{"id":213,"date":"2020-07-27T12:01:06","date_gmt":"2020-07-27T10:01:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/?p=213"},"modified":"2020-07-27T12:01:11","modified_gmt":"2020-07-27T10:01:11","slug":"la-taverna-e-sempre-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/2020\/07\/27\/la-taverna-e-sempre-aperta\/","title":{"rendered":"La taverna \u00e8 sempre aperta"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>La taverna di mezzanotte<\/strong><\/em> (<em>Shin&#8217;ya Shokud\u014d<\/em>, \u6df1\u591c\u98df\u5802) di <strong>Abe Yar\u014d<\/strong> , manga dal quale \u00e8 stato tratto una nota serie Netflix, \u00e8 un fumetto che, gi\u00e0 dal primo volume pubblicato da <strong>Bao Publishing<\/strong>, mostra tutte le sue caratteristiche, i motivi per cui funziona e per i quali \u00e8 stato candidato a numerosi premi (vittoria allo Shogakukan nel 2009, secondo posto al Manga Taish\u014d sempre nello stesso anno).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"559\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2020\/07\/taverna-imm1.jpg\" alt=\"taverna-imm1\" class=\"wp-image-218\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La trama in breve: il gestore-cuoco di una piccola locanda, aperta solo da mezzanotte alle sette, narra le storie e gli episodi di vita delle persone che frequentano il suo locale. A ogni breve racconto \u00e8 abbinato un piatto, che il protagonista cucina per i suoi avventori per qualche motivo speciale.<br>Questa soluzione potrebbe facilmente portare alla mente <em>Gourmet <\/em>di <strong>Taniguchi Jir\u014d<\/strong>, ma in realt\u00e0 si discosta dal quel tipo di narrazione per un motivo tanto semplice quanto significativo: oltre a voler raccontare la Cucina, vuole raccontare le storie che le ruotano attorno ma soprattutto i legami e i sentimenti che questa genera tra le persone. In questo senso, <strong>il richiamo alla nostalgia<\/strong> <strong>\u00e8 molto evidente<\/strong>, tanto che anche quando ci si trova di fronte a un avvenimento tragico di qualche tipo (come una separazione o un decesso) il dramma non viene mai evocato e le emozioni sono sempre sfumate: l&#8217;intensit\u00e0 catartica sparisce proprio per lasciar spazio alla nostalgia, alla consapevolezza e all&#8217;accettazione della perdita e al successivo ricordo dei momenti felici. Un punto importante \u00e8 che queste sensazioni, e di conseguenza la nostalgia, vengono condivise dai personaggi, comprese da tutti, quasi si tornasse indietro di sessanta, settant&#8217;anni, un periodo in cui, secondo alcuni, esisteva in Giappone un forte senso di comunit\u00e0 e spirito di aggregazione, a differenza del Giappone moderno considerato da questi decadente, tra sfaldamento della famiglia, abbandono della casa natale, calo delle nascite e diversi altri problemi. <strong>La nostalgia per l&#8217;era Sh\u014dwa (1926-1989) \u00e8 un sentimento diffuso che \u00e8 stato ultimamente sfruttato dai media e dalle aziende per catturare una determinata fetta di pubblico e vendere un determinato prodotto <\/strong>(due articoli in inglese che parlano del fenomeno <a href=\"https:\/\/www.japantimes.co.jp\/news\/2019\/07\/20\/national\/media-national\/new-era-aside-showa-nostalgia-continues-keep-rolling-along\/#.Xx6kbp4zZPY\">qui <\/a>e <a href=\"https:\/\/www.tokyoweekender.com\/2017\/06\/the-showa-revival-in-japan-why-its-happening-and-where-to-get-your-retro-fix\/\">qui<\/a>)<strong>.<\/strong> Un esempio di questa strategia di marketing \u00e8 la campagna promossa da Starbucks in Giappone nel 2019, dove attraverso un&#8217;attenta riproposizione di vecchi prodotti in una nuova veste, della realizzazione di men\u00f9 e insegne esteticamente curati e di una grande promozione sui social, l&#8217;azienda ha cercato di veicolare determinati valori del passato attraverso il suo business. Un altro esempio \u00e8 <em>San-Ch\u014dme no Y\u016bhi Y\u016byake no Uta<\/em> (\u4e09\u4e01\u76ee\u306e\u5915\u65e5 \u5915\u713c\u3051\u306e\u8a69, <em>Sunset on Third Street<\/em>) di <strong>Saigan Ry\u014dhei<\/strong>, manga che prosegue ancora oggi dal 1974 e che \u00e8 ambientato nel 1958 in una T\u014dky\u014d dove tutti cercano di migliorare se stessi cos\u00ec come il Giappone si rialza con forza dal devastante dopoguerra. Dal manga \u00e8 stato tratto un buon film diretto da <strong>Yamazaki Takashi<\/strong>, che spinge in maniera marcata su questo tipo di nostalgia e che ha ricevuto il plauso della critica e del pubblico dando origine a due sequel, che non hanno per\u00f2 la stessa qualit\u00e0 del primo. <em>La taverna di mezzanotte<\/em> presenta caratteristiche simili e cavalca l&#8217;onda di questo modello, facendolo comunque in maniera efficace: non \u00e8 un caso che sia <em>San-Ch\u014dme<\/em> che<em> La taverna<\/em> siano entrambi pubblicati da Shogakukan sulla rivista Big Comic Original, segno di una linea editoriale precisa che guarda sia alle tendenze di mercato che all&#8217;autorialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"blob:https:\/\/lospaziobianco.it\/1afa84e4-93ad-40aa-a18f-fe1bd0794d6e\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"559\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lagrandeonda\/wp-content\/uploads\/sites\/33\/2020\/07\/taverna-imm2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-219\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I disegni, infatti, presentano un segno lontano dalle logiche estetiche del mainstream per configurarsi come qualcosa di pi\u00f9 ricercato, meno preciso ma al contempo pi\u00f9 studiato, tanto che <strong>le anatomie essenzialmente sbagliate e le facce allungate rendono paradossalmente tutto pi\u00f9 realistico<\/strong>, mostrando corpi e figure s\u00ec sformati, ma rappresentativi della diversit\u00e0, dove le differenze sono nitide e palesi e nulla sembra essere fatto con lo stampino. Abe lavora in particolar modo sui micromovimenti espressivi dei volti, dovendo concentrarsi quasi sempre sui mezzi busti, e lo fa con un tratto pulito e sottile, che mira alla sintesi e che veicola efficacemente quelle emozioni sommesse precedentemente analizzate. La costruzione delle tavole \u00e8 rigida (no splash page, numero calcolato di vignette per pagina, spesso di forma quadrata e rettangolare, comunicando cos\u00ec ordine), per favorire una narrazione controllata che non lascia spazio a sussulti, con un montaggio che alterna brevi momenti prolungati, ellissi di stagioni o mesi e qualche raro flashback, mentre le inquadrature si dividono tra mezzi busti dei personaggi, come gi\u00e0 accennato, le pietanze, i piedi dei clienti quando entrano nel locale e brevi scorci dell&#8217;esterno durante il veloce scorrere del tempo nel passato o nel futuro, costruendo una composizione che si ripete in tutte le storie. Anche l&#8217;uso dei retini \u00e8 misurato, ma d&#8217;altronde l&#8217;ambientazione principale \u00e8 l&#8217;interno della taverna dove gli sfondi sono due: la parete bianca e lo shoji dell&#8217;entrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il difetto di quest&#8217;opera \u00e8 la sua struttura ripetitiva, che da un lato calibra s\u00ec la narrazione, ma dall&#8217;altro ripropone pressoch\u00e9 la stessa tipologia di trama, le stesse soluzioni grafiche e visive e la stessa atmosfera, risultando alla lunga poco vario e diversificato. Bisogna comunque chiarire che non si tratta un fumetto che punta a stupire il lettore ad ogni pagina con colpi di scena clamorosi, ma accoglierlo in un mondo a s\u00e9, quasi isolato dalla realt\u00e0, in cui ascoltare storie di vita e ricordi pi\u00f9 o meno comuni, facendolo sentire a casa propria.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto incisiva \u00e8 la traduzione di Prisco Oliva: confrontando con l&#8217;originale si nota lo sforzo nel rendere non solo le diverse parlate, ma anche i piccoli dettagli e le sfumature della lingua, con diverse scelte davvero azzeccate (a me \u00e8 piaciuta particolarmente la scelta a pagina 21, rende il linguaggio giovanile in modo perfetto).<\/p>\n\n\n\n<p>Infine bisogna notare che <em>La taverna di mezzanotte<\/em> \u00e8 una pubblicazione in linea con la collana Aiken di Bao Publishing, i cui manga hanno certamente contenuti \u201crassicuranti\u201d e non rivoluzionari, abbinati per\u00f2 ad approcci grafici interessanti e a disegni poco convenzionali (basta leggere titoli come <em><strong>Le anime di Edo<\/strong><\/em> e <em><strong>I doni di Edo<\/strong><\/em> di <strong>Masahara Koichi<\/strong> o <em><strong>Bon no Kuni \u2013 Il festival delle lanterne<\/strong><\/em> di <strong>Sukeracko<\/strong> per accorgersene), che ampliano la visione su un panorama complesso e variegato come quello dei manga. \u00c8 quindi un buon fumetto, che cattura certe tendenze tematiche e concettuali del presente e propone un lato artistico calibrato e per certi versi inconsueto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La taverna di mezzanotte (Shin&#8217;ya Shokud\u014d, \u6df1\u591c\u98df\u5802) di Abe Yar\u014d , manga dal quale \u00e8 stato tratto una nota serie Netflix, \u00e8 un fumetto che, gi\u00e0 dal primo volume pubblicato da Bao Publishing, mostra tutte le sue caratteristiche, i motivi per cui funziona e per i quali \u00e8 stato candidato a numerosi premi (vittoria allo Shogakukan nel 2009, secondo posto al Manga Taish\u014d sempre nello stesso anno). 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