee sembravano incidere il loro percorso attraverso il paesaggio e Watkins attribu\u00ec la causa di queste linee all&#8217;et\u00e0 dei monumenti che le segnavano, riconducendo tutto all\u2019uomo primitivo. Quella di Waktins non era tanto la scoperta di una \u201cgenealogia magica\u201d dei luoghi \u2013 seppur si presentava come un primissimo tentativo di geografia alternativa, che mirava a unire gli studi sullo spazio e sull\u2019ambiente con quelli sull\u2019occulto \u2013 quanto una ricerca finalizzata a indicare le ley lines come un sapere antico e dimenticato, o meglio come un insieme di saperi, perduti ma immanenti. Watkins insisteva sul fatto che tale conoscenza fosse incorporata nel paesaggio, lasciata a noi da scoprire. Nei suoi termini, quindi, la scoperta delle ley lines, in ogni posto del mondo, sarebbe stata un modo di ripercorrere la storia, per svelare le narrazioni dietro ai luoghi e ripensare il paesaggio, un modo particolare di conoscere i luoghi e di sviluppare una biografia per essi e su di essi((Thurgill, \u201cA Strange\u2026\u201d, pp. 639-640.)).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Watkins le ley lines appartengono a quella classificazione in cui le linee sono generate attraverso un processo di produzione; tracciano connessioni tra gli oggetti antichi e li legano al paesaggio e, in quanto tali, sono valorizzati da qualcosa di molto pi\u00f9 che una semplice indicazione di scala, distanza, direzione o destinazione. In quanto linee, le ley lines forniscono un significato e suggeriscono che i nostri antenati conoscevano la terra che li circondava in un modo che molti ritengono sia andato perduto nell&#8217;esistenza urbana contemporanea. Esse arricchiscono la storia attraverso l&#8217;approfondimento della nostra interrelazione con il mondo naturale e, cosa ancora pi\u00f9 importante, forniscono un modo per rientrare nel paesaggio, per mappare, ripercorrere, reimmaginare e far risorgere la nostra posizione all&#8217;interno e tra i luoghi. Le ley lines implicano un significato nascosto presente tra i luoghi; indicano un movimento tra le sfere, aree che un tempo potevano apparire come il milieu ostile di uno spazio altrimenti astratto. Possono essere viste come un modo per dare un senso alle cose, per fornire chiarezza attraverso la creazione di una mappatura ravvicinata o &#8220;profonda&#8221; del paesaggio((Thurgill, \u201cA Strange\u2026\u201d, pp. 641.)).<\/p>\n\n\n\n<p>Le ley lines, quindi, non sono solo una \u201cscoperta\u201d, ma altres\u00ec un metodo di ricerca, un concetto strutturale utile a mappare un territorio o un immaginario, come verr\u00e0 spiegato pi\u00f9 approfonditamente nel successivo paragrafo. D\u2019altronde, come sa chi si occupa di narrazione, le storie possono riecheggiare e rifrangersi attraverso la, e accanto alla, storia scientifica dell&#8217;umanit\u00e0((Gordon White, <em>Star.Ships: A Prehistory of the Spirits<\/em>, Scarlet Imprint, 2016, p. 9.)). Nel mondo pre-moderno, quando le persone scrivevano riguardo al passato erano pi\u00f9 concentrate su cosa aveva significato un determinato evento. Il mito era un evento che accadeva una sola volta ma che, in qualche modo, era destinato a ripetersi per sempre e la mitologia diventava una forma d\u2019arte che superava la storia e andava a evidenziare ci\u00f2 era senza tempo nell\u2019esistenza umana((White, <em>Star.Ships<\/em>\u2026, p. 105.)). Il mito, nel suo essere intrinsecamente camaleontico, funziona in opposizione alla religione, che \u00e8 monolitica e dogmatica: dove il mito incoraggia un ampio spettro di credenze, il dogma restringe il campo entro stretti limiti. L\u2019abilit\u00e0 del mito \u00e8 quella di tenere aperte le porte dell\u2019immaginazione all\u2019interno di un framework costrittivo((White, <em>Star.Ships<\/em>\u2026, p. 298.)).