{"id":68,"date":"2019-05-02T16:52:12","date_gmt":"2019-05-02T14:52:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=68"},"modified":"2019-05-02T16:52:12","modified_gmt":"2019-05-02T14:52:12","slug":"tradurre-2-intervista-a-juan-scassa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2019\/05\/02\/tradurre-2-intervista-a-juan-scassa\/","title":{"rendered":"Tradurre #2 – Intervista a Juan Scassa"},"content":{"rendered":"

Juan Scassa<\/strong> ha tradotto<\/em> Fiori Rossi e<\/em> Destino di Tsuge Yoshiharu<\/em> e<\/em> I pescatori di mezzanotte di Tatsumi Yoshihiro<\/em> per Oblomov Edizioni<\/em>, Ping Pong di Matsumoto Taiy\u014d<\/em>, Shine! e<\/em> La sposa davanti alla stazione di Kago Shintar\u014d per Hikari<\/em>, Il bambino di Dio e<\/em> Viaggio alla fine del mondo di Nishioka Ky\u014ddai per Dynit Showcase e <\/em>La nuova isola del tesoro di Tezuka Osamu per Rizzoli Lizard. Ha pubblicato i due scritti <\/em>Un monte Fuji negativo – L’heta-uma di Hanakuma Yusaku (in Tokyo Zombie, Hanakuma Yusaku, Coconino) e <\/em>Dalla letteratura Buraiha al fumetto gekiga (in Citt\u00e0 arida, Tatsumi Yoshihiro, Coconino). Gestisce inoltre <\/em>Becomix<\/a>,\u00a0database e marketplace di fumetti di qualsiasi genere, con annesso blog di critica e approfondimento fumettistico.<\/em><\/p>\n

 <\/p>\n

Quando e come nasce la tua passione per il Giappone?<\/strong><\/p>\n

Domanda difficile da rispondere, in quanto la realt\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 sfaccettata rispetto a quella che uno si rappresenta. Negli anni del liceo decisi di studiare il giapponese perch\u00e9 ero patito di jidaigeki<\/em> (Seppuku<\/em> di Kobayashi \u00e8 tuttora tra i miei film preferiti di sempre) e volevo leggere Mishima in lingua originale. Ora che un po’ di anni son passati credo questa passione sia nata per motivi meno intellettuali. In un artbook di Dragon Ball<\/em> comprato alle medie si vedevano questi balloon, o meglio fukidashi<\/em>, pieni di kanji<\/em>. Forse ho deciso in seguito di studiare il giapponese per capire come funzionava questa misteriosa scrittura. Probabilmente \u00e8 partito tutto dal mistero dei kanji<\/em>.<\/p>\n

In quale momento hai capito che studiare giapponese all’universit\u00e0 poteva essere la giusta scelta lavorativa per il futuro?<\/strong><\/p>\n

Non ho mai pensato al lavoro.\"\"<\/p>\n

Sei un grande conoscitore del gekiga<\/em> manga e hai tradotto Tatsumi Yoshihiro e Tsuge Yoshiharu. Che impatto pensi abbia avuto il gekiga<\/em> in Italia?<\/strong><\/p>\n

Non so quale impatto possa avere il gekiga<\/em> in Italia, posso dire quello che \u00e8 stato per me, ovvero una “manna dal cielo”. Essendo un appassionato di fumetti fin da piccolissimo, il “gekiga” (termine che va bene come etichetta, ma bisogna sapere che la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa) rappresenta una miniera quasi inestinguibile di tesori. Fumetti dal contenuto adulto che mi hanno permesso di continuare a ricercare con rinnovato interesse nel fumetto giapponese, dopo un periodo di personale stanchezza.
\nIl fumetto in Italia sta vivendo un periodo felice per certi aspetti e infelice per altri. Se \u00e8 molto positivo l’arrivo di Tsuge<\/strong> in Italia, forse personalmente avrei preferito una pianificazione editoriale integrale e filologica, ma ci sono pi\u00f9 editori coinvolti e ognuno ha le proprie esigenze. Canicola con L’uomo senza talento<\/em> ha fatto davvero un ottimo lavoro divulgativo (tutto merito del libro di per s\u00e9, dice Vincenzo Filosa), come anche inserire Nejishiki<\/em> su Linus<\/em>. In ogni caso l’Italia \u00e8 stato il paese in cui Tsuge \u00e8 stato pubblicato maggiormente: sui racconti di Garo<\/em> per una volta abbiamo battuta la Francia nei tempi, di questo dovremmo esserne soddisfatti tutti.<\/p>\n

Qual \u00e8 il tuo approccio al lavoro? Come affronti un nuovo manga da tradurre?<\/strong><\/p>\n

