{"id":294,"date":"2021-02-15T16:01:29","date_gmt":"2021-02-15T15:01:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=294"},"modified":"2021-02-15T16:01:30","modified_gmt":"2021-02-15T15:01:30","slug":"yonkoma-manga-vs-story-manga-astra-lost-in-space-come-case-study","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2021\/02\/15\/yonkoma-manga-vs-story-manga-astra-lost-in-space-come-case-study\/","title":{"rendered":"Yonkoma Manga vs Story Manga: Astra \u2013 Lost in Space come case study"},"content":{"rendered":"\n
\"astra-1\"<\/figure><\/div>\n\n\n\n

Come fanno notare diversi studiosi, tra cui Casey Brienza<\/strong> nel suo Global Manga: \u2018Japanese\u2019 Comics without Japan?<\/em>, quelli che comunemente chiamiamo manga sono story manga<\/strong><\/em>, ovvero fumetti dalle storie lunghe che proseguono per numerosi capitoli. Questa forma narrativa \u00e8 spesso posta in contrasto con gli yonkoma manga<\/strong><\/em>, ovvero quei fumetti composti da quattro vignette della stessa misura dal contenuto di solito umoristico. La struttura degli yonkoma manga<\/em> \u00e8 chiamata kish\u014dtenketsu<\/em>, termine che si ispira agli antichi testi cinesi di poesia: ki<\/em>, l\u2019introduzione; sh\u014d<\/em>, lo sviluppo; ten<\/em>, il culmine o la svolta; ketsu<\/em>, la conclusione.
Le traduzioni di yonkoma<\/em> latitano pressoch\u00e9 ovunque nel mondo, poich\u00e9 questa tipologia di fumetti, basata spesso su gag e battute legate al contesto socioculturale giapponese, non permette una facile trasposizione in altre lingue, nonostante ci siano titoli sia molto famosi che particolarmente interessanti. Per esempio, Sazae-san<\/strong><\/em> di Hasegawa Machiko<\/strong>, \u00e8 uno dei pi\u00f9 conosciuti e belli di sempre e ha generato la pi\u00f9 longeva serie anime tuttora in corso. Sazae-san, edito quotidianamente sul Fukunichi Shinbun<\/em> (quotidiano del Ky\u016bsh\u016b) dal 1946 al 1949 e sull\u2019Asahi Shinbun<\/em> (uno tra i maggiori quotidiani giapponesi) dal 1949 al 1974, raccontava le vicende quotidiane della giovane Sazae e della sua famiglia, mentre il Giappone cambiava repentinamente dal dopoguerra in avanti, presentando anche tematiche progressiste riguardo la condizione femminile.
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Venendo al case study<\/em>, ovvero Astra \u2013 Lost in Space<\/strong><\/em> di Shinohara Kenta<\/strong> serializzato tra il 2016 e il 2017 sull\u2019app di Sh\u016beisha Shonen Jump+ (in Italia pubblicato da Star Comics con traduzione di Luigi Boccasile), che ha vinto il premio Manga Taish\u014d nel 2019, mi sembra interessante analizzare l\u2019utilizzo di yonkoma<\/em> per integrare elementi omessi nella storia, attraverso le proprie caratteristiche strutturali. Senza dilungarsi sulla trama di Astra \u2013 Lost in Space<\/em>, si pu\u00f2 dire che cerca di essere un\u2019opera dal ritmo sostenuto non solo per le vicende narrate, ma anche, e soprattutto, per la presenza reiterata di colpi di scena, spesso prevedibili, che sono i perni su cui ruota la storia, visto che quando tutto sembra afflosciarsi su stesso e scadere in soluzioni gi\u00e0 viste, viene usato il colpo di scena come revitalizzante. In mezzo a tutto questo, il rapporto tra i protagonisti, che all\u2019inizio sembra essere una delle parti fondamentali, risulta poi in realt\u00e0 annacquato da complotti, gialli, creature aliene, e tanto altro. A questa mancanza sopperiscono gli yonkoma manga<\/em> posti a fine volume, molto efficaci non solo nel costruire e delineare le relazioni tra i diversi personaggi, ma anche a far ridere genuinamente grazie alle divertenti situazioni mostrate. Un aspetto interessante \u00e8 che Shinohara, passando a una tipologia diversa di manga, non cambia il suo tratto, anzi lo mantiene pulito, preciso e bilanciato, insieme a un character design in linea con la produzione mainstream e impostato su certe caratteristiche fisiche ed emotive in qualche modo stereotipate, ma comunque accattivante (tra l\u2019altro, l\u2019autore ha migliorato diversi elementi del disegno rispetto a Sket Dance<\/em> (in Italia pubblicato da Panini Comics con traduzione di Giacomo Calorio), la sua serie precedente, soprattutto nella costruzione della tavola e nella gestione dei raccordi tra vignette: attraverso la scelta delle inquadrature e il posizionamento dei soggetti riesce a creare una narrazione molto fluida e scorrevole). Gli yonkoma <\/em>riescono nell\u2019obiettivo di far empatizzare il lettore con i personaggi, andando a colmare quel buco emotivo che emerge lungo la lettura dei diversi capitoli. Questa integrazione a posteriori \u00e8 un\u2019operazione diversa rispetto ai molti manga che sono passati da yonkoma <\/em>a story<\/em>: per esempio, tra quelli recenti, il pi\u00f9 noto \u00e8 Horimiya<\/strong><\/em>, opera di Hero<\/strong>, partita in origine come yonkoma<\/em> serializzato sul sito dell\u2019autrice e poi raccolto in quattordici volumi, che nel 2011 ha subito una trasformazione in story manga<\/em> con i disegni di Hagiwara Daisuke<\/strong> per essere pubblicato da Square Enix. Sembra infatti che Shinohara, in Astra \u2013 Lost in Space<\/em>, voglia mostrare come yonkoma manga<\/em> e story manga<\/em> possano convivere non solo nel panorama editoriale o in composizioni nella stessa pagina, ma anche come entit\u00e0 separate con un proprio linguaggio e una propria struttura all\u2019interno di uno stesso volume, per completare e arricchire insieme lo stesso racconto.
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Questo articolo \u00e8 stato in parte ispirato da un incontro online svoltosi a novembre e promosso dalla Japan Foundation di Londra intitolato A Story in Four Frames \u2013 Japanese Yonkoma Manga<\/em> curato da Saika Tadahiro<\/strong>, ricercatore all\u2019International Manga Research Center della Seika University di Ky\u014dt\u014d, e Paul Gravett<\/strong>, tra i maggiori critici di fumetto del mondo, in cui si \u00e8 discusso approfonditamente di yonkoma manga<\/em> e di quanto siano importanti non solo all\u2019interno del loro ecosistema, ma per il mondo dei manga in generale, con la speranza che il discorso a riguardo, anche nel contesto editoriale euro-americano, si ampli sempre di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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