<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni sono molti i media che hanno esplorato il rapporto tra mitologia, percorsi di conoscenza ed esplorazione alternativi e \u201cmagici\u201d e mappatura dell\u2019immaginario. Uno di quelli che mi sento di citare brevemente \u00e8 <em><strong>Moon Hunters<\/strong><\/em> (2016), videogioco sviluppato e pubblicato da <strong>Kitfox Games<\/strong>, che cerca, attraverso il gameplay, il lavoro artistico su character design e background, il worldbuilding, la colonna sonora e una narrazione non lineare, di mettere al centro le storie e del loro ruolo nel plasmare il mondo. Per quanto sia possibile trovare alcuni difetti, \u00e8 un progetto animato dalla voglia di raccontare qualcosa di diverso e dalla volont\u00e0 di creare un\u2019atmosfera mitologica ma accogliente, dove la ripetizione e il caso diventano sigilli da rompere per accedere al cuore del gioco e della propria esperienza emotiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il legame tra ley lines e linee cinetiche<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fatta questa breve introduzione, credo che possa cominciare a essere pi\u00f9 chiaro quale sia il legame tra ley lines e linee cinetiche nei manga. Cos\u00ec come le prime permettono di mappare un territorio, le seconde permettono di mappare una pagina a fumetti. Movimenti e flussi di energia, visivi, concettuali e ipotetici, vengono coinvolti grazie a entrambe, permettendo inoltre di scoprire le direttive occulte che muovono l\u2019immaginario legato alle rispettive controparti fisiche. Eccola, quindi, la vera connessione tra le due: la possibilit\u00e0 di mappare e cartografare territori di qualsiasi tipo, che siano pianure o pagine, ridefinendo i confini dell\u2019immaginario. Questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che ha fatto Corentin Garrido con <em>Astroboy 6<\/em>, cio\u00e8 provare a descrivere la forza grafica ed emotiva e la dinamicit\u00e0 del segno di Tezuka spogliandolo dei disegni stessi per veicolare diversi aspetti, che combinano qualcosa di definibile come \u201cmovimento puro\u201d ed \u201cemozione pura\u201d, evocando un preciso immaginario per ribaltarlo e, allo stesso modo, ridefinire la funzione delle singole vignette e della pagina. Le linee cinetiche permettono di leggere una pagina (o pi\u00f9 pagine) di un manga attraverso modalit\u00e0 inedite, scatenando reazioni che sono allo stesso tempo inconsce e perfettamente razionali: rendere visibili diversi tipi di movimento significa per l\u2019autore mettere a disposizione un set grafico collaudato e di immediata comprensione, ma altres\u00ec permette al lettore di generare movimento partendo da qualcosa di fermo, ovvero di generare la vita dalla morte. Per questo le linee cinetiche possono essere le ley lines dei fumetti, perch\u00e9 inglobano la doppia energia di autore e lettore, guidando alla costruzione di pagine dinamiche e alla lettura partecipata. Come \u00e8 ovvio che sia, non tutti gli autori e le autrici riescono perfettamente in questo intento, e ancora meno sono quelli o quelle che donano un apporto originale alla materia, cos\u00ec come non tutti i lettori apprezzano certi tecnicismi.<\/p>\n\n\n\n<p>Holmberg scrive che, come ogni lettore di manga d\u2019azione dagli anni Sessanta in poi sa perfettamente, la caratteristica distintiva delle linee cinetiche nei fumetti giapponesi contemporanei \u00e8 la loro comune apparizione come un campo di linee ravvicinate, quasi parallele o a raggiera. Naturalmente si usano anche sottili scie o fasci di linee e altro ancora, ma ci\u00f2 che \u00e8 incisivo \u00e8 spesso l\u2019immagine delle linee cinetiche che riempiono un\u2019intera vignetta, trascendendo la loro funzione di tracce di un movimento passato o progressivo e raggiungendo una multifunzionalit\u00e0 che pu\u00f2, allo stesso tempo, indicare