Ogni opera richiede una diversa impostazione. Tradurre Tsuge non \u00e8 tradurre Nagai<\/strong> e tradurre Nagai non \u00e8 tradurre uno sh\u014dnen. Non sto dicendo che ci sia qualcosa pi\u00f9 semplice di altro, sia ben chiaro. Un manga semplice pu\u00f2 risultare di pi\u00f9 difficile resa, mentre un manga con un lessico molto specifico, una volta superate certe difficolt\u00e0, scivola liscio. Non c’\u00e8 una strategia definita per ogni lavoro, l’esperienza aiuta molto. In ogni caso \u00e8 molto importante decidere il tono e seguire una coerenza interna, piuttosto di una fedelt\u00e0 assoluta al testo. Credo che si sia molto pi\u00f9 fedeli traducendo il senso rispetto ai vocaboli.
\nDetto ci\u00f2 si parte sempre dalla lettura dell’opera, si identificano gli eventuali elementi su cui bisogna fare ricerca. Solitamente faccio due o tre stesure di un testo.<\/p>\n

Ci vuole pi\u00f9 impegno, passione o una combinazione di entrambi per questo tipo di lavoro? E quanto \u00e8 importante essere fruitori costanti di manga per farlo al meglio?<\/strong><\/p>\n

Considerando che \u00e8 un lavoro in linea generale pagato molto poco, richiede molti sacrifici: impegno e passione si mescolano e spesso diventano insofferenza e frustrazione. Non credo che essere costanti fruitori di manga sia necessario per avere una buona traduzione. Una buona conoscenza dell’italiano \u00e8 senza dubbio pi\u00f9 utile. Tuttavia un’infarinatura della grammatica del fumetto \u00e8 necessaria.<\/p>\n

Dalle risposte si nota come tu viva in maniera viscerale la tua passione e il tuo lavoro, visto che la professione di traduttore pu\u00f2 portare numerose soddisfazioni ma anche, come hai accennato, insofferenza e frustrazione. Pensi come Bianciardi che “tradurre sia un mestiere micidiale”?<\/strong><\/p>\n

\u00c8 un mestiere micidiale in pi\u00f9 sensi. Sia per quel che riguarda il lavoro vero e proprio, sia per quel che riguarda il rapporto con il mondo editoriale, in piena crisi economica e culturale.<\/p>\n

\"\"<\/p>\n

Hai tradotto Il bambino di Dio<\/em> dei fratelli Nishioka, un manga atipico per diversi aspetti, da quello grafico a quello contenutistico-tematico e che ha avuto un notevole clamore all’interno dell’ambiente. Le case editrici italiane, grazie allo sdoganamento di opere come questa, potranno scavare ancora di pi\u00f9 nelle pubblicazioni underground o indipendenti per proporre titoli semisconosciuti, ma stimolanti e peculiari, al pubblico italiano?<\/strong><\/p>\n

Le case editrici sono aziende: devono creare prodotti da vendere. In un momento di saturazione paga di pi\u00f9 seguire un proprio percorso, anche estremo, rispetto a seguire quello che sembra la moda. Dynit \u00e8 stata molto coraggiosa nei titoli, credo sia stata ripagata dai lettori che nella collana Showcase riconoscono una chiara linea editoriale e scelte non scontate.<\/p>\n

Gestisci su Facebook la pagina Scrittori giapponesi del Novecento \u2013 Kingendai Bungaku<\/em>, dedicata alla letteratura giapponese dello scorso secolo. Quanto \u00e8 importante, secondo te, il legame tra letteratura e fumetto nel contesto culturale giapponese?<\/strong><\/p>\n

Ultimamente cerco di stare fuori dai social e quindi le varie pagine che gestisco stanno un po’ patendo l’assenza. Per molto tempo ho pensato di invadere Facebook con contenuti culturali, mentre in questo momento sono pi\u00f9 propenso a pensare che i social network siano un luogo utile esclusivamente per comunicazione \u201cusa e getta\u201d. Per un motivo o per l\u2019altro i social sono diventati una specie di cloaca maxima<\/em> di sentimenti.
\nTornando alla domanda: tutto dipende dalle opere. Se pu\u00f2 servire avere una conoscenza sulla letteratura giapponese per tradurre Tsuge, per dire, questa non \u00e8 necessaria per tradurre opere pi\u00f9 contemporanee. Nel contesto culturale giapponese la carta, la scrittura e le immagini hanno sempre avuto un ruolo in primo piano. Oggi con l’era digitale qualcosa sta cambiando, ma il Giappone \u00e8 uno stato dove si \u00e8 stampato e letto sempre molto.
\nNon credo che fumetto e letteratura si siano parlati molto in Giappone (e con questo non sto dicendo che non si siano parlati assolutamente), credo che il comune contesto culturale abbia influenzato in maniera analoga entrambe le arti (come ho scritto in una postfazione a Tatsumi, paragonando il gekiga alla scuola decadente Buraiha).<\/p>\n

Quali consigli daresti a chi oggi vuole diventare traduttore dal giapponese?<\/strong><\/p>\n

Di non farlo! (Scherzo). Unico consiglio: pratica, pratica, pratica. Tradurre cose gi\u00e0 tradotte, paragonarle, rilavorarle e specializzarsi in linguaggi tecnici.<\/p>\n

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Ringrazio Juan Scassa<\/strong> per la gentilezza e la disponibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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