La vita dopo il terremoto, pensando alla Zona rossa

La vita dopo il terremoto, pensando alla Zona rossa
Con "La zona rossa", edito da Il Castoro, Silvia Vecchini e Sualzo compongono un racconto sulla sopravvivenza nel dopo terremoto che, centrato sui giorni dei ragazzi, invita a non abbandonare la speranza nel futuro. Premio Attilio Micheluzzi 2018 come Miglior fumetto per ragazzi

vecchini-sualza-la-zona-rossa-castoro-cover-mini_Recensioni La zona rossa che dà il titolo al racconto di  e  è lo spazio interdetto ai non addetti ai lavori nelle aree colpite da disastri. In questo caso, il disastro è il terremoto che nell’agosto 2016 colpì una larga fascia del centro Italia, ancora oggi lontana dal recupero.

La zona rossa non è solo uno spazio fisico, ma anche un potente simbolo e misuratore del rapporto con il disastro: il suo recupero segna un nuovo equilibrio con il territorio, mentre il suo abbandono marca la rassegnazione a una discontinuità irreversibile che segna l’esistenza dei sopravvissuti.
L’abbandono di interi quartieri è infatti una cesura irreversibile a livello sia individuale sia comunitario: dopo aver perduto persone care e beni materiali si perdono anche le radici con il proprio territorio, con la propria storia. Per la comunità colpita, questo sradicamento porta il rischio della perdita dell’identità.

Di tutto questo raccontano Vecchini e Sualzo, seguendo le vicende di un gruppo di adolescenti, che si ritrova in un campo tenda a lottare contro il vuoto nel quale scorrono i giorni. Vuoto di cose da fare, vuoto di memoria e vuoto di futuro, che li espone alla tentazione della resa.

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Silvia Vecchini, Sualzo, La zona rossa, Il Castoro, 2017.

Ecco quindi che si tenta di reagire, cercando un cane perduto, rompendo i vasi realizzati nella scuola d’emergenza, organizzando iniziative per sollecitare i lavori nella zona colpita. Il tentativo è quello di mantenere viva la volontà di lottare e vivere. Dettaglio importante: chiudersi in sé non serve e si lotta insieme e si vive insieme. Piccoli eventi segnalano la forza della vita: uno scambio di semi, una passeggiata, la scoperta che anche chi sembrava disadattato in realtà ha cercato e trovato una propria via per non arrendersi allo sconforto e unirsi agli sforzi delle comunità.

Tutte queste cose Vecchini e Sualzo le raccontano con un tono pacato, che si manifesta nel ritmo delle scene e nell’essenzialità dei dialoghi, della composizione della tavola e del disegno. Pochi tratti per definire le espressioni, colori e ombre sostanzialmente piatti e toni cromatici smorzati, che immergono la vicenda in una penombra che trasmette un senso di continua insicurezza e malinconia.

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Silvia Vecchini, Sualzo, La zona rossa, Il Castoro, 2017.

Soprattutto, la scarsa luminosità delle tavole trasmette una sensazione di vita a bassa intensità, come se si svolgesse in una sorta di letargo – fisico e mentale – per sopravvivere alle prove più dure del dopo catastrofe. Un letargo dal quale la vita si risveglia nelle tavole di chiusura: organizzate in tre righe ciascuna riempita da un’unica vignetta e inondate di luce dorata, usano uno zoom a tre passi che porta lo sguardo da una visione ampia, dominata dalle macerie, alla focalizzazione su un particolare che rivela la forza della vita che riconquista lo spazio proibito.

L’intreccio è lineare, intessuto di piccoli gesti e accadimenti quotidiani e l’essenzialità della composizione visuale risulta in una messa in scena immersa nel silenzio e nella lentezza e caratterizzata da un’alta leggibilità.

Se il lettore ideale è certamente il coetaneo dei ragazzi protagonisti, La zona rossa si pone anche come un ottimo strumento di discussione sul tema del confronto con la catastrofe in una classe delle elementari: emozioni, sentimenti e situazioni sono rappresentati in maniera chiara e portano alla superficie molti aspetti del dramma.

Vecchini e Sualzo scelgono di non indugiare sugli aspetti più tragici: la morte resta sempre fuori scena e le passioni non giungono mai alla disperazione irreversibile. Questo approccio  da una parte si discosta da un realismo stretto, ma dall’altra consente di raggiungere un punto di equilibrio emotivo che rende possibile l’empatia senza travolgere il lettore, lasciando appunto quello spazio nel quale può muoversi la riflessione, magari guidata dall’insegnante.

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Silvia Vecchini, Sualzo, La zona rossa, Il Castoro, 2017.

La zona rossa – opera vincitrice del Premio Attilio Micheluzzi Comicon 2018, nella categoria Miglior fumetto per ragazzi – partecipa al progetto omonimo che sostiene una scuola di teatro per ragazzi nel comune di Montefortino, in collaborazione con la onlus Altotevere senza frontiere.
Il progetto ha portato alla realizzazione dello spettacolo teatrale Il filo rosso, liberamente ispirato al racconto a fumetti, la cui prima è andata in scena nel piccolo comune marchigiano il 2 giugno 2018.

Abbiamo parlato di:
La zona rossa
Silvia Vecchini, Sualzo
Il Castoro, 2017
141 pagine, cartonato, colori – 14,50 €
ISBN: 9788869662287

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