Crystal Bone Drive: quando il mondo collassa

Crystal Bone Drive: quando il mondo collassa

Hollow Press nel suo catalogo compatto, coerente e originale propone lavori dall’impronta grafica personale e dall’attitudine fortemente underground e hardcore: fattori da tenere assolutamente in considerazione, soprattutto quando si legano a una politica editoriale che valorizza in ogni modo possibile gli autori e regala ai lettori edizioni pregiate di tutto rispetto.

Crystal Bone Drive, scritto e disegnato da Tetsunori Tawaraya, autore giapponese trapiantato negli Stati Uniti e king dell’underground in molti settori artistici (fumetto, illustrazione, musica), è un lavoro stratificato, sia dal punto di vista dei contenuti sia da quello dei disegni, che dimostra una personalità stupefacente e una costante volontà distruttrice, risultando inoltre maledettamente divertente e intrattenendo dall’inizio alla fine grazie a un ritmo indiavolato.

La trama è semplice: in un mondo al collasso, nel quale l’ambiente come lo conosciamo non esiste più e l’inquinamento dell’aria porta inesorabilmente alla morte, si muovono mutanti e creature inenarrabili e l’unico modo per sopravvivere è comprare e assumere la droga LSREE, una sorta di farmaco che ristabilisce i polmoni malati (in sostanza, è una medicina che prolunga la vita).

Tawaraya riesce abilmente a lanciare critiche taglienti alla società e allo stesso tempo a creare una storia plurigenere (fantascienza post-apocalittica, body-horror, avventura, gangster) ricca di scontri, dialoghi sopra le righe e follia esplosiva. Se si può fare un confronto con altro medium, questo lavoro mi ha ricordato il regista giapponese Tsukamoto, in particolar modo nel suo squilibrio e nella sua alienazione, ma anche nel suo coraggio.
La tematica ecologica è quella che balza immediatamente agli occhi, presa visione di un pianeta Terra ormai contaminato, quasi desertico e progressivamente invivibile, quindi metafora del nostro, giornalmente sconvolto da catastrofi ambientali. È necessario però concentrarsi anche su cosa l’autore vuole comunicare riguardo all’umanità e all’individuo come singolo. Persone che cercano soldi o scambiano i propri organi (e anche i propri figli) per una dose che li possa far continuare a vivere per qualche altro giorno denota esplicitamente due importanti punti.
Il primo è il cambiamento dettato dal sacrificio, che si pone in essere con la privazione di una parte del proprio io. Questa privazione porta a un mutamento fisico e mentale profondo: non a caso ci si trova di fronte a lande desolate nelle quali vagabondano mutanti, in una manifestazione esteriore di una mutazione endogena, dove la sottrazione diventa malattia e materializzazione di un male esistenziale. Il cambiamento è necessario e inevitabile: sta a noi gestirlo e conviverci quotidianamente, nonostante la possibile situazione disperata.
Il secondo punto è l’annientamento dell’altro per i propri fini, dettato dalla volontà di sopravvivere, un mors tua vita mea in salsa sci-fi-punk. La società di Crystal Bone Drive è un riflesso abbagliante della nostra, una società popolata da individui famelici e pronti a tutto, iper-consumistica, dove vige la legge del più forte e dove tutti sono pronti ad eliminare il prossimo per prendere il suo posto. Ma in fondo, tra deliri territoriali egomaniaci, leggende metropolitane che si rivelano essere vere e artefatti dai poteri incomprensibilmente grandi, quello che conta è che il gioco di squadra può portare spesso a risultati, che siano positivi o negativi, ma comunque portare a qualcosa. L’assenza di senso viene affrontata e a volte sconfitta.

I disegni di Tawaraya, composti in inchiostro argentato su carta nera, evidenziano un tratteggio fitto e molto dettagliato, asciutto, spesso nervoso e contorto, che potenzia le scelte di character design. Queste ultime infatti sono sempre originali e creative ed emergono come segno caratteristico, rendendo le sue visioni riconoscibili all’istante. È interessante notare come si possa trovare riscontro di un parallelismo tra le tavole di Tawaraya e le miniature medievali, in particolar modo nelle splash page: grazie alla bidimensionalità accentuata, all’alto livello di cesellatura e alla posizione dei corpi, queste pagine si possono accostare alle immagini minuziosamente decorate dai monaci nel Medioevo, i cui soggetti però sono aggiornati all’estetica post-umana dell’autore. Egli cerca volutamente di fondare il suo segno sull’impressione di un’incisione della tavola, per regalare un impatto visivo estremo e per affiancarsi concettualmente anche alle incisioni medievali.

Questo doppio richiamo grafico a quel determinato periodo della Storia dell’umanità ci mostra chiaramente una cosa: viviamo in un Secondo Medioevo, e quello che ci aspetta è un’apocalisse sociale, economica, spirituale e valoriale. Tawaraya ne è soltanto uno dei più lucidi profeti.