Un bambino e molti sogni: Sleepy Child e That Child di Saika Shinnosuke

Un bambino e molti sogni: Sleepy Child e That Child di Saika Shinnosuke

Come dicevo in un precedente articolo, Glacier Bay Books è una piccola casa editrice indipendente americana che ha una precisa linea, e di conseguenza una precisa visione filosofica, su quali manga proporre ai lettori, configurandosi come una delle più interessanti realtà editoriali di nicchia. Uno tra gli autori su cui sembrano puntare molto, secondo me con grande lungimiranza e acume, è Saika Shinnosuke, detto anche Toshoneko. Sull’autore si hanno poche notizie biografiche, per esempio che ha abbandonato prima del tempo l’università, ma si è poi diplomato alla prestigiosa scuola d’arte Setsu Mode Seminar. Dal 2013 pubblica diversi manga in modo autonomo e nel 2020 una sua mostra personale è stata ospitata da Gekkoso, art store situato nel centralissimo quartiere di Ginza a Tōkyō. Sembra essere apparentemente difficile inquadrarlo e inserirlo in un determinato contesto artistico, ma in realtà l’autore, nelle sue opere, fornisce ai lettori tutti gli strumenti per carpire la sua sensibilità, le sue influenze e le atmosfere che vuole creare ed evocare attraverso i disegni e le tematiche che propone.

Sleepy Child e That Child presentano la stessa struttura narrativa: un bambino di nome Mato che sembra soffrire di narcolessia viene accompagnato in un luogo (nel primo fumetto il dottore, nel secondo la scuola) e lì vive un’intensa esperienza emotiva sognando. Intorno a questa struttura viene costruito ed esplorato il rapporto tra il bambino e i suoi genitori, preoccupati per le sue condizioni e attivi nel seguirlo con le dovute attenzioni.

Ciò che impressiona di queste due brevi storie (entrambe di circa trenta pagine) sono due elementi intrinsecamente legati: le atmosfere e i disegni. Saika pesca a piene mani dall’immaginario di Miyazawa Kenji, tra i più famosi scrittori giapponesi, sia dal lato contenutistico che da quello grafico. I personaggi sono animali antropomorfi, in particolare gatti, e il protagonista è uno di questi. La rappresentazione come gatti antropomorfi risulta interessante perché spesso i gatti, nelle storie di Miyazawa, sono personaggi in qualche modo negativi, mentre nelle opere di Saika questa distinzione sfuma e tutti diventano gatti, un po’ come avviene nel film animato Una notte sul treno galattico (1985) di Sugii Gisaburō, trasposizione dell’omonimo racconto dello scrittore del Tōhoku. In Sleepy Child è trattato il tema della morte e l’accettazione di essa attraverso il ricordo, mentre in That Child un avvenimento apparentemente magico scatena il mistero attorno al quale ruota la vicenda: tutte queste caratteristiche sono sfruttate abilmente e richiamano molti dei lavori di Miyazawa, compresi leggeri accenni di humor che arricchiscono il tono generale senza spezzarlo. Inoltre, grazie alla forte presenza di una dimensione onirica, la narrazione procede per sequenze sognanti e fiabesche, lasciando il lettore con l’impressione se quello che abbia letto sia successo veramente o meno. Durante e dopo la lettura ci si ritrova pervasi da sentimenti di nostalgia e malinconia e questo è anche dovuto alla costruzione della tavola composta dall’autore. Saika tende a costruire molte pagine che presentano quattro o cinque vignette al massimo, fattore che condiziona inevitabilmente come vengono raccontate le storie: il ritmo si dilata, viene lasciato spazio alla riflessione e i silenzi assumono grandissimo valore. A questo proposito, va anche fatto notare come i dialoghi siano laconici e gli scambi tra i personaggi ridotti all’essenziale, evidenziando così quanto ciò che non viene espresso a parole dal bambino protagonista si scateni nei suoi sogni, facendo emergere tutta la sua interiorità ed emotività.

Un elemento visivo tanto evidente quanto impressionante è il tratteggio. Saika infatti mostra una padronanza del tratteggio eccellente che, abbinato a un tratto poco pulito e spesso volutamente essenziale, risulta molto evocativo nel veicolare sia le emozioni dei personaggi, attraverso volti dagli occhi particolarmente espressivi e gesti che trasmettono pacatezza e leggiadria, sia la fisicità di corpi e luoghi, i primi profondamente materici e i secondi scavati dalla luce. L’autore decide quindi di non affidarsi ai retini per ombreggiature e pattern vari, come potrebbe sembrare comune in Giappone, ma adotta tecniche più inusuali, e infatti si può collocare coerentemente al di fuori del panorama editoriale mainstream. È interessante notare come la presenza di un tratteggio così marcato, così deciso nel richiamare una dimensione corporea per corpi e ambienti, si ponga in contrasto con la dimensione fiabesca delle storie, per di più infuse di sentimenti sottili e difficili da descrivere. In questo senso le splash page, che fotografano un istante apparentemente eterno interrompendo momentaneamente la narrazione, assumono maggiore intensità e valenza proprio grazie al tratteggio, come in That Child, o al contrario risaltano proprio per l’assenza di esso, come in Sleepy Child: questa ambivalenza risulta uno strumento visivo, e quindi comunicativo, utile a trasmettere quel senso di malinconia di cui si parlava in precedenza.

Concludendo, ritengo che queste siano due ottime storie, mature nel segno e nei contenuti e con uno sguardo al futuro: è infatti uscito da poco, sempre per Glacier Bay Books, uno spin-off intitolato The Lullaby ambientato nell’universo creato dall’autore, che segue le vicende di Rika, una compagna di classe di Mato. Ciò dimostra come dietro a queste opere ci sia una visione autoriale più ampia e creativa da parte di Toshoneko, dove ogni elemento o personaggio si rivela importante, fattori che palesano così le possibilità concrete di deliziare ancora in futuro i lettori con opere brevi ma di sicuro impatto.