il movimento fisico dei corpi, esprimere il movimento \u201cnervoso\u201d (cio\u00e8 del sistema nervoso) delle menti e delle emozioni, focalizzare visivamente l\u2019occhio del lettore su elementi grafici prescelti e integrare il design delle pagine (e persino di intere opere) attraverso un modello quasi-geometrico condiviso((Ryan Holmberg, \u201cThe Eye and the Storm: Speed Lines and Gekiga FX\u201d, <em>International Journal of Comic Art<\/em>, Vol. 15, No. 2, 2013, pp. 394-395.)). Per questo, negli esempi pi\u00f9 felici, invece di vedere le cose muoversi, il lettore percepisce di osservare il \u201cmovimento stesso\u201d.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"369\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2023\/03\/ley-imm2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-690\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tipico esempio della &#8220;strada&#8221; di linee cinetiche in <em>Akira<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Se si prende <strong><em>Akira<\/em> <\/strong>(1982-1990) di <strong>\u014ctomo Katsuhiro<\/strong> (1954-), in molte pagine e vignette si pu\u00f2 notare che, quando i personaggi si muovono su veicoli, le linee cinetiche pi\u00f9 che circondare i soggetti o dirigersi verso essi \u2013 eventi che di tanto in tanto si verificano comunque \u2013 creano una sorta di pavimentazione o tunnel della velocit\u00e0, che permettono ai personaggi di viaggiare sopra le linee cinetiche o immersi in esse. Questa \u00e8 senza dubbio una delle rivoluzioni grafico-concettuali portate al grande pubblico dall\u2019autore giapponese con la sua opera pi\u00f9 famosa, un elemento che meriterebbe di essere preso in esame come caso di studio singolo, ma sono diversi gli esempi pi\u00f9 recenti che si discostano dalla mera imitazione di un modello paradigmatico come <em>Akira<\/em> per adottare soluzioni innovative.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella due serie <em><strong>Levius<\/strong><\/em> (2012-2015) e <strong><em>Levius\/est<\/em> <\/strong>(2015-2021), l\u2019autore <strong>Nakata Haruhisa<\/strong>, utilizza le linee cinetiche solo negli scontri fisici, ma in due modi differenti: inglobandole nei corpi dei combattenti per enfatizzare il movimento degli stessi e la forza dei colpi o disegnando onde d\u2019aria\/calore per segnalare il surriscaldarsi dell\u2019atmosfera provocato dai duelli (fattore che si presta bene alla serie dall\u2019impianto narrativo steampunk). Il primo tipo di uso credo sia particolarmente rilevante, perch\u00e9 sposta la visualizzazione del movimento da \u201cverso i corpi\u201d a \u201cnei corpi\u201d, cercando di rendere evidente quanto la velocit\u00e0 non sia solamente qualcosa di percepito o percepibile, ma diventi effettiva perch\u00e9 espressa attraverso la sua aderenza a un organismo fisico, che scatena determinati impatti e reazioni. Sicuramente, questo \u00e8 possibile grazie al segno e all\u2019impostazione di Nakata, che si rifanno molto al fumetto europeo e rendono possibili espressioni (e teorizzazioni su di esse) differenti rispetto alla maggior parte del fumetto mainstream giapponese((\u00c8 interessante notare come sia \u014ctomo che Nakata, di generazioni diverse, non manchino di palesare influenze europee nei loro fumetti, e che entrambi siano giunti, il primo in maniera pi\u00f9 incisiva e il secondo probabilmente meno, a portare una certa freschezza nell\u2019uso delle linee cinetiche. Anche Fujiwara Kamui (1959-) utilizza soluzioni simili a quelle di \u014ctomo (ringrazio per l\u2019iniziale segnalazione Matteo Caronna di <a href=\"https:\/\/terreillustrate.blogspot.com\/\">Terre Illustrate<\/a>), ma ha affermato in un\u2019<a href=\"https:\/\/www.animeclick.it\/news\/48924-lucca-2015-reportage-degli-incontri-con-kamui-fujiwara\">intervista<\/a> che la sua ispirazione non viene dall\u2019autore di <em>Akira<\/em> ma da Moebius, che \u00e8 poi anche per lo stesso \u014ctomo e per Nakata un deciso punto di riferimento. Sembra quindi che ci siano delle connessioni tra innovazione grafica nelle linee cinetiche nei manga e fumetto europeo, connessioni da esplorare e approfondire debitamente.)).