{"id":322,"date":"2021-03-29T11:49:25","date_gmt":"2021-03-29T09:49:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=322"},"modified":"2021-03-29T20:52:30","modified_gmt":"2021-03-29T18:52:30","slug":"manga-vibe-e-altre-iniziative-simili-qual-e-la-direzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2021\/03\/29\/manga-vibe-e-altre-iniziative-simili-qual-e-la-direzione\/","title":{"rendered":"Manga Vibe e altre iniziative simili: qual \u00e8 la direzione?"},"content":{"rendered":"\n<p>Mi sarebbe piaciuto scrivere riguardo<strong> <em>Manga Vibe<\/em><\/strong><em> <\/em>cercando di spiegare i motivi per cui \u00e8 importante difendere e promuovere i manga italiani nel contesto globale contemporaneo, magari tirando in ballo il transculturalismo di cui scrive Iwabuchi Koichi nel suo fondamentale testo <em>Recentering Globalization: Popular Culture and Japanese Transnationalism<\/em> oppure l\u2019importante raccolta di saggi curata dalla studiosa Casey Brienza e intitolata <em>Global Manga: \u201cJapanese\u201d comics without Japan?<\/em>, centrale per questo argomento. Tuttavia, non risulta necessario, perch\u00e9 <em>Manga Vibe<\/em>, nel momento in cui era stata annunciata da <strong>Shockdom<\/strong>, sembrava basarsi su fondamenta solide e su obbiettivi definiti, ma all\u2019arrivo in edicola ha disatteso le aspettative e tradito le sue promesse (e premesse). Questo non riguarda tanto l\u2019effettiva qualit\u00e0 delle storie, quanto tutto il resto.<br><em>Manga Vibe<\/em> dovrebbe ispirarsi a <em><strong>Sh\u014dnen Jump<\/strong><\/em>, sia secondo le parole di annuncio dell\u2019editore, sia come confermato nell\u2019editoriale (sul quale torneremo). Procediamo per punti.<br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"598\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2021\/03\/manga-vibe-imm1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-327\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La copertina, dai colori desaturati e dal font anonimo, non riesce a comunicare quanto vorrebbe ed \u00e8 molto diversa da una qualsiasi cover di <em>Jump<\/em>, sempre coloratissima, esplosiva, immediatamente riconoscibile proprio perch\u00e9 deve essere acquistabile da tutti.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Il formato \u00e8 quello del tank\u014dbon (13 x18 cm circa, formato standard dei volumetti manga), differente da quello pi\u00f9 grande di <em>Jump <\/em>(18 x 25 cm), non solo nelle misure, ma anche nel numero di pagine: 180 per il primo, intorno alle 500 per il secondo. <em>Manga Vibe<\/em> non sembra pensato per essere un prodotto usa e getta, ma da collezione, e forse \u00e8 per questo che il design della rivista vuole essere in qualche modo minimal.<br><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019editoriale \u00e8 troppo povero nei contenuti, descrive brevemente cosa dovrebbe essere la rivista e la contestualizza solo approssimativamente e superficialmente, senza dare nessuna prospettiva globale sul fenomeno dei manga realizzati da autori che non sono giapponesi e senza sottolinearne il valore (trans)culturale. Fatto abbastanza strano e sorprendente, non \u00e8 firmato.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Approfondimenti, interviste e dietro le quinte mancano, mentre su <em>Jump<\/em> sono solitamente presenti, anche se non \u00e8 detto che non vengano aggiunti nei numeri successivi. \u00c8 presente invece lo spazio dedicato al sondaggio per votare la serie preferita dai lettori.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Le storie contenute sono tre nuove e tre gi\u00e0 edite: questa \u00e8 una tra le scelte pi\u00f9 criticabili dal punto di vista dei lettori, ma probabilmente la pi\u00f9 conveniente sul piano economico (le storie gi\u00e0 edite potrebbero portare all&#8217;acquisto della rivista un pubblico fedele agli\/alle autori\/autrici gi\u00e0 noti\/e, allo stesso tempo attirandolo con la novit\u00e0 di quelle inedite). Un altro fattore \u00e8 la proposta del fantasy come matrice narrativa di ogni storia della rivista, scelta che da un lato vuole ovviamente catturare la fetta di mercato pi\u00f9 ampia, dall\u2019altro per\u00f2 appiattisce ogni possibile variet\u00e0. Inoltre, il fatto che sia bimestrale rende il tutto pi\u00f9 complicato: il lettore deve aspettare due mesi per leggere la sua potenziale serie preferita, probabilmente troppo in termini temporali nonostante i naturali tempi di lavorazione che per ogni artista sono differenti.