{"id":528,"date":"2022-01-22T11:29:47","date_gmt":"2022-01-22T10:29:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=528"},"modified":"2022-01-22T11:29:48","modified_gmt":"2022-01-22T10:29:48","slug":"su-bastard-eromanga-e-fantasy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2022\/01\/22\/su-bastard-eromanga-e-fantasy\/","title":{"rendered":"Su Bastard!!, eromanga e fantasy"},"content":{"rendered":"\n
Non star\u00f2 qui a presentarvi Bastard!! L\u2019oscuro dio distruttore<\/strong><\/em> (1988) di Hagiwara Kazushi<\/strong>. \u00c8 un manga di cui si sa praticamente tutto (storia, contesto, cambio di rivista e target, irregolarit\u00e0 di uscita, ecc.) e che ha la sua nutrita base di appassionati.<\/p>\n\n\n\n Quello che trovo interessante, invece, nel percorso del suo autore \u00e8 l\u2019estrema consapevolezza del potenziale visivo della propria creazione. Un immaginario fantasy classico, dalle sfumature medievaleggianti, creato per\u00f2 mescolando tradizioni culturali provenienti da paesi diversi che vanno a creare un melting pot abbastanza sui generis, in cui vengono poi calati elementi fortemente erotici (soprattutto un classico binomio di componenti ecchi e harem). Tutto ci\u00f2 \u00e8 particolarmente rilevante proprio perch\u00e9 l\u2019utilizzo di personaggi molto conosciuti in un contesto anarchico cattura doppiamente i lettori\/fan (chi interessato al marchio Bastard!!<\/em> e chi ai contenuti espliciti disegnati bene) e riscrive l\u2019opera. Oggi, in Italia come in Giappone, Bastard!!<\/em> sembra essere ricordato pi\u00f9 per le sue componenti erotiche che non per la sua storia o i suoi disegni. Hagiwara, quindi, potrebbe benissimo aver pensato: \u201cVi interessa solo il sesso? Benissimo, vi do tutto quello che sognate, ma pompato all\u2019ennesima potenza, vediamo chi si stanca prima\u201d. In questo modo il fumetto non \u00e8 diventato la parodia di s\u00e9 stesso, ma direttamente qualcos\u2019altro, esplicitando all\u2019inverosimile solo alcune delle sue componenti, cio\u00e8 la parte erotico-sessuale e alcuni tratti del carattere dei personaggi, rendendo i toni totalmente parossistici.<\/strong> Se in Shitae<\/strong><\/em> (\u201cSketch approssimativi\u201d) e Shitae Ni<\/strong><\/em> (\u201cSketch approssimativi 2\u201d), prime d\u014djinshi di STUDIO LOUD IN SCHOOL, la componente sessuale \u00e8 assente e, in mezzo a pagine e character design abbozzati ma d\u2019impatto, compaiono di tanto in tanto corpi nudi, \u00e8 invece con la successiva serie di Expansion Set<\/strong><\/em> che inizia quel tipo di riflessione di cui si parlava in precedenza. Pur rimanendo in schemi sessuali abbastanza vanilla<\/em> \u2013 senza parafilie o feticismi troppo controversi, anche se con un taglio prevalentemente machistico che gioca le sue rare note divertenti sulla personalit\u00e0 istrionica di Dark Schneider \u2013 gli autori si concentrano su elementi bombastici e rappresentazioni oltre il limite del reale (d\u2019altronde siamo in un fantasy), preferendo in particolar modo il voler raffigurare i seni molto prosperosi delle protagoniste femminili del manga. Nagayama Kaoru sottolinea come questi siano diventati ormai uno standard negli eromanga, anche se non \u00e8 sempre stata la tendenza dominante<\/strong> ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, pp. 137-138.)), tuttavia si pu\u00f2 far coincidere il suo boom e il suo consolidamento con l\u2019uscita dell\u2019antologia di manga erotici D-Cup Collection<\/strong><\/em> (1988) ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, p. 143.)). In ogni caso, i seni molto prosperosi sono diventati carichi di significati ambivalenti: da un lato, sono simbolo di femminilit\u00e0 e fertilit\u00e0; dall\u2019altro, di lascivia e stupidit\u00e0 ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, p. 139.)). In alcuni casi, come quello trattato in questo articolo, il voler mostrare un certo tipo di corpo pu\u00f2 essere ritenuto alquanto problematico: proporzioni esagerate e ombre piatte rendono un corpo molto pi\u00f9 simile a quello di una bambola gonfiabile che a uno reale ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, p. 141.)), senza contare il continuo sguardo feticizzante. Tuttavia, Hagiwara non vuole fare riflessioni sociali o culturali, ma semplicemente riflettere sui generi e cosa significa abusarne: vale il motto “il troppo stroppia”.