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"600\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2023\/03\/ley-imm3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-691\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Onde d&#8217;aria\/calore intorno al protagonista e linee cinetiche che si estendono a raggiera nel sacco dopo l&#8217;impatto in <em>Levius<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Se si guarda al manga alternativo e sperimentale, un nome che viene subito in mente per le innovazioni grafiche impiegate \u00e8 <strong>Yokoyama Y\u016bichi<\/strong> (1967-). Yokoyama non solo ha rivoluzionato l\u2019uso delle linee cinetiche, ma ha fatto un passo oltre rendendo \u201cmovimento\u201d il suono, con un lavoro mastodontico sulle onomatopee, la loro resa grafica e uditiva. Per le linee cinetiche, come sottolinea sempre Holmberg in un suo articolo per il <a href=\"https:\/\/www.tcj.com\/eye-drum-yokoyama-yuichi-and-audiovisual-abstraction-in-comics\/\">The Comics Journal<\/a>, gi\u00e0 da <em><strong>Il viaggio<\/strong><\/em> (2006, in Italia per Canicola Edizioni nel 2011) Yokoyama sceglie di considerare il <em>cinematismo<\/em> nel fumetto come un\u2019attivit\u00e0 che coinvolge non solo immagini in movimento, ma anche occhi in movimento. <em>Il viaggio<\/em>, un wordless manga ambientato quasi interamente su un treno ad alta velocit\u00e0 simile allo shinkansen giapponese, \u00e8 particolarmente significativo in questo senso perch\u00e9, attraverso il concetto di cinematismo, apre a riflessioni feconde. <strong>Thomas Lamarre<\/strong>, nel suo libro <em>The Anime Machine: A Media Theory of Animation<\/em>, riflette sul cinematismo sostenendo che la visione attraverso il finestrino del treno, che coinvolge il treno stesso come un apparato teorico e fisico diverso dal cinema, pone l\u2019accento su velocit\u00e0 e movimento. Inoltre, l\u2019autore si sofferma sul fatto che l\u2019essenza del cinematismo risieda nell\u2019uso di apparati mobili di percezione, che servono sia a dare allo spettatore la sensazione di trovarsi al di sopra del mondo e quindi di controllarlo, sia a far crollare la distanza tra spettatore e bersaglio, alla maniera della logica balistica del colpo istantaneo((Thomas Lamarre, <em>The Anime Machine: A Media Theory of Animation<\/em>, Minneapolis, University of Minnesota Press, 2009, p. 5.)). Yokoyama, molto pi\u00f9 che negli altrettanto complessi <em><strong>Baby Boom<\/strong><\/em> (2009) o <em><strong>World Map Room<\/strong><\/em> (2013), porta agli estremi questa soluzione, facendo collassare occhio e movimento sulla pagina, muovendo l\u2019occhio del lettore attraverso prospettive impensabili, giocando con la sequenzialit\u00e0 del fumetto, e allo stesso tempo facendolo scontrare con il movimento tecnologico, velocissimo e inafferrabile del treno, reso con linee cinetiche geometriche, dense e onnipresenti che si impongono sulla visione sovrastandola e dichiarando il dominio della velocit\u00e0 e del \u201cmovimento puro\u201d sulla visione.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"655\" height=\"422\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2023\/03\/ley-imm4-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-693\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Vignetta de <em>Il viaggio<\/em> dove le linee cinetiche si impongono in modo evidente.