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Quantomeno dubbia, per una rivista che si ispira a <em>Sh\u014dnen Jump<\/em>, \u00e8 la scelta di proporre storie con il senso di lettura all\u2019\u201coccidentale\u201d. Oltre a confondere potenzialmente l\u2019acquirente che non sa nulla sul prodotto, proponendo la lettura all\u2019\u201dorientale\u201d si sarebbe potuto puntare di pi\u00f9 sull\u2019ibridismo dei fumetti in questione, in modo da far nascere riflessioni sul rapporto tra globalizzazione e particolarismo e tra differenza e diversit\u00e0 delle pratiche creative in base al contesto di provenienza.<br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"599\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2021\/03\/manga-vibe-imm2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-328\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Parlando brevemente dei fumetti, \u00e8 difficile dare un giudizio soddisfacente trattandosi di brevi capitoli, ma presentano una struttura narrativa simile comune al genere a cui si rifanno (popoli in conflitto, protagonisti dal potere immenso ma che non sanno\/ricordano di averlo, creature e oggetti magici, misto di momenti comici e action, ecc.), e un campionario pi\u00f9 o meno vario di tratti e stili. Il capitolo pi\u00f9 efficace (non \u00e8 un caso sia autoconclusivo) \u00e8 <em>Sharkboy<\/em> di Kitsune Yoru (pseudonimo di Noemi Pentassuglia), che non solo presenta una storia con delle buone scene di combattimento, gestite bene nel ritmo e nel bilanciamento di azione e commedia, ma anche un segno graffiante e deciso e un uso (finalmente) non spropositato dei retini.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Quello che emerge, in conclusione, \u00e8 una mancanza di rischio generale, un progetto nel quale non sono stati investiti i necessari sforzi editoriali e produttivi non solo per renderlo simile al modello, con tutti i distinguo fondamentali da sottolineare (di mercato, lettori, sistema, cultura, lingua, ecc.), ma anche competitivo e d&#8217;impatto in se stesso. Ci troviamo di fronte a un\u2019idea apprezzabile, ma senza la struttura adeguata a supportarla. Come se non bastasse poi, le riviste che cercano di emulare <em>Sh\u014dnen Jump<\/em> raccogliendo all\u2019interno manga (ma poi cosa significa manga, per chi li produce e\/o realizza? Una questione che secondo me rimane irrisolta, non approfondita dalle case editrici che si occupano di questi progetti) realizzati da autori\/autrici italiani\/e o europei\/e, secondo me non fanno che ghettizzare i lettori, trincerandoli in posizioni inamovibili e ponendoli uno contro l\u2019altro, come se i manga fossero staccati dal resto della produzione fumettistica mondiale, in una sorta di isolazionismo interno, fattori che contribuiscono alla frammentazione del pubblico e del mercato. Le riviste di questo tipo dovrebbero, secondo me, mostrare pi\u00f9 coraggio e prendere una direzione personale, guardando s\u00ec ai modelli, ma al contempo sviluppando un&#8217;identit\u00e0 propria che le spinga verso nuovi lidi e nuovi processi di riflessione e auto-riflessione sul medium fumetto stesso. <br><\/p>\n\n\n\n<p>PS: nel momento in cui scrivo questo articolo \u00e8 stata annunciata un\u2019altra rivista con la stessa impostazione, questa volta da Mangasenpai, casa editrice specializzata in <em>euromanga<\/em>, con toni alquanto polemici e provocatori verso i concorrenti, poi prontamente corretti. Ribadisco che approcci di questo tipo sono deleteri al massimo e creano un clima di competizione che si riflette automaticamente sui lettori. Oltretutto, gi\u00e0 dalla copertina, non sembra partire con il piede giusto: la grafica \u00e8 vecchia e la dicitura \u201ctop european manga artists\u201d, con piglio arrogante, sembra voler denigrare tutti quelli che non saranno all\u2019interno della rivista. Cos\u00ec non si va da nessuna parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sarebbe piaciuto scrivere riguardo Manga Vibe cercando di spiegare i motivi per cui \u00e8 importante difendere e promuovere i manga italiani nel contesto globale contemporaneo, magari tirando in ballo il transculturalismo di cui scrive Iwabuchi Koichi nel suo fondamentale testo Recentering Globalization: Popular Culture and Japanese Transnationalism oppure l\u2019importante raccolta di saggi curata dalla studiosa Casey Brienza e intitolata Global Manga: \u201cJapanese\u201d comics without Japan?, centrale per questo argomento. 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