{"id":346,"date":"2021-04-28T11:57:38","date_gmt":"2021-04-28T09:57:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=346"},"modified":"2021-04-28T11:57:43","modified_gmt":"2021-04-28T09:57:43","slug":"lasciarsi-andare-su-il-lupo-dei-bassifondi-di-tsuge-tadao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2021\/04\/28\/lasciarsi-andare-su-il-lupo-dei-bassifondi-di-tsuge-tadao\/","title":{"rendered":"Lasciarsi andare: su Il lupo dei bassifondi di Tsuge Tadao"},"content":{"rendered":"\n<p>Leggendo <em><strong>Il lupo dei bassifondi<\/strong><\/em> (Coconino Press, traduzione di Vincenzo Filosa) mi \u00e8 parso di cogliere l\u2019essenza di <strong>Tsuge Tadao<\/strong>, della sua scrittura, dei temi a lui cari, dei suoi disegni. Ho notato alcuni elementi, a volte collegati tra loro a volte sconnessi, che catturano il cuore di quello che per me rappresenta l\u2019autore, ovvero la capacit\u00e0 di raccontare tutto (la vita, la morte, il vuoto, la guerra, l\u2019emarginazione, la famiglia e tanto altro) senza all\u2019apparenza raccontare niente. Sar\u00e0 un pezzo meno ragionato e pi\u00f9 di pancia, dalla struttura meno impostata e dalla conclusione meno formale rispetto a quanto ho scritto negli articoli passati.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dalla costruzione delle tavole e dalla scelta delle inquadrature da parte di Tsuge, alcuni dettagli risaltano: <strong>l\u2019autore spesso usa poche vignette per pagina e adotta come inquadrature dei campi medi, donando un ritmo pacato anche alle scene pi\u00f9 concitate, mostrando le azioni e i personaggi con un certo distacco documentaristico.<\/strong> Sapendo della passione per il cinema di Tsuge, come anche confermato nella postfazione <em>Duro per sempre<\/em>, mi viene naturale pensare che un certo cinema della Nouvelle Vague francese e poi di quella giapponese abbia suggestionato in qualche modo l\u2019autore nella realizzazione di queste storie, e quindi che registi come <strong>\u014cshima Nagisa<\/strong> e <strong>Imamura Sh\u014dhei<\/strong> siano stati fondamentali, visto che mostrano nella loro regia caratteristiche analoghe. Interessante, per esempio, il tema del <em>j\u014dhatsu<\/em>: letteralmente significa \u201cevaporazione\u201d, ma indica l\u2019intenzionale e volontaria sparizione di una persona, che si non si presenta pi\u00f9 al lavoro, abbandona la famiglia e nasconde la sua nuova posizione, cambiando probabilmente identit\u00e0. Questo fenomeno ha colpito, e continua tuttora a colpire, la societ\u00e0 giapponese e compare tra le storie di Tsuge, in riferimento al personaggio di Ryokichi Aogishi. Imamura ha realizzato nel 1967 il film <em>Evaporazione dell\u2019uomo<\/em>, che parte come un documentario ma vira per svelare i meccanismi della finzione cinematografica, mentre un altro importante regista come <strong>Teshigahara Hiroshi<\/strong> ha affrontato il tema nei suoi film pi\u00f9 riusciti (<em>La donna di sabbia<\/em> (1964), <em>Il volto di un altro<\/em> (1966)), grazie anche al fondamentale contributo dello scrittore <strong>Abe K\u014db\u014d<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"577\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2021\/04\/il-lupo-imm1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-355\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Riguardo ai dialoghi, quelli di Tsuge sono pregni di significato, pur essendo di frequente asciutti e coincisi: <strong>ogni volta che i personaggi parlano sembrano quasi esprimere la forte necessit\u00e0 di farlo, indipendentemente dal contesto e dall\u2019argomento<\/strong>. C\u2019\u00e8 sempre la misura delle parole, anche negli alterchi. Non so se questo venga da un grande lavoro dell&#8217;autore sulla sceneggiatura o da una sua sensibilit\u00e0 poetica innata, ma l&#8217;attenzione riposta in ogni conversazione lascia scossi, soprattutto vedendo la grande mole di lavori dove le parole vengono letteralmente sprecate. <\/p>\n\n\n\n<p>In tutti i raccolti de <em>Il lupo dei bassifondi<\/em> si nota anche l&#8217;enorme tensione dei corpi in movimento, spesso cos\u00ec tesi da sembrare pronti a strapparsi, abbinata a scelte grafiche espressioniste che veicolano un grande lirismo, mentre confrontandola per esempio con <em><strong>La mia vita in barca<\/strong><\/em> (Coconino Press, traduzione di Vincenzo Filosa) questa tensione scompare, per lasciare spazio a gesti e azioni pi\u00f9 pacate, segno forse di una diversa riflessione sulla vita e una diversa visione del mondo maturata con gli anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il