<\/p>\n\n\n\n Questo argomento potrebbe essere collegato alla presunta \u2013 ma infondata \u2013 pericolosit\u00e0 dei manga e dei suoi contenuti ((Gi\u00e0 Schodt nel suo noto testo del 1996 Dreamland Japan. Writings on Modern Manga<\/em> accennava alla questione, che successivamente \u00e8 sempre stata trattata con maggior consistenza negli studi accademici e utilizzata invece da alcuni, nei media mainstream, per screditare il fumetto come mezzo espressivo o forma d\u2019arte.)), ma in realt\u00e0 approfondire criticamente le d\u014djinshi, solitamente trattate pi\u00f9 come macrocategoria che non nei loro casi particolari, pu\u00f2 essere un modo per ripensare la creativit\u00e0 nel mondo dei manga, cos\u00ec come gli stessi fumetti autoprodotti ricalibrano la loro percezione grazie alla sola presenza nel mercato <\/strong>((Jin-Shiow Chen, \u201cYouth Anim\u00e9\/Manga D\u014djin \/Fan Art as Hybrid Space: Rethinking Creativity and Learning\u201d, in Masami Toku e Hiromi Tsuchiya Dollase (a cura di), Manga! Visual Pop-Culture in ARTS Education<\/em>, Viseu, InSEA Publications, 2020, pp. 71-79.)). Inoltre, analizzare pubblicazioni erotiche come quelle affrontate in questo articolo, pu\u00f2 essere un modo per superare quel muro fatto di pregiudizi e superficialit\u00e0 di cui parla Nagayama ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, p. 41.)) che impedisce lo studio argomentato degli eromanga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Non star\u00f2 qui a presentarvi Bastard!! L\u2019oscuro dio distruttore (1988) di Hagiwara Kazushi. \u00c8 un manga di cui si sa praticamente tutto (storia, contesto, cambio di rivista e target, irregolarit\u00e0 di uscita, ecc.) e che ha la sua nutrita base di appassionati. Quello che trovo interessante, invece, nel percorso del suo autore \u00e8 l\u2019estrema consapevolezza del potenziale visivo della propria creazione. 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Sembra che, portando avanti la sua opera, si sia reso conto di una cosa: ai lettori interessavano pi\u00f9 gli elementi erotico-sessuali che la trama o i disegni. Secondo me Hagiwara si \u00e8 accorto di quello che per chiunque fruisca manga \u00e8 un fatto acclarato<\/strong> ((Ovviamente non si tratta di una questione che coinvolge solo il fumetto giapponese, ma pi\u00f9 in generale l\u2019intrattenimento in toto. Questo, comunque, non significa che il realismo, in particolar modo declinato attraverso l\u2019autobiografia, sia la soluzione a questa questione, visto che il realismo di per s\u00e9 \u00e8 finzione.)), ovverosia che il fantasy \u00e8 un genere cos\u00ec presente all\u2019interno del mercato, con tutte le sue infinite varianti, che \u00e8 cominciato a diventare una presenza eccedente, puro eccesso, pornografia narrativa, la noia che ammazza il desiderio.<\/strong> Cos\u00ec come nell\u2019era contemporanea le persone sono costantemente bombardate da contenuti pornografici in ogni momento, soprattutto a causa della (o grazie alla) rete, allo stesso modo all\u2019interno dei fumetti (e aggiungerei anche nella narrativa, nel cinema e nell’animazione) i fruitori sono bombardati da innumerevoli elementi e rappresentazioni fantasy, ambientazioni fantastiche e tutto quanto ne consegue.
La soluzione per Hagiwara, da artista consapevole di questa situazione, \u00e8 stata quindi di virare direttamente sulla pornografia vera e propria, producendo insieme ai suoi assistenti sotto il collettivo di STUDIO LOUD IN SCHOOL una serie di d\u014djinshi, artbook e altri materiali eromanga ((Il termine \u201ceromanga\u201d ha una connotazione generale e raccoglie tutte le sottocategorie di fantasie erotiche o sessuali presenti nei fumetti giapponesi. Il termine \u201chentai\u201d, usato comunemente dai fan euro-americani, in giapponese ha una serie di significati diversi e, se usato in riferimento alla sfera sessuale, indica un qualche tipo di deviazione e non un genere o un target manga e anime.)) basati su Bastard!!<\/em>. Agendo in questo modo, l\u2019obbiettivo dell\u2019autore \u00e8 quello di scardinare dall\u2019interno sia l\u2019ipertrofia del fantasy nei manga sia gli eromanga, fondendoli per distruggere le fondamenta<\/strong> dei generi stessi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n
Fin dalla met\u00e0 degli anni Settanta, anche per gli artisti di una certa notoriet\u00e0 le d\u014djinshi sono diventate un mezzo attraente non solo per disegnare in assoluta libert\u00e0, ma anche per avere un consistente ritorno economico ((Nagayama Kaoru, Erotic Comics in Japan. An Introduction to Eromanga<\/em>, trad. Patrick W. Galbraith e Jessica Bauwens-Sugimoto, Amsterdam, Amsterdam University Press, 2021, p. 78.)). Le d\u014djinshi parodistiche non sono la stessa cosa dei prodotti di marca falsi. I lettori sanno che queste opere sono parodie, o piuttosto le comprano proprio perch\u00e9 sono parodie di opere originali e di personaggi che riconoscono. Non si tratta di qualcosa che vive al di sotto dei manga commerciali, quanto di un mondo alternativo, che si sovrappone e si interseca a essi, ma vive in parallelo ((Nagayama, Erotic Comics<\/em>\u2026, pp. 80-81.)).<\/p>\n\n\n\n