La rappresentazione dell’11 settembre nei manga

La rappresentazione dell’11 settembre nei manga

La rilettura di Undici di Dario Panzeri e Matteo Contin, un libro stratificato, denso, divenuto già un classico perché completamente inattuale – lo dico senza nessun tipo di esagerazione e i motivi li ho già spiegati qui – mi ha fatto sorgere ulteriori riflessioni in merito alla rappresentazione, all’interno dei fumetti, di eventi che definiscono l’immaginario comune. In particolare, grazie anche a strane coincidenze nella mia pila di fumetti arretrati e immagini che, invece, mi ossessionano da mesi e anni, ho provato a ricostruire un percorso visivo riguardante la rappresentazione dell’11 settembre 2001 nei manga, selezionando alcune opere che hanno messo su carta l’attacco terroristico in modo particolarmente interessante.
Premetto che questo articolo è leggermente diverso dai precedenti: si focalizza come sempre sull’analisi di vignette, pagine e immagini, ma ha una struttura più libera e meno impostata del solito, anche perché si presta a interpretazioni personali limitatamente verificabili e rimanda a un ambito in cui è stata fatta poca o quasi nessuna ricerca in merito.

Billy Bat

Nel fumetto di Urasawa Naoki (2008-2016), precisamente al capitolo 139, compare una doppia splash page che rappresenta il momento in cui la Torre Sud viene colpita dal secondo aereo. Urasawa disegna realisticamente l’evento, quasi con piglio cronachistico seppur in una storia mistery con elementi fantastici, prendendo come spunto una nota foto di quegli attimi, ribaltandola e cambiando prospettiva. Quello che più colpisce non è tanto la dimensione dello spazio rappresentato in rapporto alle pagine utilizzate, quanto la densità del fumo: quel misto di retini e tratteggi riescono sia a fornire una specificità materiale al fumo sia la metaforica cupezza del momento. Il bianco che sembra strabordare dal fumo, che può essere inteso tecnicamente come un riflesso della luce che schiarisce il fumo stesso ma simbolicamente come la verità nascosta dietro il caos – elemento fondante della serie, così come la riscrittura della Storia e le teorie del complotto – è l’unico fattore che cerca di sabotare dall’interno la natura “antinarrativa” di quest’immagine, che presenta un evento invece di raccontarlo. Billy Bat gioca molto su questo e, attraverso le immagini, riflette sulla dicotomia tra narrazione e presentazione: di volta in volta ci troviamo di fronte a immagini che raccontano e presentano, oppure fanno solo una delle due cose. Questo avviene perché credo che il rapporto con la Storia, la sua rappresentazione così im-mediata, sia il modo in cui Urasawa mette il lettore di fronte a uno specchio distorto del passato, una sorta di doppio fantasmatico trasposto su carta, che non può essere solo narrativo o solo “presentativo”, confermando la forza intrinseca dell’opera.

Ajin

Nel manga di Sakurai Gamon (2012-2021) viene compiuta un’operazione differente. L’autore, infatti, nella parte iniziale della serie lunga 17 volumi, in una scena particolarmente concitata dove un aereo guidato dal protagonista si schianta contro un palazzo, non cita direttamente le immagini dell’11 settembre come ha fatto Urasawa, ma riprendere l’immaginario visivo dell’attacco terroristico. Nella vignetta che segue si può notare la diversità dello schianto aereo e la scelta di un’angolatura inusuale, fermo restando che si rimane sempre in un ambito di forte realismo grafico. Così facendo, Sakurai prende una posizione estetica chiara: anche le immagini riguardanti i disastri sono contenute all’interno di database di immagini da cui è possibile attingere per comporre una narrazione o parte di essa. Non c’è nessun tipo di riflessione, né in merito all’evento reale né al suo impatto sulla coscienza globale o né ad altro ancora, c’è solo l’intenzione di richiamare una situazione per generare una catena di riferimenti. Si tratta, quindi, di un’operazione sostanzialmente postmoderna – poi evitata nell’anime per questioni di censura, probabilmente per la maggior diffusione della versione animata dell’opera – che non si discosta di molto da quanto fatto, per esempio, nel film The X-Files (1998) diretto da Rob Bowman e tratto dalla famosa serie televisiva omonima creata da Chris Carter, in cui l’esplosione di un edificio federale messa in piedi attraverso un complotto ricorda quella avvenuta realmente a Oklahoma City nel 1995 contro l’edificio federale Alfred P. Murrah.

Chainsaw Man

In Chainsaw Man le cose si fanno più complesse. In una pagina del capitolo 13, si vede nella prima vignetta un grattacielo da cui esce fumo dalla parte alta e nella seconda lo stesso evento visto attraverso la televisione; tutto ciò subito dopo il racconto di come negli Stati Uniti un grosso attentato terroristico abbia portato alla nascita del Diavolo apparentemente più forte. Nonostante la serie sia ambientata nel 1997, è chiaro come Fujimoto Tatsuki utilizzi l’immaginario visivo dell’11 settembre per plasmare a livello visivo e narrativo questa sequenza. Tuttavia, l’autore compie un passo ulteriore, perché con la seconda vignetta amplifica il senso del suo discorso ponendo riflessioni per nulla banali: così come abbiamo osservato l’11 settembre attraverso la televisione, allo stesso modo l’attacco terroristico che porta alla comparsa del Diavolo Pistola è osservato dallo stesso mezzo. Entrambi sono mediati e filtrati e coglierne il senso o individuare il nemico è impossibile: restano solo il disastro e lo “show”, uno spettacolo dell’orrido interamente subito da chi osserva. È anche per questo che quasi mai è mostrato il pubblico che guarda la televisione, così come non dovrebbero essere importanti le storie dei singoli che raccontano cosa facevano e in che luogo si trovavano al momento dello schianto del primo aereo sulla Torre Nord. Fujimoto sembra voler dire che, in un modo governato da immagini fluide e facilmente fruibili, quello che conta di più è l’impatto che queste stesse immagini hanno sugli esseri umani, come le prime cambiano la percezione delle cose e degli eventi dei secondi, qualsiasi sia il mezzo attraverso cui vengono diffuse. Si tratta, in fondo, sempre di storie, di narrazioni, e di come ci si colloca al loro interno. La televisione e cosa traggono da essa i protagonisti della storia è uno dei punti focali di Chainsaw Man, sia a livello visivo che tematico, e non è quindi un caso che il rapporto tra essere umano, media e immagini sia uno dei temi cardine della poetica di Fujimoto, sviluppato e approfondito in tutti i suoi lavori.

Apocalypse will (not) be drawn

Questi tre manga non sono sicuramente gli unici fumetti giapponesi a proporre soluzioni stimolanti per visualizzare l’11 settembre 2001 – chiunque abbia qualche altro esempio me lo faccia sapere, così da espandere ulteriormente l’analisi e confrontare le opinioni – ma si configurano come un ottimo punto di inizio per ulteriori studi futuri, che si spera arrivino nei prossimi anni a indagare questo argomento. Affrontare oggi, attraverso il mezzo fumetto, un evento apocalittico come l’11 settembre 2001, così come altri avvenimenti dello stesso tipo, è fondamentale per offrire una prospettiva nuova e non univoca verso lidi visivamente inesplorati.