Yonkoma Manga vs Story Manga: Astra – Lost in Space come case study

Yonkoma Manga vs Story Manga: Astra – Lost in Space come case study

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Come fanno notare diversi studiosi, tra cui Casey Brienza nel suo Global Manga: ‘Japanese’ Comics without Japan?, quelli che comunemente chiamiamo manga sono story manga, ovvero fumetti dalle storie lunghe che proseguono per numerosi capitoli. Questa forma narrativa è spesso posta in contrasto con gli yonkoma manga, ovvero quei fumetti composti da quattro vignette della stessa misura dal contenuto di solito umoristico. La struttura degli yonkoma manga è chiamata kishōtenketsu, termine che si ispira agli antichi testi cinesi di poesia: ki, l’introduzione; shō, lo sviluppo; ten, il culmine o la svolta; ketsu, la conclusione.
Le traduzioni di yonkoma latitano pressoché ovunque nel mondo, poiché questa tipologia di fumetti, basata spesso su gag e battute legate al contesto socioculturale giapponese, non permette una facile trasposizione in altre lingue, nonostante ci siano titoli sia molto famosi che particolarmente interessanti. Per esempio, Sazae-san di Hasegawa Machiko, è uno dei più conosciuti e belli di sempre e ha generato la più longeva serie anime tuttora in corso. Sazae-san, edito quotidianamente sul Fukunichi Shinbun (quotidiano del Kyūshū) dal 1946 al 1949 e sull’Asahi Shinbun (uno tra i maggiori quotidiani giapponesi) dal 1949 al 1974, raccontava le vicende quotidiane della giovane Sazae e della sua famiglia, mentre il Giappone cambiava repentinamente dal dopoguerra in avanti, presentando anche tematiche progressiste riguardo la condizione femminile.

Venendo al case study, ovvero Astra – Lost in Space di Shinohara Kenta serializzato tra il 2016 e il 2017 sull’app di Shūeisha Shonen Jump+ (in Italia pubblicato da Star Comics con traduzione di Luigi Boccasile), che ha vinto il premio Manga Taishō nel 2019, mi sembra interessante analizzare l’utilizzo di yonkoma per integrare elementi omessi nella storia, attraverso le proprie caratteristiche strutturali. Senza dilungarsi sulla trama di Astra – Lost in Space, si può dire che cerca di essere un’opera dal ritmo sostenuto non solo per le vicende narrate, ma anche, e soprattutto, per la presenza reiterata di colpi di scena, spesso prevedibili, che sono i perni su cui ruota la storia, visto che quando tutto sembra afflosciarsi su stesso e scadere in soluzioni già viste, viene usato il colpo di scena come revitalizzante. In mezzo a tutto questo, il rapporto tra i protagonisti, che all’inizio sembra essere una delle parti fondamentali, risulta poi in realtà annacquato da complotti, gialli, creature aliene, e tanto altro. A questa mancanza sopperiscono gli yonkoma manga posti a fine volume, molto efficaci non solo nel costruire e delineare le relazioni tra i diversi personaggi, ma anche a far ridere genuinamente grazie alle divertenti situazioni mostrate. Un aspetto interessante è che Shinohara, passando a una tipologia diversa di manga, non cambia il suo tratto, anzi lo mantiene pulito, preciso e bilanciato, insieme a un character design in linea con la produzione mainstream e impostato su certe caratteristiche fisiche ed emotive in qualche modo stereotipate, ma comunque accattivante (tra l’altro, l’autore ha migliorato diversi elementi del disegno rispetto a Sket Dance (in Italia pubblicato da Panini Comics con traduzione di Giacomo Calorio), la sua serie precedente, soprattutto nella costruzione della tavola e nella gestione dei raccordi tra vignette: attraverso la scelta delle inquadrature e il posizionamento dei soggetti riesce a creare una narrazione molto fluida e scorrevole). Gli yonkoma riescono nell’obiettivo di far empatizzare il lettore con i personaggi, andando a colmare quel buco emotivo che emerge lungo la lettura dei diversi capitoli. Questa integrazione a posteriori è un’operazione diversa rispetto ai molti manga che sono passati da yonkoma a story: per esempio, tra quelli recenti, il più noto è Horimiya, opera di Hero, partita in origine come yonkoma serializzato sul sito dell’autrice e poi raccolto in quattordici volumi, che nel 2011 ha subito una trasformazione in story manga con i disegni di Hagiwara Daisuke per essere pubblicato da Square Enix. Sembra infatti che Shinohara, in Astra – Lost in Space, voglia mostrare come yonkoma manga e story manga possano convivere non solo nel panorama editoriale o in composizioni nella stessa pagina, ma anche come entità separate con un proprio linguaggio e una propria struttura all’interno di uno stesso volume, per completare e arricchire insieme lo stesso racconto.

Questo articolo è stato in parte ispirato da un incontro online svoltosi a novembre e promosso dalla Japan Foundation di Londra intitolato A Story in Four Frames – Japanese Yonkoma Manga curato da Saika Tadahiro, ricercatore all’International Manga Research Center della Seika University di Kyōtō, e Paul Gravett, tra i maggiori critici di fumetto del mondo, in cui si è discusso approfonditamente di yonkoma manga e di quanto siano importanti non solo all’interno del loro ecosistema, ma per il mondo dei manga in generale, con la speranza che il discorso a riguardo, anche nel contesto editoriale euro-americano, si ampli sempre di più.