rapporto tra detriti e ricostruzione \u00e8 un punto cardine di tutta l\u2019opera di Tsuge<\/strong>, dalla splendida storia in due episodi contenuta in questo volume <em>La radura dei disperati<\/em> a <em>La mia vita in barca<\/em>. Sembra che da un lato, chi si isola e ricostruisce cerca di rimettere insieme i pezzi della propria vita dopo lo sconvolgimento della guerra, uno spettro costantemente (ri)evocato, soprattutto in sequenze oniriche e visionarie (a proposito della guerra e della sua accettazione passiva o reattiva da parte delle persone che ne sono state coinvolte, segnalo un bellissimo <a href=\"http:\/\/www.tcj.com\/the-weight-of-postwar-life-tsuge-tadao-vs-takano-shinzo-1969\/\">confronto<\/a> del 1969 tra Tsuge e l\u2019ex-editor di Garo Takano Shinz\u014d tradotto da Ryan Holmberg per The Comics Journal). Dall\u2019altro lato, per\u00f2, l\u2019isolamento diventa totale e si trasforma in solitudine, perch\u00e9 lo Stato e la societ\u00e0 hanno abbandonato i pi\u00f9 deboli, quindi creare piccole comunit\u00e0 di supporto, seppur tra disadattati, diventa l\u2019unico modo per sopravvivere. <strong>Contesto socioeconomico e architettura urbana si specchiano<\/strong>: la seconda riflette inevitabilmente il primo e infatti \u00e8 proprio la mancanza delle enormi insegne luminose del centro citt\u00e0, e di conseguenza l\u2019ingombrante presenza di vicoli periferici e case in disfacimento, che segnalano il crollo emotivo e spirituale dei personaggi di Tsuge.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"580\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2021\/04\/il-lupo-imm2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-356\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Nello scritto in coda al volume l\u2019autore ammette il paradosso di essere stato affascinato sia da un poco di buono come Sabu, nella sua disperazione poetica, rendendolo quasi mitologico nelle apparizioni all\u2019interno delle varie storie (con ripetute inquadrature dal basso per magnificarlo) e rappresentandolo di tanto in tanto nella stessa posa statuaria (vera e propria resa simbolica e archetipica), sia dal cinema americano e dai suoi eroi retti e giusti. In questa ambiguit\u00e0 si pu\u00f2 rivedere probabilmente la stessa frequente indeterminatezza narrativo-temporale, a volte volutamente cercata, a volte cos\u00ec spontanea da lasciare sbalorditi.<br><strong>Guardando il lavoro di Tsuge in maniera globale \u00e8 come se emergesse una realt\u00e0 triplice<\/strong> alla quale fa riferimento l\u2019autore: una \u201crealt\u00e0 oggettiva\u201d (i disegni tratteggiati molto realistici), una \u201crealt\u00e0 soggettiva\u201d (la rappresentazione di momenti onirici) e una \u201crealt\u00e0 chiara (conoscibile) o scura (inconoscibile)\u201d (il netto contrasto tra i neri e i bianchi, con la luce che scolpisce e modella).<\/p>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 stato fatto notare che le considerazioni riportate in precedenza sono impressioni personali e non dati ricavati \u201csul campo\u201d frutto di una ricerca in stile accademico. Mi sembra doveroso sottolineare come il contrasto tra divulgazione e ricerca accademica sia una ferita aperta sulla quale butto manciate di sale ogni volta che voglio scrivere, ma ancora non ho trovato una soluzione a questo conflitto interiore. Questo contrasto, inoltre, \u00e8 uno degli argomenti pi\u00f9 dibattuti degli ultimi anni in ambito culturale (un esempio ce lo fornisce anche la recente vicenda di Tlon e dei <em>gatekeepers<\/em> della filosofia) e illustri personaggi dello stesso ne discutono ampiamente e quotidianamente. Questa volta, mi piace poter pensare di essermi sentito uno dei personaggi che osservano da un angolo buio le vicende leggendarie, ma tormentate, di Sabu e sentono tra quelle macerie di carta e inchiostro la costante presenza dei fantasmi che vi si aggirano e che problematizzano quella fisheriana nostalgia di un futuro perduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggendo Il lupo dei bassifondi (Coconino Press, traduzione di Vincenzo Filosa) mi \u00e8 parso di cogliere l\u2019essenza di Tsuge Tadao, della sua scrittura, dei temi a lui cari, dei suoi disegni. Ho notato alcuni elementi, a volte collegati tra loro a volte sconnessi, che catturano il cuore di quello che per me rappresenta l\u2019autore, ovvero la capacit\u00e0 di raccontare tutto (la vita, la morte, il vuoto, la guerra, l\u2019emarginazione, la famiglia e tanto altro) senza all\u2019apparenza raccontare niente. 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