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, riassumendo quanto detto in precedenza, si pu\u00f2 affermare che ley lines e linee cinetiche nei manga condividano alcune caratteristiche: mappano il territorio di riferimento (terreni o pagine), rendono possibile di leggere i suddetti territori in modi inconsueti e singolari e stimolano riflessioni sotterranee sull\u2019immaginario che le ingloba attraverso il mezzo che utilizzano. Mi \u00e8 parso interessante vedere i sottili legami che uniscono Tezuka ai videogiochi, Garrido a Yokoyama, il tutto passando per ley lines e linee cinetiche: \u00e8 proprio come se tutto fosse connesso, anche se \u00e8 probabile che siano soltanto salti mortali interpretativi. Gli esempi utilizzati non sono certamente esaustivi per uno studio delle o sulle linee cinetiche, ma sono stati scelti per la loro relativa vicinanza temporale. Visto che ogni caso specifico potrebbe sicuramente meritare una trattazione a parte, la speranza \u00e8 che queste riflessioni possano portare a tentativi di studi originali \u2013 come d\u2019altronde lo \u00e8 questo, un tentativo \u2013 che amplino i discorsi critici in Italia intorno al fumetto giapponese, spesso in balia di superficialit\u00e0, aneddotica e mancanza di approfondimento, in particolare riguardo alla parte grafico-visuale. I propositi sono sempre quelli che animano questo blog in generale, ovvero spingere ad analisi che scandaglino le opere senza accontentarsi di riflessioni superficiali, ma provino, anche azzardando interpretazioni astruse o teorie avventate \u2013 come sto facendo in questo caso \u2013 a scuotere la critica rompendone le coordinate date per certe. La scelta di questo tipo di comparazione, forse leggermente audace in certi termini, deriva dal mio interesse personale non solo verso entrambi gli argomenti, ma anche verso la volont\u00e0 di costruire uno spazio pi\u00f9 aperto rispetto alle solite e riciclate formule della critica letteraria, spesso erroneamente prestata al fumetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2020, Corentin Garrido, traendo ispirazione da un saggio dello studioso e traduttore Ryan Holmberg sulle linee cinetiche nei gekiga, ha completamente rivoluzionato il volume 6 di Astroboy di Tezuka Osamu, mantenendo solamente le linee cinetiche e i simboli grafici ed eliminando tutto il resto, offrendo cos\u00ec una prospettiva nuova e stimolante non solo su quest\u2019opera, ma in generale sul fumetto tutto. Questo perch\u00e9 il gioco di linee e segni sulla pagina evoca immediatamente sia il dinamismo creato da Tezuka sia la potenza espressiva e comunicativa intrinseca in ogni segno. Nell\u2019analisi chi segue si tenter\u00e0 di esporre in modo strutturato<\/p>\n","protected":false},"author":752,"featured_media":696,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Linee cinetiche, le ley lines dei manga: un\u2019analisi semiotico-esoterica - La Grande Onda","description":"Nel 2020, Corentin Garrido , traendo ispirazione da un saggio dello studioso e traduttore Ryan Holmberg sulle linee cinetiche nei gekiga, ha completamente rivol"},"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[137,139,138,144,143,10,142,141,140],"class_list":["post-684","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-manga-analisi","tag-akira","tag-il-viaggio","tag-levius","tag-ley-lines","tag-linee-cinetiche","tag-manga","tag-nakata-haruhisa","tag-otomo-katsuhiro","tag-yokoyama-yuichi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/684","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/users\/752"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=684"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/684\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/media\/696"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=684"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=684"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=684"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}